28 DICEMBRE
DOMENICA FRA L’OTTAVA DI NATALE
SANTA FAMIGLIA DI GESU’, MARIA E GIUSEPPE
COMMENTO
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RIFLESSIONE
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COMMENTO
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RIFLESSIONE
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Chi teme il Signore onora i genitori
Dal libro del Siràcide Sir 3,3-7.14-17a (NV) [gr. 3.2-6.12-14)
Il Signore ha glorificato il padre al di sopra dei figli
e ha stabilito il diritto della madre sulla prole.
Chi onora il padre espìa i peccati e li eviterà
e la sua preghiera quotidiana sarà esaudita.
Chi onora sua madre è come chi accumula tesori.
Chi onora il padre avrà gioia dai propri figli
e sarà esaudito nel giorno della sua preghiera.
Chi glorifica il padre vivrà a lungo,
chi obbedisce al Signore darà consolazione alla madre.
Figlio, soccorri tuo padre nella vecchiaia,
non contristarlo durante la sua vita.
Sii indulgente, anche se perde il senno,
e non disprezzarlo, mentre tu sei nel pieno vigore.
L’opera buona verso il padre non sarà dimenticata,
otterrà il perdono dei peccati, rinnoverà la tua casa.
Parola di Dio
Dal Sal 127 (128)
R. Beato chi teme il Signore e cammina nelle sue vie.
Beato chi teme il Signore
e cammina nelle sue vie.
Della fatica delle tue mani ti nutrirai,
sarai felice e avrai ogni bene. R.
La tua sposa come vite feconda
nell’intimità della tua casa;
i tuoi figli come virgulti d’ulivo
intorno alla tua mensa. R.
Ecco com’è benedetto
l’uomo che teme il Signore.
Ti benedica il Signore da Sion.
Possa tu vedere il bene di Gerusalemme
tutti i giorni della tua vita! R.
SECONDA LETTURA
Vita familiare cristiana, secondo il comandamento dell’amore.
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossési Col 3,12-21
Fratelli, scelti da Dio, santi e amati, rivestitevi di sentimenti di tenerezza, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di magnanimità, sopportandovi a vicenda e perdonandovi gli uni gli altri, se qualcuno avesse di che lamentarsi nei riguardi di un altro.
Come il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi. Ma sopra tutte queste cose rivestitevi della carità, che le unisce in modo perfetto. E la pace di Cristo regni nei vostri cuori, perché ad essa siete stati chiamati in un solo corpo. E rendete grazie!
La parola di Cristo abiti tra voi nella sua ricchezza. Con ogni sapienza istruitevi e ammonitevi a vicenda con salmi, inni e canti ispirati, con gratitudine, cantando a Dio nei vostri cuori. E qualunque cosa facciate, in parole e in opere, tutto avvenga nel nome del Signore Gesù, rendendo per mezzo di lui grazie a Dio Padre.
Voi, mogli, state sottomesse ai mariti, come conviene nel Signore. Voi, mariti, amate le vostre mogli e non trattatele con durezza. Voi, figli, obbedite ai genitori in tutto; ciò è gradito al Signore. Voi, padri, non esasperate i vostri figli, perché non si scoraggino.
Parola di Dio.
(Col 3,15a.16a)
Alleluia, alleluia.
La pace di Cristo regno nei vostri cuori;
la parola di Cristo abiti tra voi nella sua ricchezza.
Alleluia, alleluia.
Prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto.
Dal Vangelo secondo Matteo Mt 2,13-15.19-23
I Magi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo».
Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Dall’Egitto ho chiamato mio figlio».
Morto Erode, ecco, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre e va’ nella terra d’Israele; sono morti infatti quelli che cercavano di uccidere il bambino».
Egli si alzò, prese il bambino e sua madre ed entrò nella terra d’Israele. Ma, quando venne a sapere che nella Giudea regnava Archelao al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in sogno, si ritirò nella regione della Galilea e andò ad abitare in una città chiamata Nàzaret, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo dei profeti: «Sarà chiamato Nazareno».
Parola del Signore
28 DICEMBRE 2025
DOMENICA FRA L’OTTAVA DI NATALE
SANTA FAMIGLIA DI GESU’, MARIA E GIUSEPPE
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Laudato sii

Ancilla Domini

Un anno straordinario

Sorrisi divini

I Love Francesco

Antifona
Infondi nel nostro spirito la tua grazia, o Padre:
tu, che all’annuncio dell’angelo
ci hai rivelato l’incarnazione di Cristo tuo Figlio,
per la sua passione e la sua croce
guidaci alla gloria della risurrezione.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.
Oppure:
O Dio, Padre buono,
che hai rivelato la gratuità e la potenza del tuo amore
nel silenzioso farsi carne del Verbo nel grembo di Maria,
donaci di accoglierlo con fede
nell’ascolto obbediente della tua parola.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.
Si dice il Credo
Ecco, la Vergine concepirà e darà alla luce un figlio:
lo chiamerà Emmanuele, Dio con noi. (Cf. Is 7,14)
*A
Giuseppe, non temere: Maria darà alla luce un figlio
e tu lo chiamerai Gesù. Egli salverà il suo popolo. (Cf. Mt 1,20-21)
Dio onnipotente, che ci hai dato il pegno della redenzione eterna,
ascolta la nostra preghiera:
quanto più si avvicina il grande giorno della nostra salvezza,
tanto più cresca il nostro fervore,
per celebrare degnamente il mistero della nascita del tuo Figlio.
Egli vive e regna nei secoli dei secoli.
COMMENTO
Il Vangelo di Matteo è stato scritto per una comunità cristiana impregnata ancora di influenze ebraiche.
Per questo l’evangelista, nel suo racconto, abbonda di citazioni vetero testamentarie.
La genealogia, contenuta nell’odierno brano evangelico, presenta la linea di discendenza da Abramo, attraverso Davide, fino al Messia Gesù. Il motivo è quello di legittimare le credenziali di israelita e di re del figlio di Maria. Nella mentalità del tempo chi genera è esclusivamente il marito; la moglie svolge esclusivamente il compito di incubatrice. Per 39 volte questo viene ribadito. Quando, nell’elenco genealogico, si arriva al nome di Giuseppe succede una cosa inaudita: «Iacob generò Giuseppe, il marito di Maria, dalla quale fu generato Gesù, che è detto Cristo» (Mt 1, 16).
La donna che genera è un fatto inaudito e scandaloso. È una tragedia per il capofamiglia. Procreare senza il contributo dello sposo. per la legge ebraica, essendo considerato un grave delitto, comporta la lapidazione della colpevole. Giuseppe è sconvolto. È un uomo giusto che osserva scrupolosamente la legge. Nello stesso tempo è buono ed innamorato di Maria. Escogita lo stratagemma di ripudiarla in segreto. Comportandosi in questo modo la salva dalla morte, anche se la condanna all’infamia ed al disprezzo di tutti. Questo atto di amore e di pietà non sfugge a Dio.
Ma non ci può essere un confronto diretto fra il divino e l’umano. Matteo ricorre all’escamotage dell’angelo che appare in sogno: «Giuseppe, figlio di David, non avere paura a prendere con te Maria, la tua donna, perché ciò che è stato generato in lei è opera dello Spirito santo, partorirà un figlio e tu lo chiamerai con il nome di Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati» (Mt 1, 20-21).
Il nome Gesù è di moda in quel tempo. Dare il nome vuol dire legittimare il figlio ed inserirlo nella genealogia degli ascendenti paterni. Yehoshua in ebraico significa “Yhwh salva”. Questo ben si addice al ruolo di colui che libera il popolo dai peccati.
Il senso biblico di peccato investe non una singola azione malvagia, ma tutto un modo di comportarsi nel passato. La salvezza cristiana non può limitarsi a sbianchettare la coscienza, ma richiede un radicale cambio del proprio modo di vivere convertendosi e rinunciando al male per seguire seriamente il bene ed il giusto.
A Natale non basta commuoversi davanti al Bambinello. Egli è il Salvatore. Siamo sicuri di essere interessati e coinvolti nella sua missione di riportarci sulla strada che Dio ci ha tracciato e testimoniato?
Dostoevskij scrive che se ci dimentichiamo d Dio tutto è permesso. Questo è vero anche per noi?
La realtà storica moderna testimonia che dove regna la violenza, il capitale e la gelida tecnocrazia le tracce di Dio diventano sempre più evanescenti. Un po’ più di autentica fede sarebbe il più bel dono che il prossimo Natale può regalarci .
Questo vale per tutti. Noi compresi.
RIFLESSIONE
Isaia parla ad Acaz, e lo invita a chiedere un segno a Dio. Acaz rifiuta, e Isaia annuncia la nascita di un bambino che sarà segno della fedeltà di Dio alla promessa d’una discendenza fatta a Davide e pegno di salvezza per il Regno.
Bibbia e storia
Matteo comprende la profezia di Isaia attraverso Gesù. L’opera del credente è questa: faticosa ricostruzione del rapporto fra Scrittura e storia, sapendo leggere l’una con l’altra, l’una attraverso l’altra, l’una nell’altra. Così si rivela il mistero di un Dio fedele alla sua promessa, ma sempre più creativo delle ristrette previsioni umane; un Dio fedele all’uomo poiché lo incontra nella sua situazione di uomo. Se Dio è l’Emmanuele, il Dio con noi, con il carico di solidarietà di Dio verso l’uomo che questo nome comporta, ciò richiede che l’uomo sia con Dio, con il carico di fede responsabile che questo comporta.
I modelli dell’Avvento: Giuseppe
Il problema di Matteo, giunto a questo punto della sua narrazione, è di spiegare come Gesù sia concepito da una vergine, dunque di natura divina, e contemporaneamente sia della discendenza di Davide. Narra, dunque, il sogno di Giuseppe.
Il sogno è un motivo biblico. È il contesto di una relazione fra un uomo e Dio. Matteo, narrandolo, sostiene una tesi. Il bambino è di natura divina perché ciò che «è generato in lei viene dallo Spirito Santo» (Mt 1,20); ma dice anche: «Tu lo chiamerai Gesù» (Mt 1,21), lasciando dunque a Giuseppe il compito di esercitare le prerogative della paternità. Ed essendo Giuseppe discendente di Davide, è lui l’anello di congiunzione. Con Gesù si realizza la profezia di Isaia.
Non si deve sottovalutare il dramma umano di Giuseppe. È un giovane in procinto di sposarsi, con tutti i sogni che può avere un giovane alle soglie di questo passo. Qui si trova di fronte ad un altro sogno, che infrange i suoi. Abbiamo così tutta l’intensità del dubbio di Giuseppe: che fare? Ripudiare Maria? Come comprendere quanto avviene? Qual è il mio posto? Giuseppe si interroga, con fatica. La fatica del credente.
Questo è l’atteggiamento di Giuseppe, il quarto modello in questo percorso d’Avvento. Giuseppe è «giusto» (Mt 1,19). Non della giustizia legalistica che applica la norma, bensì di quella che s’interroga cercando quale sia l’appello di Dio. Disponibilità del vero uomo di fede, perciò disponibilità non facile, non a buon mercato.
Giuseppe ascolta la parola che gli viene rivolta. Infrange i suoi sogni di giovane sposo. Applica la parola alla situazione imprevista e imprevedibile, e così muta indirizzo della sua vita assumendosi tutte le responsabilità dell’uomo adulto nella fede che collabora con Dio.
Il compito della duttilità spirituale
Mirabile questa duttilità spirituale di Giuseppe, virtù sulla quale sembra invitarci a riflettere la sua vicenda. Ciò che è duttile è plasmabile in modo che assuma forme convenienti alle circostanze.
Siamo diffidenti nei confronti della duttilità, confondendola con l’incostanza. La seconda muta rotta senza mai mantenersi fedele al proprio orientamento originario; è instabile e inaffidabile. La duttilità spirituale, invece, mantiene l’atteggiamento di fondo, l’orientamento delle scelte, la fedeltà all’appello che emerge. La duttilità è frutto di discernimento.
Siamo diffidenti nei confronti della duttilità, preferendole la rigidezza perché sembra essere più virile e resistente. La rigidezza, però, non è capace di coniugare creativamente Parola e realtà. O forza la prima con interpretazioni precostituite, o forza la seconda non ascoltandone gli appelli.
La duttilità consente di rimanere fedeli nella sostanza, ed essenziali e liberi nelle forme. La duttilità non confonde sostanziale ed accidentale, e preferisce il primo, trovando vie diverse e nuove per viverlo.
L’atteggiamento della creatività
Altro esempio di questa duttilità è san Paolo. L’apostolo è sempre stato creativo nel vivere la propria vocazione (cf Rm 1,1). Pur trovando molti modi diversi per dirlo, e cercando molte occasioni per farlo, si è sempre prodigato per far conoscere il messaggio del Vangelo (cf Rm 1,3-4).
Fedele al contenuto essenziale della fede che ha compreso e indagato, collaboratore di Dio con la sua azione, creativo nel farlo, inventando sempre nuovi modi in relazione ai cambiamenti che avvenivano intorno a lui.
Tutto il cammino dell’Avvento conduce alla duttilità spirituale. Attraverso di essa s’individua una via, nel concreto della vita, per essere credenti nella storia. Non è questo l’impegno che comporta celebrare il Natale?
Nell’ultima domenica di Avvento, la liturgia ci invita a interrogarci su quale sia l’ultimo passo da compiere per accogliere degnamente il Figlio di Dio, nel mondo e in noi.
La risposta sta negli opposti atteggiamenti di Acaz nella prima lettura e di Giuseppe nel vangelo di Matteo. Il primo non si fida del Signore, preferisce tentare di affermare se stesso, confidando nella potenza militare e in amicizie altolocate; il secondo, al contrario, ha il coraggio di mettere da parte i suoi desideri e di porsi a servizio di coloro che ama. Il risultato sarà che il re di Giuda perderà tutto il suo regno e verrà privato della sua libertà, mentre il falegname di Betlemme guadagnerà la salvezza per lui e per tutta l’umanità.
Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio.
Acaz, re di Giuda, rifiuta di seguire il consiglio di Isaia di rivolgersi al Signore e preferisce confidare nell’appoggio militare dell’Assiria. Ciò di cui non si rende conto è che così facendo sta voltando le spalle all’unica potenza che ami davvero Israele, perdendo la sua libertà e quella del suo popolo.
SALMO RESPONSORIALE
I requisiti che il fedele deve possedere per poter salire al tempio di Gerusalemme sono gli stessi che permettono di stare alla presenza di Dio.
SECONDA LETTURA
Gesù Cristo, dal seme di Davide, Figlio di Dio.
Pochi esempi di collaborazione e fiducia in Dio sono grandi come quello dell’apostolo Paolo. Egli rimarrà sempre fedele al suo ministero e alla missione affidatagli da Dio di annunciare il Vangelo. In questo brano Paolo si presenta alla comunità dei cristiani di Roma e riassume il suo mandato.
Gesù nascerà da Maria, sposa di Giuseppe, della stirpe di Davide.
In una situazione non facile, Giuseppe non comprende ciò che sta accadendo. Tuttavia egli rimane fedele alla legge d’amore, cercando il modo di non fare del male a Maria. È su questa fedeltà che Dio fa leva per allargare le vedute di Giuseppe e per renderlo capace di agire con coraggio e intelligenza anche di fronte al crollo delle sue certezze.
Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio.
Acaz, re di Giuda, rifiuta di seguire il consiglio di Isaia di rivolgersi al Signore e preferisce confidare nell’appoggio militare dell’Assiria. Ciò di cui non si rende conto è che così facendo sta voltando le spalle all’unica potenza che ami davvero Israele, perdendo la sua libertà e quella del suo popolo.
In quei giorni, il Signore parlò ad Àcaz: «Chiedi per te un segno dal Signore, tuo Dio, dal profondo degli inferi oppure dall’alto».
Ma Àcaz rispose: «Non lo chiederò, non voglio tentare il Signore».
Allora Isaìa disse: «Ascoltate, casa di Davide! Non vi basta stancare gli uomini, perché ora vogliate stancare anche il mio Dio? Pertanto il Signore stesso vi darà un segno. Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele».
Parola di Dio
I requisiti che il fedele deve possedere per poter salire al tempio di Gerusalemme sono gli stessi che permettono di stare alla presenza di Dio.
Dal Sal 23 (24)
R. Ecco, viene il Signore, re della gloria.
Del Signore è la terra e quanto contiene:
il mondo, con i suoi abitanti.
È lui che l’ha fondato sui mari
e sui fiumi l’ha stabilito. R.
Chi potrà salire il monte del Signore?
Chi potrà stare nel suo luogo santo?
Chi ha mani innocenti e cuore puro,
chi non si rivolge agli idoli. R.
Egli otterrà benedizione dal Signore,
giustizia da Dio sua salvezza.
Ecco la generazione che lo cerca,
che cerca il tuo volto, Dio di Giacobbe. R.
SECONDA LETTURA
Gesù Cristo, dal seme di Davide, Figlio di Dio.
Pochi esempi di collaborazione e fiducia in Dio sono grandi come quello dell’apostolo Paolo. Egli rimarrà sempre fedele al suo ministero e alla missione affidatagli da Dio di annunciare il Vangelo. In questo brano Paolo si presenta alla comunità dei cristiani di Roma e riassume il suo mandato.
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani Rm 1,1-7
Paolo, servo di Cristo Gesù, apostolo per chiamata, scelto per annunciare il vangelo di Dio – che egli aveva promesso per mezzo dei suoi profeti nelle sacre Scritture e che riguarda il Figlio suo, nato dal seme di Davide secondo la carne, costituito Figlio di Dio con potenza, secondo lo Spirito di santità, in virtù della risurrezione dei morti, Gesù Cristo nostro Signore; per mezzo di lui abbiamo ricevuto la grazia di essere apostoli, per suscitare l’obbedienza della fede in tutte le genti, a gloria del suo nome, e tra queste siete anche voi, chiamati da Gesù Cristo –, a tutti quelli che sono a Roma, amati da Dio e santi per chiamata, grazia a voi e pace da Dio, Padre nostro, e dal Signore Gesù Cristo!
Parola di Dio.
(Mt 1,23)
Alleluia, alleluia.
Ecco la vergine concepirà e darà alla luce un figlio:
a lui sarà dato il nome di Emmanuele: “Dio con noi”.
Alleluia, alleluia.
Gesù nascerà da Maria, sposa di Giuseppe, della stirpe di Davide.
In una situazione non facile, Giuseppe non comprende ciò che sta accadendo. Tuttavia egli rimane fedele alla legge d’amore, cercando il modo di non fare del male a Maria. È su questa fedeltà che Dio fa leva per allargare le vedute di Giuseppe e per renderlo capace di agire con coraggio e intelligenza anche di fronte al crollo delle sue certezze.
Dal Vangelo secondo Matteo Mt 1,18-24
Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto.
Però, mentre stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».
Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa “Dio con noi”.
Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa.
Parola del Signore
Spesso seguire Dio nel suo progetto vuol dire avere il coraggio di accettare di perdere i nostri sogni. Preghiamo insieme e diciamo:
Signore, aiutaci ad avere fiducia in te.
O Padre, non hai mai abbandonato l’umanità al suo lungo travaglio su questa terra. Rendici capaci di imitarti e di essere punti di riferimento per i piccoli e i deboli.
Te lo chiediamo per Cristo nostro Signore.
21 DICEMBRE
4ª DOMENICA DI
AVVENTO
IL TEMPO
DELL’ACCOGLIENZA
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Laudato sii

Ancilla Domini

Un anno straordinario

Sorrisi divini

I Love Francesco

Antifona
Guarda, o Padre, il tuo popolo,
che attende con fede il Natale del Signore,
e fa’ che giunga a celebrare con rinnovata esultanza
il grande mistero della salvezza.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.
Oppure:
Dio della gioia, che fai fiorire il deserto,
sostieni con la forza creatrice del tuo amore
il nostro cammino sulla via santa preparata dai profeti,
perché, maturando nella fede,
testimoniamo con la vita la carità di Cristo.
Egli é Dio, e vive e regna con te.
Si dice il Credo
Dite agli smarriti di cuore: «Coraggio, non temete!
Ecco il vostro Dio. Egli viene a salvarvi». (Cf. Is 35,4)
*A
Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete:
ai poveri è annunciato il Vangelo. (Mt 11,4-5)
Imploriamo, o Signore, la tua misericordia:
la forza divina di questo sacramento
ci purifichi dal peccato
e ci prepari alle feste ormai vicine.
Per Cristo nostro Signore.
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