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2. Esegesi – XVIII C, 4 ago ’19

TENETEVI LONTANI DA OGNI CUPIDIGIA

Qoèlet 1,2; 2,21-23 Tutto è vanità
Colossesi 3,1-5.9-11 Cercate le cose di lassù
Luca 12,13-21 Tenetevi lontani da ogni cupidigia

Il senso dato da Dio
Nella prima lettura l’autore cerca il senso della vita, il perché di tante cose, prova a capire come Dio conduca la nostra storia e la guidi alla felicità. Riflettendo su quello che si vede sembra che tutto sia vanità. L’unica cosa è continuare a credere che Dio in qualche modo sappia dare alla nostra esistenza un senso, anche se noi non lo vediamo. Intanto viviamo giorno per giorno i doni che Dio ci affida amministrandoli con saggezza, poi lasciamo che Lui decida il meglio per ognuno di noi. Il suggerimento che arriva da Paolo è di staccarci da tutto ciò che è terreno e che non riesce a rivelare pienamente l’immagine di Cristo Gesù, che è l’amore simile al suo, quindi il suo modo di vivere nel mondo, in mezzo alle cose e agli uomini. La speranza cristiana non ci aliena dalla terra, ma ci spinge ad allontanarci da ciò che ci allontana dal cammino verso il cielo e ci chiude nella terra dell’egoismo, del capriccio e dell’avarizia.

L’ingombro provocato dalle cose
Il brano evangelico ci ricorda che c’è una eredità da dividere, ed è un po’ l’eco di «Padre, dammi la parte di eredità che mi spetta», come dice il figlio minore della parabola. Una eredità, quindi, non il frutto di una fatica, di un lavoro, ma un dono che diventa pretesa, necessità di avere un giudice perché le parti siano uguali. Il Signore Gesù risponde con la storia di un uomo ricco che però ha faticato per accumulare e fa progetti, perché la sua ricchezza aumenti. Realtà che hanno in comune la schiavitù delle persone e l’allontanamento dello sguardo da ciò che conta, la libertà del cuore. Cristo Gesù non dice «verrà una sciagura e distruggerà i tuoi granai!», ma «questa notte ti sarà tolta la tua vita» (v. 20), l’unico vero bene prezioso. L’essere umano può anche essere povero, però ricco di quei presunti beni che gli fanno credere di essere al di sopra di tutto e di tutti: la corsa per dimostrare di essere il migliore, una fatica spasmodica per arrivare ai primi posti nel lavoro, in famiglia, nelle comunità… nella Chiesa.

L’apertura delle cose donate
È quasi normale scegliere soluzioni diverse ai problemi della vita. Come quelle operate dal ricco della parabola evangelica, dove «quel che conta è avere sempre di più per me». Per Cristo Gesù chi crede di risolvere in tal modo il problema della vita è uno stolto, perché non pensa che dovrà lasciare tutto quello che ha accumulato (v. 20). I beni che abbiamo sono sempre dovuti a Dio che ha creato noi, le nostre energie, perché diventassimo saggi amministratori delle cose della terra. Quando la nostra vita finirà, non rimarranno granai fatti di riconoscimenti, di primi posti, di libri scritti, di ore di conferenze, rimarranno quei bicchieri d’acqua e quei pezzi di pane donati nel silenzio ai piccoli e poveri del Regno. Rimarrà l’amore ricevuto in eredità dal Padre che avrà portato il suo frutto nella misura in cui lo avremo moltiplicato senza misura. Dal Vangelo veniamo riportati al tema della comunione con il Signore della nostra vita. L’uomo ricco della parabola si pensa e si costituisce signore di sé e della sua vita. E lo fa confidando nel suo idolo di ricchezza e di possesso: la sua vita dipende da ciò! Prima di essere un peccato, questa è stoltezza (v. 20).

Il giusto valore dato a ciò che si ha
Quest’avarizia è veramente un inganno proprio per quel suo sottile e profondo collegamento con l’idolatria delle ricchezze, e quindi l’idolatria di sé. La severità del tempo breve dell’esistenza umana svela l’errore di chi «accumula tesori per sé, e non arricchisce davanti a Dio» (v. 21). Per Gesù è stolta la maniera del ricco di impostare il problema del senso della vita, perché la morte non è l’ultima parola, ma è una porta sulla vera vita. Ne è segno la sua risurrezione, che illumina nostra attuale esistenza. Vale sottolineare che qui non si tratta di un disprezzo delle cose e di una loro demonizzazione, ma della responsabilità circa la concezione e l’uso che di esse l’uomo ne fa. Il Vangelo ci introduce in un tema particolarmente caro alla memoria di Luca, quello della povertà. La povertà non può essere considerata una condizione di vita o una virtù cristiana, ma un elemento interno ed essenziale alla stessa fede. Il tema della povertà s’intreccia con il tempo nuovo inaugurato da Cristo Gesù, il tempo finale dell’attesa e del ritorno del Signore.


PER IL CONFRONTO NEL GRUPPO
– Quali cose appesantiscono maggiormente la tua vita?
– Di che cosa ti puoi liberare?


IN FAMIGLIA
L’accumulare sembra un normale percorso del nostro contesto sociale.
Si accumulano beni, si accumulano cose, alimenti, oggetti, giochi, libri.
Forse anche la nostra casa è più simile a un magazzino, sicuramente ordinato, che a un luogo da abitare.
Ma questa volta ognuno si libera di un oggetto,
e decide anche di non farsi attrarre dall’ultima cosa che ha pensato di avere per sé.


(tratto da: R. Paganelli – Vivere la domenica aprendoci alla Parola, anno C – Elledici 2015)

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3. Annunciare la Parola – XVIII C, 4 ago ’19

• Qo 1,2; 2,21-23 – Che profitto c’è per l’uomo in tutta la sua fatica?
• Dal Salmo 94 – Rit.: Fa’ che ascoltiamo, Signore, la tua voce.
• Col 3,1-5.9-11 – Cercate le cose di lassù, dove si trova Cristo.
• Canto al Vangelo – Alleluia, alleluia. Il regno dei cieli è vicino; convertitevi e credete al vangelo. Oppure: Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Alleluia.
• Lc 12,13-21 – Quello che hai preparato, di chi sarà?


PER COMPRENDERE LA PAROLA

Il denaro è un’insidia: ci distoglie da Dio e dalla vita reale.

PRIMA LETTURA
Qoelet, un saggio credente, riflette sull’inutilità degli sforzi umani.
In questo brano parla della fatica e degli affanni che si affrontano per accumulare una fortuna.
Uno muore e deve lasciare i beni a un altro, che non ha per nulla faticato: uno scandalo!
L’altro vive, ma che uso fa delle sue ricchezze? Forse è vecchio e malato. In ogni caso, si tormenta a non finire e, anche di notte, le preoccupazioni gli impediscono di dormire. Una stupidità!

SALMO
La Chiesa lo usa come “invitatorio” all’inizio della liturgia delle ore.
È un invito ad avvicinarsi a Dio e ad ascoltarlo. È colmo di ricordi dell’Esodo: il Signore è chiamato “roccia”, in ricordo della roccia dalla quale sgorgò l’acqua nel deserto (altri ritengono sia la roccia sulla quale è costruito il Tempio). Noi siamo “il popolo che egli conduce”, quel popolo che così spesso nel deserto ha indurito il proprio cuore e mormorato contro Dio.

SECONDA LETTURA
Questo brano della lettera ai Colossesi è un’esortazione morale, ma tutta impregnata di convinzioni dottrinali. La nuova vita deriva totalmente dalla risurrezione di Cristo.
“Voi siete risorti con Cristo”: è questa la fede, tutto il resto ne è la conseguenza.
“Le cose di lassù”. Come dimostra il seguito, la terra e il cielo non indicano questo mondo e l’aldilà. Nel brano la terra è la dissolutezza, ecc., cioè la vita umana corrotta, non ancora redenta da Cristo. Le cose di lassù sono “la vita nuova”, cominciata già da ora.
“Voi siete morti con Cristo”. L’unione mistica con Cristo è partecipazione alla sua morte e insieme alla sua risurrezione. Paolo riconosce la partecipazione alla morte in due aspetti della nostra vita:
a) rottura con “quella parte di voi che appartiene alla terra”, che è senz’altro una morte;
b) la nostra vera vita rimane nascosta e come sepolta: la gloria apparirà soltanto al ritorno di Cristo. Si tratta dell’aspetto oscuro della fede, dell’incompiutezza della nostra vita morale.
“L’uomo nuovo” e “l’uomo vecchio”. Queste espressioni paoline contraddistinguono le solidarietà profonde della natura umana. Quando pecchiamo, agiamo solidali con l’umanità peccatrice. La nuova vita consiste nell’accettare la nuova umanità ri-creata dal Creatore “a sua immagine” nel Cristo.
Possiamo vedere il parallelo tra questa seconda creazione e la prima, compresa la perfezione della vera “conoscenza”, mentre il primo uomo aveva fallito nella conquista della conoscenza del bene e del male (Gn 2,17 e 3,5).
Infine, in questa prospettiva, l’apostolo riafferma il superamento delle differenze fra le categorie di uomini: non c’è più Greco o Giudeo, ecc. Nella fede Paolo osa affermare che “Cristo è tutto in tutti”.

VANGELO
Luca tratta molte volte della ricchezza. È una delle caratteristiche del suo Vangelo. La sequenza del cap. 12 comporta varie cose: l’incontro con un uomo preoccupato per un’eredità; la parabola del ricco stolto; l’esortazione: “Non preoccupatevi della vostra vita”; l’invito a procurarsi un tesoro indistruttibile in cielo.
“Uno della folla disse a Gesù…”. Gesù insegna partendo da un fatto. Rifiuta di intervenire nell’affare di eredità, ma aiuta l’uomo a riflettere e a cambiare atteggiamento.
La parabola permette un facile accostamento alle riflessioni del Qoelet: il ricco pensa di godersi i suoi beni. Invece morirà senza averne approfittato.
Il Vangelo supera questa constatazione disillusa del saggio e presenta una soluzione: il ricco ha accumulato per se stesso “invece di arricchirsi davanti a Dio”. La parabola dell’amministratore infedele suggerirà che c’è un buon uso delle ricchezze: il servizio degli altri.
L’invito a cambiare il cuore è urgente. Oggi il Signore può richiederci la vita (Vangelo): una morte improvvisa, un incidente stradale. In quel momento si manifesterà ciò che siamo. Allora apparirà la gloria? “Oggi non induriamo il nostro cuore” (Salmo).


PER ANNUNCIARE LA PAROLA (piste di omelia)

Che vita stupida!
La ricchezza e la morte. Le riflessioni di Qoelet e del Vangelo su questo tema sono sempre attuali.
Quando si tratta degli altri, siamo abbastanza lucidi: tutto ciò che ha guadagnato non se l’è portato nella bara, il lenzuolo non ha tasche…
Ma quando si tratta di sé? Ci si crede distaccati dal denaro. Eppure, come abbiamo reagito quando c’è stata l’ultima spartizione di eredità in famiglia? Come ci vediamo in confronto agli altri?
“Quello sì, è fortunato”, ecc.
Per guadagnare di più non ci imponiamo fatiche che ci compromettono la salute, l’equilibrio, l’unità familiare, l’educazione dei figli?
Quale soluzione? Ci vuol pur del denaro per vivere. Gesù non dice il contrario. Ma: “Anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende dai suoi beni”. Da che cosa dipende, allora? Dalle sue qualità umane, dal coraggio, dal cuore, dalla fede, dal servizio che svolge.
Non accumulare “per se stesso”; far morire in sé “quella avarizia insaziabile che è idolatria” (2ª lettura).
È difficile non “indurire il cuore” (Salmo) quando si parla di denaro.

Indicateci la soluzione!
La nostra vita è intessuta di decisioni concrete. Soltanto noi ne conosciamo le difficoltà. Le critiche e le buone esortazioni non fanno che stancarci, per cui finiamo col dire ai predicatori, ai sacerdoti: “Ma in concreto, che cosa dobbiamo fare?”.
Così pure quando andiamo a trovare gli educatori: “Dite a mio figlio di fare questo o quello”.
Proprio come nel Vangelo: “Di’ a mio fratello di spartire con me l’eredità”. Gesù rifiuta questo tipo di interventi: “Non sono qui per fare da giudice”.
La risposta di Dio, della Chiesa, del sacerdote si pone a un altro livello: è un invito alla responsabilità e alla libertà.
È anche un invito alla riflessione sul senso della vita (cf 1ª lettura e Vangelo). È soprattutto un invito a vivere in conformità a una realtà ancora nascosta, ma viva: l’uomo ricreato a immagine di Dio con Gesù risorto (cf 2ª lettura):
– una realtà che Dio ha già attuato,
– una realtà che noi non abbiamo ancora compiuto.
Quando ci capita di assistere al battesimo di un adulto, misuriamo l’importanza dell’impegno cristiano. Se dovessimo rifarlo, saremmo disposti?
Alcuni genitori cristiani esitano a far battezzare il loro figliolo: non è meglio aspettare quando sarà in grado di capire? Ma quando ne sarà in grado?
Paolo presenta le cose in modo ben diverso: “Voi siete risorti con Cristo”; “Voi siete morti con lui”. Ciò è vero per i battezzati, che lo siano stati alla nascita o in seguito. Ma è vero anche per tutti gli uomini, chiamati a formare l’“uomo nuovo”.
Per tutti rimane l’impegno a vivere questo invito: “Rivestite l’uomo nuovo”.


(tratto da: M. Gobbin, Omelie per un anno – vol. 2, anno C, tempo ordinario – Elledici 2003)

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4. Parola da Vivere – XVIII C, 4 ago ’19

TENETEVI LONTANI DA OGNI CUPIDIGIA

L’unione a Cristo Gesù per la fede ci rende già ora partecipi della salvezza da Lui operata con la sua morte e risurrezione. In certo modo siamo già «risorti con Cristo», pieni di speranza, inseriti in un nuovo tipo di vita. La severità del tempo breve dell’esistenza umana svela l’errore di chi «accumula tesori per sé, e non arricchisce davanti a Dio» (Lc 12,21).


(tratto da R. Paganelli – Vivere la domenica aprendoci alla Parola, anno C, Elledici 2015)

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5. Preghiere dei Fedeli – XVIII C, 4 ago ’19

La parabola del ricco stolto

Celebrante. Il Signore ci ha insegnato che chi è prudente solo dai tetti in giù, in realtà è stolto. Nella Preghiera dei fedeli chiediamogli che ci insegni a orientare la vita verso i valori che ci ha additato con sapienza e pazienza di maestro divino.

Lettore. Preghiamo insieme e diciamo: Donaci, Padre, la sapienza del cuore.

1. Preghiamo per la santa Chiesa di Dio. Suo compito è additare agli uomini i beni spirituali, che soli arricchiscono veramente la società e l’umanità.
Perché la Chiesa mostri se stessa al mondo anzitutto povera e sciolta dalle pastoie terrene, come Cristo suo capo l’ha voluta, preghiamo.

2. Per gli uomini che vivono solo dai tetti in giù. Sono molti di fatto coloro che più hanno e più vogliono avere, e non sanno guardare al cielo sopra di sé.
Perché giungano a scoprire i valori dello spirito in tutta la loro ricchezza, e li sappiano mettere al vertice delle loro aspirazioni, preghiamo.

3. Per la giustizia e la pace tra le nazioni. Ancora troppi paesi, che magari si proclamano cristiani, vivono nell’opulenza, e in una corsa sfrenata all’accaparramento dei beni della terra.
Perché le leggi dell’economia non siano usate contro l’uomo, e gli egoismi e gli interessi di parte cedano il posto alla vera fraternità necessaria tra i popoli, preghiamo.

4. Per le famiglie dei profughi, dei baraccati, dei senza alloggio; per gli orfani delle guerre, i senza lavoro, le vittime dell’odio.
Perché i cristiani, impegnati a vivere i valori dello spirito, sentano il dovere di condividere con i più poveri le ricchezze del mondo, preghiamo.

5. Per la nostra comunità (parrocchiale). Forse anche sul nostro territorio si sviluppano ingiustizie, a volte abbastanza evidenti.
Perché la speranza di un mondo nuovo susciti in noi un più forte impegno a prepararlo giorno dopo giorno, anche con le piccole incombenze quotidiane che svolgiamo tra i nostri cari e quanti ci vivono accanto, preghiamo.

Celebrante. O Dio nostro Padre, rendici capaci di orientare al bene le nostre volontà, e di programmare, insieme con i nostri fratelli, dei progetti che siano degni del nome cristiano. Per Cristo nostro Signore.


(tratto da: E. Bianco, Preghiera dei fedeli, proposte per le domeniche e feste degli anni A-B-C – Elledici 2002)

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7. Aforismi – XVIII C, 4 ago ’19

Raccolta di aforismi o testi utili per la riflessione o l’approfondimento

QOÈLET, CHI ERA COSTUI?
Qoèlet risulta un intellettuale antico con mentalità moderna: inquieto, problematico, paradossale, e fuori dalle righe. Aiutano a entrare nel personaggio le indicazioni sintetiche di Gianfranco Ravasi qui riassunte.
– Sotto lo pseudonimo di Qoèlet – il presidente dell’assemblea – si cela una delle personalità più affascinanti e scomode della sapienza biblica. Egli affronta con spregiudicatezza la problematica che collega Dio, mondo e uomo, in un cerchio di rapporti misteriosi e paradossali.
– Mentre la sapienza tradizionale (come il libro dei Proverbi) si gettava felice sulla vita presente come unica ricchezza, Qoèlet scruta nella vita terrena – identica per lo stolto e il sapiente – più il colore della miseria che quello della fortuna. Ha smarrito la pace della sapienza proverbiale. Vede un mondo che è vanità. Il vocabolo indica la transitorietà del soffio del vapore che si dilegua al vento. Indica il vuoto, il nulla, l’assurdo, un mondo fluidamente evanescente di uomini, eventi, azioni e cose…
– Sotto questa inconsistenza cadono anche le realtà a cui l’uomo più si aggrappa, illudendosi che lo strappino dal fluire inesorabile del tempo… Tutto è siglato dalla formula sconfortante e disillusa: «anche questo è vanità».

VARIAZIONI SUL TEMA «DESIDERIO»
Detto da un saggio del lontano oriente: «Cento desideri, cento dolori» (Buddha).
Detto in poesia: «Chi desìa è posseduto, / a quel ch’ama s’è venduto» (Jacopone da Todi).
Detto in filosofia: «Ci sembra sempre che il bene più grande sia quello che ci manca. Se riuscissimo ad averlo, allora sospireremmo un altro bene con lo stesso ardore» (Lucrezio).
Detto da un letterato: «Riponi in uno stipetto un desiderio; aprilo: vi troverai un disinganno» (Luigi Pirandello).
Detto in proverbi popolari: «Dove c’è desiderio, i piedi corrono da soli». «Non puoi avere tutto: dove lo metteresti?».
Detto da un umorista: «Mi piacerebbe sentirmi desiderato…». «Dovevi nascere idraulico» (Bruno Bozzetto).
Detto con la Bibbia: «Da che cosa derivano le guerre e le liti che sono in mezzo a voi?… Bramate e non riuscite a possedere, e uccidete; invidiate e non riuscite a ottenere, combattete e fate la guerra» (Lettera di Giacomo 4,1-2).
Detto da un monaco moderno: «Per rendere spirituale la vostra vita, rendete spirituali i vostri desideri» (Thomas Merton).


(tratto da: E. Bianco, All’altare di Dio – Anno C – Elledici 2009)

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8. Canto Liturgico – XVIII C, 4 ago ’19

Ecco a voi questa settimana un canto che può essere eseguito alla COMUNIONE.

CRISTO, UOMO NUOVO – B. Facciotti
(Nella Casa del Padre, n. 548 – Elledici)

Rit. Cristo nostra Pasqua, è per sempre vivo,
è per noi la vita, alleluia.
Nasce l’uomo nuovo fatto come Cristo,
nasce a vita nuova, alleluia.

1. E quando questo corpo mio sarà distrutto,
diventerà frumento di salvezza,
maturerà nel sole dell’amore,
trasformerà la morte in nuova vita.

2. Cercate senza fine la bellezza di quel volto
trasfigurato in luce dal dolore
e di virtù vestite l’uomo nuovo,
a immagine creato dall’Eterno.

3. Andiamo verso Cristo
che ci aspetta alla sua mensa,
lavati dentro al sangue dell’Agnello
la morte è stata vinta dalla vita,
corriamo incontro a Cristo, nostro sposo.

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9. Narrazione – XVIII C, 4 ago ’19

L’ELEMOSINA

Un giorno di molto tempo fa, in Inghilterra, una donnetta infagottata in un vestito lacero percorreva le stradine di un villaggio, bussando alle porte delle case e chiedendo l’elemosina.
Non aveva gran fortuna.
Molti le rivolgevano parole offensive, altri incitavano il cane a farla scappare.
Qualcuno le versò in grembo tozzi di pane ammuffito e patate marce.
Solo due vecchietti, che abitavano in una piccola casa ai confini del villaggio, fecero entrare in casa la povera donna.
«Siediti un po’ e scaldati», disse il vecchietto, mentre la moglie preparava una scodella di latte caldo e una grossa fetta di pane.
Mentre la donna mangiava, i due vecchietti le regalarono qualche parola e un po’ di conforto.
Il giorno dopo, in quel villaggio, si verificò un evento straordinario.
Un messo reale portò in tutte le case un cartoncino che invitava tutte le famiglie al castello del re.
L’invito inaspettato e improvviso provocò un gran trambusto nel villaggio, e nel pomeriggio tutte le famiglie, agghindate con gli abiti della festa, arrivarono al castello.
Furono introdotti in una imponente sala da pranzo e ad ognuno fu assegnato un posto.
Quando tutti furono seduti, i camerieri in livrea cominciarono a servire le portate.
Immediatamente si alzarono dei borbottii di disappunto e di collera mal dissimulata.
I solerti camerieri infatti rovesciavano nei piatti bucce di patata, pietre, tozzi di pane ammuffito.
Solo nei piatti dei due vecchietti, seduti in un angolino, venivano deposti con garbo cibi raffinati e pietanze squisite.
Improvvisamente entrò nella sala la donnetta dai vestiti stracciati.
Tutti ammutolirono.
«Oggi» disse la donna «avete trovato esattamente ciò che mi avete offerto ieri».
Si tolse gli abiti malandati che la coprivano.
Sotto gli stracci, indossava un vestito dorato, tempestato di pietre luccicanti.
Era la Regina.

È facile evitare gli sbagli: tratta tutti quelli che incontri come fossero re.


(tratto da “365 Piccole Storie per l’anima”, Vol. 1, pag. 210 – Bruno Ferrero, Elledici)

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10. Anche Noi Vogliamo Capire – XVIII C, 4/8/19

Per aiutare i nostri piccoli a vivere meglio la Liturgia della Parola

PRIMA LETTURA (Qo 1,2; 2,21-23)
Questa pagina del Primo Testamento invita a riflettere sui beni di questo mondo. Tanti si sforzano di accumularli, ma sbagliano, perché non durano, tolgono la pace, non si possono portare con sé oltre la morte. Dunque, sono «vuoti», secondo il Qoèlet.

* Capire le parole
Vanità. Attrazione verso le cose futili, di poca importanza. Nel linguaggio comune, indica anche un’eccessiva credenza nelle proprie capacità allo scopo di attirare l’ammirazione degli altri.
Profitto. Il vantaggio che deriva da una qualsiasi attività. Nell’attività economica si indica così la differenza in positivo tra i ricavi e il totale dei costi.


SECONDA LETTURA (Col 3,1-5.9-11)
Paolo, parlando del battesimo, ricorda ai Colossesi che hanno ricevuto una vita nuova, la quale richiede una lotta contro tutto ciò che è legato al peccato ed è simboleggiata dalla veste nuova che ci fa riconoscere somiglianti a Cristo Gesù.

* Capire le parole
Destra di Dio. Stare con Gesù “alla destra del Padre” significa vivere con Lui nella pienezza della felicità, nella beatitudine.
Voi siete morti. L’apostolo paragona il battesimo a una nuova vita che chiude completamente il precedente modo di vivere e di pensare, proprio come se si fosse morti. Il cristiano impara a vivere in modo totalmente diverso e la sua vita si rinnova anche di continuo.


VANGELO (Lc 12,13-21)
A Gesù viene chiesto di intervenire su una questione di eredità e quindi di beni di questo mondo. Luca, mentre fa capire che non spetta al Vangelo dirimere questioni legali, concentra l’attenzione dei credenti sulla radice delle liti: la bramosia di possedere sempre di più. La parabola denuncia non la ricchezza, ma l’egoismo che rende stolti davanti a Dio.

* Capire le parole
Chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi? Gesù sembra voler indicare che gli uomini devono risolvere da sè le controversie e le contese, traendo ispirazione dal suo vangelo liberamente e non come forma di sottomissione.
Cupidigia. Desiderio sfrenato e senza controllo, rivolto verso i beni terreni per lo più materiali (come il denaro) ma anche immateriali (come ad esempio la brama del potere).


PER RIASSUMERE… Non è la ricchezza di denaro la nemica della fede, ma la cupidigia e l’egoismo. È una forma di idolatria che rende schiavi e stolti. Il ricco egoista non si accorge nemmeno del male che compie e del bene che non fa. Ed è stolto, perché si lega a ciò che non può salvarlo di fronte a Dio.


Le parole da capire sono curate dall’autore del sito liturgico; le parti in corsivo sono un libero adattamento da “Messale delle Domeniche e feste 2019 – LDC”

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1. Letture – XVII C, 28 lug ’19

PRIMA LETTURA
Non si adiri il mio Signore, se parlo.

Dal libro della Gènesi 18,20-32

In quei giorni, disse il Signore: «Il grido di Sòdoma e Gomorra è troppo grande e il loro peccato è molto grave. Voglio scendere a vedere se proprio hanno fatto tutto il male di cui è giunto il grido fino a me; lo voglio sapere!».
Quegli uomini partirono di là e andarono verso Sòdoma, mentre Abramo stava ancora alla presenza del Signore.
Abramo gli si avvicinò e gli disse: «Davvero sterminerai il giusto con l’empio? Forse vi sono cinquanta giusti nella città: davvero li vuoi sopprimere? E non perdonerai a quel luogo per riguardo ai cinquanta giusti che vi si trovano? Lontano da te il far morire il giusto con l’empio, così che il giusto sia trattato come l’empio; lontano da te! Forse il giudice di tutta la terra non praticherà la giustizia?». Rispose il Signore: «Se a Sòdoma troverò cinquanta giusti nell’ambito della città, per riguardo a loro perdonerò a tutto quel luogo».
Abramo riprese e disse: «Vedi come ardisco parlare al mio Signore, io che sono polvere e cenere: forse ai cinquanta giusti ne mancheranno cinque; per questi cinque distruggerai tutta la città?». Rispose: «Non la distruggerò, se ve ne troverò quarantacinque».
Abramo riprese ancora a parlargli e disse: «Forse là se ne troveranno quaranta». Rispose: «Non lo farò, per riguardo a quei quaranta». Riprese: «Non si adiri il mio Signore, se parlo ancora: forse là se ne troveranno trenta». Rispose: «Non lo farò, se ve ne troverò trenta». Riprese: «Vedi come ardisco parlare al mio Signore! Forse là se ne troveranno venti». Rispose: «Non la distruggerò per riguardo a quei venti». Riprese: «Non si adiri il mio Signore, se parlo ancora una volta sola: forse là se ne troveranno dieci». Rispose: «Non la distruggerò per riguardo a quei dieci».
Parola di Dio


SALMO RESPONSORIALE
Dal Salmo 137(138)

R. Nel giorno in cui ti ho invocato mi hai risposto.

Ti rendo grazie, Signore, con tutto il cuore:
hai ascoltato le parole della mia bocca.
Non agli dèi, ma a te voglio cantare,
mi prostro verso il tuo tempio santo.

Rendo grazie al tuo nome per il tuo amore e la tua fedeltà:
hai reso la tua promessa più grande del tuo nome.
Nel giorno in cui ti ho invocato, mi hai risposto,
hai accresciuto in me la forza.

Perché eccelso è il Signore, ma guarda verso l’umile;
il superbo invece lo riconosce da lontano.
Se cammino in mezzo al pericolo, tu mi ridoni vita;
contro la collera dei miei avversari stendi la tua mano.

La tua destra mi salva.
Il Signore farà tutto per me.
Signore, il tuo amore è per sempre:
non abbandonare l’opera delle tue mani.


SECONDA LETTURA
Con lui Dio ha dato vita anche a voi,
perdonando tutte le colpe.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossési 2,12-14

Fratelli, con Cristo sepolti nel battesimo, con lui siete anche risorti mediante la fede nella potenza di Dio, che lo ha risuscitato dai morti.
Con lui Dio ha dato vita anche a voi, che eravate morti a causa delle colpe e della non circoncisione della vostra carne, perdonandoci tutte le colpe e annullando il documento scritto contro di noi che, con le prescrizioni, ci era contrario: lo ha tolto di mezzo inchiodandolo alla croce.
Parola di Dio


CANTO AL VANGELO (Rm 8,15bc)

Alleluia, alleluia.
Avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi,
per mezzo del quale gridiamo: Abbà! Padre!
Alleluia.


VANGELO
Chiedete e vi sarà dato.

Dal Vangelo secondo Luca 11,1-13

Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite:

“Padre,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno;
dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano,
e perdona a noi i nostri peccati,
anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore,
e non abbandonarci alla tentazione”».

Poi disse loro: «Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: “Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli”; e se quello dall’interno gli risponde: “Non m’importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i pani”, vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono.
Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto.
Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!».
Parola del Signore


(tratto da: Nuovo Messale della comunità, Domeniche e feste – Elledici 2008)