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2. Esegesi – Corpus C, 23 giu ’19

DATE LORO DA MANGIARE

Genesi 14,18-20 – Benedetto sia il Dio altissimo
1 Corinzi 11, 23-26 – Ho ricevuto dal Signore quello che vi ho trasmesso
Luca 9,11b-17 – Non abbiamo che cinque pani e due pesci

Pane e vino, alimenti per la vita
È dal sacrificio di Melchisedech che comincia la storia del pane, egli offre pane e vino all’uomo della promessa. Cristo, re di giustizia e di pace, offre se stesso, nel pane e nel vino, al popolo nuovo della promessa. Offre giustizia e pace, i due beni primari dei tempi messianici. La moltiplicazione dei pani è l’ultimo segno, come a dire l’ultima tappa del cammino del pane, prima del suo compimento. Il giorno cominciava a declinare, la sera è un momento privilegiato per il riconoscimento del Cristo nel segno del pane e per la manifestazione del Signore. La preparazione sembra esigere un assetto strategico, come l’uscita dalla terra promessa: come l’antico popolo era accampato in modo strategico secondo l’ordine stabilito da Mosè (Es 18,25), così il nuovo popolo si dispone in gruppi di cinquanta (Lc 9,14).

Pane distribuito in dono
Il pane moltiplicato viene fatto distribuire da Gesù stesso, mentre la manna veniva raccolta da ciascun ebreo. Si accentua il carattere del dono gratuito, un dono sovrabbondante. Mentre la manna era appena il cibo di un giorno, il pane di Cristo è cibo che avanza fino a riempire dodici ceste, una cesta per ogni tribù
d’Israele. Ma in questo caso la grandezza del segno è data dalla condivisione, grande risposta di Gesù alla fame dell’uomo. Cristo non creò, ma spezzò, e moltiplicò il piccolo dono dell’uomo. Inoltre la condivisione porta in sé il dono dell’unità e della pace. Il principio animatore della condivisione non è la giustizia retributiva o rivendicativa, ma l’amore che dona ancor prima che venga espressa una richiesta. Per questo condividere è creare una comunione di animi e di intenti. Chi non spezza e condivide il pane non capirà mai il senso ultimo del pane. Paolo ci presenta un caso emblematico. La comunità di Corinto non aveva ancora raggiunto la comunione che Paolo desiderava, anzi all’interno esistevano divisioni che permanevano nella stessa Eucaristia. Spezzare il pane, versare il sangue sono l’ultimo gesto di amore di Dio; egli condivide con gli uomini la stessa vita del Figlio. Il Figlio si spezza perché l’uomo impari a spezzarsi e a condividere. L’invito a condividere ci viene da Colui che con noi ha già condiviso tutto. Nel racconto di Luca il miracolo è posto alla fine della giornata e riassume tutta la vita che Cristo condivide con chi è stato il giorno intero alla sua sequela.

Doni da ripetere
Voi stessi date da mangiare, voi che mi seguite e mi amate, voi che mi vedete compiere guarigioni, trasformare l’acqua in vino, voi che mi sentite invocare il Padre… voi, sfamate questa folla che è piena di dubbi, di sofferenze, di dolore… desiderosa della Parola che salva. Voi stessi date loro cibo, bevanda, vestito, cioè on tralasciate le necessità dei fratelli, non andate oltre, non mandate via; abbiate un occhio attento e un cuore ricco di misericordia. Chi si nutre del pane eucaristico, diventando ciò che mangia, è persona che si ricorda di fare il bene nello stile di Gesù, sapendo che è proprio di quello stile che il bene si faccia anche dimenticare: «Non sappia la tua sinistra…» (Mt 6,3). Voi stessi, perciò diventate «pane» per il grido delle folle, diventate pane spezzato, fragrante, donato in abbondanza. Non tiratevi indietro, non dite mai «non posso»… la vostra generosità si moltiplicherà così tanto che si raccoglierà per essere donata ancora.

Doni originati dall’Eucaristia
Il miracolo di Gesù più raccontato dai Vangeli in ben sei ricorrenze, lo presenta come Colui che sfama la gente (Mc 6,30-44; 8,19; Mt 14,13-21; 15,32-39; Lc 9,10-17; Gv 6,1-13). Le azioni compiute da Gesù per nutrire le folle, prendere il pane, rendere grazie, spezzarlo e offrirlo, sono identiche a quelle dell’Ultima Cena, al momento del dono del pane eucaristico. Il pane è fonte di relazione. Quando si ha fame e si chiede il cibo, si richiede la relazione con Dio, perché il bisogno è traccia originale di questo legame: sta scritto «Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio» (Lc 4,4). Il digiuno di Gesù nel deserto non mira a castigare la fame, ma a riconoscere che è Dio a nutrire. La comunità che prende la forma del pane, che accoglie il Vangelo del bisogno e della solitudine, è una comunità appassionata dei pezzi unici. Gli interventi urgenti, a favore di poveri di ogni tipo generano il Regno di Dio e il gusto di stare con Cristo Gesù.


PER IL CONFRONTO NEL GRUPPO
– L’Eucaristia che viviamo a cosa ci sollecita?
– A chi sappiamo donare veramente quello che abbiamo?


IN FAMIGLIA
Il dono più grande che i genitori possono fare ai figli è quello di garantire loro il pane quotidiano.
Si può ringraziare per tutto quello che si ha, e allo stesso tempo mettere a disposizione
diversi tipi di pane perché ognuno vi si possa identificare e descrivere che tipo di pane è o vuole essere nella vita.


(tratto da: R. Paganelli – Vivere la domenica aprendoci alla Parola, anno C – Elledici 2015)

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3. Annunciare la Parola – Corpus C, 23 giu ’19

• Gn 14,18-20 – Offrì pane e vino.
• Dal Salmo 109 – Rit.: Tu sei sacerdote per sempre, Cristo Signore.
• 1 Cor 11,23-26 – Ogni volta che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore.
• Canto al Vangelo – Alleluia, alleluia. Io sono il pane vivo disceso dal cielo, dice il Signore; chi mangia di questo pane vivrà in eterno. Alleluia.
• Lc 9,11b-17 – Tutti mangiarono e si saziarono.

PER COMPRENDERE LA PAROLA

PRIMA LETTURA
In questo breve e misterioso passo della Genesi ci troviamo agli albori della Prima Alleanza. Abramo, Padre dei credenti, ha già dimostrato la sua sottomissione a Dio. Ha ottenuto alcune vittorie. Adesso Melchisedek, re di Gerusalemme, lo inizia al culto del Dio altissimo, offrendo pane e vino. Abramo riceve la benedizione e impara a benedire Dio. L’offerta della decima al sacerdote dell’Altissimo è segno della sua riconoscenza e della sua accettazione del culto “secondo Melchisedek”.
Gesù nel momento in cui a Gerusalemme inaugura la Nuova Alleanza mette in atto il sacerdozio “secondo l’ordine di Melchisedek”, col pane e il calice. Anch’egli benedice Dio (“Rese grazie”) e dà la benedizione a coloro che celebrano il culto con fede. Ma in questo caso c’è ben di più del pane e del vino: in forza delle parole di Cristo, essi sono diventati “il suo corpo” e “il suo sangue”.
Il nuovo culto conferisce realtà a ciò che era soltanto figura. Allo stesso modo l’offerta richiesta al credente supera la semplice offerta della decima: ormai si tratta del dono di sé e non soltanto dei propri beni materiali.

SALMO
È un salmo messianico che canta Cristo:
– uguale a Dio, “siedi alla mia destra” (cf il nostro Credo);
– vittorioso su tutti coloro che gli si oppongono, universalmente;
– Principe, nella forza e nella santità, Figlio di Dio;
– Sacerdote per sempre, in forza del giuramento di Dio, al modo di Melchisedek.
Nella lettera agli Ebrei 7, troviamo un commento sia della 1ª lettura, sia del salmo.

SECONDA LETTURA
Riferisce il racconto dell’istituzione dell’Eucaristia secondo san Paolo.
Ordinando agli apostoli di fare ciò “in memoria” di lui (formula che troviamo qui e in Luca), Gesù stabilisce un memoriale, proprio come il culto dell’Antico Testamento voleva essere memoriale dell’uscita dall’Egitto, della liberazione del popolo di Dio. Non quindi un semplice mezzo per ravvivare il ricordo, ma gesti e parole che significhino oggi la presenza dell’Amore eterno di Dio, che si offre per noi come per i suoi contemporanei. Insomma, nelle nostre mani, mentre attendiamo il ritorno del Signore, abbiamo il mistero della Pasqua, morte e vita nuova.
Stando al contesto della lettera, Paolo vuole biasimare i Corinzi per il cattivo andamento delle loro assemblee che non sono propriamente “cena del Signore”. Questa avvenne “nella notte in cui veniva tradito”, in segno del sacrificio che stava per compiere sulla croce. Il pane è il corpo offerto… Il calice quello del sangue dell’Alleanza. Non si tratta quindi di fare una cena ognuno per conto suo.

VANGELO
Con questo brano siamo apparentemente lontani dal mistero dell’Alleanza conclusa col popolo di Dio.
La moltiplicazione dei pani manifesta la bontà di Gesù per la folla affamata, è il segno del Dio che nutre, che dà il pane quotidiano, a profusione, fino a saziare tutti, nonostante il loro numero, e persino oltre.
Tuttavia, le circostanze di luogo (il deserto), l’ordine di riunire la folla in gruppi di cinquanta (come aveva fatto Mosè col popolo), il numero delle ceste (che evoca i 12 apostoli e anche le 12 tribù) aprono la strada a una comprensione nuova del miracolo: vi cogliamo quasi il ricordo della Prima Alleanza, di Dio che ha nutrito il suo popolo nel deserto, e quasi il primo germoglio della Chiesa, del popolo della Nuova Alleanza, che riceve la vita dalle mani dei servi di Cristo, in forza della sua parola. Appunto ciò che l’Eucaristia realizza lungo la storia della Chiesa.


PER ANNUNCIARE LA PAROLA (piste di omelia)

Sappiamo dire grazie?
Non è molto frequente dire grazie, soprattutto a Dio. Quando otteniamo qualche “vittoria” ce ne attribuiamo facilmente il merito. Quando ci avviciniamo a Dio, persino a Messa, il più delle volte lo facciamo da questuanti, con la nostra fame e le nostre suppliche.
Il culto “secondo Melchisedek” è anzitutto una lode. Il sacerdote benedice Dio: la benedizione di Abramo è infatti lode di Dio; Gesù, nel momento in cui si abbandona alla morte, rende grazie; nel momento in cui moltiplica i pani, alza gli occhi al cielo e benedice.
Il Santo Sacramento del corpo e del sangue di Cristo dev’essere per noi scuola di ringraziamento, per l’alleanza che Dio ha concluso con noi nel suo sangue, per il cibo di vita che ci elargisce, per la speranza di cui è caparra. Ritrovare la lode di Cristo, nostro sommo sacerdote splendente di santità, con gli accenti trionfanti del salmo, significa metterci sul cammino dell’Amore. Il linguaggio dell’amore è l’unico che si confà veramente ai nostri rapporti con Dio.

La vita quotidiana, materia di consacrazione
La nostra vita è piena di cose senza importanza. I gesti quotidiani ritornano con monotonia. Che cosa c’è di più banale del pane, così facilmente sprecato? Che cosa di più ordinario del mangiare e bere? Eppure, per il sacrificio al Dio altissimo Melchisedek usa proprio pane e vino, e Gesù li utilizzerà per il memoriale della sua morte per amore. Egli prese cinque pani e due pesci, in parole povere degli avanzi, per nutrire la folla e preparare il popolo nuovo a ricevere il “pane di vita”. Il Santo Sacramento del Corpo e del Sangue di Cristo può essere per noi scuola di trasfigurazione del quotidiano. Tutte le banalità della nostra vita, gli impegni abituali, gli incontri quotidiani, la solita porzione di piccole miserie o di umili gioie… tutto può essere consacrato in Gesù Cristo, diventare la nostra offerta al Padre, il nostro contributo alla vita dei fratelli, il nostro modo di offrirci con Cristo perché il mondo viva in alleanza con Dio. Il mio cibo, diceva Cristo, è fare la volontà del Padre. Nutriti dell’Eucaristia, anche noi troviamo il nostro cibo nella vita di tutti i giorni.

L’Eucaristia, memoriale di Cristo e sacramento del futuro
Forse siamo più sensibili all’atmosfera del pic-nic nel deserto che alla solennità della cena “nella notte in cui Cristo veniva tradito”. Più sensibili al calore fraterno d’un’assemblea comunitaria, che al mistero di Dio che si offre. Noi rischiamo sempre di “appiattire” l’Eucaristia, di dimenticare il sacrificio della croce che essa rappresenta. Rischiamo di vivere l’istante fraterno senza accoglierlo come il memoriale dell’Alleanza conclusa nel sangue di Cristo e senza aprirci al futuro che ci lascia sperare. Ciò può spiegare le nostre reticenze nei riguardi delle assemblee eucaristiche dove la conoscenza reciproca è limitata, la fraternità meno sensibile, l’esistenza di differenze, e persino di opposizioni, evidente. E tuttavia, se è “la Chiesa che fa I’Eucaristia”, è anzitutto “l’Eucaristia che fa la Chiesa”, in quanto è per noi, sull’esempio di Cristo, scuola di Amore esigente, scuola della Croce. Donandosi a noi, Gesù ci porta con sé sul cammino del dono e del perdono reciproci, ci fa scoprire che in lui le nostre differenze, le nostre opposizioni un giorno saranno superate, nel Regno.


(tratto da: M. Gobbin, Omelie per un anno – vol. 1, anno C, tempi forti – Elledici 2003)

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4. Parola da Vivere – Corpus C, 23 giu ’19

DATE LORO DA MANGIARE

Stiamo vivendo gli ultimi tempi, l’Eucaristia è l’ultimo pane, il contenuto del suo annuncio è l’ultimo messaggio, l’amore di comunione è la realtà finale verso cui stiamo camminando. A irrobustirci e a illuminarci nei nostri disorientamenti c’è il dono dell’Eucaristia, che ci accompagna giorno dopo giorno. Cristo è sempre presente con la sua verità, con il suo esempio, e ci aiuta a decidere per il bene contro il male e a restare coerenti.


(tratto da R. Paganelli – Vivere la domenica aprendoci alla Parola, anno C, Elledici 2015)

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5. Preghiere dei Fedeli – Corpus C, 23 giu ’19

«Io sono il pane vivo, disceso dal cielo»

Celebrante. Festa dell’Eucaristia: tra pochi minuti condivideremo fra noi il Corpo del Signore. Prima di rinnovare la memoria dell’Ultima Cena – alla quale tutti siamo invitati – invochiamo il Padre con la Preghiera dei fedeli.

Lettore. Preghiamo insieme e diciamo: Nutri il tuo popolo, Signore, con il Pane della vita.

1. Preghiamo per il Papa, i vescovi e i sacerdoti, che nella Chiesa hanno ricevuto da Gesù il compito sublime di celebrare l’Eucaristia.
Perché con il loro atteggiamento di fede, e la loro parola ispirata al Vangelo, sappiano educare al divino le comunità loro affidate, preghiamo.

2. Per le missioni e i missionari della Chiesa, sparsi in tutto il mondo.
Perché il Signore non lasci mancare i sacerdoti che in ogni parte della terra offrano il pane e il vino, e nessun uomo di buona volontà resti privo della possibilità del suo incontro personale con Cristo, preghiamo.

3. Per i fanciulli che nei mesi scorsi hanno ricevuto la Prima Comunione. Sono stati chiamati a sedere con noi alla mensa dei grandi, e attingono dal Signore Gesù la forza per crescere, impegnati serenamente nel dovere quotidiano.
Perché sia sempre viva in loro la fame del cibo spirituale che li rende forti, li prepara ai compiti di ogni giorno, e li nutre per la vita eterna, preghiamo.

4. Per quelli che di fronte al mondo dello spirito sono tormentati dall’incredulità. L’uomo non vive di solo pane materiale, ma ha bisogno di valori in cui credere e per cui impegnarsi.
Perché il Signore porti i cristiani incerti e tentennanti a scoprire e amare la presenza viva e corroborante del Cristo nell’Eucaristia, e a trovare in lui la forza per rinnovare radicalmente la propria vita, preghiamo.

5. Per la nostra comunità (parrocchiale). La celebrazione domenicale dell’Eucaristia diventi per tutti noi il riferimento basilare della vita.
Perché la condivisione fraterna del «Pane disceso dal cielo» ci aiuti a mettere la nostra esistenza a servizio di chi ci vive accanto, preghiamo.

Celebrante. O Dio nostro Padre, tu dài il cibo a ogni vivente e hai nutrito con la manna il tuo popolo nel deserto. Ti preghiamo: non privare mai la tua Chiesa del cibo eucaristico, che la rende corroborata nella fede, e solidale nell’azione come un solo corpo. In Cristo Gesù nostro Signore.


(tratto da: E. Bianco, Preghiera dei fedeli, proposte per le domeniche e feste degli anni A-B-C – Elledici 2002)

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7. Aforismi – Corpus C, 23 giu ’19

Raccolta di aforismi o testi utili per la riflessione o l’approfondimento

«VOI STESSI DATE LORO DA MANGIARE»

L’episodio della moltiplicazione dei pani era ritenuto così rilevante che lo hanno narrato non solo i tre sinottici ma anche Giovanni.

– Il luogo: «Gesù si ritirò in disparte, verso una città chiamata Betsaida» (Lc 9,10). E là venne raggiunto dalle folle avide – possiamo dire – di cibo spirituale.
Betsaida in aramaico significa casa del pescatore. Doveva essere un piccolo villaggio di pescatori, situato forse all’estremità nord-occidentale della foce del
fiume Giordano sul lago di Tiberiade. A Betsaida nacquero gli apostoli Pietro, Andrea e Filippo. Gesù, oltre a moltiplicarvi i pani e i pesci, vi guarì un cieco (Mc 8,22-26). Ma poi maledirà i suoi abitanti «Guai a te, Betsaida!», perché pur avendo visto i prodigi da lui operati, non si erano convertiti (Mt 11,21-22).
– Voi stessi date loro da mangiare. Gesù sta preparando gli apostoli alla loro futura missione nella Chiesa. Alcuni giorni prima, li aveva mandati in giro per i
villaggi «ad annunciare il regno di Dio e a guarire gli infermi» (Lc 9,1). Ora li responsabilizza nel provvedere alle necessità della folla.
– Prese… benedisse… spezzò… diede… Sono i verbi che esprimono la gestualità del rito eucaristico. Così Luca ci informa che il prodigio di Gesù ha uno stretto legame con l’Ultima Cena, e con la messa.
– Ai discepoli perché li distribuissero. Il verbo greco distribuire usato da Luca indicava comunemente il servire a tavola. Gli apostoli sono coinvolti nell’operazione di sfamare le folle, e con quel loro gesto mettono la gente in comunione con il Signore.
– Mangiarono e si saziarono. Il verbo saziare usato da Luca è lo stesso della beatitudine: «Beati voi che ora avete fame, perché sarete saziati» (Lc 6,21). Gesù a Betsaida dà così compimento alla beatitudine che aveva annunciato.
– I pezzi avanzati: dodici ceste. é segno dell’abbondanza con cui agisce Dio. Si realizza così la promessa di Gesù: «Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante» (Lc 6,38).
– I numeri. Gli antichi credevano ai numeri, e Luca li riferisce con cura. Il cinque appare tre volte: 5 sono i pani moltiplicati, 5000 gli uomini della folla,
e 50 le persone in ciascun gruppetto in cui sarà suddivisa. Ma non ci risulta se la cifra abbia un valore simbolico, e quale. Invece ha chiaro significato il numero dodici. Luca nel brano indica gli apostoli come «i Dodici», con allusione alle dodici tribù di Israele (essi saranno i capostipiti del nuovo Israele, la Chiesa). E 12 saranno anche le ceste di pane avanzato, simbolo dell’abbondanza dei doni di Dio. In tutti e tre i casi «apostoli, tribù, ceste» il dodici sta a indicare pienezza e totalità.
– La straordinaria abbondanza del cibo contiene una doppia lezione.
1. È facile notare che l’abbondanza si trova non nel potere di acquisto del denaro, ma nel potere divino del Signore.
2. Coloro che danno, ricevono in cambio più di quanto hanno donato (cinque i pani, e dodici le ceste di avanzi di pane).
– «L’Eucaristia – ha osservato Giovanni Paolo II – è un banchetto di comunione fraterna a cui tutti i credenti sono invitati ad assidersi, senza distinzione di
razza, di censo o di cultura. Tutti infatti siamo chiamati a diventare una sola cosa in Cristo». E Teresa di Lisieux, con l’umorismo dei santi: «Se la gente conoscesse il valore dell’Eucaristia, lÕ’accesso alle chiese dovrebbe essere regolato dalla forza pubblica».


(tratto da: E. Bianco, All’altare di Dio – Anno C – Elledici 2009)

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8. Canto Liturgico – Corpus C, 23 giu ’19

Ecco a voi questa settimana un canto che può essere collocato alla COMUNIONE

COME UNICO PANE – G.M. Rossi
(Nella Casa del Padre, n. 628 – Elledici)

1. Come unico pane
anche noi qui formiamo un solo corpo,
perché tutti mangiamo
il pane vivo di Cristo.

RIT.: È questa la vita per noi, è questa la gioia:
il vivere uniti con Cristo facendo la Chiesa.

2. Per un'unica fede
noi crediamo a questa santa cena
e cantiamo all'amore
di un Dio fattosi carne. RIT.

3. Siamo quelli di sempre,
ma l'amore di Cristo ci trasforma
e vogliamo gridarlo
a chi ricerca la pace. RIT.

4. Siamo quelli che ha scelto
per portare la vita ai suoi fratelli:
noi saremo la voce
di Cristo, Dio e uomo. RIT.

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9. Narrazione – Corpus C, 23 giu ’19

UNA VITA NASCOSTA

Figlio di una ragazza madre, era nato in un oscuro villaggio.
Crebbe in un altro villaggio, dove lavorò come falegname fino a trent’anni.
Poi, per tre anni, girò la sua terra predicando.
Non scrisse mai un libro.
Non ottenne mai una carica pubblica.
Non ebbe mai né una famiglia né una casa.
Non frequentò l’università.
Non si allontanò più di trecento chilometri da dov’era nato.
Non fece nessuna di quelle cose che di solito si associano al successo.
Non aveva altre credenziali che se stesso.
Aveva solo trentatré anni quando l’opinione pubblica gli si rivoltò contro.
I suoi amici fuggirono.
Fu venduto ai suoi nemici e subì un processo che era una farsa.
Fu inchiodato a una croce, in mezzo a due ladri.
Mentre stava morendo, i suoi carnefici si giocavano a dadi le sue vesti,
che erano l’unica proprietà che avesse in terra.
Quando morì venne deposto in un sepolcro messo a disposizione da un amico mosso a pietà.
Due giorni dopo, quel sepolcro era vuoto.

Sono trascorsi venti secoli e oggi Egli è la figura centrale nella storia dell’umanità.
Neppure gli eserciti che hanno marciato, le flotte che sono salpate,
i parlamenti che si sono riuniti, i re che hanno regnato,
i pensatori e gli scienziati messi tutti assieme,
hanno cambiato la vita dell’uomo sulla terra quanto quest’unica vita nascosta.

Quest’unica vita nascosta in un dischetto di pane.


(tratto da “365 Piccole Storie per l’anima”, Vol. 1, pag. 383 – Bruno Ferrero, Elledici)

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10. Anche Noi Vogliamo Capire – Corpus C, 23/6/19

Per aiutare i nostri piccoli a vivere meglio la Liturgia della Parola

PRIMA LETTURA (Genesi 14,18-20)
Melchisedek fu re e sacerdote di Gerusalemme, abitata a quel tempo da pagani. Egli offre pane e vino, cibi che nell’ultima cena sono trasformati nel corpo e nel sangue del Signore; anche per questo nel Nuovo Testamento viene ritenuto simbolo e anticipazione della regalità e del sacerdozio eterno di Gesù.

* Capire le parole
Melchìsedek. È una figura di cui si parla solo in questa circostanza. Per questo appare abbastanza misteriosa. Tuttavia viene portato come modello di intermediario tra Dio e gli uomini, nell’attesa che nella Nuova Alleanza il sacerdote divenga segno-persona di Gesù.
La decima. Era un requisito della legge: tutti gli Israeliti avrebbero dovuto dare la decima parte di tutto quello che guadagnavano, devolvendolo al tempio per provvedere ai bisogni dei sacerdoti e dei levìti.


SECONDA LETTURA (1 Corinzi 11,23-26)
A Corinto anche la messa era diventata occasione di discriminazioni e divisioni nella comunità. E allora Paolo racconta il momento in cui Gesù, nel gesto eucaristico, ha fatto vedere che lui ha donato totalmente la propria vita. I cristiani, ripetendo il gesto di Gesù, dicono di voler offrire anch’essi la propria vita ai fratelli.

* Capire le parole
Nella notte in cui veniva tradito. Nonostante il tradimento Gesù porta a compimento la sua missione universale di salvezza, senza escludere nessuno.
Questo è il mio corpo. Il pane che Gesù ha tra le mani e offre, continua ad apparire come tale ai sensi, ma nella sua sostanza «diventa» realmente Gesù.


VANGELO (Luca 9,11b-17)
Luca racconta la moltiplicazione dei pani e dei pesci, sintesi dell’esperienza del popolo di Israele nell’Esodo, che anticipa anche il dono dell’Eucaristia, ossia i gesti di Gesù affidati agli apostoli per portare il pane della salvezza a tutti.

* Capire le parole
Congeda la folla. La preoccupazione dei discepoli si limita al mettere la gente in condizione di far rientro nei rispettivi villaggi. La premura di Gesù invece va oltre: sfamare da subito gli indigenti, senza rimandare.
Cento gruppi da cinquanta. A noi possono sembrare cifre notevoli e lo sono! Gesù non si risparmia nel dar da mangiare a tutti e a ciascuno.


PER RIASSUMERE… La parola «memoria» non serve a Gesù per chiedere di ricordare il suo gesto senza più dimenticarlo. Il termine usato è «memoriale», che sta per un avvenimento che viene rivissuto e messo a disposizione di coloro che «celebrano». Così l’Eucaristia estende nel tempo il sacrificio della croce e raggiunge tutti i credenti, offrendo il pane di vita eterna e il vino della salvezza.


Le parole da capire sono curate dall’autore del sito liturgico; le parti in corsivo sono un libero adattamento da “Messale delle Domeniche e feste 2019 – LDC”

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1. Letture – Trinità C, 16 giu ’19

PRIMA LETTURA
Prima che la terra fosse,
già la Sapienza era generata.

Dal libro dei Proverbi 8,22-31

Così parla la Sapienza di Dio:
«Il Signore mi ha creato come inizio della sua attività,
prima di ogni sua opera, all’origine.
Dall’eternità sono stata formata,
fin dal principio, dagli inizi della terra.
Quando non esistevano gli abissi, io fui generata,
quando ancora non vi erano le sorgenti cariche d’acqua;
prima che fossero fissate le basi dei monti,
prima delle colline, io fui generata,
quando ancora non aveva fatto la terra e i campi
né le prime zolle del mondo.
Quando egli fissava i cieli, io ero là;
quando tracciava un cerchio sull’abisso,
quando condensava le nubi in alto,
quando fissava le sorgenti dell’abisso,
quando stabiliva al mare i suoi limiti,
così che le acque non ne oltrepassassero i confini,
quando disponeva le fondamenta della terra,
io ero con lui come artefice
ed ero la sua delizia ogni giorno:
giocavo davanti a lui in ogni istante,
giocavo sul globo terrestre,
ponendo le mie delizie tra i figli dell’uomo».
Parola di Dio.


SALMO RESPONSORIALE
Dal Salmo 8

R. O Signore, quanto è mirabile il tuo nome
su tutta la terra!

Quando vedo i tuoi cieli, opera delle tue dita,
la luna e le stelle che tu hai fissato,
che cosa è mai l’uomo perché di lui ti ricordi,
il figlio dell’uomo, perché te ne curi?

Davvero l’hai fatto poco meno di un dio,
di gloria e di onore lo hai coronato.
Gli hai dato potere sulle opere delle tue mani,
tutto hai posto sotto i suoi piedi.

Tutte le greggi e gli armenti
e anche le bestie della campagna,
gli uccelli del cielo e i pesci del mare,
ogni essere che percorre le vie dei mari.


SECONDA LETTURA
Andiamo a Dio per mezzo di Cristo,
nella carità diffusa in noi dallo Spirito.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani 5,1-5

Fratelli, giustificati per fede, noi siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo. Per mezzo di lui abbiamo anche, mediante la fede, l’accesso a questa grazia nella quale ci troviamo e ci vantiamo, saldi nella speranza della gloria di Dio.
E non solo: ci vantiamo anche nelle tribolazioni, sapendo che la tribolazione produce pazienza, la pazienza una virtù provata e la virtù provata la speranza.
La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato.
Parola di Dio.


CANTO AL VANGELO (Cf. Ap 1,8)

Alleluia, alleluia.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo,
a Dio, che è, che era e che viene.
Alleluia.


VANGELO
Tutto quello che il Padre possiede, è mio;
lo Spirito prenderà del mio e ve lo annuncerà.

Dal Vangelo secondo Giovanni 16,12-15

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future.
Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».
Parola del Signore


(tratto da: Nuovo Messale della comunità, Domeniche e feste – Elledici 2008)