16 AGOSTO 2026
XX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
LA MISERICORDIA DI DIO È PER TUTTI
COMMENTO
Il racconto evangelico di oggi fa parte del capitolo 15 del Vangelo di Matteo.
I primi 20 versetti descrivono uno scontro duro e franco tra Lui ed i farisei e gli scribi mandati, dal Sinedrio che comanda a Gerusalemme, per spiarlo e confutarlo.
Con grande scandalo constatano che i discepoli non si lavano le mani prima di mangiare, contravvenendo a quanto prescrive la tradizione (cfr Mt 15,2).
Gesù, con ironia pungente, domanda loro perché si dimenticano di sostenere materialmente i genitori accampando la giustificazione che i soldi li versano nel tesoro del Tempio.
Preso dalla foga si scaglia contro la loro ossessione per la purezza rituale ricordando che l’impurità non è dovuta a cosa si mangia o come si mangia, ma da ciò che esce dalla bocca quando le parole non insegnano i comandamenti di Dio ma comandamenti confezionati dagli uomini(cfr Mt 15,9).
I discepoli intimoriti avvicinano il maestro avvisandolo che i farisei sono terribilmente adirati e contrariati… ed anche loro sono perplessi.
Gesù non si scompone. Contrattacca vivacemente. Prende la palla al balzo ed insegna loro che non è l’alimentazione a rendere impure le persone.
È il cuore cattivo. Da esso , infatti, sgorgano i pensieri malvagi, gli assassinii, i tradimenti, i peccati sessuali, i furti, le menzogne, gli insulti… (cfr Mt 15, 17-20).
Pietro e i compagni rimangono pietrificati. Per calmare gli animi il Signore decide di portare gli apostoli a fare una scampagnata in Libano. Questo non tranquillizza la brigata. Il Libano è, per eccellenza, la terra dei goim impuri perché non ebrei. Il disprezzo per loro è totale. Da parte ebraica, vengono definiti “cani” che è l’epiteto più spregevole esistente nel vocabolario del tempo.
Il Maestro, da fine psicologo, affonda ulteriormente il bisturi. L’occasione gliela offre una disperata madre cananea (una cagna!!) che caparbiamente si aggrappa a Lui.
Questa volta il figlio di Dio segue la tecnica di parlare alla nuora perché la suocera intenda.
Quando la donna lo invoca come “figlio di Davide” fa orecchi da mercante. Rimane impassibile come se non gli importasse nulla di lei.
Ma quando la cananea lo invoca ”Signore aiutami “ (Mt 25) comincia a dialogare con lei per verificarne la fede. Lo fa in modo duro. Le ricorda che, per lui ebreo, lei è un essere spregevole. Lei riconosce questo. E’ vero che i cani, per un ebreo come il Messia, sono da cacciare, ma i cagnolini, come tutti i cuccioli, no.
Questo spiazza Gesù . Per la seconda volta, nel Vangelo di Matteo, loda la grande fede di una persona “goim” lasciando basiti i discepoli.
Nel capitolo 8 davanti alla fede del centurione esclama: “Vi assicuro che non ho trovato nessuno, tra quelli che appartengono al popolo d’ Israele, una fede così grande!” (Mt 8,10).
Qui afferma: “O donna davvero la tua fede é grande!” (Mt 15,28).
E , come allora, senza aggiungere una parola esaudisce quanto richiesto.
Peccato che non era stata ancora inventata la fotografia, perché la faccia esterrefatta degli astanti apparterebbe di diritto alle più riuscite di sempre.
Ed il nostro bel viso, nel meditare e nell’assimilare questo insegnamento, come reagisce? Rimane spiazzato dalla sorpresa o imperturbabile nell’indifferenza?
COMMENTO 2
La salvezza del Signore è per tutti i popoli
O Dio, Padre misericordioso, ti ringraziamo per averci convocati, in questa Pasqua settimanale, nella tua casa, dove imbandisci per tutti la tavola della salvezza.
Alla mensa della Parola ci riveli la tua volontà: che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità.
Tu ci chiami ad ascoltare e ad osservare la tua Parola, ad aderire a te per servirti e per amare il tuo santo Nome.
Tu, che hai stipulato con il tuo popolo una nuova ed eterna alleanza nel sangue del tuo Figlio, ci hai condotti alla tua presenza per colmarci di gioia.
In questa dimora di preghiera ci fai contemplare il volto di Cristo, che è la tua misericordia per tutti i popoli.
O Cristo Gesù, mite ed umile di cuore, Figlio di Dio e nostro fratello, sei venuto nel mondo per la nostra salvezza.
Il tuo cibo è fare la volontà del Padre, che ti ha inviato in mezzo a noi per guarire ogni sorta di infermità nel popolo, per salvarci dalla schiavitù del peccato, della morte, del maligno.
Nell’ubbidienza al Padre misericordioso ti sei preso cura, in primo luogo, delle pecore perdute d’Israele, dedicandoti alla salvezza dei Giudei,
e poi anche dei pagani, degli stranieri, chiamando tutti a convertirsi e a credere nel Vangelo del tuo Regno.
Come la donna cananea ti supplichiamo: ”Pietà di noi, Signore, figlio di Davide!”.
Ti presentiamo i nostri fratelli e sorelle che soffrono a causa delle divisioni religiose, culturali, razziali, tormentati nella carne e nello spirito.
Tu che con la tua beata passione hai distrutto il muro dell’inimicizia che separava giudei e pagani per consentire agli uni e agli altri di offrirsi al Padre per mezzo di te nello Spirito,
fa’ saltare frontiere e muri che ci separano gli uni dagli altri, perché finalmente ci riconosciamo figli dello stesso Padre e fratelli in te.
Avvicinandoci al tuo santo altare, ci prostriamo in ginocchio dinanzi al tuo SS. Corpo e Sangue, supplicandoti: ”Signore, aiutaci!”.
Il tuo Pane eucaristico è per la vita di tutti coloro che si rivolgono a te con fede.
Rinunciando a far affidamento sulle nostre forze, ci rimettiamo alle tue parole potenti per essere salvati nel corpo e nello spirito.
O Spirito Santo, amore del Padre e del Figlio, che trasformi il pane e il vino- espressione della nostra povera vita – nel Corpo e Sangue del Figlio di Dio,
conformaci a sua immagine, perché diventiamo in Lui casa di preghiera e di carità aperta a tutti i popoli,
ammettendo alla tavola della nostra vita i migranti, i piccoli, i poveri.
O Madre di misericordia, prega per noi perché ci lasciamo rivestire dei sentimenti del tuo Figlio, diventando buoni samaritani dell’umanità affaticata ed oppressa.
Aiutaci a piegarci sulle ferite di ogni uomo e di ogni donna, portando loro la parola del Vangelo e compiendo i gesti della cura e della solidarietà,
nella speranza di diventare coeredi della gloria del tuo Figlio nel cielo.
Amen. Alleluia!
Commento a cura di don Francesco Dell’Orto, parroco di San Lorenzo in Bisceglie, Per crescere nella conoscenza e nell’amore di Gesù Cristo. Preghiere e catechesi mistagogiche domenicali ciclo A
COMMENTO
È un brano che a prima vista ci lascia sconcertati. Ci presenta un Gesù scostante, che maltratta una povera donna, la quale chiede la guarigione della figlia, ma che ha un difetto «grave»: appartiene a un popolo tradizionalmente nemico di Israele.
Tralasciamo per un momento Gesù e ci concentriamo sull’evangelista Matteo. Quando scrive il vangelo, già tanti pagani hanno aderito alla fede; inoltre l’azione missionaria di Paolo, ma anche degli altri apostoli, ha tracciato una strada irreversibile nella vita della Chiesa primitiva. Tuttavia, sappiamo che Matteo scrive per la sua comunità formata principalmente da cristiani provenienti dall’ebraismo e probabilmente alcuni di essi avevano ancora una mentalità integralista e si ritenevano superiori agli ex-pagani. Il suo vangelo si conclude decisamente con un mandato missionario universale: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo…» (28,18-19). Questo episodio va letto e compreso in questo contesto.
La donna cananea si rivolge a Gesù, riconoscendolo Signore e Messia, per chiedere umilmente la guarigione della figlia. Gesù la ignora. La donna insiste, tanto che i discepoli ne provano fastidio e chiedono a Gesù di congedarla (il primo significato del verbo greco è proprio questo). Gesù conferma che è venuto solo per Israele. E quando la donna, gettandosi ai piedi di Gesù e impedendogli di proseguire nel cammino, chiede aiuto, chiamandolo di nuovo «Signore», sentiamo una risposta perfino offensiva: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». Il diminutivo attenua solo un poco il disprezzo, perché gli Israeliti insultavano gli stranieri, chiamandoli «cani». Perché Matteo è giunto fino a questo punto nel suo racconto? Lo capiamo quando leggiamo la risposta della donna: «È vero, Signore, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni». Qui voleva arrivare Matteo: far dire alla donna una espressione di una umiltà e di una fede straordinaria. A tanto la porta il desiderio di vedere guarita la figlia e il riconoscimento della potenza salvifica di Gesù. Quando Gesù gratifica la donna di un elogio straordinario, Matteo raggiunge il suo scopo. Dapprima ha fatto assumere a Gesù la parte dell’israelita integralista, poi, una volta condotta la donna all’espressione massima della sua fede, attraverso l’elogio, insegna ai cristiani ancora un po’ Ebrei che nella fede non c’è distinzione tra ex-Ebrei ed ex-pagani, anzi a volte i secondi esprimono una fede più grande. E tanto basti per riaffermare la chiamata universale alla salvezza e per debellare la pretesa superiorità degli Israeliti battezzati.
SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA
- La donna cananea affronta un lungo viaggio alla ricerca di Gesù. Ella è mossa dalla situazione della figlia. Noi, forse, non abbiamo la stessa urgenza, ma, quanto desideriamo incontrare il Signore e quali sacrifici siamo disposti ad affrontare, per incontrarlo e per chiedere il suo aiuto?
- I discepoli sono infastiditi dall’insistenza della donna. È la reazione abituale di chi pensa ai propri disagi e non si preoccupa di comprendere fino in fondo le esigenze di chi chiede aiuto. Capita anche a noi?
- La donna non si scoraggia, insiste, ma con umiltà. Non ci è facile mettere insieme il nostro bisogno con la perseveranza paziente e umile nella richiesta di aiuto al Signore. La donna ha una fede che sposta le montagne e spinge il Messia a cambiare atteggiamento verso di lei.
- «Donna, grande è la tua fede!». Ci piacerebbe ricevere lo stesso elogio da Gesù. Ci possiamo arrivare, non è impossibile.
PROPOSTA DI IMPEGNO DELLA SETTIMANA
Affidiamo al Signore con insistenza e con umiltà una difficoltà che stiamo affrontando.

