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1. Letture e orazioni – 18 ottobre 2020

18 ottobre

29ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

ANNO A

RENDETE A DIO QUELLO CHE È DI DIO»

Abbiamo ricevuto la vita in questo mondo, ma siamo chiamati ad abitare il cielo. Per essere un giorno cittadini della Gerusalemme celeste, dobbiamo impegnarci a costruire la città terrena con giustizia e con amore. La Chiesa e i cristiani hanno un debito anzitutto verso Dio, ma anche verso la società civile.

ANTIFONA D’INIZIO

Io t’invoco, mio Dio: dammi risposta,
rivolgi a me l’orecchio e ascolta la mia preghiera.
Custodiscimi, o Signore, come la pupilla  degli occhi,
proteggimi all’ombra delle tue ali.               Sal 16,6.8

COLLETTA

Dio onnipotente ed eterno,
crea in noi un cuore generoso  e fedele,
perché possiamo sempre servirti
con lealtà e purezza di spirito.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Oppure:

O Padre, a te obbedisce ogni creatura
nel misterioso intrecciarsi
delle libere volontà degli uomini;
fa’ che nessuno di noi abusi del suo potere,
ma ogni autorità serva al bene di tutti,
secondo lo Spirito e la parola del tuo Figlio,
e l’umanità intera riconosca te solo
come unico Dio.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

PRIMA LETTURA

Is 45,1.4-6

Ho preso Ciro per la destra per abbattere davanti a lui le nazioni.

Dal libro del profeta Isaia

Dice il Signore del suo eletto, di Ciro:
«Io l’ho preso per la destra,
per abbattere davanti a lui le nazioni,
per sciogliere  le cinture ai fianchi dei re,
per aprire davanti a lui i battenti delle porte
e nessun portone rimarrà chiuso.
Per amore di Giacobbe, mio servo,
e d’Israele, mio eletto, io ti ho chiamato per nome,
ti ho dato un titolo,
sebbene  tu non mi conosca.
Io sono  il Signore e non c’è alcun altro,
fuori di me non c’è dio;
ti renderò pronto all’azione,
anche se tu non mi conosci,
perché sappiano  dall’oriente e dall’occidente
che non c’è nulla fuori di me.
Io sono  il Signore, non ce n’è altri».
Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE    dal Sal 95 (96)

R. Grande è il Signore e degno di ogni lode.

Cantate al Signore un canto nuovo,
cantate al Signore, uomini di tutta la terra.
In mezzo alle genti narrate la sua gloria,
a tutti i popoli dite le sue meraviglie.

Grande è il Signore e degno di ogni lode,
terribile sopra tutti gli dèi.
Tutti gli dèi dei popoli sono un nulla,
il Signore invece ha fatto i cieli.

Date al Signore, o famiglie dei popoli,
date al Signore gloria e potenza,
date al Signore la gloria del suo nome.
Portate offerte ed entrate nei suoi atri.

Prostratevi al Signore nel suo atrio santo.
Tremi davanti a lui tutta la terra.
Dite tra le genti: «Il Signore regna!».
Egli giudica i popoli con rettitudine.

SECONDA LETTURA            1 Ts 1,1-5b

Mèmori della vostra fede, della carità e della speranza.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicesi

Paolo e Silvano e Timoteo alla Chiesa dei Tessalo- nicesi che è in Dio Padre e nel Signore Gesù Cristo: a voi, grazia e pace. Rendiamo sempre grazie a Dio per tutti voi, ricordandovi nelle nostre preghiere e tenendo continuamente presenti l’operosità della vostra fede, la fatica della vostra carità e la fermezza della vostra speranza nel Signore nostro Gesù Cristo, davanti a Dio e Padre nostro.
Sappiamo bene, fratelli amati da Dio, che siete stati scelti da lui. Il nostro  Vangelo, infatti, non  si diffuse fra voi soltanto per mezzo della parola, ma anche con la potenza dello Spirito Santo e con profonda convinzione.

Parola di Dio.

ACCLAMAZIONE AL VANGELO             Fil 2,15d-16a

Alleluia, alleluia.

Risplendete  come astri nel mondo,
tenendo salda la parola di vita.

Alleluia.

VANGELO            Mt 22,15-21

Tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze

Dal vangelo secondo  Matteo

In quel tempo,  i farisei se ne andarono  e tennero consiglio per vedere come  cogliere  in fallo Gesù nei suoi  discorsi.  Mandarono  dunque  da lui i propri discepoli,  con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno,  perché non guardi in faccia a nessuno. Dunque,  di’ a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?».
Ma Gesù,  conoscendo la  loro  malizia,  rispose: «Ipocriti, perché volete  mettermi alla prova? Mostratemi la moneta  del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro.  Egli domandò loro: «Questa immagine  e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». Allora disse  loro: «Rendete dunque  a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello  che è di Dio».

Parola del Signore.

ORAZIONE SULLE OFFERTE

Donaci,  o Padre,
di accostarci degnamente al tuo altare,
perché il mistero che ci unisce al tuo Figlio
sia per noi principio  di vita nuova.
Per Cristo nostro Signore.

ANTIFONA ALLA COMUNIONE

Gli occhi del Signore sono su quanti lo temono,
su quanti sperano  nella sua grazia,
per salvare la loro vita dalla morte,
per farli sopravvivere in tempo di fame.                     Sal 32,18-19

Oppure:

«Rendete a Cesare quello che è di Cesare,
e a Dio quello che è di Dio».                          Mt 22,21

DOPO LA COMUNIONE

O Signore, questa celebrazione eucaristica,
che ci ha fatto pregustare le realtà del cielo,
ci ottenga i tuoi benefici nella vita presente
e ci confermi nella speranza dei beni futuri.
Per Cristo nostro Signore.

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2. Introduzioni – 18 ottobre 2020

18 ottobre

29ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Dare a Dio quel che è di Dio

Siamo alle ultime domeniche dell’anno liturgico e Gesù ha appena raccontato tre parabole dure dirette ai farisei e ai capi degli anziani: gli invitati scortesi, i vignaioli omicidi e quella dei due figli, di cui uno dice di sì, ma poi non obbedisce. Gesù li ha esasperati, per questo, dice Luca, «Si misero a spiarlo e mandarono informatori, che si fingessero persone giuste, per coglierlo in fallo nel parlare e poi consegnarlo all’autorità e al potere del governatore» (20,20). E gli pongono una questione squisitamente politica. Ma Gesù non cade nel tranello, ed entra nel cuore della questione: si deve prendere atto del potere di chi governa, ma soprattutto riconoscere i diritti di Dio sia nella politica che in ogni altro settore della vita personale e pubblica.

PRIMA LETTURA

Dal libro del profeta Isaia.                                                                                           Is 45,1.4-6

Ho preso Ciro per la destra per abbattere davanti a lui le nazioni.          

Ciro, re di Persia, diventa uno strumento di Dio per riedificare Israele. La storia della salvezza è nelle mani di Dio, che si serve degli strumenti più utili, anche di una persona lontana dalla fede.

 SALMO RESPONSORIALE                                                                     Dal Salmo 95 (96)

Il salmista invita a lodare il Signore per la sua grandezza e per le meraviglie che ha operato. A lui onore e gloria e a nessun altro.

Rit. Grande è il Signore e degno di ogni lode.

 SECONDA LETTURA

Memori della vostra fede, della carità e della speranza.    

La lettera ai Tessalonicesi, che iniziamo a leggere oggi, è il più antico documento della Chiesa delle origini. Paolo l’ha scritta a Corinto nell’anno 51. Ha incontrato gli abitanti di Tessalonica durante il suo secondo viaggio. Si è rivolto dapprima alla fiorente comunità giudaica, che gli ha fatto una feroce opposizione (At 17,1-10). Per questo si rivolgerà ai pagani.

 Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicesi.                                  1Ts 1,1-5b

 VANGELO

Rendete a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio.

I farisei, esasperati dal racconto delle parabole sferzanti di Gesù nei confronti delle autorità ebraiche, gli tendono una trappola perché si comprometta davanti al potere politico. Ma Gesù li costringe a uscire dall’ipocrisia e a riconoscere i diritti di Dio.

Dal vangelo secondo Matteo.                                                                                 Mt 22, 15-21

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3. Annunciare la Parola – 18 ottobre 2020


18 ottobre
29ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Invitati alla festa di nozze del Figlio di Dio


PER RIFLETTERE E MEDITARE

Gesù non ha risparmiato accuse durissime nei confronti di scribi e farisei, ed essi passano al contrattacco. Gli presentano una questione spinosa, cercano di portarlo sul terreno della politica. Facilmente Gesù poteva fare un passo falso e offrire il pretesto per accusarlo davanti alle autorità. La risposta data da Gesù ai farisei e agli erodiani viene usata spesso quasi fosse un proverbio: «Rendete a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio». Ma della frase si è persa la saggezza evangelica, facendo dire a Gesù parole di sola furbizia umana. Invece fanno riferimento al primato di Dio su ogni scelta dell’uomo.

La domanda maliziosa

La questione posta dal Vangelo di oggi la si trova anche in Marco (12,13-17) e in Luca (20,20-26). Decisamente una questione scottante.
Ogni ebreo − dai ragazzi di una dozzina d’anni ai 65 anni − uomini, donne e gli stessi schiavi, dovevano pagare ai Romani la tassa annuale di un denaro d’argento a testa (la paga quotidiana di un lavoratore). Ma questo pagamento determinava il riconoscimento dell’autorità di Cesare, che avveniva in un contesto tale per cui − così sostenevano soprattutto gli zeloti − l’accettarlo poteva apparire idolatria, e si opponeva direttamente al primo comandamento della Legge.
A partire da questa tassa sgradita al popolo, i farisei si fanno sotto e pongono a Gesù la domanda insidiosa. E per essere più forti si fanno accompagnare dagli erodiani. Si tratta di una questione cruciale: pagare o non pagare le tasse agli invasori romani? E la testimonianza degli erodiani poteva diventare importante nel caso di un’accusa, perché essi erano vicini a Erode, che governava in pieno accordo con i Romani.
E per indurlo a sbilanciarsi cominciano con il complimentarsi con Gesù: «Sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno…». Ma poi ecco la domanda velenosa: «Di’ a noi il tuo parere: è lecito o no pagare il tributo a Cesare?».

La risposta di Gesù

La risposta di Gesù è un misto di ironia e di logica stretta. Gesù li costringe a porsi di fronte a quella moneta che ad essi ripugnava. Nella moneta c’era infatti l’immagine dell’imperatore e la scritta Tiberius Caesar Divi Augusti Filius Augustus Pontifex Maximus. Per un vero ebreo questo era intollerabile.
Gesù non cade però nel tranello di presentarsi come ribelle a Roma e dice: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare». E l’atmosfera si fa pesante. Lo era già sin dall’inizio, a dire il vero. Quel loro presentarsi servile e astuto («Sappiamo che sei veritiero… Tu non hai soggezione di alcuno…») era ripugnante. E Gesù aveva risposto senza alcun timore alla loro doppiezza: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova?».
La risposta di Gesù però va oltre e aggiunge: «Ma rendete a Dio quello che è di Dio». Ed è questa l’originalità di ciò che dice. La prima parte poteva apparire una risposta dettata da realismo, dalla saggezza, forse anche dalla furbizia, la seconda parte allarga gli orizzonti, perché non c’è nulla che si sottragga veramente a Dio, nemmeno la politica. Le parole di Gesù in realtà più che affermare l’accettazione dell’autorità di Cesare, suonavano dunque così: «Non lasciatevi sottomettere da nessun Cesare di questo mondo. Non rassegnatevi alla logica del mondo, ma trovate la vera libertà in Dio, signore del mondo».

La fede diventa lievito di storia

La Chiesa deve/può occuparsi di politica? Il tema è spesso in prima pagina e di altissimo interesse. Alcuni pensano che la Chiesa non dovrebbe parlare di politica, che lo fa troppo, che ciò che dice a volte le si ritorce contro. Ma in ogni epoca storica gli uomini di Chiesa si sono espressi sui temi scottanti del loro tempo. Nel 1845 Louis Rendu, vescovo di Annecy – dove c’era il più grande cotonificio dello stato savoiardo-piemontese – denunciò presso Carlo Alberto la condizione disumana degli operai-bambini, proprio mentre il Congresso degli scienziati italiani – tutti grandi capitalisti – affermava che «il lavoro infantile nelle officine e nelle fabbriche era assolutamente necessario per reggere la concorrenza straniera». In anni recenti tutti ricordiamo gli interventi contro la guerra in Iraq di Giovanni Paolo II, tra un coro di consensi.
Ma che direbbe Gesù di questa questione? Il brano di Vangelo di questa domenica si direbbe che ci risponda. «Pagare o non pagare il tributo a Cesare?», gli chiedono. La risposta di Gesù l’abbiamo sentita. Lui sa bene che i farisei ed gli erodiani di fronte a quell’odiata moneta sono a disagio; anche se nello stesso tempo non cercano lo scontro. Gesù con la sua risposta dice a loro e ai credenti di ogni tempo che davanti a qualsiasi aberrazione e abuso di potere, anche democratico, dovranno testimoniare e promuovere i diritti di Dio. È questo il significato vero e rivoluzionario delle parole di Gesù.
È un fatto che in ogni tempo chi si colloca dalla parte di Dio e vive la propria fede, essa si incarna e si fa visibile, trasforma l’ambiente e la società, diventa fermento, lievito di storia, si fa «politica». Questo dovrebbero ricordare i laici cristiani, che oggi guardano con diffidenza alla politica, e la lasciano a uomini di altre ambizioni, e magari a qualche vescovo.

UN FATTO – UNA TESTIMONIANZA

«Gesù riceve richieste di aiuto da molte persone, eppure non si rassegna, anzi, cerca dei giovani e li prepara per farne suoi collaboratori, apostoli. Questa formazione dei suoi discepoli era senz’altro anche “politica”. I suoi discepoli dovevano andare da coloro che cercavano aiuto e far sentire loro l’amore di Dio per tutti gli uomini» (Carlo Maria Martini, Conversazioni notturne a Gerusalemme).

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4. Parola da Vivere – 18 ottobre 2020

18 ottobre
29ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

RENDETE A DIO QUELLO CHE È DI DIO

COMMENTO

Il contesto:  dal 6 d.C. i Romani  avevano imposto un tributo per ogni uomo e donna dai 14 ai 65 anni;  ammontava a un denaro, l’equivalente di una  giornata  di lavoro di un bracciante,  e doveva essere pagato in valuta romana; gli Ebrei non sopportavano questa tassa; gli erodiani, nati al tempo di Erode e ora legati a Erode Antipa, erano  favorevoli al pagamento per conservare  il potere acquisito; i farisei lo subivano come obbligo imposto dagli odiati Romani.
Questo  tentativo di incastrare  Gesù inizia con elogi sperticati  che corrispondono a ciò che il popolo diceva di Gesù, ma sulla bocca degli avversari nascondono malamente ipocrisia e falsità.
Se Gesù avesse contestato il tributo lo avrebbero  accusato alle autorità (come hanno fatto durante il processo davanti a Pilato),  se l’avesse approvato avrebbe perso la simpatia del popolo.
Gesù si limita a ricordare che la Palestina  appartiene all’Impero Romano e che gli Ebrei, a parte la perdita della libertà, ne godevano i vantaggi, perciò il tributo fa parte delle cose normali di questo mondo.
Il Signore però non si ferma qui. Con la sua risposta smaschera  e colpisce i suoi interlocutori ed eleva il discorso: se è giusto dare a Cesare il suo, è ancora più giusto e doveroso  dare a Dio ciò che gli è dovuto:  l’amore, la fede, l’obbedienza alla sua volontà.
L’evangelista fa percepire che Gesù sta rimproverando erodiani e farisei, perché non  stanno riconoscendo in lui il Messia mandato da Dio e quindi si rifiutano di prestare a Dio l’ascolto e l’obbedienza che gli sono dovuti.

SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA

1. L’ipocrisia degli avversari di Gesù ci Sicuramente noi non tendiamo una trappola a Gesù e magari siamo sinceri quando nella preghiera lo elogiamo… Ma, se poi non mettiamo in pratica la sua parola, Gesù che se ne fa dei nostri elogi?

2. Cesare e Dio, i rapporti con questo mondo e il rapporto con Dio: realtà distinte ma interdipendenti. C’è una  diversità  essenziale:  il rapporto con la realtà naturale, sociale e politica  è regolato  da doveri e vantaggi pratici, il rapporto con Dio non è fondato sui do- veri, ma su una risposta  di amore  a un amore  ricevuto gratuitamente e manifestato inizialmente dal dono della vita e poi, in pienezza,  dal Cristo crocifisso e risorto.

3. Se il Signore ordina di dare alle realtà di questo mondo ciò che gli spetta, è perché tutto ciò che tocca la vita umana vale e va non solo difeso, ma promosso, affinché la vita terrena  sia pienamente umana per tutti. Questo è un servizio che la Chiesa intera e ogni cristiano possono e devono  rendere all’umanità.

4. Tutti abbiamo delle domande vere dentro al cuore. Chi si presenta a Gesù con onestà e sincero desiderio di amare Dio e i fratelli certamente riceve la risposta di cui ha bisogno. Il Signore ha molti strumenti per rispondere: la sua Parola, i pastori, i fratelli e gli amici nella fede, gli avvenimenti. Per comprendere la sua risposta abbiamo bisogno  di silenzio, di umiltà,  di pazienza attiva.


PROPOSTA DI IMPEGNO DELLA SETTIMANA

Verifichiamo  se siamo  onesti  in tutto  con la società civile e se il Signore è il centro  della nostra  vita e delle scelte.


Tratto da: Messale delle domeniche e delle feste – Elledici – 2017

 

 

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5. Perdono e Preghiere dei Fedeli – 18 ottobre 2020

18 ottobre
29ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Dare a Dio quel che è di Dio

RICHIESTA DI PERDONO

Pietà di noi, Signore!

Contro di te abbiamo peccato.

Mostraci, Signore, la tua misericordia.

E donaci la tua salvezza.

oppure

Signore, molte volte diciamo di credere in te, ma trascuriamo i nostri doveri verso la società. Abbi pietà di noi.

Cristo, spesso ci dimentichiamo di quello che tu ci hai mostrato e insegnato. Abbi pietà di noi.

Signore, ci lamentiamo delle ingiustizie subite e non  vediamo  quelle  che facciamo  noi.  Abbi pietà di noi.

PREGHIERA UNIVERSALE

Celebrante. Fratelli e sorelle carissimi, Il Signore ci invita a dare a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio, a essere cristiani responsabili e cittadini onesti. Preghiamo insieme e diciamo:

Donaci, Signore la tua sapienza.

  • Per la Chiesa e i suoi pastori, affinché si rendano positivamente presenti nella società, riconoscendo l’autonomia delle realtà terrestri, preghiamo.
  • Per i politici di qualsiasi credo, e per chi si occupa della società, affinché si sentano spinti a riconoscere la dignità di ogni uomo, preghiamo:
  • Per le comunità cristiane, perché vivano la fraternità e la comunione nel rispetto reciproco e nel rifiuto di ogni atteggiamento di superiorità, preghiamo.
  • Per ciascuno di noi: le parole di Gesù ci spingano a non rifiutare l’impegno politico, ma a viverlo con coscienza e in armonia con la nostra fede, preghiamo.

Celebrante. O Padre, che ci vuoi costruttori del tuo regno, di fronte a ogni scelta aiutaci a metterti al primo posto e aiuta chi è in autorità a sentirsi al servizio di tutti. Per Cristo nostro Signore.

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6. Vignetta di RobiHood – 18 ottobre 2020

18 ottobre
29ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Dare a Dio quel che è di Dio

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Pubblicazioni di Roberto Benotti (RobyHood) presso Elledici:

Laudato sii

Ancilla Domini

Un anno straordinario

Sorrisi divini

I Love Francesco

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1. Letture e orazioni – 11 ottobre 2020

11 ottobre

28ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

ANNO A

LA SALA DELLE NOZZE SI RIEMPÌ

ANTIFONA

Se consideri le nostre colpe, Signore,
chi potrà resistere?
Ma presso di te è il perdono,
o Dio d’Israele.                                      Sal 129,3-4

COLLETTA

Ci preceda e ci accompagni  sempre
la tua grazia, Signore,
perché, sorretti dal tuo paterno aiuto,
non ci stanchiamo mai di operare il bene.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Oppure:

O Padre, che inviti il mondo intero
alle nozze del tuo Figlio,
donaci la sapienza del tuo Spirito,
perché possiamo testimoniare
qual è la speranza della nostra chiamata,
e nessun uomo  abbia mai a rifiutare
il banchetto  della vita eterna
o a entrarvi senza l’abito nuziale.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

PRIMA LETTURA

Is 25,6-10a

Il Signore preparerà un banchetto,  e asciugherà le lacrime su ogni volto.

Dal libro del profeta Isaia

Preparerà il Signore degli eserciti
per tutti i popoli, su questo monte,
un banchetto  di grasse vivande,
un banchetto  di vini eccellenti,
di cibi succulenti,  di vini raffinati.
Egli strapperà su questo monte
il velo che copriva la faccia di tutti i popoli
e la coltre distesa su tutte le nazioni.
Eliminerà la morte per sempre.
Il Signore Dio asciugherà le lacrime su ogni volto,
l’ignominia del suo popolo
farà scomparire da tutta la terra,
poiché il Signore ha parlato.
E si dirà in quel giorno: «Ecco il nostro Dio;
in lui abbiamo sperato perché ci salvasse.
Questi è il Signore in cui abbiamo sperato;
rallegriamoci, esultiamo per la sua salvezza,
poiché la mano del Signore
si poserà su questo monte». Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE    dal Sal 22 (23)

R. Abiterò per sempre nella casa del Signore.

Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla.
Su pascoli erbosi mi fa riposare,
ad acque tranquille mi conduce.
Rinfranca l’anima mia.

Mi guida per il giusto cammino a motivo del suo nome.
Anche  se vado per una valle oscura,
non temo alcun male, perché tu sei con me.
Il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza.

Davanti a me tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici.
Ungi di olio il mio capo;
il mio calice trabocca.

Sì, bontà e fedeltà mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita,
abiterò ancora nella casa del Signore
per lunghi giorni.

SECONDA LETTURA               Fil 4,12-14.19-20

Tutto posso in colui che mi dà forza.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippesi

Fratelli, so vivere nella povertà come so vivere nell’abbondanza; sono allenato a tutto e per tutto, alla sazietà e alla fame, all’abbondanza e all’indigenza. Tutto posso  in colui che mi dà la forza. Avete fatto bene tuttavia a prendere parte alle mie tribolazioni.
Il mio Dio,  a sua volta, colmerà ogni vostro bisogno secondo la sua ricchezza con magnificenza, in Cristo Gesù.
Al Dio e Padre nostro sia gloria nei secoli dei secoli. Amen.
Parola di Dio.

ACCLAMAZIONE AL VANGELO  Cf Ef 1,17-18

Alleluia, alleluia.

Il Padre del Signore nostro Gesù Cristo
illumini gli occhi del nostro cuore
per farci comprendere
a quale speranza ci ha chiamati.

Alleluia.

VANGELO            Mt 22,1-14

Tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze

Dal vangelo secondo Matteo

[In quel tempo,  Gesù, riprese a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti e ai farisei] e disse: «Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze,  ma questi  non  volevano venire. Mandò di nuovo  altri servi con quest’ordine: Dite agli invitati: “Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”.  Ma quelli  non  se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai pro- pri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini  e diede alle fiamme la loro città. Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli  alle nozze”. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali.]
Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo  che non indossava  l’abito nuziale.  Gli disse: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”. Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo  fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”. Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».

Parola del Signore.

* TRA PARENTESI LA FORMA BREVE.

ORAZIONE SULLE OFFERTE

Accogli, Signore, le nostre offerte e preghiere,
e fa’ che questo santo sacrificio,
espressione perfetta della nostra fede,
ci apra il passaggio  alla gloria del cielo.
Per Cristo nostro Signore.

ANTIFONA ALLA COMUNIONE

I ricchi impoveriscono e hanno fame,
ma chi cerca il Signore non manca di nulla.           Sal 33,1

Oppure:

Quando il Signore si manifesterà,
saremo simili a lui,
perché lo vedremo così come egli è.               1 Gv 3,2

Oppure:

«Il regno dei cieli è simile a un re
che fece un banchetto di nozze per suo figlio».          Mt 22,2

DOPO LA COMUNIONE

Padre santo e misericordioso,
che ci hai nutriti con il corpo e sangue del tuo Figlio,
per questa partecipazione al suo sacrificio
donaci di comunicare alla sua stessa vita.
Egli vive e regna nei secoli dei secoli.

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2. Introduzioni – 11 ottobre 2020

11 ottobre

28ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Invitati alla festa di nozze del Figlio di Dio

 

Il regno di Dio è simile a una festa di nozze. Lo dice Gesù con una parabola in cui un re invita gli abitanti più ragguardevoli della città alla festa di nozze del figlio. Ma incredibilmente tutti gli invitati rifiutano. Non solo, insultano i servi e li uccidono. La reazione del re è durissima, ma poi estende gli inviti ad altri, cattivi e buoni, e li fa partecipare alla festa.
La parabola si riferisce al popolo ebraico, che non accoglie Gesù, l’inviato Figlio di Dio. Ma parla anche della Chiesa, invitata per ultima alla festa di nozze, a cui il Signore Gesù affida il suo regno. 

PRIMA LETTURA

Il Signore preparerà un banchetto, e asciugherà le lacrime su ogni volto.

Sul monte Sion il Signore invita a un banchetto grandioso a cui sono invitati tutti i popoli. Ma non è solo l’invito a una festa, bensì a una vita totalmente salvata, in cui verrà asciugata ogni lacrima e cancellata ogni miseria umana.

 Dal libro del profeta Isaia.                                                                                          Is 25,6-10a

 SALMO RESPONSORIALE                                                                               Dal Salmo 22 (23)

Il notissimo salmo 22 descrive la bontà di Dio nei nostri riguardi. Egli è il nostro pastore e si cura teneramente di ciascuno di noi.

Rit. Abiterò per sempre nella casa del Signore.

SECONDA LETTURA

Tutto posso in colui che mi dà forza.                                       

Paolo ringrazia per l’aiuto materiale che gli abitanti di Filippi hanno voluto dargli. Dice grazie, ma nello stesso tempo afferma di essere ormai abituato ad affrontare un po’ tutto nella sua vita di missionario, sia i momenti più confortevoli che quelli più difficili.

 Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippesi.                                          Fil 4,12-14.19-20

VANGELO

Tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze.      

Ancora una parabola sul rifiuto degli ebrei ad accogliere gli inviti di Dio. Un rifiuto che questa volta suscita una dura reazione da parte del re, che amareggiato, estende il suo invito a ogni genere di persone, a chiunque vorrà accettarlo.

Dal vangelo secondo Matteo.                                                                                   Mt 22,1-14

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3. Annunciare la Parola – 11 ottobre 2020


11 ottobre
28ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Invitati alla festa di nozze del Figlio di Dio


PER RIFLETTERE E MEDITARE

Alcune parabole di Gesù hanno come sfondo un banchetto. Quella di questa domenica racconta di un re che organizza una grandiosa festa di nozze per il figlio e fa tutto il possibile per renderla memorabile. Invita i più ragguardevoli della città, le persone ricche e facoltose, che però incredibilmente rifiutano. Alcuni lo fanno perché hanno altri impegni (il lavoro dei campi, i propri affari…), ma altri reagiscono con la violenza all’invito: maltrattano i servi e li uccidono.

Festa di nozze per il figlio del re

La parabola è la fotografia di una storia ben conosciuta, quella di Gesù, messia e Figlio di Dio, rifiutato dai capi di Israele, sacerdoti e farisei. La reazione del re è durissima: si sdegna, fa uccidere gli invitati scortesi e mette a ferro e fuoco la città. Luca invece, che racconta la stessa parabola con alcune varianti, conclude dicendo che vengono invitati quanti più si può a partecipare al banchetto: poveri, storpi, ciechi e zoppi. E non c’è alcuna vendetta nei confronti di chi non accetta l’invito.
Matteo usa un linguaggio profetico: più degli altri evangelisti dà il senso della drammaticità della chiamata, del giudizio di Dio sugli atteggiamenti che gli uomini, ebrei o cristiani, assumono nei confronti della proposta evangelica. Matteo si è legato alla storia d’Israele e ha voluto dire di più, ricordando probabilmente l’incendio di Gerusalemme del 70 d.C.
Oltre ad avere una finalità storica, Matteo ne avrebbe anche una pedagogica. Usa quelle similitudini come farebbe una madre, che allerta il figlio che esce di casa e gli dice di stare attento alle macchine per non essere investito. E glielo dice proprio perché non vuole che questo avvenga.
C’è in Matteo un altro particolare che non compare nel racconto di Luca: tra gli ultimi invitati, buoni e cattivi, c’è uno che non ha indossato l’abito nuziale e anche in questo caso la reazione del re è severissima: l’uomo viene legato mani e piedi e gettato fuori nelle tenebre. L’invitato infatti, presentandosi in quel modo, era presente alla festa, ma senza parteciparvi davvero. Matteo aggiunge questo particolare in riferimento alla comunità cristiana delle origini, nella quale qualcuno poteva trovarsi nella Chiesa come per caso, non ben motivato, magari per secondi fini.

Dio ci convoca alla festa della vita

Evidentemente il re è Dio, che chiama tutti indistintamente alla festa della vita. Se nella parabola questo invito allargato a tutti è dovuto al rifiuto da parte dei primi, in realtà di fronte alla salvezza siamo tutti invitati.
Si tratta anche di una chiamata urgente, unica, irripetibile, che esige risposta: non vuoi venire tu? Chiamo un altro. Dio non forza la mano, non ti manda le guardie a costringerti a entrare.
Naturalmente il banchetto a cui Dio chiama è quello della vita cristiana, la costruzione del regno di Dio. La partecipazione a questo banchetto esige la veste della conversione. Invece quello che non indossa l’abito nuziale è uno che si trova tra i salvati per caso, che vive tra i cristiani senza sentirsi a casa sua. Si pensa cristiano perché battezzato, ma non ne condivide gli ideali, non rinuncia al proprio modo sbagliato di vivere.
Pensiamo al caso limite dei grandi camorristi o dei mafiosi: tutte persone battezzate, che nei loro covi conservano immaginette di padre Pio e della Madonna, ma non hanno scrupoli a tiranneggiare la gente e a usare violenze di ogni tipo.

Nella comunità cristiana

Ritornando alla prima parte della parabola e attualizzandone al massimo il significato, possiamo affermare che Dio chiama oggi al suo banchetto concretamente nella comunità cristiana. E possiamo chiederci qual è la nostra risposta, quale la nostra disponibilità nei suoi confronti. Da qualche anno gli inviti si moltiplicano: si organizzano incontri di ogni tipo. Ma chi partecipa? C’è chi dice: siamo sempre gli stessi. Molti si accontentano di vivere ai margini, dicono di non avere tempo. Ma davvero è il tempo che manca?
Sta di fatto che anche oggi, come nella parabola, è difficile convocare la gente al banchetto. Ma se si perdono i contatti con la comunità parrocchiale si corre il rischio di vivere una vita di fede individuale, di diventare spiritualmente sottoalimentati. Oggi si sente di tutto − pensiamo a quante ore dedichiamo alla televisione – ed è necessario ascoltare di più la parola di Dio.
Dobbiamo però sicuramente domandarci se quello della Chiesa è l’invito a una festa. «Dovrebbero farci sentire altri canti», diceva Nietzsche, parlando dei cattolici; e Moravia: «La religione è noiosa. Nelle chiese la gente si annoia». Eppure le parole di Gesù fanno pensare al regno di Dio come a qualcosa di gioioso, a una splendida festa senza fine.
In realtà non si tratta di organizzare qualcosa di effervescente e di festoso, ma qualcosa che risponda davvero ai bisogni profondi dell’uomo d’oggi, alla sua curiosità esistenziale, alla sua sete di felicità. Nelle parrocchie infatti a volte c’è tempo per iniziative di contorno, ma non per incontri seri sulla parola di Dio.
È comunque difficile oggi convocare i cristiani. Troppa gente ha quasi tagliato i ponti con la Chiesa e si limita ad avere nei suoi confronti soltanto i contatti inevitabili. E l’unica cosa che può funzionare è spesso la testimonianza personale. Ognuno di noi allora deve farsi portatore di Dio e della sua salvezza, far arrivare il regno di Dio dove la gente vive.

UN FATTO – UNA TESTIMONIANZA

Durante la visita di Giovanni Paolo II a Reims (Francia) dovettero scegliere cinquanta persone per ricevere la comunione dalle mani del papa. L’arcivescovo decise di scegliere le 50 persone più coinvolte nelle attività parrocchiali. In questo modo furono escluse molte persone ragguardevoli, tra cui una ricchissima nobildonna francese, che, per poter esserci aveva assicurato un bel assegno per le opere diocesane. Ma il vescovo non cambiò idea. Il giorno prima però uno di quelli che erano stati scelti si ammalò. Con chi sostituirlo? Il parroco si rivolse al vescovo, che disse: «Faremo come dice il Vangelo: esci di qui e la prima persona che incontrerai l’inviterai a ricevere la comunione dal papa». Così fece. Il Signore dimostrò un bel senso dell’umorismo, perché il cinquantesimo invitato fu André, il barbone che chiedeva l’elemosina all’uscita della cattedrale (il primo che il parroco aveva incontrato), che ricevette quindi con sorpresa la comunione dalle mani di Giovanni Paolo II.