
“Beati… i mendicanti di Dio”
Lunedì della X settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)
8 giugno 2026

Don Antonio Carriero
Mt 5,1-12
In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti perseguitarono i profeti che furono prima di voi».
COMMENTO
La nostra idea di felicità spesso coincide con una collezione di successi. Gesù, nel Vangelo di oggi, sale sul monte per smontare queste illusioni: l’illusione che si sia felici quando si è forti, quando si è sazi, quando si è impeccabili… Piuttosto, dice ai suoi discepoli: «Beati i poveri in spirito». Com’è possibile essere felici se ci manca il terreno sotto i piedi, anche quando le cose non vanno come vorremmo? Dovremmo sempre ricordarci di essere quei “poveri in spirito”, non cioè coloro che hanno poco, ma mendicanti assoluti, consapevoli di non avere davvero nulla e di dover sempre tenere le mani tese verso Dio. Questo è un vero ribaltamento della nostra logica mondana. Insomma, il Vangelo ci sta dicendo che la felicità non è il premio per chi è perfetto. La felicità è piuttosto l’esperienza di chi smette di bastare a se stesso. Noi ingaggiamo ogni giorno una guerra contro le nostre crepe e le nostre fragilità, cercando invano di nasconderle a noi stessi e al mondo là fuori, mentre Dio ha bisogno di infiltrarsi proprio lì, nei vuoti che non amiamo. Gesù dice anche ai suoi discepoli che sono «Beati quelli che sono nel pianto», perché è certo che le nostre lacrime hanno un valore immenso e che Dio le raccoglie sempre. Tutte le beatitudini che Gesù inanella, una dopo l’altra, sono per ciascuno di noi uno specchio di come cambia la nostra vita quando accettiamo di essere amati da Dio nella nostra povertà, nelle nostre lacrime, nella nostra fame e sete di giustizia… Una buona domanda da porci, oggi, è se abbiamo ancora paura del nostro vuoto.
