9 AGOSTO 2026
XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
«SIGNORE, SALVAMI!»
COMMENTO
Il brano evangelico di questa domenica fa parte del capitolo 14 di Matteo ed è la continuazione della narrazione della moltiplicazione dei pani e dei pesci che abbiamo meditato la scorsa settimana.
Quanto succede, sulle rive del lago ed ai piedi del monte delle Beatitudini, scatena uno tsunami emotivo e riscalda eccessivamente la fantasia di tutti, apostoli compresi.
Lo sfamare molte persone, con quasi niente, non passa inosservato. Gli animi si surriscaldano, le illazioni si moltiplicano, l’euforia addormenta la razionalità e risveglia nelle menti il fantasma del messia davidico re e liberatore dalla schiavitù romana. Gesù reagisce energicamente. La sua faccia ha nulla della melensaggine di certi dipinti o immaginette devozionali.
È un carattere forte e di polso. Per prima cosa “ordina” agli apostoli di salire sulla barca e di sparire velocemente remando di brutto verso la sponda orientale del lago. Lui rimane da solo a tranquillizzare la folla.
Tornata la calma, come capita sempre dopo avvenimenti turbolenti da gestire, Gesù “da solo si ritirò sul monte a pregare”(Mt 14, 23)”.
È interessante sottolineare che solo due volte nel Vangelo di Matteo il Maestro prega da solo e lontano da tutti: in questo caso e al Getsemani nell’imminenza del tradimento di Giuda .
La sua preghiera ha nulla di rituale o di devozionalismo. Nell’ordinarietà del quotidiano se la sbriga lui in prima persona. Nei momenti apicali si blinda nella comunione col Padre non con le parole, ma con il silenzio e la solitudine.
Significativa è la prima lettura. Dio non si manifesta per mezzo di uragani o di incendi devastanti, ma nelle silenziose carezze di una dolce brezza.
Riportata la calma a terra il Signore riporta la tranquillità anche sulla barca in navigazione verso la sponda orientale e che é alle prese con una brutta tempesta.
Nella narrazione evangelica la barca rappresenta sempre la chiesa. La tempesta significa che le onde del maligno stanno per prevalere.
Solo Dio può camminare sulle acque in tempesta, dice il libro di Giobbe.
Quando i discepoli realizzano chi é colui che cammina sui marosi verso di loro vengono pietrificati dal terrore. Deve essere per forza un fantasma non il Maestro che, per loro, è solo un uomo.
Gesù fa sentire la sua voce per tranquillizzarli: “Sono io”. Usa la stessa espressione pronunciata da Dio presso il roveto ardente per presentarsi a Mosè.
Altro scandalo devastante. Quest’espressione solo Dio può usarla. Il terrore ghiaccia cuori e cervelli.
Gesù capisce e li rassicura. Pietro il più fifone, ma anche il più pronto ed audace provoca: “Dimmi di venire verso di te sull’ acqua” (Mt 14,29).
Dopo i primi titubanti passi, il vento lo terrorizza e lentamente comincia ad affondare. È in preda al panico più totale quando si sente afferrare da una mano robusta che lo toglie dai guai.
Nello stesso tempo un rimprovero secco come una fucilata lo ferisce nell’orgoglio: “Uomo di poca fede, perché hai dubitato?” (Mt 14, 31).
Davanti a quanto sta succedendo, lo Spirito Santo, che aveva moltiplicato pani e pesci, apre gli occhi del cuore degli altri discepoli che, in ginocchio, riconoscono: “Tu sei veramente il Figlio di Dio” (Mt 14, 33).
Nella Scrittura il Messia è sempre presentato come “Figlio di Dio” senza articolo determinativo. Riconoscendo Gesù come “il Figlio di Dio” vedono in lui non un semplice uomo, ma Dio che può camminare tranquillamente anche sull’acqua in tempesta.
Il proseguo della narrazione evangelica dimostrerà che la loro fede è puramente emotiva, debole e senza radici come spesso succede anche a noi dopo millenni di “cristianesimo”.
Come preghiamo? Cosa crediamo? Cristo che ruolo gioca nel nostro modo di vivere? La nostra fede su che cosa si fonda?
Penso che siano interrogativi legittimi per tutti.
COMMENTO 2
Preghiamo confidando nel Signore che mai ci abbandona
O Gesù, dopo la moltiplicazione dei pani e dei pesci,
Tu inviti i discepoli a salire sulla barca e a precederti all’altra riva, mentre Tu congedi la folla, e poi Ti ritiri tutto solo a pregare sul monte fino a tarda notte.
E intanto sul lago si leva una forte tempesta, e proprio in mezzo alla tempesta
Tu raggiungi la barca dei discepoli, camminando sulle acque del lago.
Quando Ti vedono, i discepoli si spaventano, pensano a un fantasma, ma Tu li tranquillizzi: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!».
Pietro Ti chiede quasi una prova: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque»;
e Tu gli dici «Vieni!». Egli scende dalla barca e si mette a camminare sulle acque; ma il vento forte lo investe e lui comincia ad affondare.
Allora grida: «Signore, salvami!», e Tu gli tendi la mano e lo sollevi.
Nella Tua Parola «Vieni!», egli riconosce l’eco del primo incontro sulla riva di quello stesso lago,
e subito, ancora una volta, lascia la barca e avanza verso di Te, camminando sulle acque.
La risposta fiduciosa e pronta alla Tua chiamata fa compiere sempre cose straordinarie.
Tu stesso ci hai detto che noi siamo capaci di fare miracoli con la fede in Te.
Invece Pietro comincia ad affondare nel momento in cui distoglie lo sguardo da Te e si lascia travolgere dalle avversità che lo circondano.
Ma Tu sei sempre lì, e quando Pietro Ti invoca, lo salvi dal pericolo.
Come la fede di Pietro, anche la nostra è sempre fragile e povera, inquieta e tuttavia vittoriosa.
Con la nostra fede camminiamo incontro a Te, in mezzo alle tempeste e ai pericoli del mondo.
Quando Tu risali quella barca, il clima subito cambia: tutti si sentono uniti nella fede in Te.
Tutti piccoli e impauriti, diventano grandi nel momento in cui si buttano in ginocchio e riconoscono in Te il Figlio di Dio.
Senza di Te, lontani da Te, ci sentiamo impauriti e inadeguati al punto tale da pensare di non potercela fare.
Tu sei sempre con noi, nascosto forse, ma presente e pronto a sostenerci.
La Tua Chiesa, barca di Pietro, deve affrontare le tempeste e talvolta sembra sul punto di essere travolta.
Quello che la salva non sono le qualità e il coraggio dei suoi uomini, ma la fede, che permette di camminare anche nel buio, in mezzo alle difficoltà.
La fede ci dà la sicurezza della Tua presenza sempre accanto, della Tua mano che ci afferra per sottrarci al pericolo.
Tutti noi siamo su questa barca, e qui ci sentiamo al sicuro nonostante i nostri limiti e le nostre debolezze.
Siamo al sicuro soprattutto quando sappiamo metterci in ginocchio e adorare Te, l’unico Signore della nostra vita.
Amen. Alleluja!
Commento a cura di don Francesco Dell’Orto, parroco di San Lorenzo in Bisceglie, Per crescere nella conoscenza e nell’amore di Gesù Cristo. Preghiere e catechesi mistagogiche domenicali ciclo A
COMMENTO
L’esperienza della moltiplicazione dei pani e dei pesci è stata troppo forte, sembra che gli apostoli vogliano gustarsi il successo, così Gesù deve imporsi perché partano ed è lui che si incarica di congedare la folla, togliendo loro un’altra «scusa» per fermarsi. È una costante in Gesù: quando sperimenta il «successo», si allontana e allontana i suoi. È un paradosso per i cristiani: il successo è pericoloso, il fallimento (la croce) porta la salvezza. Questo perché il successo facilmente dà alla testa e alimenta l’orgoglio e la vanità. Mentre chi sale sulla croce parte dall’amore e produce amore, fino alla risurrezione.
Egli si ferma per pregare, da solo, cioè a diretto contatto con il Padre, per fare il punto della situazione e «programmare» il seguito. Perciò arriva il momento di mostrare ai discepoli un’altra azione da Dio: camminare sulle acque del mare, che secondo il Primo Testamento è proprio un’azione che solo Dio può compiere.
A questo punto Matteo presenta i discepoli di «poca fede». Infatti, restano sconvolti e dicono di vedere un fantasma. Gesù deve incoraggiarli e invitarli a non avere paura, perché lui è il figlio di Dio. Nel testo greco Gesù dice: «Io sono». Nell’intenzione dell’evangelista questa è una rivelazione di identità divina, che si poggia su una prova: camminare sul mare. Per questo egli conclude l’episodio con la prostrazione dei discepoli e con la loro professione di fede: «Davvero tu sei Figlio di Dio!».
Matteo ha una scena che non si trova negli altri vangeli. Pietro chiede di camminare sul mare come Gesù. Non può sfuggire il significato teologico e simbolico di questa scena. Pietro nel vangelo di Matteo è il portavoce degli altri discepoli. La sua richiesta è quella di tutti e della Chiesa intera: fare le stesse cose di Gesù. Gesù non è geloso delle proprie prerogative e dei propri poteri, vuole condividerli e lo fa. I primi passi di Pietro sono la dimostrazione che Gesù veramente comunica i suoi poteri agli apostoli. Poi viene fuori la poca fede. Continuare a credere nella presenza salvifica di Cristo, dopo l’Ascensione, quando infuria il vento della persecuzione, richiede una fede forte e grande, quella che Pietro ancora non ha. L’esperienza dell’affondare, sia per chi crede che per chi non crede, facilmente spinge a una preghiera vera, anche se interessata: «Signore, salvami!». La mano tesa del Signore, anche se precede un rimprovero, tuttavia afferra e salva sempre colui che prega.
nche le comunità ecclesiali, piccole o grandi, sono come Pietro. Hanno in mano il tesoro del potere salvifico di Cristo e a volte si perdono nell’autosufficienza, nell’orgoglio o nella vanità dell’autoesaltazione. A loro è richiesto di riconoscere la propria debolezza e gridare. Invece nella storia della Chiesa e anche oggi ci sono movimenti e gruppi che si sentono e si dicono «migliori» degli altri, più «ortodossi», più «fedeli», più papalini del papa. Forse nemmeno se ne accorgono, quando stanno per affondare.
SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA
- Cercare il successo nell’evangelizzazione è lo stesso desiderio di Gesù. Lui, però, sapeva che il vero successo passa attraverso la croce. Noi corriamo il rischio di cercare il successo per noi stessi, per godercelo. Ringraziamo il Signore, quando ci «costringe» ad allontanarci da esso.
- Il Signore ci viene incontro sempre, quando siamo in difficoltà. Noi vogliamo che si presenti a modo nostro; invece lui, risorto, ci sembra un fantasma e noi possiamo non riconoscerlo, per come si comporta. Pare che lui sia abituato ad intervenire a modo suo. Sta alla nostra fede riconoscerlo e accoglierlo sulla barca del nostro viaggio.
- «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». È una sfida al Signore, ma Pietro non si accorge di sfidare se stesso e la propria fede, per questo inizia ad affondare. Non c’è bisogno di sfidare il Signore, ci ha già dato tutto.
- «Signore, salvami!». «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?». Un grido, una mano che ci afferra e un rimprovero. C’è tutta la storia della nostra piccola e fragile fede. Ma il Signore non viene meno, mai. Lui è fedele.
PROPOSTA DI IMPEGNO DELLA SETTIMANA
Nelle difficoltà che incontriamo, rinnoviamo la nostra fiducia nell’intervento del Signore, a modo suo.

