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2. Esegesi – XVI C, 21 lug ’19

DI UNA SOLA COSA C’È BISOGNO

Genesi 18,1-10a – Il Signore apparve ad Abramo alle Querce di Mamre
Colossesi 1,24-28 – Sono lieto delle sofferenze che sopporto per voi
Luca 10,38-42 – Ti affanni e ti agiti per molte cose

Ospitalità che allevia le fatiche
Il racconto della prima lettura è una lode all’ospitalità del vecchio Abramo, pieno di simpatica premura e di forte generosità verso i suoi tre sconosciuti ospiti. Li saluta cordialmente, offre il ristoro dell’acqua, del pane per riprendere le forze, e addirittura un vitello. Tutto si conclude con l’augurio per Sara e Abramo: «Tra un anno avrete un figlio» (v. 10). La fede ispira ad Abramo un comportamento: quello di chi non si preoccupa di avere di più, ma di essere sempre più leale, generoso, fiducioso, sia in Dio che nel prossimo. San Paolo, quale missionario impegnato, viveva di ascolto orante della Parola di Dio e la raccomandava ai suoi collaboratori, senza paura di perdere tempo e di farlo perdere agli altri. Così poté gridare con forza la sua speranza al mondo: «Cristo in voi, speranza della gloria» (Col 1,27), cioè della salvezza e della vera vita. Per alimentare la dimensione dell’ascolto dobbiamo essere convinti del suo valore, cercare momenti per viverlo.

Ascoltare e non solo fare
La via più semplice e diretta per accogliere e ascoltare la Parola è quella di mettersi «in cammino» (v. 38), con Gesù e i discepoli, fino al villaggio dove abitano Marta e Maria. Un rapido ascolto di Giovanni 12,1-11 ci dice che tipo di villaggio è Betania, e ci dona una versione affascinante dell’episodio che Luca ci offre oggi. Gesù dolcemente rimprovera Marta richiamandola al fatto che tutto deve essere ormai celebrazione di tale comunione d’amore. Marta certamente voleva servire e amare il suo ospite Gesù, ma l’affanno per le cose da fare per Lui rischiava di far dimenticare che tutto era fatto per Lui. Il pericolo è che le cose da fare diventino più importanti del segno d’amore e di comunione che esse contengono. La vita cristiana è chiamata ad essere un unico atto d’amore, ricevuto dalla bontà di Dio e comunicato al prossimo che abbiamo accanto. Voler bene e volersi bene è il senso della vita.

Vivere la gratuità
Luca fa memoria di questa visita del Signore alla casa accogliente di Marta perché sente necessario aggiungere un’ulteriore nota alla rivelazione dell’amore di Dio. Ecco dunque Marta «tutta presa dai molti servizi» (v. 40) che un’esegesi affrettata potrebbe per questo mettere «a contrasto» con la sorella Maria che «sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua Parola» (v. 39). Ma il contrasto non è quello che appare esternamente nei due diversi modi di stare e di accogliere il Signore. Esso sta piuttosto in quello che Marta rivela di sé con il suo lamento; tale lamento che certamente riguarda la sorella, è di fatto un’obiezione nei confronti del loro ospite: «Signore, non ti curi che mia sorella…» (v. 40). Da qui il Signore trae l’argomento del suo giudizio sulla posizione delle sorelle. Ci sono due atteggiamenti di Marta che oscurano la bellezza del gesto di aver invitato il Signore: il riporre il cuore nelle faccende e il rivendicare un aiuto da parte della sorella. «Io» invito il Signore, «io» mi affaccendo, «lei» mi deve aiutare, «Lui» mi deve difendere. Nessuno di questi sentimenti ha il sapore della gratuità. In questo susseguirsi di pensieri e di azioni, l’unico ascolto in fondo è di se stessi e dei propri bisogni. Forse la gioia più bella nel seguire il Signore sta proprio nel riposare ai suoi piedi per fare della Parola la fonte del nostro vivere.

Dedicarsi alle persone
Marta, dice Gesù, si affanna e si agita per molte cose (v. 41). In quest’affermazione è presente un giudizio quasi sempre negativo espresso dalla Scrittura sulla «preoccupazione», che è legata, come qui, all’attenzione per le «cose». La «parte buona» scelta da Maria non è quella di fare una cosa piuttosto che un’altra, ma è nel suo atteggiamento interiore segnato da un’attenzione concreta verso la persona di Gesù. L’ultima parola di questo capitolo sul mistero e sul dono dell’amore di Dio esalta la «nuzialità» di questo amore. Non si tratta di fare o non fare, non si tratta di una preferenza di Gesù per la «contemplazione» rispetto all’»azione». Si tratta piuttosto della «dedicazione» di sé, del pericolo di essere afferrati dalle cose e non dalle persone, o dalla Persona, per cui le cose si fanno. L’amore è fine a se stesso e come tale va custodito e celebrato. La comunione d’amore è il vertice dell’esperienza cristiana.


PER IL CONFRONTO NEL GRUPPO
– Come vivi l’ospitalità?
– Hai tempo da dedicare alle persone?


IN FAMIGLIA
Sono numerose le occasioni per poter accogliere qualcuno in casa.
Ma perché l’accoglienza sia ricca occorre che chi accoglie sia preparato.
Per questo ci esaminiamo su come accogliamo,
su quali aspetti ci sentiamo maggiormente preparati
e in che cosa facciamo più fatica.


(tratto da: R. Paganelli – Vivere la domenica aprendoci alla Parola, anno C – Elledici 2015)

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3. Annunciare la Parola – XVI C, 21 lug ’19

• Gn 18,1-10a – Signore, non passar oltre senza fermarti dal tuo servo.
• Dal Salmo 14 – Rit.: I puri di cuore abiteranno nella casa del Signore.
• Col 1,24-28 – Il mistero nascosto da secoli, ora è manifestato ai santi.
• Canto al Vangelo – Alleluia, alleluia. Beati coloro che custodiscono la parola di Dio in un cuore buono e sincero, e portano frutto con perseveranza. Alleluia.
• Lc 10,38-42 – Marta lo accolse nella sua casa. Maria ha scelto la parte migliore.

PER COMPRENDERE LA PAROLA

L’ospitalità accordata al Signore: egli dà l’unica cosa di cui c’è bisogno.

PRIMA LETTURA
Grazie alla promessa, l’uomo ritrova con Dio la familiarità originale. Tutto proviene dall’iniziativa di Dio che ha chiamato e ha promesso; egli stesso precisa l’oggetto della sua promessa. Questo racconto può essere forse ricalcato su tradizioni mitologiche, di cui rivela l’andamento; tuttavia è nella linea specifica della rivelazione biblica, e il Vangelo, che lo supera infinitamente, ne autentica il senso.
Il racconto riporta con realismo gli usi nomadi dell’ospitalità (accoglienza premurosa, con tutti i dettagli; Abramo in piedi vicino agli ospiti, Sara invece nella tenda…).
In questo brano si parla solo dell’accoglienza e della promessa; non si dice nulla del dubbio di Sara, che è un altro elemento, secondario, dell’episodio.

SALMO
È del genere didattico. Risponde alla domanda: chi merita di essere accolto da Dio nella sua casa? L’interpretazione cristiana applica il salmo alla vita eterna; non è però il suo senso letterale. Qui sono solo enunciate le condizioni morali richieste per presentarsi nel Tempio.

SECONDA LETTURA
Questo brano sulla missione segue immediatamente l’inno a Cristo “nel quale abita ogni pienezza” (1,19). Paolo chiede ai fedeli di resistere nella fede, nonostante la sua assenza forzata, contro tutte le filosofie, gli insegnamenti pagani.
Egli si trova “in catene” (cf 4,18). A questa situazione, logicamente, l’ha portato il Vangelo. E ne è lieto invece di esserne rattristato. Ciò fa parte del suo ministero del Vangelo, della sua opera per la Chiesa: rivelare la presenza di Cristo fonte di speranza.

VANGELO
Questa scena ci illumina sui rapporti umani di Gesù. Egli ha conosciuto l’amicizia; accetta l’ospitalità degli amici. Si reca frequentemente a Betania (cf Gv 11-12).
In quest’occasione Luca insiste su ciò che è essenziale, su ciò a cui deve portare ogni incontro: l’ascolto della Parola (cf 10,21 e 24; 11,27-28). È la sola cosa di cui c’è bisogno.


PER ANNUNCIARE LA PAROLA (piste di omelia)

Accogliere il Signore
Dio si presenta nel quotidiano familiare: uno straniero viene in visita, è ricevuto a tavola, si rivela (1ª lettura e Vangelo). Anche la 2ª lettura sta sotto il segno dell’accoglienza: Paolo accetta la sofferenza e il mistero di Cristo viene chiarito. Nel salmo, è il Signore che accoglie il giusto nella sua casa. “Dio volle far conoscere la gloriosa ricchezza di questo mistero in mezzo ai pagani, cioè Cristo in voi, speranza della gloria” (2ª lettura). È “la sola cosa di cui c’è bisogno” (Vangelo).
Dio ricambia colui che lo riceve: “Fra un anno tua moglie avrà un figlio” (1ª lettura). “La parte migliore che non le sarà tolta” (Vangelo). “Sono lieto delle sofferenze” (2ª lettura). Accogliere la Parola di Dio è sempre sorgente di fecondità. È spontaneo ammirare la premura di Abramo e di Marta: l’ospitalità dei paesi poveri e delle persone semplici.
Abramo è tutto umile e si presenta in veste di beneficiario, all’orientale. Sotto i suoi gesti protocollari di pura forma vi è del vero. Le proteste d’umiltà di Abramo nascondono veramente un’umiltà profonda e un’attenzione delicata verso gli altri. La Genesi ne aveva già sottolineato la magnanimità al momento della spartizione con Lot (13,9), la sollecitudine nel liberare Lot dai suoi nemici (14,16), l’intercessione in favore di Sodoma (18,16-32).
È questo il modo in cui bisogna praticare l’ospitalità: con attenzione e generosità. Il linguaggio popolare in questo è preciso: “Io accolgo” e non: “Io do”… un’accoglienza. Quando accolgo l’altro, ricevo dall’altro. Chiediamoci allora: come accolgo gli amici? Che cosa ricevo da coloro che accolgo? “Amate il forestiero perché anche voi foste stranieri nel paese d’Egitto” (Dt 10,19). “Non dimenticate l’ospitalità; alcuni, praticandola, senza saperlo hanno accolto degli angeli” (Eb 13,2). “Praticate l’ospitalità gli uni verso gli altri… Ciascuno viva secondo la grazia ricevuta mettendola a servizio degli altri” (1 Pt 4,9-10).

La sola cosa di cui c’è bisogno
La sola cosa di cui c’è bisogno è ascoltare la Parola di Dio che è venuta nel mondo. Non è l’agitarsi come Marta e nemmeno condurre una vita contemplativa. La sola cosa di cui c’è bisogno è l’attenzione primaria per Gesù di Maria che l’accoglie a Betania (Vangelo), dell’altra Maria che sta ai piedi della croce, il Venerdì Santo (Gv 19,25), e che si getta ai piedi di Gesù nell’orto della risurrezione (Gv 20,16).
In altri passi del Vangelo, Gesù afferma che questa è l’unica cosa di cui c’è bisogno: “Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano” (Lc 11,28). “Mia madre e i miei fratelli sono quelli che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica” (Lc 8,21).
Questo ascolto della Parola ha tanta importanza che dovrebbe trovare un posto adeguato nella nostra vita di cristiani. Lo si può fare in vari modi: lettura diretta della Parola, sedersi in ascolto, attenzione a quanto dice l’altro…
Nella vita della Chiesa l’ascolto della Parola ha tanta importanza che uomini e donne vi consacrano la vita: i contemplativi, nel raccoglimento, nella preghiera e nel lavoro, cercano di aumentare continuamente le capacità di ascolto e di ricezione. Questa attenzione è una forza senza limiti, l’unico mezzo per vincere ogni paura e vivere in una fiducia sempre più grande. Proprio in questo modo i contemplativi rivolgono con la loro vita un appello ad ogni credente.


(tratto da: M. Gobbin, Omelie per un anno – vol. 2, anno C, tempo ordinario – Elledici 2003)

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4. Parola da Vivere – XVI C, 21 lug ’19

DI UNA SOLA COSA C’È BISOGNO

L’amore che unisce ciascuno al Cristo e al suo prossimo è la celebrazione piena del dono della fede. Non si tratta di vedere se è meglio fare cose o fare preghiere. La sola «cosa di cui c’è bisogno» è questo amore sponsale, pieno, che in vari modi può essere celebrato. Sempre ci è chiesto di esprimere il nostro amore per Dio che si è fatto «prossimo» a noi e che nel nostro prossimo continuiamo a incontrare e ad accogliere.


(tratto da R. Paganelli – Vivere la domenica aprendoci alla Parola, anno C, Elledici 2015)

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5. Preghiere dei Fedeli – XVI C, 21 lug ’19

Gesù è ospite di Marta e Maria

Celebrante. Ora sappiamo l’importanza di accogliere il Signore in casa nostra, e di metterci al suo ascolto. Nella Preghiera dei fedeli gli domandiamo di rendere a noi abituali questi atteggiamenti, che sono premesse all’agire cristiano.

Lettore. Preghiamo insieme e diciamo: Sii per noi, Signore, via verità e vita.

1. Preghiamo per la santa Chiesa di Dio. La società umana in cui si trova inserita, risulta tutta presa dall’affannosa ricerca dei beni materiali.
Perché la Chiesa sappia accogliere in sé la Parola di Dio, e poi proporla al mondo come valore supremo e come orientamento all’azione, preghiamo.

2. Per i cristiani, che sovente nel loro continuo agitarsi si rivelano frettolosi e incapaci di vero ascolto e di interiorizzazione.
Perché sappiano essere sempre ricettivi nei confronti della Parola di Dio, vogliano accogliere in sé questa Parola con la massima attenzione, e poi tradurla in impegno concreto nella vita di ogni giorno, preghiamo.

3. Per gli stranieri emigrati in Italia, che diventano fra noi sempre più numerosi. Sovente risultano sfruttati e offesi nella loro dignità di persone.
Perché possano trovare nella nostra patria delle case ospitali come fu ospitale quella di Marta e Maria per Gesù, e incontrino cristiani capaci di offrire loro amicizia, tempo e aiuto, preghiamo.

4. Per i religiosi chiamati dal Signore alla vita contemplativa. Il loro singolare stile di vita, rivolto verso Dio nel raccoglimento interiore, forse da molti non è ben compreso. Ma essi aiutano l’umanità ad accostarsi al mistero divino.
Perché sull’esempio della sorella Maria, e come lei «seduti ai piedi di Gesù», essi ci insegnino ad ascoltare la sua Parola per viverla, preghiamo.

5. Per la nostra comunità (parrocchiale). Accanto a noi, nel quartiere, non poche persone si trovano di fatto condannate all’emarginazione e alla solitudine.
Perché anche noi – sull’esempio di Marta e Maria – sappiamo essere accoglienti verso chi ha bisogno di una presenza amica e cordiale, preghiamo.

Celebrante. O Padre, manda a noi il tuo Spirito, perché dal profondo del nostro cuore ci insegni a realizzare le verità del Vangelo che oggi abbiamo imparato. Te lo chiediamo per Cristo nostro Signore.


(tratto da: E. Bianco, Preghiera dei fedeli, proposte per le domeniche e feste degli anni A-B-C – Elledici 2002)

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7. Aforismi – XVI C, 21 lug ’19

Raccolta di aforismi o testi utili per la riflessione o l’approfondimento

TEORIA O PRATICA?
– La teoria è quando si sa tutto e non funziona niente. La pratica è quando tutto funziona e nessuno sa il perché. Albert Einstein
– A forza di fare uomini pratici, abbiamo fatto uomini mediocri. Non c’è mai una buona pratica senza una buona teoria. Gilbert Chesterton
– I fatti sono sempre carichi di teoria. J. Hanson
– Quelli che s’innamoran di pratica senza scienza, son come ‘l nocchiere ch’entra in navilio senza timone o bussola, ch’a mai la certezza di dove si vada. Leonardo da Vinci
– La testa per la teoria, il cuore per la pratica. Emile Langlois

PENSIERO O AZIONE?
– Una parte degli uomini opera senza pensare, e l’altra pensa senza operare. Ugo Foscolo
– Il pensiero è il seme dell’azione. Ralph Waldo Emerson
– Siamo figli dei nostri pensieri, e padri delle nostre azioni. Proverbio
– Bisogna agire da uomo di pensiero, e pensare da uomo di azione. Bergson
– Prima di dire e prima di fare, bisogna pensare e ripensare. Proverbio
– Chi pensa troppo concluderà poco. Friedrich Schiller
– Gli uomini che ragionano sempre, non fanno la storia. Giovanni Gentile
– Per operare in grande, bisogna essere abituati a pensare in grande. Michelangelo Buonarroti
– L’azione va cautamente e lungamente ponderata secondo Dio. «Imitazione di Cristo»


(tratto da: E. Bianco, All’altare di Dio – Anno C – Elledici 2009)

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8. Canto Liturgico – XVI C, 21 lug ’19

Ecco a voi questa settimana un canto per la COMUNIONE/RINGRAZIAMENTO

SIGNORE, SEI TU IL MIO PASTORE
(Nella Casa del Padre, n. 727, Elledici)

RIT. Signore, sei tu il mio pastore,
nulla mi può mancar se tu sei con me.

1. Sui prati verdeggianti mi guidi a riposar,
ad acque chiare e fresche mi vengo a dissetar.

2. Se in una valle oscura io camminar dovrò,
vicino a te, Signore, più nulla temerò.

3. Per me prepari un pane, che vita mi darà,
e un calice ricolmo di vino, a sazietà.

4. La grazia, la tua luce tu manda su di me
e resterò, Signore, per secoli con te.

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9. Narrazione – XVI C, 21 lug ’19

IL SEGRETO DELLA FELICITÀ

Un giovane domandò al più saggio di tutti gli uomini il segreto della felicità.
Il saggio suggerì al giovane di fare un giro per il palazzo e di tornare dopo due ore.
«Solo ti chiedo un favore» concluse il saggio, consegnandogli un cucchiaino su cui versò due gocce d’olio.
«Mentre cammini, porta questo cucchiaino senza versare l’olio».
Dopo due ore il giovane tornò e il saggio gli chiese:
«Hai visto gli arazzi della mia sala da pranzo? Hai visto i magnifici giardini? Hai notato le belle pergamene?».
Il giovane, vergognandosi, confessò di non avere visto niente.
La sua unica preoccupazione era stata quella di non versare le gocce d’olio.
«Torna indietro e guarda le meraviglie del mio mondo» disse il saggio.
Il giovane prese il cucchiaino e di nuovo si mise a passeggiare, ma questa volta osservò tutte le opere d’arte.
Notò i giardini, le montagne, i fiori.
Tornò dal saggio e riferì particolareggiatamente tutto quello che aveva visto.
«Ma dove sono le due gocce d’olio che ti ho affidato?» domandò il saggio.
Guardando il cucchiaino, il ragazzo si accorse di averle versate.
«Ebbene, questo è l’unico consiglio che ho da darti» concluse il saggio.
«Il segreto della felicità consiste nel guardare tutte le meraviglie
del mondo senza mai dimenticare le due gocce d’olio nel cucchiaino».

«Infine, fratelli, prendete in considerazione tutto quel che è vero, buono, giusto, puro, degno di essere amato e onorato;
quel che viene dalla virtù ed è degno di lode» (San Paolo ai Filippesi 4,8).
Senza mai dimenticare l’essenziale!


(tratto da “365 Piccole Storie per l’anima”, Vol. 1, pag. 240 – Bruno Ferrero, Elledici)

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10. Anche Noi Vogliamo Capire – XVI C, 21/7/19

Per aiutare i nostri piccoli a vivere meglio la Liturgia della Parola

PRIMA LETTURA (Gn 18,1-10a)
Questa scena di ospitalità è la più bella del Primo Testamento. Abramo riposa tranquillo, ma non appena vede gli ospiti diventa frenetico e coinvolge la moglie e la servitù. Non sa che è il Signore a visitarlo, lo scoprirà più tardi, quando gli prometterà il figlio che desiderava. I cristiani sanno che in ogni ospite c’è il Signore.

* Capire le parole
Querce di Mamre. Luogo boschivo identificato presso il centro-sud della Palestina: Mamre potrebbe essere stato un Amorreo, un capo tribù.
Tre uomini. Dall’insieme del racconto e dei suoi sviluppi, si comprende che Abramo è al cospetto di una manifestazione diretta di di Dio. I tre uomini ora parlano insieme, ora si esprimono in prima persona singolare, e dopo un anno realizzano la promessa di un figlio ai due anziani sposi.


SECONDA LETTURA (Col 1,24-28)
Paolo traccia per i Colossesi un piccolo bilancio della sua vita. È in catene e anziano, non può muoversi liberamente, ma è felice di aver speso la vita per il Signore e per diffondere la bella notizia della salvezza, meritata da Gesù per tutti i popoli.

* Capire le parole
Ciò che, dei patimenti di Cristo, manca nella mia carne. Paolo si sente onorato di poter partecipare, con le sue sofferenze, a quelle di Cristo. Da questo suo grande insegnamento deriva l’atteggiamento del cristiano di abbracciare e sopportare le proprie croci come crescita e purificazione spirituale, piuttosto che come maledizione.
Ministro (della Chiesa). Paolo sa (e testimonia) che il compito del ministro è quello di “amministrare”, cioè di servire coloro che gli sono spiritualmente affidati, e non di servirsi del proprio ruolo all’interno della Chiesa per un proprio vantaggio personale.


VANGELO (Lc 10,38-42)
Luca in questo brano non parla di servizio e preghiera personale, ma di ascolto della Parola contrapposto all’agitazione. Le persone che, nelle comunità cristiane, si dedicano ai numerosi compiti di servizio sono invitate a confrontarsi con le due sorelle per mettere al centro della vita l’ascolto attento del Maestro.

* Capire le parole
Mentre era in cammino. Gesù vive senza pause gli anni della sua attività pubblica. Anche le soste nel corso delle tappe dei suoi viaggi sono occasioni di incontro con persone che gli diventano care e di insegnamenti continui.
Di una cosa sola c’è bisogno. È di Gesù stesso che c’è da aver bisogno: della sua amicizia, del sostare in preghiera silenziosa con lui, della sua parola da mettere in pratica.


PER RIASSUMERE… Dopo la parabola del buon samaritano ecco il quadretto delle sorelle Marta e Maria. Luca non mette in contraddizione il servizio ai fratelli e l’ascolto orante del Signore. Li lega strettamente e assegna, per i cristiani, il primato all’ascolto della parola di Gesù. Vi è enorme differenza tra “azione” e “agitazione”.


Le parole da capire sono curate dall’autore del sito liturgico; le parti in corsivo sono un libero adattamento da “Messale delle Domeniche e feste 2019 – LDC”

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1. Letture – XV C, 14 lug ’19

PRIMA LETTURA
Questa parola è molto vicina a te,
perché tu la metta in pratica.

Dal libro del Deuteronòmio 30,10-14

Mosè parlò al popolo dicendo:
«Obbedirai alla voce del Signore, tuo Dio, osservando i suoi comandi e i suoi decreti, scritti in questo libro della legge, e ti convertirai al Signore, tuo Dio, con tutto il cuore e con tutta l’anima.
Questo comando che oggi ti ordino non è troppo alto per te, né troppo lontano da te. Non è nel cielo, perché tu dica: “Chi salirà per noi in cielo, per prendercelo e farcelo udire, affinché possiamo eseguirlo?”. Non è di là dal mare, perché tu dica: “Chi attraverserà per noi il mare, per prendercelo e farcelo udire, affinché possiamo eseguirlo?”. Anzi, questa parola è molto vicina a te, è nella tua bocca e nel tuo cuore, perché tu la metta in pratica».
Parola di Dio.


SALMO RESPONSORIALE Dal Salmo 18

R. I precetti del Signore fanno gioire il cuore.

La legge del Signore è perfetta,
rinfranca l’anima;
la testimonianza del Signore è stabile,
rende saggio il semplice.

I precetti del Signore sono retti,
fanno gioire il cuore;
il comando del Signore è limpido,
illumina gli occhi.

Il timore del Signore è puro,
rimane per sempre;
i giudizi del Signore sono fedeli,
sono tutti giusti.

Più preziosi dell’oro,
di molto oro fino,
più dolci del miele
e di un favo stillante.


SECONDA LETTURA
Tutte le cose sono state create
per mezzo di lui e in vista di lui.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossési 1,15-20

Cristo Gesù è immagine del Dio invisibile,
primogenito di tutta la creazione,
perché in lui furono create tutte le cose
nei cieli e sulla terra,
quelle visibili e quelle invisibili:
Troni, Dominazioni,
Principati e Potenze.
Tutte le cose sono state create
per mezzo di lui e in vista di lui.
Egli è prima di tutte le cose
e tutte in lui sussistono.
Egli è anche il capo del corpo, della Chiesa.
Egli è principio,
primogenito di quelli che risorgono dai morti,
perché sia lui ad avere il primato su tutte le cose.
È piaciuto infatti a Dio
che abiti in lui tutta la pienezza
e che per mezzo di lui e in vista di lui
siano riconciliate tutte le cose,
avendo pacificato con il sangue della sua croce
sia le cose che stanno sulla terra,
sia quelle che stanno nei cieli.
Parola di Dio.


CANTO AL VANGELO (Cf. Gv 6,63c.68c)

Alleluia, alleluia.
Le tue parole, Signore, sono spirito e vita;
tu hai parole di vita eterna.
Alleluia.


VANGELO
Chi è il mio prossimo?

Dal Vangelo secondo Luca 10, 25-37

In quel tempo, un dottore della Legge si alzò per mettere alla prova Gesù e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?». Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso». Gli disse: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai».
Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?». Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gèrico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. Anche un levìta, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno”. Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ così».
Parola del Signore


(tratto da: Nuovo Messale della comunità, Domeniche e feste – Elledici 2008)