
Noi non siamo di Cesare
Martedì della IX settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)
2 giugno 2026

Don Antonio Carriero
Mc 12,13-17
In quel tempo, mandarono da Gesù alcuni farisei ed erodiani, per coglierlo in fallo nel discorso.
Vennero e gli dissero: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno, ma insegni la via di Dio secondo verità. È lecito o no pagare il tributo a Cesare? Lo dobbiamo dare, o no?».
Ma egli, conoscendo la loro ipocrisia, disse loro: «Perché volete mettermi alla prova? Portatemi un denaro: voglio vederlo». Ed essi glielo portarono.
Allora disse loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». Gesù disse loro: «Quello che è di Cesare rendetelo a Cesare, e quello che è di Dio, a Dio».
E rimasero ammirati di lui.
COMMENTO
«Maestro, sappiamo che sei veritiero e non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno, ma insegni la via di Dio secondo verità. È lecito o no pagare il tributo a Cesare? Lo dobbiamo dare o no?». Questa domanda, posta a Gesù da alcuni farisei ed erodiani, ci porta a pensare che la fede sia una faccenda di schieramenti, cioè: o stai con i devoti o stai con i laici, o con la Chiesa o con lo Stato… Farisei ed erodiani – che normalmente si detestavano – si mettono insieme con l’unico scopo di «incastrarlo». Così gli lanciano un’esca con una domanda sul tributo a Cesare. Se Gesù dice sì, è un traditore del popolo; se dice no, è un ribelle politico. Gesù non cade in questa trappola. Sa bene che è un gioco antico come il mondo: il gioco di incastrare l’altro.
Quante volte, in effetti, nelle nostre relazioni creiamo dilemmi finti solo per avere ragione, per stringere l’altro d’assedio? Gesù chiede loro una moneta e pone una domanda elementare: di chi sono l’immagine e l’iscrizione? Gli rispondono: «Di Cesare». Ecco: «Rendete a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio». In greco Apodidōmi, cioè letteralmente «restituire ciò che è dovuto», insomma… saldare un debito.
Gesù non divide il mondo in due zone di influenza. Se la moneta ha sopra la faccia di Cesare, ridatela a lui: sono cose sue. Ma noi, piuttosto, di chi portiamo l’impronta? Noi portiamo in noi l’immagine di Dio. La nostra vita non appartiene ai condizionamenti, alle aspettative degli altri, alle scadenze… Noi non dobbiamo restituire noi stessi a Cesare. Apparteniamo a Dio e la grande notizia è che a Lui non dobbiamo «rendere» niente indietro. A chi stiamo consegnando i pensieri e il cuore, in questo momento?
