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2. Esegesi – XVII C, 28 lug ’19

DITE: «PADRE»

Genesi 18,20-32 – Davvero sterminerai il giusto con l’empio?
Colossesi 2,12-14 – Con Cristo Dio ha dato vita anche a voi
Luca 11,1-13 – Signore insegnaci a pregare

Abramo, audace nella preghiera
Ci incontriamo questa domenica con l’audacia della preghiera di Abramo e anche con la nostra. Questo uomo conosce la gente con cui vive, è preoccupato per loro perché sa che sono peccatori e non lo nasconde, non tace la verità, prega per il loro perdono. La sua preghiera è un far ricordare a Dio i suoi stessi interessi e impegni. Abramo compie tutto ciò sapendo di essere egli stesso «polvere e cenere». Su questo atteggiamento di umiltà si fonda la sua grande fiducia, il suo ardimento quasi a lottare con Dio. Di fronte a questo tipo di preghiera Dio è pronto ad arrendersi. Il Vangelo ci presenta Gesù che, uomo tra gli uomini, prega e insegna a pregare. Quando pregare dite: «Padre» (v. 2), ricordatevi, con fiducia, di essere figli, simili a quelli di Abramo, fate ricordare a Dio di essere vostro Padre. Ricordatevi il progetto di Dio su di voi e per voi. Quando pregate iniziate così, se no la vostra preghiera sarà espressione dei vostri interessi, del volere il vostro Regno e l’onore del vostro nome. Questo è quanto Paolo ci ricorda nella seconda lettura.

Cristo Gesù provoca alla preghiera
La particolarità preziosa di Luca è che il «Padre nostro» è come provocato dalla preghiera stessa del Signore. Questo tende a suggerire che Egli insegna ai discepoli la preghiera che Lui stesso rivolge al Padre. Luca ama sottolineare questa preghiera di Gesù, soprattutto nei passaggi più importanti della sua vita e del suo insegnamento. È un grande regalo pensare che Egli ci coinvolga e ci immerga nella sua stessa preghiera. Di quello che noi chiamiamo «pane quotidiano» si sottolinea quanto sia «essenziale», non se ne può fare a meno (v. 3), ha un rilievo profondo, e questo pane di «ogni giorno» è importante come la preghiera. È chiaro che una preghiera così coinvolge la vita. L’impegno per il bene del nostro prossimo è insinuato da due esempi che accompagnano e commentano il «Padre nostro». Essi ci ricordano che tante preghiere vanno rivolte a coloro che ci possono dare una mano, e che anche noi possiamo essere pregati da altri per un aiuto. Ci viene svelato che la preghiera altro non è che «una relazione di amicizia con Dio», che implica donazione, reciprocità verso gli altri.

Stimolati dalla preghiera amica
In questa preghiera si cogliere l’orizzonte dell’amicizia. Chi a mezzanotte è in viaggio sa dove andare: dal suo amico. Questo amico che non avrebbe niente da offrirgli sa dove bussare: dall’amico «importante», che sicuramente ha da prestargli i tre pani necessari per accogliere e sostentare l’altro. Chi è amico si muove, esce dalla sua casa, da se stesso, anche nel cuore della notte e dice, chiede, cioè entra in relazione con la persona a cui vuole bene, e intercede per un altro amico, perché c’è ancora una relazione da custodire, da coltivare. È meraviglioso che questa «amicizia» sia il segreto di potenza per me che sono un poveretto e non ho niente da dare, e per l’altro amico al quale non posso non dare niente. È bello il «mondo» dei tre amici, dove io, come ogni ascoltatore di questa Parola, sono quello «in mezzo» tra un amico cui si vuole poter offrire qualcosa, e l’ «Altro», essenziale per risolvere la mia povertà. La nostra preghiera, quando acquista il senso vero di una relazione profonda di amore con Dio, diventa spazio di libertà, segno di coraggio, moto del cuore, fiducia assoluta, abbandono.

Attenti ai bisogni dei piccoli
Non possiamo dimenticare la presenza dei bambini che sono a letto con il vero amico. Forse sono i più piccoli e i più poveri, e quindi i prediletti. Bisogna tenerne conto. Rispetto a loro noi non meriteremmo e non potremmo pretendere l’attenzione e l’offerta dell’Amico che dorme con loro. La nostra forza sta proprio nella nostra «povertà». Non saremo come quei bambini piccoli e prediletti, ma in fondo siamo dei poveretti anche noi e non veniamo abbandonati al nostro destino. Siamo in ogni modo collocati in quella ricca relazione di amicizie che è troppo impegnativa per i nostri grandi limiti. Invocando Dio come Padre e la venuta del suo Regno, chiediamo di essere resi sempre più strumenti di questo Dio e del suo Regno nel mondo, segni visibili suoi presso i nostri fratelli.


PER IL CONFRONTO NEL GRUPPO
– La nostra preghiera aspetta solo risposte o è pure dono?
– Quali sono le nostre difficoltà nella preghiera?


IN FAMIGLIA
Proclamiamo insieme la preghiera del «Padre nostro», accendiamo poi una candela e ognuno ripete un’espressione della stessa preghiera.


(tratto da: R. Paganelli – Vivere la domenica aprendoci alla Parola, anno C – Elledici 2015)

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3. Annunciare la Parola – XVII C, 28 lug ’19

• Gn 18,20-21.23-32 – Non si adiri il Signore, se parlo.
• Salmo 137 – Rit.: Il povero invoca e Dio lo ascolta.
• Col 2,12-14 – Con lui Dio ha dato vita anche a voi, perdonando tutti i peccati.
• Canto al Vangelo – Alleluia, alleluia. Chiedete e vi sarà dato, dice il Signore, cercate e troverete. Il Padre vostro sa di che avete bisogno. Alleluia.
• Lc 11,1-13 – Chiedete e vi sarà dato.

PER COMPRENDERE LA PAROLA

Il potere che ha su Dio la preghiera perseverante (1ª lettura e Vangelo).

PRIMA LETTURA
Questa lettura viene alcuni versetti dopo quella della 16a domenica: Abramo, sempre ospitale, ha accompagnato gli ospiti mentre si allontanano, fino a quando arrivano in vista di Sodoma. Iahvè decide di rivelare ad Abramo ciò che sta per fare. Non per prendere consiglio: i suoi due servitori partono per eseguire la sanzione.
Abramo interviene. Scena meravigliosa:
a) letterariamente: contrattazione all’orientale. E tuttavia è Abramo che non ha il coraggio di spingersi fino alle estreme conseguenze;
b) teologicamente: Abramo (o l’autore) ha il senso dell’intercessione (diritto? potere? dovere?), dell’intercessione disinteressata per dei peccatori che per lui sono niente (non si lamenta per Lot); inoltre ha il senso del ruolo dei giusti in mezzo ai peccatori; soprattutto il senso di Dio nei riguardi del peccato e della punizione.
Ruolo della comunità cristiana (come dell’ebraica) nel mondo pagano.

SALMO
Canto di ringraziamento (del popolo dopo la salvezza accordata da Dio. Ritorno dall’esilio?). Occasione per dichiarare la fiducia nella preghiera (ma preghiera personale per sé). Non come Abramo. Come l’amico del Vangelo.

SECONDA LETTURA
Il brano si capisce meglio se ci si rifà ai vv. 6-9: “Camminate dunque nel Signore Gesù Cristo…”; “In Cristo abita corporalmente tutta la pienezza della divinità, e voi avete in lui parte alla sua pienezza, di lui cioè che è il capo di ogni Principato e di ogni Potestà”.
L’insegnamento dunque mira a convincerci che siamo uniti a Cristo, associati al suo mistero di morte e di risurrezione mediante il battesimo: è un fatto acquisito, Dio ci ha dato la vita con lui. Quanto al peccato, Paolo vuole una volta di più liberarci dall’assillo della Legge che ci condanna perché siamo incapaci di osservarla. La lista dei nostri debiti è stata inchiodata sulla croce con Cristo e quindi non se ne parla più.

VANGELO
Brano sulla preghiera. Comporta:
a) il Padre nostro;
b) un invito all’insistenza, all’ostinazione: l’amico importuno;
c) un invito alla fiducia: Dio è buono. Inoltre bisogna chiedere cose buone, le realtà del Regno come nel Pater.
* L’introduzione del racconto
Gesù è in preghiera. Luca ricorda spesso la preghiera di Gesù e in tal modo ne evoca la relazione personale col Padre. I discepoli chiedono una preghiera tutta “per loro”, perché vedono che i discepoli di Giovanni e altri hanno la loro.
* Il Padre nostro
Anzitutto ciò che interessa il Regno di Dio. È l’ordine di priorità del Vangelo. Cf Lc 11,13 e Mt 6,33. Le preoccupazioni temporali vengono dopo.
Sia santificato il tuo nome, cioè “che tu sia trattato come il Dio santo, riconosciuto e adorato da tutti”. A tale scopo, Dio agisca non secondo il nostro interesse, ma secondo il suo Nome, cioè nella fedeltà all’alleanza che ci ha donato (cf Ez 20).
Luca è forse lo schema primitivo, più breve, però Matteo presenta formule più autenticamente semitiche. La differenza più evidente è nella richiesta di perdono. Per Luca, i discepoli hanno già cominciato a perdonare.
* L’amico importuno
Come nell’episodio di Abramo, è un invito a insistere. Gesù afferma: “Sarà aperto”. Il seguito spiega il motivo: “Dio è migliore di tutti i padri della terra”.


PER ANNUNCIARE LA PAROLA (piste di omelia)

Pregare per il mondo
I quotidiani ci riferiscono le ultime novità della politica, l’avanzare della criminalità o della perversione. Tutti motivi per lamentarci. Ma sono anche motivi per pregare, per intercedere? Sarebbe il nostro ruolo di cristiani il farlo con ostinazione. Osserviamo Abramo di fronte a Sodoma e Gomorra! Se si amano gli altri cristianamente, si prega per loro. Come pregare? Abbiamo sempre bisogno di imparare o di reimparare. Abramo, il salmo 137, il Vangelo ci ricordano che siamo dei figli in dialogo col Padre.
1. La preghiera. È un “a tu per tu”. Con un Padre che ama il dialogo, magari la contestazione: “Lungi da te far morire il giusto con l’empio!… Forse il giudice di tutta la terra non praticherà la giustizia?” (1ª lettura). “Dite: Padre” (Vangelo). Con un padre si parla, si scambiano le idee, si discute. “Ho cercato fra loro un uomo che costruisse un muro e si ergesse sulla breccia di fronte a me, per difendere il paese perché io non lo devastassi, ma non ¬l’ho trovato” (Ez 22,30).
Che ama l’insistenza: egli entra nel gioco di suo figlio: “Quaranta… trenta… forse ne mancheranno cinque” (1ª lettura). Egli fa il sordo come l’amico importunato: “Chiedete… cercate… bussate…” (Vangelo). Ma si lascia piegare: “Percorrete le vie della città… cercate nelle sue piazze, se trovate un uomo, uno solo, che agisca giustamente e cerchi di mantenersi fedele, allora io perdonerò la vostra città” (Ger 5,1).
Che è buono, molto buono: “Non la distruggerò” (1ª lettura). “Se dunque voi che siete cattivi… quanto più…” (Vangelo). “Ha annullato il documento scritto del nostro debito” (2ª lettura).
2. È uno slancio dell’uomo: né oppio, né alienazione.
Ci si aliena quando si discute… e si guadagna (Abramo: 1ª lettura; l’amico importuno: Vangelo)? Quando si è solidali con gli altri: Abramo per Sodoma e Gomorra (1ª lettura); il richiedente per i suoi ospiti (Vangelo)? Per domande essenziali: la giustizia e il perdono (1ª lettura); il Regno di Dio, l’ospitalità e il pane quotidiano (Vangelo)?
Come Mosè capo del popolo (Esodo) e come il Servo (Isaia), Abramo entra in rapporto personale con Dio e si fa mediatore unico fra Iahvè e il popolo.
3. Di là dalla nostra personale intercessione e dalla nostra personale giustizia, di fronte ai peccati del mondo stanno l’intercessione e la giustizia di Cristo, il quale “annulla il documento scritto del nostro debito… inchiodandolo alla croce” (2ª lettura).
Noi abbiamo il dovere di intercedere e pregare per il mondo, ma “per Cristo, con Cristo e in Cristo” (Canone della Messa). “Per l’obbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti” (Rm 5,19).

Le priorità della preghiera
Molti ragionamenti ci impediscono di pregare, compreso il rispetto di Dio: si può pretendere di fargli cambiare il piano che ha stabilito? Non è troppo grande per interessarsi ai nostri meschini affari? E il rispetto dell’uomo? Non spetta all’uomo assumersi le sue responsabilità per migliorare il mondo? Assicurare l’irrigazione per le colture, negoziare la pace, guarire le malattie sono compiti e responsabilità degli uomini: rivolgersi a Dio perché si metta al nostro posto non è fare ingiuria al Creatore come alla creatura?
Le domande del Pater ci invitano a una preghiera perfettamente rispettosa di Dio e dell’uomo.
Nelle prime domande, il Regno di Dio e la sua giustizia (Mt 6,33), il suo nome santificato, precedono le preoccupazioni temporali: “Rendo grazie al tuo nome per la tua fedeltà e la tua misericordia” (Salmo).
Gesù non è venuto per essere servito: egli è il primo operaio della Salvezza. Quindi ci insegna a rivolgerci al Padre e a dirgli in un certo senso: “Il Regno è opera tua; fa’ tu; noi ci fidiamo di te”.
Si veda la storia delle infedeltà di Israele in Ez 20, dove viene ripetuto il versetto-ritornello: “Così dice il Signore… ¬l’ho fatto per riguardo al mio nome. Non volevo essere di¬sprezzato dai popoli fra i quali vivevano”. Ignazio di Loyola consiglierà di “agire come se tutto dipendesse da noi, e pregare come se tutto dipendesse da Dio”.
Le domande per questa vita, soprattutto il perdono. Se Dio può condannare una comunità di malvagi, nella quale vi siano dei giusti, perché non potrebbe salvarla (1ª lettura)? Se noi siamo giusti, “se noi perdoniamo”, Dio potrà far prevalere la misericordia sulla giustizia (cf Vangelo). Liberaci dalla tentazione: “Io non ti chiedo che tu li tolga dal mondo, ma che li custodisca dal Maligno” (Gv 17,15).
Lo Spirito Santo dato in abbondanza (Vangelo) è la risposta di Dio, migliore del pane quotidiano e delle “cose buone” che gli uomini danno ai loro figli. La preghiera ci pone davanti a Dio così come siamo: figli associati alla responsabilità del Regno.


(tratto da: M. Gobbin, Omelie per un anno – vol. 2, anno C, tempo ordinario – Elledici 2003)

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4. Parola da Vivere – XVII C, 28 lug ’19

DITE: «PADRE»

È proprio la piccola vicenda delle nostre buone relazioni umane a promuovere e accompagnare l’esperienza della vita di fede. Ci sentiamo molto debitori verso tutti coloro che con la buona «liturgia» della loro vita ci hanno rivelato e confermato la misura infinita del dono di Dio. È attraverso gesti semplici e comuni celebrati tra noi che possiamo capire qualcosa del dono del Padre che ci dona se stesso dandoci il suo Spirito.


(tratto da R. Paganelli – Vivere la domenica aprendoci alla Parola, anno C, Elledici 2015)

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5. Preghiere dei Fedeli – XVII C, 28 lug ’19

Il Padre Nostro

Celebrante. Dio Padre, per mezzo di Gesù Cristo, ci ha suggerito che cosa dobbiamo chiedere. Nella Preghiera dei fedeli facciamo nostre le domande che il Signore ha messo sulle nostre labbra.

Lettore. Preghiamo insieme e diciamo: Padre nostro, ascolta i tuoi figli.

1. Perché sia santificato il nome di Dio.
Lo stile di vita di coloro che si riconoscono fratelli in Cristo, risulti sempre a lode del loro Padre celeste, preghiamo.

2. Perché venga il Regno di Dio.
È questo il compito appassionante a cui la Chiesa e tutti i cristiani sono chiamati a collaborare, preghiamo.

3. Perché sia fatta la volontà del Signore.
La libertà, che è dono di Dio, non degeneri nel libertinaggio e nel peccato, ma si armonizzi con il progetto del Signore, preghiamo.

4. Perché chi si trova nell’indigenza non sia privo del pane quotidiano.
Non accada che i popoli ricchi diventino sempre più ricchi, e quelli poveri sempre più poveri, preghiamo.

5. Perché otteniamo il perdono dei nostri peccati impegnandoci per primi a perdonare chi ci ha offeso.
Non accada che una malintesa volontà di giustizia si trasformi in vendetta e persecuzione, preghiamo.

6. Perché sappiamo superare le tentazioni.
I desideri del cuore e le pulsioni dei sensi trovino una suprema armonia nel dominio della ragione, preghiamo.

7. Perché siamo liberati dal male.
L’impegno e la buona volontà dei cristiani portino l’umanità a vincere la sofferenza fisica e ogni forma di peccato, preghiamo.

Celebrante. Accogli, o Padre, questa preghiera di domanda che ti abbiamo rivolto con i sentimenti che furono propri del tuo figlio Gesù, ed esaudiscici. Te lo chiediamo per lo stesso Cristo nostro Signore.


(tratto da: E. Bianco, Preghiera dei fedeli, proposte per le domeniche e feste degli anni A-B-C – Elledici 2002)

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7. Aforismi – XVII C, 28 lug ’19

Raccolta di aforismi o testi utili per la riflessione o l’approfondimento

HANNO DETTO DEL «PADRE NOSTRO»
– Cosimo de’ Medici… rispose che gli stati non si tenevono co’ paternostri in mano. Niccolò Machiavelli
– Padre nostro che sei nei cieli, / restaci. / E noi resteremo sulla terra / che a volte è così bella. Jacques Provert
– Il primo canto dell’uccellino è un «Pater» che chiede al cielo il pane quotidiano. Ramon Gimez de la Serna
– Il «Padre Nostro» contiene una tale carica esplosiva, che distrugge un’intera categoria di persone: gli orfani. eb
– Se gli uomini dicessero a Dio con verità: «Padre Nostro», la terra cambierebbe volto. Dietrich Bonhoeffer
– Il «Padre Nostro» è il compendio di tutto il Vangelo. Tertulliano

I DUE TESTI EVANGELICI
Oltre a Luca, anche Matteo (Mt 6,9-13) ha parlato di Gesù che insegna il «Padre Nostro», ma in circostanze diverse, e presentando anche un testo in parte diverso. Ecco le principali varianti fra i due Vangeli.
– Mentre in Luca Gesù risponde alla richiesta di uno degli apostoli, in Matteo l’insegnamento del Signore è impartito all’interno del discorso della montagna, a una grande folla di discepoli e ascoltatori.
– La specificazione «nostro che sei nei cieli», dopo l’invocazione «Padre», si trova solo nel testo di Matteo.
– In Luca manca anche la richiesta che sia fatta «la volontà di Dio sulla terra come in cielo».
– In Matteo si trova il termine giuridico «debiti», mentre Luca parla di «peccati».
– Solo Matteo ha l’invocazione finale «ma liberaci dal male/maligno». Come si possono spiegare queste varianti? I due evangelisti sembrano così lontani fra loro. Ecco le osservazioni dei biblisti:
***Sappiamo che Gesù affrontò il tema preghiera con una certa frequenza, e sembra normale che abbia insegnato come pregare in diverse occasioni, sia agli apostoli che alle folle, usando anche espressioni diverse. Le sue parole, raccolte e conservate, confluirono a formare la tradizione orale dei primi cristiani, con esiti di conservazione diversi nelle varie comunità di fede. Matteo e Luca dovettero riportare nei rispettivi Vangeli le formule in uso nei loro ambienti.***


(tratto da: E. Bianco, All’altare di Dio – Anno C – Elledici 2009)

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8. Canto Liturgico – XVII C, 28 lug ’19

Ecco a voi questa settimana un canto per la COMUNIONE/RINGRAZIAMENTO

CON IL MIO CANTO – P. A. Sequeri
(Nella Casa del Padre, n. 630, Elledici)

1. Con il mio canto, dolce Signore,
voglio danzare questa mia gioia,
voglio destare tutte le cose,
un mondo nuovo voglio cantare.
Con il mio canto, dolce Signore,
voglio riempire lunghi silenzi,
voglio abitare sguardi di pace,
il tuo perdono voglio cantare.

Rit. Tu sei per me come un canto d’amore:
resta con noi fino al nuovo mattino.

2. Con il mio canto, dolce Signore,
voglio plasmare gesti d’amore,
voglio arrivare oltre la morte,
la tua speranza voglio cantare.
Con il mio canto, dolce Signore,
voglio gettare semi di luce,
voglio sognare cose mai viste,
la tua bellezza voglio cantare.

Rit. Tu sei per me come un canto d’amore:
resta con noi fino al nuovo mattino.
Se tu mi ascolti, dolce Signore,
questo mio canto sarà una vita
e sarà bello vivere insieme
finché la vita un canto sarà.

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9. Narrazione – XVII C, 28 lug ’19

IL FULMINE

Durante la celebrazione della Messa domenicale, scoppiò improvvisamente un violento temporale.
Un fulmine colpì il campanile e fece tremare le pareti della chiesa, che era gremita di gente.
Il celebrante, visibilmente scosso, si rivolse ai fedeli:
«Interrompiamo un attimo la Messa» disse.
«E mettiamoci a pregare…».

L’abitudine impolvera, incrosta, spegne anche le cose più belle e più grandi.
E si finisce a farle «per finta».


(tratto da “365 Piccole Storie per l’anima”, Vol. 1, pag. 273 – Bruno Ferrero, Elledici)

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10. Anche Noi Vogliamo Capire – XVII C, 28/7/19

Per aiutare i nostri piccoli a vivere meglio la Liturgia della Parola

PRIMA LETTURA (Gn 18,20-21.23-32)
La Genesi con Abramo ci offre il modello di preghiera di un amico di Dio. Il criterio che lo spinge a trattare è la convinzione che il Signore non può far perire il giusto per colpa del malvagio. Nella sua richiesta si ferma a dieci. Più avanti i profeti cercheranno anche un solo giusto per stornare il castigo di Dio. Gesù, unico giusto, otterrà il perdono per tutta l’umanità peccatrice.

* Capire le parole
Sòdoma e Gomorra. Città simbolo dell’umanità che si abbandona al peccato e trasgredisce i comandamenti di Dio.
Voglio scendere a vedere. Raffigurazione “umana” dell’interessamento di Dio sui fatti umani.


SECONDA LETTURA (Col 2,12-14)
Eravamo debitori senza poter estinguere il debito, perché non eravamo in grado di espiare le nostre colpe. Ma Dio, Padre misericordioso, ha distrutto tutti i documenti dei nostri debiti, quando Cristo è salito sulla croce e ha ottenuto il perdono di tutti i peccati dell’umanità.

* Capire le parole
Con Cristo sepolti nel battesimo. Paolo vede il battesimo come un essere sepolti con Cristo, cioè come una partecipazione alla sua morte (immersione nell’acqua), e come una risurrezione con lui (riemersione).
Il documento scritto contro di noi. Pur non essendo del tutto chiaro che cosa Paolo intenda per «documento scritto», abitualmente si pensa che si tratti dell’elenco delle colpe commesse, che stanno come un atto d’accusa verso l’umanità. Gesù in croce le ha annullate, prendendo su di sé la pena che sarebbe spettata a noi.


VANGELO (Lc 10,38-42)
Quella che insegna Gesù non è solo una preghiera fra tante, ma la sintesi degli atteggiamenti che il credente deve avere verso Dio Padre. In essa sono raccolte le richieste essenziali per la vita personale e comunitaria, in vista della salvezza.

* Capire le parole
Come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli. Tutti i maestri di vita spirituale e i profeti erano soliti insegnare ai loro discepoli l’arte della preghiera.
“E non abbandonarci alla tentazione”. Questa ultima e più recente traduzione entrerà prossimamente nella liturgia in modo ufficiale. Prepariamoci ad aggiornare le nostre abitudini!


PER RIASSUMERE… Che gli uomini non sappiano pregare è cosa risaputa, forse anche per questo pregano poco o per niente. La richiesta dei discepoli, «Signore, insegnaci a pregare…», indica una strada percorribile e anche abbastanza facile: impariamo dal Figlio di Dio come ci si rivolge al Padre. Gesù stesso ha pregato e il cuore della sua preghiera è il desiderio di fare la volontà del Padre in ogni circostanza, anche la più difficile.


Le parole da capire sono curate dall’autore del sito liturgico; le parti in corsivo sono un libero adattamento da “Messale delle Domeniche e feste 2019 – LDC”

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1. Letture – XVI C, 21 lug ’19

PRIMA LETTURA
Signore, non passare oltre
senza fermarti dal tuo servo.

Dal libro della Gènesi 18,1-10a

In quei giorni, il Signore apparve ad Abramo alle Querce di Mamre, mentre egli sedeva all’ingresso della tenda nell’ora più calda del giorno.
Egli alzò gli occhi e vide che tre uomini stavano in piedi presso di lui. Appena li vide, corse loro incontro dall’ingresso della tenda e si prostrò fino a terra, dicendo: «Mio signore, se ho trovato grazia ai tuoi occhi, non passare oltre senza fermarti dal tuo servo. Si vada a prendere un po’ d’acqua, lavatevi i piedi e accomodatevi sotto l’albero. Andrò a prendere un boccone di pane e ristoratevi; dopo potrete proseguire, perché è ben per questo che voi siete passati dal vostro servo». Quelli dissero: «Fa’ pure come hai detto».
Allora Abramo andò in fretta nella tenda, da Sara, e disse: «Presto, tre sea di fior di farina, impastala e fanne focacce». All’armento corse lui stesso, Abramo; prese un vitello tenero e buono e lo diede al servo, che si affrettò a prepararlo. Prese panna e latte fresco insieme con il vitello, che aveva preparato, e li porse loro. Così, mentre egli stava in piedi presso di loro sotto l’albero, quelli mangiarono.
Poi gli dissero: «Dov’è Sara, tua moglie?». Rispose: «È là nella tenda». Riprese: «Tornerò da te fra un anno a questa data e allora Sara, tua moglie, avrà un figlio».
Parola di Dio


SALMO RESPONSORIALE
Dal Salmo 14(15)

R. Chi teme il Signore, abiterà nella sua tenda.

Colui che cammina senza colpa,
pratica la giustizia
e dice la verità che ha nel cuore,
non sparge calunnie con la sua lingua.

Non fa danno al suo prossimo
e non lancia insulti al suo vicino.
Ai suoi occhi è spregevole il malvagio,
ma onora chi teme il Signore.

Non presta il suo denaro a usura
e non accetta doni contro l’innocente.
Colui che agisce in questo modo
resterà saldo per sempre.


SECONDA LETTURA
Il mistero nascosto da secoli,
ora è manifestato ai santi.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossési 1,24-28

Fratelli, sono lieto nelle sofferenze che sopporto per voi e do compimento a ciò che, dei patimenti di Cristo, manca nella mia carne, a favore del suo corpo che è la Chiesa.
Di essa sono diventato ministro, secondo la missione affidatami da Dio verso di voi di portare a compimento la parola di Dio, il mistero nascosto da secoli e da generazioni, ma ora manifestato ai suoi santi.
A loro Dio volle far conoscere la gloriosa ricchezza di questo mistero in mezzo alle genti: Cristo in voi, speranza della gloria. È lui infatti che noi annunciamo, ammonendo ogni uomo e istruendo ciascuno con ogni sapienza, per rendere ogni uomo perfetto in Cristo.
Parola di Dio


CANTO AL VANGELO (Cf. Lc. 8,15)

Alleluia, alleluia.
Beati coloro che custodiscono la parola di Dio
con cuore integro e buono,
e producono frutto con perseveranza.
Alleluia.


VANGELO
Marta lo ospitò. Maria ha scelto la parte migliore.

Dal Vangelo secondo Luca 10,38-42

In quel tempo, mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò.
Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi.
Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».
Parola del Signore


(tratto da: Nuovo Messale della comunità, Domeniche e feste – Elledici 2008)