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1. Letture e orazioni – 1 marzo 2020

1 Marzo 2020
I DOMENICA DI QUARESIMA (Domenica della tentazione)

Gesù, il nuovo Adamo

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Antifona d’inizio
Egli mi invocherà e io lo esaudirò;
gli darò salvezza e gloria,
lo sazierò con una lunga vita. Sal 90,15-16
Colletta
O Dio, nostro Padre,
con la celebrazione di questa Quaresima,
segno sacramentale della nostra conversione,
concedi a noi tuoi fedeli
di crescere nella conoscenza del mistero di Cristo
e di testimoniarlo con una degna condotta di vita.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Oppure:
O Dio, che conosci la fragilità
della natura umana ferita dal peccato,
concedi al tuo popolo di intraprendere
con la forza della tua parola
il cammino quaresimale,
per vincere le seduzioni del maligno
e giungere alla Pasqua nella gioia dello spirito.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…


Prima Lettura

La creazione dei progenitori e il loro peccato.

Dal libro della Genesi (Gn 2, 7-9; 3, 1-7)
Il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente.
Poi il Signore Dio piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi collocò l’uomo che aveva plasmato. Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare, e l’albero della vita in mezzo al giardino e l’albero della conoscenza del bene e del male.
Il serpente era il più astuto di tutti gli animali selvatici che Dio aveva fatto e disse alla donna: «È vero che Dio ha detto: “Non dovete mangiare di alcun albero del giardino”?». Rispose la donna al serpente: «Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare, ma del frutto dell’albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: “Non dovete mangiarne e non lo dovete toccare, altrimenti morirete”». Ma il serpente disse alla donna: «Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che il giorno in cui voi ne mangiaste si aprirebbero i vostri occhi e sareste come Dio, conoscendo il bene e il male».
Allora la donna vide che l’albero era buono da mangiare, gradevole agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch’egli ne mangiò. Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e conobbero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture.
C: Parola di Dio.
A: Rendiamo grazie a Dio.


Salmo Responsoriale Sal.50

RIT: Perdonaci, Signore: abbiamo peccato.

Pietà di me, o Dio, nel tuo amore;
nella tua grande misericordia
cancella la mia iniquità.
Lavami tutto dalla mia colpa,
dal mio peccato rendimi puro.

Sì, le mie iniquità io le riconosco,
il mio peccato mi sta sempre dinanzi.
Contro di te, contro te solo ho peccato,
quello che è male ai tuoi occhi, io l’ho fatto.

Crea in me, o Dio, un cuore puro,
rinnova in me uno spirito saldo.
Non scacciarmi dalla tua presenza
e non privarmi del tuo santo spirito.

Rendimi la gioia della tua salvezza,
sostienimi con uno spirito generoso.
Signore, apri le mie labbra
e la mia bocca proclami la tua lode.


Seconda Lettura

Dove è abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani (Rm 5, 12-19)
Fratelli, come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e, con il peccato, la morte, così in tutti gli uomini si è propagata la morte, poiché tutti hanno peccato.
Fino alla Legge infatti c’era il peccato nel mondo e, anche se il peccato non può essere imputato quando manca la Legge, la morte regnò da Adamo fino a Mosè anche su quelli che non avevano peccato a somiglianza della trasgressione di Adamo, il quale è figura di colui che doveva venire.
Ma il dono di grazia non è come la caduta: se infatti per la caduta di uno solo tutti morirono, molto di più la grazia di Dio, e il dono concesso in grazia del solo uomo Gesù Cristo, si sono riversati in abbondanza su tutti. E nel caso del dono non è come nel caso di quel solo che ha peccato: il giudizio infatti viene da uno solo, ed è per la condanna, il dono di grazia invece da molte cadute, ed è per la giustificazione. Infatti se per la caduta di uno solo la morte ha regnato a causa di quel solo uomo, molto di più quelli che ricevono l’abbondanza della grazia e del dono della giustizia regneranno nella vita per mezzo del solo Gesù Cristo.
Come dunque per la caduta di uno solo si è riversata su tutti gli uomini la condanna, così anche per l’opera giusta di uno solo si riversa su tutti gli uomini la giustificazione, che dà vita. Infatti, come per la disobbedienza di un solo uomo tutti sono stati costituiti peccatori, così anche per l’obbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti.
C: Parola di Dio.
A: Rendiamo grazie a Dio.


Canto al Vangelo

Lode a te, o Cristo, re di eterna gloria!
Non di solo pane vivrà l’uomo,
ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio.
Lode a te, o Cristo, re di eterna gloria!


Vangelo

Gesù digiuna per quaranta giorni nel deserto ed è tentato.

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 4, 1-11)
In quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”».
Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”».
Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vàttene, satana! Sta scritto infatti: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”».
Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.
C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.


Orazione sulle offerte
Si rinnovi, Signore, la nostra vita e con il tuo aiuto
si ispiri sempre più al sacrificio,
che santifica l’inizio della Quaresima,
tempo favorevole per la nostra salvezza.
Per Cristo nostro Signore.


Prefazio
Gesù vittorioso sulla tentazione del maligno
Il Signore sia con voi. E con il tuo spirito.
In alto i nostri cuori. Sono rivolti al Signore.
Rendiamo grazie al Signore, nostro Dio.
È cosa buona e giusta.
È veramente cosa buona e giusta,
nostro dovere e fonte di salvezza,
rendere grazie sempre e in ogni luogo
a te, Signore, Padre Santo,
Dio onnipotente ed eterno,
per Cristo nostro Signore.
Egli consacrò l’istituzione del tempo penitenziale
con il digiuno di quaranta giorni,
e vincendo le insidie dell’antico tentatore
ci insegnò a dominare le seduzioni del peccato,
perché celebrando con spirito rinnovato
il mistero pasquale
possiamo giungere alla Pasqua eterna.
E noi, uniti agli angeli e ai santi,
cantiamo senza fine l’inno della tua lode:
Santo, Santo, Santo…


Antifona alla comunione
Non di solo pane vive l’uomo,
ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio.
Mt 4,4

Oppure:
Il Signore ti coprirà con la sua protezione,
sotto le sue ali troverai rifugio. Sal 90,4


Dopo la comunione
Il pane del cielo che ci hai dato, o Padre,
alimenti in noi la fede,
accresca la speranza, rafforzi la carità,
e ci insegni ad avere fame di Cristo,
pane vivo e vero,
e a nutrirci di ogni parola che esce dalla tua bocca.
Per Cristo nostro Signore.

 

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2. Introduzioni – 1 marzo 2020

1 Marzo 20120

I DOMENICA DI QUARESIMA (Domenica della tentazione)

 

 

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Gesù, il nuovo Adamo

Mercoledì scorso molti di noi hanno iniziato la Quaresima vivendo il suggestivo rito delle Ceneri, un gesto di penitenza e di umiliazione che ci ha fatti entrare in modo positivo nel clima quaresimale. Il numero quaranta, che è stato simbolicamente importante per la storia gli ebrei, lo è anche per noi oggi. Ci richiama i 40 anni trascorsi dagli ebrei nel deserto in fuga dall’Egitto, quando hanno celebrato la prima Pasqua di liberazione. Ma anche i quaranta giorni di deserto vissuti da Gesù, nuovo Adamo.

 

PRIMA LETTURA                                   Gn 2, 7-9; 3,1-7

La creazione dei progenitori e il loro peccato.

Viene raccontata la creazione dell’uomo secondo la tradizione jahvista. L’uomo e la donna sono al centro della creazione, ma Dio chiede loro di riconoscere la sua sovranità e la loro identità di creature, di non «mangiare dell’albero della vita». È un racconto pieno di simboli. Adamo ed Eva non si fidano di Dio e preferiscono seguire le insinuazioni maligne del serpente. E si ritrovano nudi.

 

SALMO RESP0NSORIALE                     Dal Salmo 50 (51)

La liturgia ripropone lo stesso salmo del Mercoledì delle Ceneri, nel quale Davide riconosce il proprio peccato e invoca il perdono. Infine ritrova la gioia e loda il Signore della misericordia.

Rit. Perdonaci, Signore: abbiamo peccato.

SECONDA LETTURA                             Rm 5, 12-19

Dove è abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia.

L’apostolo Paolo presenta Gesù come nuovo Adamo. La storia della salvezza questa volta trova il punto di ripartenza sicuro. Dopo aver come ricreato l’uomo da capo attraverso Noè e con Abramo, ora è Dio stesso che si fa garante della fedeltà dell’uomo attraverso l’uomo Gesù.

VANGELO                                               Mt 4, 1-11

Gesù digiuna per quaranta giorni nel deserto ed è tentato.

Anche Gesù, uomo libero, viene tentato. Le tentazioni sono quelle che dovrà affrontare in tutta la sua vita: quella di usare il proprio potere per procurarsi pane e sicurezza per sé, di realizzare un messianismo visibile e glorioso, la ricerca del potere su uomini e cose, che il Vangelo presenta come sottomesso all’adorazione del diavolo. Sono le tentazioni che fanno riferimento alla storia ebraica, tentazioni che Gesù supera senza esitazione per dare inizio alla vita pubblica.

 


 

 

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3. Annunciare la Parola – 1 marzo 2020

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1 Marzo 2020
I DOMENICA DI QUARESIMA (Domenica della tentazione)

Gesù, il nuovo Adamo

PER RIFLETTERE E MEDITARE
Un Vangelo in miniatura è il racconto di Matteo che presenta Gesù nel deserto sottoposto a quelle tentazioni che dovrà affrontare nell’intera sua vita. Matteo costruisce in modo evidente il parallelismo Adamo-Gesù: il primo uomo cede alla tentazione e rifiuta di obbedire al Creatore, introducendo il peccato nel mondo. Gesù, superando la tentazione, diventa il primo di una nuova generazione di uomini fedeli a Dio.

I quanta giorni di deserto
Nel racconto di Matteo l’esperienza del deserto e delle le tentazioni sono chiaramente una drammatizzazione letteraria delle scelte che Gesù ha dovuto compiere in tutta la sua vita; scelte quindi che Gesù non ha maturato necessariamente in uno spazio di quaranta giorni. Non domandiamoci quindi perché lo Spirito lo ha condotto nel deserto, o come sia stato possibile un digiuno di quaranta giorni e quaranta notti; come non avrebbe senso chiederci chi ha potuto essere testimone del dialogo tra Gesù e Satana… Le tentazioni sono infatti quelle che Gesù ha realmente dovuto affrontare nel corso dell’intera sua vita, fino ai giorni drammatici della sua passione e morte. Gesù sarà un messia che non userà per sé i suoi poteri straordinari; moltiplicherà per le folle il pane e cambierà per gli sposi l’acqua in vino, ma non lo farà per sfamare o dissetare se stesso; non ricercherà la sua gloria e non accetterà di farsi proclamare re dal popolo che gli corre dietro.

Gesù, il nuovo Adamo
Quanto al pagina biblica della creazione dell’uomo e della donna e del loro peccato, nella sua semplicità racconta quella che è l’esperienza di ogni uomo: il non voler riconoscere la sovranità di Dio.
È Paolo che ha la bellissima intuizione di vedere in modo esplicito Gesù come il nuovo Adamo. Dal primo Adamo, dice, è entrato nel mondo il peccato e la ribellione, con Gesù giunge a ogni uomo la salvezza. È curioso che «una leggenda di grande valore simbolico ha immaginato che ai piedi della croce di Cristo fosse sepolto Adamo: il sangue di Cristo dalla croce scendeva sul cranio del padre di tutti gli uomini, purificandolo dal male» (Gianfranco Ravasi).
Adamo è nostro fratello. La sua storia è la nostra storia. La storia umana è un susseguirsi di storie di infedeltà e di pentimento. Anche Davide è stato coinvolto nella esperienza di Adamo. Di lui abbiamo letto il Salmo 50. Di fronte ai propri peccati Davide si pente e chiede perdono. Anche noi riproduciamo nella nostra vita in qualche modo l’esperienza di Adamo e quella di Davide e siamo chiamati a riconoscere il nostro peccato.
Gesù è il nuovo e definitivo Adamo. È l’uomo nuovo. La storia ricomincia da lui. È guardando a lui che impariamo come deve comportarsi ogni figlio di Dio.

Il nostro deserto
Le tentazioni di Gesù sono le nostre tentazioni: quella dell’avere di più, di cercare la nostra gloria, di aspirare al potere a ogni costo. Ognuno esprime nella propria vita quale uomo vuole essere: quello che cerca le proprie sicurezze sull’affermazione di sé, nel facile benessere, nella ricerca di un piccolo o grande rapporto di superiorità sugli altri; oppure nel confermare ogni giorno le nostre scelte nonostante la fatica della lotta e le momentanee sconfitte.
Ma in questi giorni di Quaresima domandiamoci se oggi c’è ancora il senso del peccato, se si sa distinguere ciò che è bene da ciò che è male. Il male assume oggi sempre più le caratteristiche della normalità. L’uso del denaro, la stessa ambizione e il potere sono cose buone se messe a servizio dell’uomo, non lo sono più se ci si mette al loro servizio.
È questo il ruolo del demonio, sia nelle tentazioni di Gesù che il quelle di Eva e Adamo. «La donna vide che l’albero era buono da mangiare, gradevole agli occhi e desiderabile…» (Gn 3,6). Il diavolo si presenta affascinante, sottolinea le esigenze dell’uomo e il fascino di ciò che propone. Sta all’uomo capire dove possono condurci le nostre scelte.
La tentazione comunque fa parte della nostra vita. Non è né castigo, né maledizione. Chi è tentato e si mantiene fedele, esce dalla banalità. Deprimersi quando si è tentati può voler dire non capirne l’inevitabilità per chi ha fatto scelte impegnative. Rifiutare la tentazione, manifestare insofferenza, rabbia perché si è tentati, o – in ultima analisi – cedere alla tentazione, significa rifiutare la logica della croce, che è logica di rinuncia per ottenere qualcosa di più grande.
Quanto al fare deserto, è davvero un impegno impervio in questa società dalle radio e televisioni sempre accese, dai rumori assordanti del traffico, tra mille distrazioni. Eppure in questo tempo di Quaresima bisogna ritagliarsi un po’ di spazio per pregare in modo diverso e creare le condizioni per confermare le proprie scelte.

UN FATTO – UNA TESTIMONIANZA
Dal diario dell’ex segretario dell’Onu Dag Hammarskjöld: «Quando la freschezza del mattino ha ceduto alla stanchezza meridiana, quando i muscoli delle gambe tremano per lo sforzo, quando la salita sembra interminabile e all’improvviso nulla va più come tu speravi: è allora che non devi assolutamente fermarti. Non rinnegare mai per amore della tranquillità e del quieto vivere il tuo passato e le tue convinzioni» (Tracce di cammino, Qiqajon).


 

 

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5. Preghiere dei Fedeli – 1 marzo 2020

1 Marzo 20120
I DOMENICA DI QUARESIMA (Domenica della tentazione)

Gesù, il nuovo Adamo

PREGHIERA UNIVERSALE

Celebrante. Fratelli e sorelle carissimi, in questa prima domenica di Quaresima invochiamo lo Spirito, che ha condotto Gesù nel deserto, perché ci sostenga nelle prove della vita.

Sei tu, Signore, la nostra forza!

• Per la Chiesa santa di Dio: indichi in questi quaranta giorni, la strada della fedeltà e un cammino di rinnovamento che ci conduca a vivere in pienezza la novità della Pasqua, preghiamo.
• Per i catecumeni, i padrini e i catechisti che si preparano a celebrare il battesimo: vivano questo tempo di attesa e di formazione sostenuti dalla fede e dalla preghiera, preghiamo.
• Per le comunità cristiane, affinché rinnovate dalla parola di Dio e vivificate dalla carità, possano vivere questo tempo di Quaresima come un tempo fecondo di viva testimonianza, preghiamo.
• Per noi qui presenti, perché questi quaranta giorni lascino una traccia profonda nella nostra vita e segnino l’inizio di una rinnovata scoperta del volto di Dio, preghiamo.

Celebrante. Dio grande e misericordioso, che in questa Quaresima ci offri tante opportunità di rinnovamento, fa’ che possiamo giungere nuovi a celebrare con gioia la gloria della Risurrezione. Per Cristo nostro Signore.

 


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7. Vignette Dossier Catechista 1 marzo 2020

Diavolo d’un tentatore
Iª DOMENICA DI QUARESIMA «A»

 

 

Queste vignette per ragazzi sono tratte da Dossier Catechista n° 5 – febbraio 2020

 

 

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8. Anche Noi Vogliamo Capire – 1 marzo 2020

Per aiutare i nostri piccoli a vivere meglio la Liturgia della Parola 

 

 

 


Dal Vangelo secondo Matteo (17,1-9)
Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. Una nube luminosa li coprì e diceva: «Questi è il Figlio mio. Ascoltatelo». I discepoli furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete».

 

Sì, ci sono momenti della vita in cui tutto sembra chiaro, bello, luminoso.
Siamo

felici e ci sembra di toccare il cielo con un dito.
Vorremm

o non finissero più, sostando il più a lungo possibile in quella meraviglia…

 

 

PER CAPIRE

Apparvero Mosè ed Elia. I due grandi personaggi della storia della salvezza che hanno incontrato Dio sul monte Sinai (Es 19; 33-34; 1 Re 19,9-13) ora idealmente passano il testimone a Gesù, che sarà legislatore e profeta definitivo.
Nube luminosa. Nell’Antico Testamento l’immagine indica la presenza reale di Dio, evidente nella sua luce e nella sua gloria. Qui è egli stesso a confermare a chi sta ascoltando che Gesù − oltre a essere il Messia atteso − è suo Figlio.
Alzatevi e non temete. Non c’è da aver paura di Dio, sembra suggerire Gesù con l’affetto del contatto fisico. Questo episodio è un’anteprima della luce, della bellezza e della verità che ci attende il giorno della risurrezione dai morti. È un’iniezione di fiducia e lascia il buon sapore della speranza, nonostante stiano per arrivare i momenti più tristi e bui della sua vicenda terrena. È la conferma che Dio ci guida verso la salvezza e non ci abbandonerà mai.

 

L’IMPEGNO
«La paura bussò alla porta. Il coraggio andò ad aprire. Non c’era nessuno» (Martin Luther King).

Il coraggio è attitudine del cuore e si nutre della fede. Non cancella la paura, ma l’affronta, dimostrando di essere più grande di lei.

Questa settimana affrontiamo una paura che ci ha vincolato ed impedito di fare qualcosa di buono!

 

 

 

Le parole da capire sono preparate da Pierfortunto Raimondo e sono presenti, insieme ad altro materiale, nella rivista Dossier Catechista – LDC”

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1. Letture – 23 febbraio 2020

DOMENICA 23 Febbraio 2020

PRIMA LETTURA
Ama il tuo prossimo come te stesso.

Dal libro del Levìtico 19,1-2.17-18

Il Signore parlò a Mosè e disse:
«Parla a tutta la comunità degli Israeliti dicendo loro: “Siate santi, perché io, il Signore, vostro Dio, sono santo.
Non coverai nel tuo cuore odio contro il tuo fratello; rimprovera apertamente il tuo prossimo, così non ti caricherai di un peccato per lui.
Non ti vendicherai e non serberai rancore contro i figli del tuo popolo, ma amerai il tuo prossimo come te stesso. Io sono il Signore”».
Parola di Dio.


SALMO RESPONSORIALE Dal Salmo 102 (103)

Rit. Il Signore è buono e grande nell’amore.

Benedici il Signore, anima mia,
quanto è in me benedica il suo santo nome.
Benedici il Signore, anima mia,
non dimenticare tutti i suoi benefici.

Egli perdona tutte le tue colpe,
guarisce tutte le tue infermità,
salva dalla fossa la tua vita,
ti circonda di bontà e misericordia.

Misericordioso e pietoso è il Signore,
lento all’ira e grande nell’amore.
Non ci tratta secondo i nostri peccati
e non ci ripaga secondo le nostre colpe.

Quanto dista l’oriente dall’occidente,
così egli allontana da noi le nostre colpe.
Come è tenero un padre verso i figli,
così il Signore è tenero verso quelli che lo temono.


SECONDA LETTURA
Tutto è vostro, ma voi siete di Cristo e Cristo è di Dio.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi 3,16-23

Fratelli, non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi? Se uno distrugge il tempio di Dio, Dio distruggerà lui. Perché santo è il tempio di Dio, che siete voi.
Nessuno si illuda. Se qualcuno tra voi si crede un sapiente in questo mondo, si faccia stolto per diventare sapiente, perché la sapienza di questo mondo è stoltezza davanti a Dio. Sta scritto infatti: «Egli fa cadere i sapienti per mezzo della loro astuzia». E ancora: «Il Signore sa che i progetti dei sapienti sono vani».
Quindi nessuno ponga il suo vanto negli uomini, perché tutto è vostro: Paolo, Apollo, Cefa, il mondo, la vita, la morte, il presente, il futuro: tutto è vostro! Ma voi siete di Cristo e Cristo è di Dio.
Parola di Dio.


CANTO AL VANGELO 1 Gv 2,5

Alleluia, alleluia.
Chi osserva la parola di Gesù Cristo,
in lui l’amore di Dio è veramente perfetto.
Alleluia.


VANGELO
Amate i vostri nemici.

Dal Vangelo secondo Matteo 5,38-48

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Avete inteso che fu detto: “Occhio per occhio e dente per dente”. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu pórgigli anche l’altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due. Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle.
Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico”. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».
Parola del Signore


(tratto da: Nuovo Messale della comunità, Domeniche e feste – Elledici 2008)

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2. Esegesi – 23 febbraio 2020

DOMENICA 23 febbraio 2020 – commento

SII SANTO

Levitico 19,1-2.17-18 – Siate santi
1 Corinzi 3,16-23 – Siete tempio di Dio
Matteo 5,38-48 – Siate perfetti come il Padre

Il Santo ci ha resi santi
La liturgia odierna trova il suo punto di partenza nella parola di Dio che dichiara: «Siate santi perché io, il Signore, sono santo» (Lv 19,2). Non si tratta di un imperativo ma di una promessa. La santità è una questione di appartenenza, è irradiazione, sulle creature, della gloria del Creatore. Essere santi significa riconoscere che Dio ha fatto uscire il suo popolo dalla schiavitù perché ubbidisca alla legge. Il Santo ci ha resi santi perché come egli agisce nei nostri confronti, così ci comportiamo nei confronti dei fratelli. Il cammino ci viene proposto attraverso le parole di Paolo dallo stesso Signore Gesù, che non ci chiede sacrifici né olocausti, ma ci «supplica» di passare dalla falsa sapienza alla «stoltezza» di Dio. Quella che ci fa vivere la vita come dono, come gratitudine, come pienezza, come possibilità di donare la tunica oltre il mantello perché il fratello abbia di più, e di fare un miglio in più con chi ci chiede di condividere la strada, perché senta un po’ meno la fatica della solitudine. Tutto questo perché il nostro vivere sia «un di più» umile, libero, sereno, attraverso il quale Lui possa continuare ad abitare la storia. Essere riflessi del Padre, questo è il cuore del Vangelo di oggi, che si conclude con la proclamazione: «Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste» (Mt 5,48).

Reagiamo al male facendo il bene
Mi sembra di poter collocare le due parti del brano che oggi il Signore ci regala sotto un unico titolo: la reazione al male, tramite una violenza buona, divina, straordinaria. L’espressione resa in italiano con «non opporvi» suona in latino «non resistere», che sembra dire il tentativo di contenere fisicamente la violenza dell’aggressore. Ma qui l’indicazione è molto più forte, e attiva: «Porgigli…», e il verbo implica un movimento molto forte, che dice un volgersi, un convertirsi, una reazione determinata. Non è quindi assolutamente un subire, una passività o addirittura un masochismo. Si tratta di un’azione nuova e forte. Da questa reazione l’altro è fortemente messo in questione, è quasi costretto ad assumersi la responsabilità del suo gesto. Non viene lasciato a se stesso, ma viene interpellato con molta forza.

Teniamo l’altro in considerazione
Tutto questo dice che l’altro ti importa. Tu non stai cercando semplicemente un tuo atteggiamento virtuoso che ancor più metta in evidenza l’errore e il male dell’altro. Tu gli apri una esigente ulteriorità, e così gli proponi, quasi gli imponi, un’ipotesi opposta a quella che l’ha indotto a colpirti. I vv. 43-44 chiedono esplicitamente di non subire l’inimicizia dell’altro, ma di prendere un’iniziativa sconvolgente: non la sopportazione o magari il perdono, ma un atteggiamento che si oppone radicalmente ai sentimenti del nemico, trasformandolo. Lui per te non è così: tu lo ami. Tu non accetti il suo sentimento negativo. Lo contrasti e gli rispondi con un’azione opposta e imprevedibile: lo ami. È la nostra appartenenza a Cristo che ci fa scoprire che la vendetta si trasforma in dono di sé e il nemico in fratello: questa è la novità di Cristo.

L’altro rivela il nostro volto
La perfezione si ha quando si ama dello stesso amore con il quale siamo stati amati, quando ci si nutre tanto dell’amore di Dio da diventare veicolo di questo amore. Santo significa essere arrivato alla meta, all’età di un vero adulto, di un uomo completo. Completo, come Dio voleva l’uomo fin dall’inizio, a sua immagine. Completo per contemplare l’immagine dell’uomo nel volto di Dio, come Dio non ha mai cessato di contemplare la sua immagine nel volto dell’uomo. Nessun uomo può mai vedere il proprio volto. Solo l’altro può vedere il mio vero volto. Il mio volto non appartiene a me, appartiene all’altro, al fratello, e a Dio. Nello specchiarci nell’altro ci avviciniamo a Dio, e lui ci fa santi.


PER IL CONFRONTO NEL GRUPPO
– Su che cosa fondi il tuo cammino verso la santità?
– Riconosci di poter agire con Cristo Gesù? Che cosa puoi fare?


IN FAMIGLIA
Nell’intimità della casa possiamo confidarci le reazioni che abbiamo con chi:
– non ci apprezza,
– non ci saluta,
– non condivide le nostre idee,
– ci prende in giro,
– ci ignora,
– ci imbroglia.
Poi proviamo a dirci quale «bene» possiamo contrapporre al male.
Ad esempio: apprezzare i piccoli gesti dell’altro, valorizzare la persona, mai sminuirla …


(tratto da R. Paganelli – Entrare nella domenica dalla porta della Parola, anno A, Elledici 2015)

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3. Annunciare la Parola – 23 febbraio 2020

• Lv 19,1-2.17-18 – Ama il tuo prossimo come te stesso.
• Dal Salmo 102 – Rit.: Il Signore è buono e grande nell’amore.
• 1 Cor 3,16-23 – Tutto è vostro, ma voi siete di Cristo, e Cristo è di Dio.
• Canto al Vangelo – Alleluia, alleluia. Le tue parole, Signore, sono spirito e vita. Tu hai parole di vita eterna. Alleluia.
• Mt 5,38-48 – Amate i vostri nemici.


PER COMPRENDERE LA PAROLA

Il comandamento dell’amore del prossimo è il punto nodale di queste letture (Lv 19,18 = Mt 5,43). Nel Vangelo si presenta senza alcuna restrizione: «Amate i vostri nemici». L’amore fraterno ha in Dio la sua motivazione. L’amore è ritorno alle sorgenti: «Siate santi, perché io, il Signore Dio vostro, sono santo»; «Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».

PRIMA LETTURA
Il Levitico riunisce leggi e osservanze molto antiche. La «legge di santità» (Lv 17-26) non è una semplice compilazione di diverse prescrizioni rituali e morali, essa è piuttosto un insieme di risposte alla domanda: in che modo l’uomo peccatore può incontrare il Dio santo? La chiamata alla santità è ripetuta come un ritornello costante: «Siate santi, perché io, il Signore Dio vostro, sono santo» (19,2; 20,7.26; 21,6; 22,2). Questa lettura può sembrare sorprendente nel Levitico. Essa ricorda l’esigenza della carità; non ci sia odio, né rimprovero, né vendetta, né rancore, ma una sola misura: «Amerai il tuo prossimo come te stesso». Questo comandamento sarà ripreso da Cristo (Mt 22,39); è un amore attivo che non si riduce a una falsa tolleranza (Lv 19,17), l’amore di un cuore che non coltiva pensieri di odio e di rancore (19,17-18).
Questo amore del prossimo, tuttavia, sembra ancora limitato ai «figli del tuo popolo», ai vicini, ma più avanti (Lv 19,34) il comandamento è esteso allo straniero: «il forestiero dimorante tra di voi lo tratterete come colui che è nato fra di voi; tu l’amerai come te stesso». Di conseguenza, l’Antico Testamento conosce l’amore dello straniero come ospite, pur continuando a predicare l’odio per colui che si considera come nemico. La motivazione dell’amore fraterno è la santità di Dio. Dio è santo, egli è cioè totalmente altro rispetto all’uomo, ai suoi pensieri e ai suoi modi di fare. Ma Dio si manifesta al suo popolo per condurlo ad essere santo come egli è santo, a riconoscere le sue qualità, cioè a imitare il suo amore.

SALMO
Inno a Dio che perdona, che guarisce, che colma l’uomo di amore e di tenerezza. Dio è santo, egli è padre. «Il Padre vostro celeste è perfetto» (Vangelo).

SECONDA LETTURA
È la parte finale degli argomenti in cui Paolo denuncia le tendenze che sono all’origine del-l’opposizione reciproca dei Corinzi. L’Apostolo richiama qui il carattere sacro della Chiesa: essa è il tempio dello Spirito Santo; dividerla significa dunque distruggerla. Coloro che vi si arrischiano possono far ostentazione di saggezza, ma essa è solo follia agli occhi di Dio. E coloro che pretendono di seguire maestri che sono soltanto uomini, voltano le spalle a Gesù Cristo, l’unico Maestro; i missionari, come tutti coloro che nella Chiesa esercitano una responsabilità, sono i servi della comunità.

VANGELO
Nel discorso della montagna, sei antitesi caratterizzano l’atteggiamento di Cristo di fronte alla legge (Mt 5,21-48). Il Vangelo di questa domenica presenta le ultime due: «Avete inteso che fu detto… ma io vi dico». L’amore del prossimo è portato alla sua pienezza sotto due aspetti: la non violenza contro il malvagio e l’amore anche per colui che si comporta come un nemico.
– La legge del taglione non è una legge di vendetta personale, un invito a farsi giustizia da sé, ma anzitutto la misura che l’autorità giudiziaria fissa alla vendetta di ciascuno. Il «non opporti al malvagio», anzi «porgigli anche l’altra guancia», è molto di più; questo atteggiamento supera quello giuridico, anzi, va radicalmente nel senso opposto (in 1 Cor 6,7 Paolo dà la stessa motivazione per coloro che vorrebbero appellarsi al tribunale pagano).
– «Odierai il tuo nemico». Questa frase non si trova in nessuna parte dell’Antico Testamento; se però Gesù la cita esplicitamente, significa che essa corrisponde all’atteggiamento dei pii Giudei. Il popolo di Dio e il giusto dell’Antico Testamento hanno dei nemici:
1. I nemici di Dio, del quale difendono l’onore:
– Es 32,25-29: i leviti e gli adoratori del vitello d’oro.
– At 9,1: Paolo ha l’odio del fariseo contro la setta nemica.
– Sal 139,21-22: l’odio per i nemici di Dio.
2. Le nazioni che invadono, occupano, deportano… Contro di esse Israele reagisce come un popolo piccolo e debole; si affida a Dio e impara a conoscere che Dio protegge il debole a scapito dei forti.
La Bibbia ne parla nelle sue preghiere ed è significativo: Sal 79,6.12; 109,17-20; 136,8-9; Ger 17,18. Anche Paolo consiglia di rimettersi a Dio (Rm 12,20). – È certo che l’insegnamento di Gesù è agli antipodi di questo comportamento nei confronti dei nemici, a cui si adeguava la pietà giudaica. Ma Cristo non ci dà soltanto un insegnamento nuovo, il suo stesso mistero sopprime la causa dell’inimicizia, egli abbatte il «muro di separazione che era frammezzo, cioè l’inimicizia» (Ef 2,14-16).


PER ANNUNCIARE LA PAROLA (piste di omelia)

L’utopia della santità
«Santità» suona oggi come una parola «insidiosa». Soprattutto se è collegata al «sacro», alla pietà, se esige una scelta opposta alla sapienza di questo mondo (2a lettura). Come presentare un santo? Come è presentato nelle chiese? È un asceta, un originale, un ingenuo… Non suscita il desiderio di imitarlo (Vangelo), è impossibile e poco attraente.
La santità è la «confisca» dell’uomo da parte di Dio. «Siate santi, perché io, il Signore vostro Dio, sono santo» (1a lettura). È una logica esigenza della presenza di Dio, che non può essere localizzata nel tempo o nello spazio, mentre l’uomo è tentato di ridurla a certe situazioni, a certi momenti… Già l’Antico Testamento sacralizza l’uomo in tutta la sua vita, fin nell’intimità del suo cuore (1a lettura). La santità è l’amore fraterno in nome di Dio.
La Parola di Dio rende sacra e santifica tutta la vita del discepolo (Vangelo). «Ma io vi dico…»; santità è sinonimo di perfezione, al di là di ogni legge-quadro e di tutto ciò che fanno i pubblicani o i pagani. Una santità concreta e visibile: il prossimo, in quanto immagine di Dio, «tempio di Dio» (2a lettura), è la norma dell’amore. Dio vive in noi, Dio è presente, bisogna rivelare questa presenza.
Le parole del Vangelo lasciano prevedere l’atteggiamento di Cristo nella sua passione e sulla croce: «Non opporvi… se uno ti percuote… tu lascia anche il mantello… fanne due (miglia) con lui…, amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori». Questa è stata la perfezione: «Tutto è compiuto».
La santità non è un brevetto, è prima di tutto l’arte di vivere come Cristo, di essere «di Cristo» (2a lettura). L’uomo resta fragile e limitato, ma può imitare Dio, la perfezione in Gesù Cristo nel suo modo di essere. Questo senza volersi identificare troppo presto col disegno di Dio; senza precipitazione. Dio si rivela nei suoi santi e i suoi santi rivelano chi è veramente il Dio Santo (cf prefazio dei Santi).

Perché bisogna sempre perdonare?
Attualità della legge del taglione: occhio per occhio, dente per dente; ne abbiamo esempi in tutti i campi e in tutti i tempi. Vogliamo farci giustizia da soli; vi sono rappresaglie, non si vuole lasciar correre, sarebbe una viltà, un’ingiustizia.
Dio perdona: egli non ha mai rinnegato la sua alleanza con Israele, anche se in certi momenti sembra pentirsene. Dio è andato fino in fondo: si è incarnato. La storia di Cristo è una storia di perdono e di riconciliazione; egli ha perdonato, anche se si rifiutava il suo perdono. Al limite, in mancanza dell’interlocutore, c’è il perdono nella preghiera; sul suo esempio, tale preghiera è possibile ed efficace. Cristo, che l’ha vissuto sulla croce, rende possibile questa preghiera, la sua: il Padre nostro.
La storia del perdono continua. «Lo Spirito di Dio abita in voi» (2ª lettura). Nello Spirito, i peccati possono essere rimessi (Gv 20,22). Egli «convincerà il mondo quanto al peccato» (Gv 16,8); in lui, il peccato è riconosciuto; egli ci fa riconoscere il peccato e perdonarlo. L’uomo è perdonato, se crede nel perdono di Dio; senza la fede, egli rimane nel suo peccato, nel suo fallimento personale, resta solo e si sente colpevole, incapace di perdonare e di essere completamente perdonato. Posto di fronte a Dio, egli esce dalla propria solitudine; ha un interlocutore, si rimette al suo giudizio e riconosce un Padre che dimentica il passato. Tutto diventa possibile: Dio non è lontano, noi siamo il tempio di Dio (2ª lettura).
Se crediamo nel Dio che perdona, non possiamo non perdonare gli altri. Perdono divino e perdono reciproco sono indissolubilmente legati; sono una cosa sola, l’uno è misura dell’altro e questa misura è senza misura.
La Chiesa, segno e sacramento di Gesù Cristo, diventa garante del Dio che perdona. Essa esercita il ministero del perdono nella penitenza, ma anche attraverso tutto ciò che fa. «In remissione dei peccati» e questo fino a quando tutti siano «di Cristo» (2a lettura).

Dio? Non lo conosco!
Dov’è Dio? Mostrami il tuo Dio! Come credere in Dio, nonostante tutte le disgrazie e le ingiustizie? Dio abita soltanto nei luoghi sacri? La 2a lettura può rispondere a queste domande.
L’assemblea dei fedeli è il tempio del Signore. «Non sapete che siete tempio di Dio?».
– Dio si rivela attraverso ciò che fa. Egli non è un dottore della legge, un sapiente. Ciò che dice, lo fa (Vangelo) e noi riveliamo Dio attraverso ciò che siamo e facciamo. Ciò che agli occhi del mondo sembra follia, è sapienza per i credenti. Non conosciamo Dio, perché non andiamo fino in fondo alle sue esigenze.
Dobbiamo riscoprire i veri valori, quelli dei figli della luce. Gli altri valori perdono importanza e consistenza. Il Totalmente-Altro pensa diversamente da noi (cf Magnificat). Non si devono rifiutare i valori umani, ma viverli nella dinamica del regno: «Cercate prima il regno di Dio»; è la parte migliore (Lc 10,42).

Un modello di preghiera: il salmo 102
Questo salmo, frequentemente utilizzato nelle liturgie orientali, presenta alcuni aspetti fondamentali della preghiera:
– L’azione di grazie: benedire Dio, non dimenticare i suoi benefici.
– La richiesta di perdono: prima ancora che una confessione dei peccati, è una professione di fede nella bontà e nella pietà di Dio, che è Padre.
– Nella preghiera conosciamo Dio in modo più adeguato; è una via di accesso a lui, superiore alle altre.


(tratto da: M. Gobbin, Omelie per un anno – vol. 2, anno A, tempo ordinario – Elledici 2003)