3. Commento alle Letture – 20 SETTEMBRE 2026 – XXV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

20 SETTEMBRE 2026

XXV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

«…TU SEI INVIDIOSO PERCHÉ IO SONO BUONO?»

COMMENTO 

I termini vigna e vite hanno un profondo significato spirituale nel linguaggio evangelico.
La “vigna del Signore” sta ad indicare coloro che si riconoscono cristiani.
È il popolo di Dio, il terreno di missione e di evangelizzazione. È la comunità cristiana radicata profondamente nella storia umana.
La vigna non è un elemento decorativo per abbellire il paesaggio. Ma deve fruttificare.
Attraverso i tralci i grappoli si caricano di acini che debitamente trattati producono dell’ottimo vino.
In altre parole la vigna (il mondo), attraverso la vite (Cristo) per mezzo dei tralci (i cristiani) costruisce concretamente il Regno dei Cieli già ora nella storia umana. Dio.
Il padrone della vigna, sa che essa ha bisogno di attenzioni e di cure costanti.
Si preoccupa di trovare operai che lo coadiuvino. E si mette alla ricerca di uomini disposti a lavorare per lui. Basta che siano disponibili. Li pagherà il giusto.
Allora il salario dovuto è di un denaro al giorno, indipendentemente dalle ore lavorate.
Ai tempi di Gesù la giornata lavorativa normale parte dalle sei del mattino fino alle diciotto.
E qui Dio rompe l’equilibrio della giustizia umana secondo cui la differenza di ore lavorate genera diversità di trattamento economico.
Quindi grande è la sorpresa dovuta alla parità di retribuzione nonostante la notevole differenza di ore lavorate.
Nella logica umana questo sa di ingiustizia e crea malumore. Ma la logica del Regno segue altri parametri.
La ricompensa della misericordia divina è giusta, anche se la ragione umana fatica ad accettarla.
Dio che è Amore non si cura del tempo, ma misura e ricompensa con il metro del cuore che per sua natura agisce con sfumature che travalicano le categorie proporzionali della giustizia umana. Sulla croce Cristo ha perdonato i suoi aguzzini in barba a tutti i cavilli giuridici.
Questo ci spiazza e ci fa toccare con mano che veramente i pensieri di Dio, purtroppo,  non sono i nostri pensieri e le sue vie non sono ancora le nostre vie.
Ma se la nostra mente non è conforme alla nostra fede, se il nostro cuore è appesantito dai troppi desideri e se i nostri sentieri non sono quelli battuti da Cisto , il cristianesimo che cos’è? Essere cristiano cosa significa e che cosa comporta?
Chi preghiamo: un totem o un Padre?

COMMENTO 2

La Domenica della generosità divina

Padre nostro, ti adoriamo, ti amiamo e ti lodiamo con tutto il cuore, riconoscendoti Creatore e Signore della storia.
Sei misericordioso e pietoso, ricco di misericordia, tenerissimo verso tutte le tue creature, vicinissimo a coloro che ti invocano con fede sincera.
Ci chiami a cercarti ogni giorno, spronandoci continuamente ad abbandonare la via del male
e a ritornare a te con il cuore pentito per sperimentare il tuo abbraccio benedicente che largamente perdona.

Padre giusto, non ci tratti secondo i nostri meriti, ma ci ami per quello che siamo, figli tuoi,
sempre bisognosi della tua bontà misericordiosa che ci spinge alla conversione.
Ci ami gratuitamente, totalmente, incondizionatamente, appassionatamente,
invitandoci ad imitare la tua generosità che va oltre le regole della giustizia umana, superando ogni logica e misura umana.
La tua carità è universale, accoglie tutti, senza discriminare né condannare.
A tutti dai fiducia, invitandoci a lavorare nella tua vigna con amore, dando tutto noi stessi, secondo la logica della tua generosità.
È bello ed entusiasmante servirti dal mattino alla sera, notte e giorno, perché tu ci valorizzi, ci rendi felici, sei attento a ciascuno di noi,
disposto a dare credito anche a chi non ha diritti da presentare. La ricompensa del lavoro che ci offri è il fatto stesso di averti servito,
associandoci alla tua opera che ci unge di dignità. Il tuo agire ci scandalizza, è sconcertante per noi, schiavi della mentalità produttiva, contabile, aziendale, commerciale.
Riconosciamo che i nostri pensieri non sono i tuoi e che le nostre vie sono lontane dalle tue, ma tu non ti arrendi dinanzi alla durezza del nostro cuore
che conosce la mormorazione, il risentimento, l’invidia.
Ti ringraziamo per averci manifestato la tua infinita misericordia nel dono del tuo Figlio Unigenito,
Gesù Cristo, la via che ci riporta a te, la verità che ci rende liberi dalla schiavitù del peccato, la vita che ci colma di gioia.

O Cristo Gesù crocifisso e risorto, nostro Salvatore, Dio con noi, tu sei venuto nel mondo per la nostra liberazione,
chiamandoci a camminare nelle tue vie, a vivere nell’osservanza del comandamento nuovo dell’amore,
ad essere perfetti, santi e misericordiosi come il Padre che è nei cieli.
Tu sei il nostro datore di lavoro, che a tutte le ore della giornata, in tutte le stagioni della nostra esistenza
poni su di noi il tuo sguardo dolcissimo e compassionevole, chiamandoci a collaborare con te al tuo disegno di salvezza.
Non ci vuoi disoccupati, tristi, demotivati, nullafacenti.
Ti benediciamo perché fai il primo passo verso di noi, chiamandoci a comportarci come te,
a pensare, a parlare, ad agire come te, che hai come unico cibo il compimento fedele della volontà del Padre.
Nutrendoci con la tua Parola e con il tuo Corpo e Sangue, ci trasformi a tua immagine mediante l’azione del tuo Santo Spirito,
perché viviamo la tua vita, dedicandoci al Padre e ai fratelli.

O Spirito Santo, nostro santificatore, apri il nostro cuore all’intelligenza delle parole di Gesù,
perché possiamo accoglierlo, seguirlo e servirlo sino all’ultimo respiro, nell’attesa di essere definitivamente
con lui nella domenica senza tramonto, autentico guadagno.
Conformaci pienamente a Gesù in vita e in morte, perché lui si manifesti in noi.

O Beata Vergine Maria della Mercede, Signora della grazia gratuita e Madre di misericordia, sotto il tuo mantello troviamo rifugio,
protezione e consolazione. Intercedi per il nostro riscatto dalla mentalità mondana, ottenendoci il dono della conversione permanente.

Amen. Alleluia!

Commento a cura di don Francesco Dell’Orto, parroco di San Lorenzo in Bisceglie, Per crescere nella conoscenza e nell’amore di Gesù Cristo. Preghiere e catechesi mistagogiche domenicali ciclo A 

COMMENTO 3

Questa parabola si muove in un campo molto caldo oggi, quello del lavoro. Il tema però non è l’equità del salario, piuttosto ci invita a capire come funziona il regno di Dio.
La comunità di Matteo era composta in gran parte di cristiani provenienti dall’ebraismo. In essa si era creata qualche tensione dottrinale e pratica con quelli provenienti dal paganesimo. Per questo Matteo sente il bisogno di sottolineare l’uguaglianza realizzata dalla misericordia di Dio tra tutti i credenti.
Il padrone che esce a chiamare operai a tutte le ore è Dio stesso che in ogni tempo chiama popoli e singole persone a lavorare nel mondo per portare frutti di salvezza. Assicura un salario a tutti. La fine della giornata rappresenta la fine dei tempi, quando tutti quelli che hanno lavorato, poco o molto, saranno ricompensati. I lavoratori della prima ora sono gli Ebrei, appartenenti al popolo eletto del Primo Testamento, ma convertiti a Gesù, che ritengono di aver diritto a una considerazione e a una ricompensa maggiore nella comunità e nel regno e si lamentano che gli ex pagani siano considerati e valorizzati sullo stesso piano loro, arrivando a considerare Dio ingiusto.
La reazione del padrone è durissima: «prendi il tuo e vattene!». Siccome siamo nel regno e il denaro rappresenta il dono della vita eterna (per questo è uguale per tutti, non se ne può dare solo un pezzo), la parabola assicura il giusto compenso a chi ha lavorato, ma dice con forza che chi ritiene di essere davanti agli altri nel regno si ritroverà ultimo. Il «vattene» è uno schiaffo del vangelo a chi si ritiene superiore o migliore e quindi più «meritevole», affinché rientri in se stesso e si converta con più verità e umiltà, imparando a condividere la gioia del Padre che vuole tutti salvi ed è giusto con tutti e misericordioso con i più deboli e con chi lo ha conosciuto più tardi degli altri. Nel regno e nella comunità non hanno posto invidia e pretese orgogliose, ma comunione e condivisione fraterna dei doni dell’amore del Signore. Chi è entrato prima, deve essere contento per aver goduto dell’amore del Signore, fin dalla giovinezza, e, avendo imparato a somigliare al Padre, sarà felice, se l’amore gratuito del Padre raggiunge e salva anche i più lontani e distratti.

SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA

  1. Questa parabola contesta la religione del merito, tipica dei farisei, e promuove quella dell’amore gratuito di Dio. È una bella notizia per tutti, non solo per i peccatori. Chi di noi può presentare a Dio il conto dei propri meriti?
  2. Il Padre non si arrende, scende sulla piazza del mondo a qualunque ora per invitarci a lavorare nella sua vigna, che è la Chiesa. Il lavoro consiste nel vivere da fratelli e portare la bella notizia della salvezza a tutti. Beato chi accetta da subito.
  3. Dio Padre corre il rischio di essere contestato, ma privilegia i più deboli, i più poveri, gli emarginati, i peccatori. Come mai quelli che hanno scelto di servirlo non condividono questo suo modo di pensare e di agire? Anzi sono invidiosi? Si sentono defraudati, perché non si sono «divertiti» abbastanza in questa vita?
  4. Il salario consiste nel condividere la stessa vita di Dio in Paradiso. Il Signore non dà di più e neanche di meno. Non c’è ingiustizia, c’è solo amore, incomprensibile per chi non ama.

PROPOSTA DI IMPEGNO DELLA SETTIMANA

Fare un atto gratuito di carità, meglio se di nascosto.

 

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