Pubblicato il

2. Esegesi – XIII C, 30 giu ’19

NESSUNO SI VOLGE INDIETRO

1 Re 19,16b.19-21 – Lasciò i buoi e corse dietro a Elia
Galati 5,1.13-18 – Cristo ci ha liberati per la libertà
Luca 9,51-62 – Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli i loro nidi

Risposte libere
La prima lettura ci parla della chiamata di Eliseo. Elia lo trova intento ai lavori dei campi. Mettendogli addosso il suo mantello, quel grande profeta gli fa capire: «lascia la tua casa e vieni con me». Eliseo dà il suo generoso sì, ma chiede ad Elia il tempo di salutare suo padre, festeggiare l’avvenimento e condividere con la sua gente la gioia di poter servire Dio accanto a un suo grande profeta. Eliseo, da figlio del padrone, diventa servo di Elia, indomito portavoce di Dio presso umili e potenti. La pagina di Paolo si ferma sul tema della libertà come dono che Cristo Gesù fa a chi, con la fede, si apre a Lui come salvatore, amico, maestro, fonte di uno Spirito nuovo. «Cristo ci ha liberati» (v. 1) dal peso della vecchia Legge e di qualsiasi legge. Al posto di tutte queste cose sta Lui, il suo amore, il suo Spirito. E chi condivide un amore come il suo, chi cerca di restare in comunione con questo tipo di amore, non ha bisogno di avere leggi, istituzioni e autorità che lo indirizzino. Le leggi e le parole potranno aiutarlo in modo relativo. Cristo è fonte di libertà, di quella libertà di amare che ci mette a servizio degli altri, anche quando questi non ci piacciono, o non ci interessano. Cristo Gesù può diventare fonte di una realtà che al posto dei rapporti limitati al diritto-dovere, sostituisce il calore della fraternità.

Liberi da sogni di gloria
Il Vangelo ci riporta a un momento decisivo per la vita di Gesù. Decide di lasciare le contrade della Galilea per dirigersi verso Gerusalemme, «esodo» che l’umanità è chiamata a percorrere dietro a Gesù verso la salvezza di Dio. Si fa precedere dai discepoli entusiasti, ma i risultati non sono lusinghieri. Così anche i discepoli devono imparare che la loro missione deve essere diversa dai sogni di gloria e di fuoco. Lungo il viaggio Gesù ottiene anche adesioni entusiastiche, ma le risposte di Gesù vanno nella linea della concretezza e non dell’emotività. E davanti a quelli che per rispondere alla sua chiamata antepongono le normali esigenze di un saluto a quelli di casa, la sua chiamata è superiore a tutta la nostra libertà. La causa del Regno vuole essere in cima alle altre pur giuste preoccupazioni.

Su una strada con insidie
L’insegnamento di Gesù ai suoi discepoli diventa un «cammino». Il cammino fondamentale verso Gerusalemme. Il viaggio non è solo e tanto un viaggio nello spazio, quanto un viaggio nel tempo, verso quell’essere «tolto dal mondo» che dice insieme la fine della vita terrena e l’ingresso nella vita eterna. Con questa ipotesi di lettura, mi sembra ancora più interessante l’opposizione di Gesù alla proposta punitiva che Giovanni e Giacomo gli fanno: «scenda un fuoco dal cielo e li consumi»(2Re 1,10.12). Questo non è il tempo di questo tipo di giudizio, che peraltro è tutto e solo nelle mani di Dio stesso, ma è il tempo in cui il giudizio avviene già con l’annuncio e la testimonianza del Vangelo. La sequela di Gesù non dà sicurezze. Abbiamo delle certezze, la certezza di un Dio che è Padre e non lascia mai soli i suoi figli, di Cristo Gesù che come mendicante di amore cammina per le strade battute dall’umanità in continua ricerca. Queste certezze però, non tolgono il rischio di seguirlo. Dio è una proposta di amore che attende una risposta di amore ed è proprio dell’amore essere liberi dalle sicurezze che incatenano e ci fanno continuamente cercare protezioni. Seguire Gesù non significa essere cristiani che vogliono sistemare ogni cosa, mettersi a posto con tutto, anche con la coscienza di aver fatto tutto, e tutto secondo la legge.

In un mondo aperto al Regno
Nel nostro brano sono tre le indicazioni date da Gesù per la vita dei discepoli. La prima la ascoltiamo mentre «andavano per la strada» (v. 57). Una persona dichiara al Signore la sua volontà di seguirlo «dovunque tu vada». La risposta del Signore: non avere nemmeno i nidi e le tane che anche le creature animali hanno, fa pensare a un cammino senza fine, dove non si è mai arrivati. Nelle altre due affermazioni di Gesù al v. 60 e al v. 62 si ricorda che l’orizzonte nel quale si svolge la vita nuova in Gesù è «il regno di Dio». In tale Regno non ci sono più i morti, perché utti vivono la vita di Dio. E, secondo il v. 62, tutto il mondo è la nostra casa, e tutta l’umanità è la nostra famiglia di figli e di figlie di Dio.


PER IL CONFRONTO NEL GRUPPO
– Nel tuo stare in comunità quanto conta la simpatia e quanto la voglia di bene?
– Come valuti la prudenza di Cristo Gesù verso i discepoli?


IN FAMIGLIA
Ognuno prova a dire che cosa fa per seguire Cristo Gesù.
Insieme si esaminano le diverse proposte, si attutiscono gli entusiasmi eccessivi, si rilanciano le scelte deboli, si accolgono con gratitudine gli impegni concreti.


(tratto da: R. Paganelli – Vivere la domenica aprendoci alla Parola, anno C – Elledici 2015)

Pubblicato il

3. Annunciare la Parola – XIII C, 30 giu ’19

• 1 Re 19,16b.19-21 – Eliseo si alzò e seguì Elia.
• Dal Salmo 15 – Rit.: Sei tu, Signore, il mio unico bene.
• Gal 5,1.13-18 – Siete stati chiamati alla libertà.
• Canto al Vangelo – Alleluia, alleluia. Io sono la luce del mondo, dice il Signore; chi segue me avrà la luce della vita. Alleluia.
• Lc 9,51-62 – Si diresse decisamente verso Gerusalemme. Ti seguirò dovunque tu vada.

PER COMPRENDERE LA PAROLA

La chiamata di Dio è radicale, il cammino su cui Dio ci invita a seguirlo è senza ritorno (parallelo fra la terza vocazione del Vangelo e il comportamento di Eliseo).

PRIMA LETTURA
È un racconto insieme chiaro e strano, nel quale i discepoli del profeta sottolineano la filiazione spirituale e insieme la somiglianza del loro maestro con Elia.
Solamente Dio chiama un uomo al suo servizio, Elia non ne è che il portavoce. Egli sa che il tempo del suo ministero è finito e deve passar la mano al suo successore. C’è una continuità nella tradizione profetica.
Eliseo è chiamato nel luogo dove si trova, dove lavora. La chiamata di Dio esige una risposta. Eliseo può ancora prender congedo dalla famiglia. Nel Nuovo Testamento la chiamata di Dio è più urgente ed esige risposta immediata (Vangelo: cf Mt 8,18-22).
Col suo gesto, Elia associa Eliseo alla propria missione: il mantello è il segno distintivo del profeta. Non si tratta d’un mantello regale, ma probabilmente d’un mantello fatto di pelle di capra o di pecora, o tessuto con peli di cammello (come quello di Giovanni Battista: Mc 1,6).
Tutto sottolinea la determinazione di Eliseo: il desiderio di salutare i suoi, il modo in cui “taglia i ponti”: brucia gli attrezzi e cuoce i buoi (il simbolismo del gesto è sottolineato a scapito del realismo: è difficile cuocere due buoi con la legna del giogo e del timone).

SALMO
Preghiera fiduciosa di un uomo attaccatissimo al Signore (un levita o una persona pia). “Mi indicherai il sentiero della vita”. Preghiera del Cristo risorto: “Non abbandonerai la mia vita nel sepolcro, né lascerai che il tuo santo veda la corruzione”. (Cf At 2,31: ruolo del salmo nella predicazione di Pietro). Un salmo della liturgia delle ordinazioni. Si potrebbero usare anche altri versetti.

SECONDA LETTURA
Conclusione morale d’un insegnamento teologico capitale sulla giustificazione.
I Galati potrebbero ingannarsi sulla libertà. I giudaizzanti, per motivi non molto puri, predicavano il ritorno alla Legge, all’antica schiavitù (At 15,10).
La libertà per Paolo è: quella di Cristo: egli ci ha liberati perché siamo liberi; un dono dello Spirito; un affrancamento dalle catene dell’“antico giogo”; si manifesta nell’amore fraterno. Nella carità la legge raggiunge la perfezione (Rm 13,9); comporta un pericolo: diventare un pretesto per soddisfare l’egoismo.
Si noti la traduzione sfumata e insieme precisa di “sarx” (carne): egoismo, tendenze egoistiche, desideri della carne.

VANGELO
– Nella prima parte (4,1–9,50), Gesù ha scelto i suoi apostoli, ai quali poi s’è fatto conoscere con l’insegnamento e i miracoli. Un giorno, Pietro è in grado di esprimere la fede nascente dei Dodici: “Tu sei il Cristo (Messia) di Dio” (9,20). Confessione di fede che esigerà ancora una lunga purificazione.
Allora Gesù comincia la salita verso Gerusalemme, al termine della quale ci sarà la croce e la risurrezione, ultima tappa della rivelazione ai suoi. Itinerario inquadrato tra due versetti: “Egli si diresse decisamente verso Gerusalemme” (9,51) e: “Gesù proseguì avanti agli altri salendo verso Gerusalemme” (19,28). In Luca, questo itinerario spirituale (senza indicazione di luoghi) è segnato all’inizio da due episodi.
– Il passaggio fra i Samaritani
Il rifiuto di accoglierlo non deve sorprendere. I Samaritani sono pieni di risentimento verso i Giudei.
I discepoli troverebbero normale che Gesù, nuovo Elia, mandasse su di loro il fuoco dal cielo (1 Re 18,30-40). Ma Gesù non è venuto a portare la vendetta del cielo, bensì l’accoglienza. I Samaritani gli danno l’occasione di manifestarla (cf Gv 4; Lc 17,11-19; At 8).
– Alcune vocazioni
Cristo sale a Gerusalemme: coloro che vogliono seguirlo devono tenerlo presente, conformemente alle direttive date in precedenza (Lc 8,23-25).
– Tre brevi dialoghi sottolineano il carattere radicale della condizione del discepolo. Ragioni umanamente senz’altro valide per ritardare momentaneamente la risposta del discepolo non vengono prese in considerazione da Cristo. Il Regno di Dio è una priorità assoluta. È arrivato il tempo di un’urgenza immediata. La terza vocazione è propria di Luca. Ricorda quella di Eliseo (1ª lettura) e forse serve a introdurre la missione dei settantadue.
– Le parole di Cristo trovano la luce chiarificatrice nella risurrezione: il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo; lascia che i morti seppelliscano i loro morti; non voltarti indietro. Con la risurrezione è cominciato un mondo nuovo, che il discepolo ha il dovere di anticipare.


PER ANNUNCIARE LA PAROLA (piste di omelia)

Seguire Cristo
– Non lo segue chi vuole.
Nei capitoli precedenti abbiamo visto Cristo scegliere i Dodici, rivelarsi loro e farsi riconoscere come Messia. Alcune persone si offrono per seguirlo. Senza scoraggiarle, mette precise condizioni. Non bastano le idee generose. Ci vuole una chiamata profonda e personale, perché si tratta dell’opera del Signore e quindi è lui che sceglie.
– La vocazione è una chiamata che non ci si aspetta e che sconcerta.
Eliseo lavorava (1ª lettura). Due dei tre discepoli non immaginano la strada che dovranno seguire. Il terzo mette delle condizioni che Cristo non accetta.
– È una chiamata che ci raggiunge nelle occupazioni quotidiane, come Mosè, Davide, Amos (Es 3,1; 1 Sam 16,11; Am 7,14), vicini ai loro greggi; Gedeone (Gdc 6,11) al lavoro nei campi; Samuele (1 Sam 3,1) mentre dorme; Saul (1 Sam 11,5) al ritorno dai campi; Maria (Lc 1,28) in casa sua; Simone e Andrea (Mc 1,16) a pesca; Matteo (Mt 9,9) al tavolo delle imposte… Così pure Eliseo e quelli di cui parla il Vangelo.
– È una chiamata che esige decisione: “Gesù si diresse decisamente verso Gerusalemme” (Vangelo). Alla lettera: “indurì il suo volto”, “strinse i denti”.
Rottura: “Non lasciatevi imporre di nuovo il giogo della schiavitù… La libertà non divenga un pretesto per vivere secondo la carne” (2ª lettura); Eliseo brucia il suo aratro e sacrifica i suoi buoi (1ª lettura); gli abitanti (Vangelo) se ne vanno “tristi” come il giovane ricco (Mt 19,22).
Rinuncia: alle sicurezze materiali per ottenere la libertà dello spirito (Vangelo: 1° discepolo e 2ª lettura); a tutto ciò che è morto per far posto alla vita e all’avvenire (Vangelo: 2° discepolo); a ogni ritorno al passato per accogliere la novità e l’inatteso (Vangelo: 3° discepolo).
– È una chiamata che porta la gioia. Colui che vi risponde trova la gioia: si affida interamente al Signore: “Mia parte di eredità” (Salmo); non ha niente da temere: “Egli sta alla mia destra, non posso vacillare” (Salmo); si consacra a un compito che gli riempie la vita: “Tu va’ e annunzia il regno di Dio” (Vangelo).

Per essere libero, lasciarsi guidare dallo Spirito
“I desideri egoistici della carne” (carne = vedute e forze umane) ci danno tranquillità, e noi ci giustifichiamo “giudaizzando”, mettendoci al riparo dietro il legalismo, le usanze, la natura.
“La carne ha desideri contrari allo Spirito” (2ª lettura). Le rivalità fra persone, razze o poteri accentuano i nostri riflessi di difesa: “Ci si morde” (2ª lettura), si invoca “il fuoco dal cielo” (Vangelo); anche oggi si moltiplicano le crociate, le inquisizioni, i ghetti. Persino nella Chiesa permane la tendenza a trattare i fedeli come minorenni e a moltiplicare le prescrizioni disciplinari… Lo Spirito rispetta la libertà ed elimina le opacità della “carne” soltanto col nostro concorso. Eliseo chiede una dilazione prima di sacrificare tutto (1ª lettura). I Samaritani rifiutano la visita dello Spirito e sembra che i tre discepoli non facciano il passo decisivo (Vangelo).
Il Vangelo non è una legge rigida, ma un invito all’apertura, un invito alla verità (Colletta). Vivere sotto la guida dello Spirito vuol dire andare incontro a coloro che non chiedono. Aprirsi agli altri come Gesù che va da un villaggio all’altro, persino fra i Samaritani; come la Chiesa degli apostoli che va tra i non Giudei e i pagani. Mettersi al servizio degli altri, ma senza fare pressione: “Sai bene che cosa ho fatto di te” (1ª lettura).
Il Vangelo, comunque, pur rispettando la libertà, spinge le sue esigenze all’estremo: “Nessuno che si volge indietro è adatto per il regno di Dio”. Tornare indietro vorrebbe dire rifarsi al giudaismo, alla circoncisione, al legalismo (2ª lettura) e cioè ritornare in un mondo chiuso.
“L’immenso progresso morale dovuto al Vangelo proviene dalle sue esagerazioni” (Renan).


(tratto da: M. Gobbin, Omelie per un anno – vol. 2, anno C, tempo ordinario – Elledici 2003)

Pubblicato il

4. Parola da Vivere – XIII C, 30 giu ’19

NESSUNO SI VOLGE INDIETRO

È importante che sentiamo il bisogno di vedere sempre ogni «regola», ogni impegno morale, alla luce della rivelazione del Signore. Altrimenti ci si espone al pericolo di guardare alle parole che riceviamo dal Signore come imperativi ardui, o addirittura duri, quasi disumani, e quindi difficili da accogliere. Il Signore, chiamandoci, vuole scoperchiare tutte quelle tombe che ci portiamo dentro perché nasca ed esca l’amore suo in noi.


(tratto da R. Paganelli – Vivere la domenica aprendoci alla Parola, anno C, Elledici 2015)

Pubblicato il

5. Preghiere dei Fedeli – XIII C, 30 giu ’19

Le condizioni per seguire Cristo

Celebrante. Il Signore ha voluto aver bisogno di noi uomini per la diffusione del Vangelo. Ora nella Preghiera dei fedeli gli chiediamo che ci renda capaci di rispondere alla sua chiamata, vivendo nel mondo da veri cristiani.

Lettore. Preghiamo insieme e diciamo: Donaci, Padre, la gioia di lavorare per il tuo Regno.

1. Preghiamo la santa Chiesa di Dio. Al Papa, ai vescovi e ai sacerdoti è stato affidato in modo speciale il servizio pastorale del Popolo di Dio.
Perché amino i loro fratelli con il cuore di Cristo, e siano disposti a spendere per loro tutte le forze e la stessa vita, preghiamo.

2. Per i missionari, che sono chiamati a essere «sale della terra» e «luce del mondo» là dove sorgono le nuove chiese e Cristo non è ancora conosciuto.
Perché agli occhi dei non credenti essi diventino l’incarnazione credibile della parola di Dio, e come pagine viventi di Vangelo, preghiamo.

3. Per i cristiani ortodossi e i protestanti, nostri «fratelli separati» ma pur sempre uniti a noi nell’annuncio di Cristo al mondo.
Perché l’approfondimento in comune dell’unica parola di Dio aiuti tutte le Chiese cristiane a ritrovare l’unità per la quale il Signore Gesù ha pregato e offerto la vita, preghiamo.

4. Per coloro che non riescono a uscire dal loro egoismo, e nella vita sono unicamente occupati a procacciarsi il loro tornaconto.
Perché scoprano il valore dell’apertura ai propri fratelli, e la gioia dell’impegno solidale in mezzo agli altri, preghiamo.

5. Per la nostra comunità. La parrocchia, e le nostre famiglie che la compongono, sono i luoghi dell’educazione alla fede e della crescita nella carità.
Perché noi tutti sappiamo liberarci dai condizionamenti dell’egoismo, e rispondere alla missione che ci affida il Signore, con la testimonianza coraggiosa della vita cristiana, preghiamo.

Celebrante. O Padre, tu oggi ci chiami a seguire il tuo Figlio Gesù, e ci affidi il compito di testimoniarlo nel mondo. Dove c’è l’errore fa’ che sappiamo portare la verità, dove è l’egoismo subentri la nostra carità. Te lo chiediamo per Cristo nostro Signore.


(tratto da: E. Bianco, Preghiera dei fedeli, proposte per le domeniche e feste degli anni A-B-C – Elledici 2002)

Pubblicato il

7. Aforismi – XIII C, 30 giu ’19

Raccolta di aforismi o testi utili per la riflessione o l’approfondimento

«SEGUIMI». CIOÈ?

– Siamo tutti chiamati, ma non nello stesso modo. Georges Bernanos
– Vocazione: un mistero gaudioso. Anastasio Ballestrero
– La vita intera di un uomo dipende da due o tre sì o no, pronunciati tra i sedici e venti anni. Louis Baunard
– Mai servire un signore che possa morire! San Francesco Borgia (di fronte al feretro della regina Isabella: episodio all’origine della sua vocazione)
– Prima di scegliere Dio, si è scelti da Dio. Giovanni Battista La Salle
– La persona è vocazione, cioè un progetto dinamico in permanente sviluppo, pensato da Qualcuno che lo ha visto in armonia con tutti gli altri progetti, in un piano d’insieme. Emmanuel Mounier
– La mia vocazione è l’amore. Santa Teresa di Lisieux
– Dov’è Cristo, là è la vita, là è il regno. Sant’Ambrogio
– Per tanti cristiani il cristianesimo è un’attività domenicale senza rapporto col lunedì. Martin Luther King
– Covate la vita, perchè essa loda Dio. Patrice de La Tour du Pin
– La nostra religione è così vera, mentre il nostro modo di praticarla la fa apparire così falsa! Bruce Marshall
– Dio ha scelto l’intimo del mio cuore per abitarvi personalmente, e per fare di me il suo tempio. John H. Newman
– Grazie, Signore, per avermi invitato alla festa di questo mondo. Pino Pellegrino
– Se vuoi rinnovare la tua giovinezza, considera Gesù Cristo tuo contemporaneo. Tonino Bello
– La cosa più importante nella vita è Gesù Cristo. Egli deve venire prima della famiglia, degli affari e delle ambizioni. Jimmy Carter (presidente Usa)
– Cristo è il modello da copiare, non l’eroe da archiviare. Soeren Kierkegaard
– Chi vuol altro che Cristo, non sa quel che vuole. San Filippo Neri
– La chiave è Gesù, e Gesù è la porta. Charles Péguy
– Il giorno in cui tu non brucerai d’amore per il Cristo, molti moriranno per il freddo. François Mauriac
– Udii la voce del Signore che diceva: «Chi manderò, e chi andrà per noi?». E io risposi: «Eccomi, manda me!». Isaia (6,8)
– Se Cristo ti chiama, non troverai mai riposo. Charles Péguy


(tratto da: E. Bianco, All’altare di Dio – Anno C – Elledici 2009)

Pubblicato il

8. Canto Liturgico – XIII C, 30 giu ’19

Ecco a voi questa settimana un canto che può essere collocato alla COMUNIONE.

CRISTO, UOMO NUOVO – B. Facciotti
(Nella Casa del Padre, n. 548 – Elledici)

Rit. Cristo nostra Pasqua, è per sempre vivo,
è per noi la vita, alleluia.
Nasce l’uomo nuovo fatto come Cristo,
nasce a vita nuova, alleluia.

1. E quando questo corpo mio sarà distrutto,
diventerà frumento di salvezza,
maturerà nel sole dell’amore,
trasformerà la morte in nuova vita.

2. Cercate senza fine la bellezza di quel volto
trasfigurato in luce dal dolore
e di virtù vestite l’uomo nuovo,
a immagine creato dall’Eterno.

3. Andiamo verso Cristo
che ci aspetta alla sua mensa,
lavati dentro al sangue dell’Agnello
la morte `e stata vinta dalla vita,
corriamo incontro a Cristo, nostro sposo.

Pubblicato il

9. Narrazione – XIII C, 30 giu ’19

MORTO O VIVO?
Un giorno d’estate, il nipotino di un famoso scienziato, si presentò al nonno.
Nella mano, che teneva nascosta dietro la schiena, il ragazzino stringeva un uccellino che aveva preso nella voliera del giardino.
Con gli occhi sprizzanti di maliziosa furbizia chiese al nonno: «Il canarino che ho nella mia mano è morto o vivo?».
«Morto», rispose il saggio.
Il ragazzo aprì la mano e ridendo lasciò scappare l’uccellino che prese immediatamente il volo.
«Hai sbagliato!» rise.
Se il nonno avesse risposto: «Vivo», il ragazzo avrebbe stretto il pugno e soffocato l’uccellino.
Il saggio guardò il nipotino e disse: «Vedi, la risposta era nella tua mano!».

La morte o la vita eterna sono nelle nostre mani. Anche le scelte più piccole e semplici che oggi farai determineranno il tuo destino eterno.


(tratto da “365 Piccole Storie per l’anima”, Vol. 1, pag. 155 – Bruno Ferrero, Elledici)

Pubblicato il

10. Anche Noi Vogliamo Capire – XIII C, 30/6/19

Per aiutare i nostri piccoli a vivere meglio la Liturgia della Parola

PRIMA LETTURA (1 Re 19,16b.19-21)
Elia ha bisogno di un successore e il Signore gli indica Eliseo. Eliseo comprende e sceglie di lasciare lavoro e famiglia, per seguire la propria vocazione profetica.

* Capire le parole
Ungerai. L’unzione con olio sacro (crisma) è il segno della consacrazione divina riservata ai sacerdoti ai re e ai profeti.
Gli gettò addosso il suo mantello. Il mantello gettato sulle spalle ha un forte valore simbolico: il Profeta è disposto a trasferire sul discepolo la propria missione e i propri poteri.


SECONDA LETTURA (Gal 5,1.13-18)
Paolo è preoccupato che i Galati si lascino attrarre dai falsi fratelli, che dimentichino il comandamento fondamentale dell’amore fraterno e che perdano la libertà spirituale che Cristo ha conquistato e donato loro.

* Capire le parole
Un pretesto per la carne. All’interno della comunità cristiana alcuni prendevano la libertà dei figli di Dio acquistata da Gesù a prezzo del suo sangue come pretesto per comportarsi senza regole e senza morale.
Non distruggervi del tutto. Paolo usa l’arma dell’ironia per rimproverare ai Gàlati i cattivi comportamenti.


VANGELO (Lc 9,51-62)
Come il Servo, di cui parla Isaia, Gesù rende dura la sua faccia, per andare incontro alla passione che lo attende a Gerusalemme. Luca raccoglie subito dopo alcune esperienze che indicano le caratteristiche che i discepoli devono avere per seguire il loro Maestro.

* Capire le parole
Samaritani. Erano i cugini separati degli ebrei: lungo la storia la loro fede si era contaminata con gli idoli e i modi di vivere dei popoli pagani. Per questo erano disprezzati e tenuti a distanza.
(Tre storie di discepoli). Slancio (apparentemente) incondizionato e disponibilità con condizioni sono atteggiamenti che Gesù corregge e orienta verso la meta: l’annuncio del Regno di Dio.


PER RIASSUMERE… Gesù si avvia decisamente verso Gerusalemme. Questa scelta comporta una scelta anche per i discepoli: seguirlo non vuol dire soltanto stare con lui, ma diventare come lui. Per questo il Signore si fa più esigente con chi vuole seguirlo. Le risposte secche e i rimproveri fanno parte del metodo educativo di Gesù, perché i discepoli capiscano con chi hanno a che fare e cosa è richiesto loro, senza sconti.


Le parole da capire sono curate dall’autore del sito liturgico; le parti in corsivo sono un libero adattamento da “Messale delle Domeniche e feste 2019 – LDC”

Pubblicato il

1. Letture – Corpus C, 23 giu ’19

PRIMA LETTURA
Offrì pane e vino.

Dal libro della Gènesi 14, 18-20

In quei giorni, Melchìsedek, re di Salem, offrì pane e vino: era sacerdote del Dio altissimo e benedisse Abram con queste parole:
«Sia benedetto Abram dal Dio altissimo,
creatore del cielo e della terra,
e benedetto sia il Dio altissimo,
che ti ha messo in mano i tuoi nemici».
E [Abramo] diede a lui la decima di tutto.
Parola di Dio.


SALMO RESPONSORIALE
Dal Salmo 109(110)

R. Tu sei sacerdote per sempre, Cristo Signore.

Oracolo del Signore al mio signore:
«Siedi alla mia destra
finché io ponga i tuoi nemici
a sgabello dei tuoi piedi».

Lo scettro del tuo potere
stende il Signore da Sion:
domina in mezzo ai tuoi nemici!

A te il principato
nel giorno della tua potenza
tra santi splendori;
dal seno dell’aurora,
come rugiada, io ti ho generato.

Il Signore ha giurato e non si pente:
«Tu sei sacerdote per sempre
al modo di Melchìsedek».


SECONDA LETTURA
Ogni volta infatti che mangiate questo pane e bevete
al calice, voi annunciate la morte del Signore.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi 11, 23-26

Fratelli, io ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso: il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso
grazie, lo spezzò e disse: «Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me».
Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo calice è la Nuova Alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me».
Ogni volta infatti che mangiate questo pane e bevete al calice, voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga.
Parola di Dio.


SEQUENZA
La sequenza è facoltativa e si può cantare o recitare anche nella forma breve, a cominciare dalla strofa: Ecco il pane.
Se la sequenza viene omessa, segue il CANTO AL VANGELO.

[Sion, loda il Salvatore,
la tua guida, il tuo pastore
con inni e cantici.

Impegna tutto il tuo fervore:
egli supera ogni lode,
non vi è canto che sia degno.

Pane vivo, che dà vita:
questo è tema del tuo canto,
oggetto della lode.

Veramente fu donato
agli apostoli riuniti
in fraterna e sacra cena.

Lode piena e risonante,
gioia nobile e serena
sgorghi oggi dallo spirito.

Questa è la festa solenne
nella quale celebriamo
la prima sacra cena.

È il banchetto del nuovo Re,
nuova Pasqua, nuova legge;
e l’antico è giunto a termine.

Cede al nuovo il rito antico,
la realtà disperde l’ombra:
luce, non più tenebra.

Cristo lascia in sua memoria
ciò che ha fatto nella cena:
noi lo rinnoviamo.

Obbedienti al suo comando,
consacriamo il pane e il vino,
ostia di salvezza.

È certezza a noi cristiani:
si trasforma il pane in carne,
si fa sangue il vino.

Tu non vedi, non comprendi,
ma la fede ti conferma,
oltre la natura.

È un segno ciò che appare:
nasconde nel mistero
realtà sublimi.

Mangi carne, bevi sangue;
ma rimane Cristo intero
in ciascuna specie.

hi ne mangia non lo spezza,
né separa, né divide:
intatto lo riceve.

Siano uno, siano mille,
ugualmente lo ricevono:
mai è consumato.

Vanno i buoni, vanno gli empi;
ma diversa ne è la sorte:
vita o morte provoca.

Vita ai buoni, morte agli empi:
nella stessa comunione
ben diverso è l’esito!

Quando spezzi il sacramento
non temere, ma ricorda:
Cristo è tanto in ogni parte,
quanto nell’intero.

È diviso solo il segno
non si tocca la sostanza;
nulla è diminuito
della sua persona.]

Ecco il pane degli angeli,
pane dei pellegrini,
vero pane dei figli:
non dev’essere gettato.

Con i simboli è annunziato,
in Isacco dato a morte,
nell’agnello della Pasqua,
nella manna data ai padri.

Buon pastore, vero pane,
o Gesù, pietà di noi:
nùtrici e difendici,
portaci ai beni eterni
nella terra dei viventi.

Tu che tutto sai e puoi,
che ci nutri sulla terra,
conduci i tuoi fratelli
alla tavola del cielo
nella gioia dei tuoi santi.


CANTO AL VANGELO (Gv 6,51)

Alleluia, alleluia.
Io sono il pane vivo, disceso dal cielo, dice il Signore,
se uno mangia di questo pane vivrà in eterno.
Alleluia.


VANGELO
Tutti mangiarono a sazietà.

Dal Vangelo secondo Luca 9,11b-17

In quel tempo, Gesù prese a parlare alle folle del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure.
Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo: «Congeda la folla perché vada nei villaggi e nelle campagne dei dintorni, per alloggiare e trovare cibo: qui siamo in una zona deserta».
Gesù disse loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Ma essi risposero: «Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente». C’erano infatti circa cinquemila uomini.
Egli disse ai suoi discepoli: «Fateli sedere a gruppi di cinquanta circa». Fecero così e li fecero sedere tutti quanti.
Egli prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò su di essi la benedizione, li spezzò e li dava ai discepoli perché li distribuissero alla folla.
Parola del Signore


(tratto da: Nuovo Messale della comunità, Domeniche e feste – Elledici 2008)