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3. Annunciare la Parola – 12 aprile 2020


12 aprile

DOMENICA DI PASQUA

RISURREZIONE DEL SIGNORE

Cristo, nostra speranza, è risorto

 

PER RIFLETTERE E MEDITARE

«Dio lo ha risuscitato dai morti», testimoniano Pietro e gli apostoli. «Se Cristo non è risorto, vuota allora è la nostra predicazione, vuota anche la vostra fede», dirà Paolo (1Cor 15,14), per sottolineare la centralità della risurrezione nella nostra vita cristiana. Ecco perché la Pasqua è la festa delle feste, la domenica delle domeniche. Cessano i colori quaresimali, riprende l’alleluia gioioso. La Chiesa esprime in questo modo fin dalle origini che la risurrezione è al cuore della nostra fede.

Quella tomba vuota

La risurrezione di Gesù dovrebbe stupirci, anzi dovrebbe sconvolgerci. Ma non lo fa, perché è da quando eravamo bambini, a catechismo e a messa, che ce lo dicono. Gesù fu crocifisso e morì pubblicamente. La sua esperienza è ormai conclusa quando una pietra chiude il suo corpo morto nel sepolcro. Ma quando Maria Maddalena, le altre donne e gli apostoli vanno al sepolcro, trovano la tomba vuota. Gesù non è più in quel sepolcro di morte, ma si presenta risorto e vivo. Li troverà radunati al chiuso, pieni di paura, oppure a pescare in Galilea, dove hanno ripreso il loro antico mestiere.

Il fatto della risurrezione «non è descritto da nessuno, non è stato visto da nessuno. La liturgia romana ci dice, nel canto solenne che precede le funzioni della notte di Pasqua: “O notte beata, tu sola hai meritato di conoscere il tempo e l’ora in cui Cristo è risorto dagli inferi”. Che cosa è avvenuto in quell’ora sconosciuta, nell’oscurità nella tomba di Gesù? Possiamo comprendere qualcosa di questo evento guardando gli effetti di questo mistero con gli occhi della fede» (Carlo Maria Martini).

La trasformazione degli apostoli

Ecco che gli apostoli, dopo aver rivisto Gesù, tornano a Gerusalemme e là senza esitazione non hanno paura di nulla, non temono più di finire come Gesù, ma parlano di lui liberamente. Qualcosa è dunque cambiato nell’animo di questi uomini. Perché quando Gesù fu arrestato, tutti vigliaccamente lo avevano abbandonato.

Gesù aveva fatto crollare i loro sogni e le loro speranze: per quale ragione si sono trasformati così in fretta e in modo così radicale in predicatori di Gesù e della sua risurrezione? Questi apostoli anche di fronte alle prime notizie delle apparizioni non si dimostrano facili a credere, anzi reagiscono increduli alle donne che dicono di averlo visto risorto. Tommaso non crederà neppure agli apostoli.

Tanti lungo i secoli hanno cercato di capire come storicamente questo fatto sia possibile e quanto siano attendibili i racconti dei Vangeli, così pure quale sia il valore della testimonianza degli apostoli e delle donne che lo hanno rivisto vivo. Ma è davvero fondamentale proprio la testimonianza degli apostoli. A loro, solo a loro Gesù si è presentato risorto: «Dio lo ha risuscitato al terzo giorno e volle che si manifestasse non a tutto il popolo, ma a testimoni prescelti da Dio, a noi che abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti» (At 10,40-41). La testimonianza degli apostoli non nasce da ragionamento, ma da un’esperienza che li ha sorpresi e li ha trasformati.

E c’è la testimonianza sorprendente di Paolo. Lui ha incontrato Gesù vivo sulla via di Damasco. Scrive nella prima lettera ai Corinzi: «Dopo essere apparso a tutti, ultimo fra tutti apparve anche a me come a un aborto. Io infatti sono il più piccolo tra gli apostoli e non sono degno di essere chiamato apostolo perché ho perseguitato la Chiesa di Dio» (15,8-9). Quello di Paolo è un racconto in prima persona e l’apparizione del risorto gli è concessa contro ogni attesa e completamente contro la sua volontà, perché è un fariseo zelante che perseguita i cristiani.

È ancora l’apostolo Paolo a ricordare, sempre nella lettera ai Corinzi, scritta attorno all’anno 55, una ventina d’anni dopo la Pasqua di Gesù, che Cristo è apparso vivo a Pietro, a Giacomo, ai Dodici e a cinquecento fratelli in una sola volta, molti dei quali sono ancora vivi (1Cor 15,3-7).

E se fosse risorto?

«E se fosse risorto?» è il titolo di un lungo articolo del giornalista e scrittore Vittorio Messori apparso sul Corriere della sera. Messori affronta questo tema rispondendo a un ipotetico interlocutore laico, scettico e incredulo di fronte al fatto della risurrezione. «Non sono pochi coloro che mi chiedono», scrive, «come io possa prendere sul serio un’affermazione del genere… Non mi sorprendo». E continua: «Ma sì, oserò dirlo; alla pari di chiunque si dica cristiano, sono convinto che ciò che i Vangeli riferiscono coincide con ciò che è avvenuto, che Gesù era davvero morto e che davvero è uscito vivo dal sepolcro, passando poi quaranta giorni con i discepoli prima di ascendere al cielo… La Pasqua non commemora un mito, ma ricorda un fatto».

Gesù lo aveva detto: «Non conoscete le Scritture, né la potenza di Dio? Dio non è Dio dei morti, ma dei viventi!» (Mc 12,24-27). Lo Spirito Santo è sceso con tutta la sua potenza divina sul cadavere di Gesù. È stato come uno scoppio di luce e di vita. Là dove c’era un corpo morto e una tomba senza speranza è iniziata un’illuminazione del mondo che dura fino ad oggi.

Commenta ancora il cardinal Martini: «Quando Gesù diceva, alla fine del Vangelo di Matteo: “Io sarò con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” intendeva questa presenza di risorto, questa forza di Dio operante in Gesù che ciascuno può sentire dentro di sé, purché apra gli occhi del cuore… Ogni uomo, ogni donna di questa terra può vedere il Risorto, se acconsente a cercarlo e a lasciarsi cercare. Comincia da qui la storia della Chiesa, il suo cammino nella storia, le moltitudini di santi. Lo stesso Spirito che ha ridato vita all’uomo Gesù dà a ciascuno che lo desidera di entrare nelle intenzioni di Cristo, nel suo amore ai poveri, nella sua lotta per la giustizia… Chi guarda al mondo di oggi con gli occhi della fede, ne riconosce tutte le brutture, ma vede anche lo Spirito operante per salvare questo mondo».

UN FATTO – UNA TESTIMONIANZA

«Io, la speranza, sono nata in un meriggio oscuro, su un brullo colle bagnato dal sangue, quando tutti in coro ripetevano: tutto è perduto, non c’è nulla da fare, il Signore è morto, i sogni sono finiti» (Ignacio Larrañaga).

 

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4. Parola da Vivere – 19 aprile 2020

19 aprile

2ª DOMENICA DI PASQUA

Della divina misericordia

San Tommaso, nostro fratello

COMMENTO

Caro san Tommaso,

oggi sto dalla tua parte e voglio dirti anzitutto che mi dispiace molto che il tuo nome sia associato abitualmente alla mancanza di fede. Quante volte, in duemila anni, hai sentito: «Io sono come Tommaso, se non vedo, non credo!»?

Certo, non  hai creduto  alla testimonianza dei tuoi amici. Forse tra di voi usava fare degli scherzi? Nel van- gelo non si vede, piuttosto emergono episodi di rivalità. Oppure, siccome avevi visto tutti scappare, forse avevi sa- puto anche dei rinnegamenti di Pietro, allora avrai pensato che i tuoi amici non fossero affidabili (ma eri scappato anche tu, no?). Oppure hai reagito così perché ti sei sentito  ingiustamente emarginato, escluso da un’esperienza troppo grande e bella, che desideravi?

Non  troverò  la risposta,  per ora, però il tuo  amico Giovanni ti ha scelto e ha fatto di te un’icona del percorso della fede e della testimonianza.

Mentre Gesù andava a Betania per risuscitare Lazzaro, tu avevi invitato  i tuoi  amici a seguirlo per morire  con lui. Eri disposto a questo,  ma non eri ancora pronto. Lo saresti diventato.

Quando Gesù è morto, per te, come per gli altri, è stato un colpo troppo duro da sopportare.

Dov’eri il giorno di Pasqua? Come hai passato gli ot- to giorni di buio? Ti sei isolato?  Hai litigato  con i tuoi amici? Eri arrabbiato con te stesso, oppure con il Signore, che ti aveva fatto questo  sgarbo? Hai pianto e pregato perché potessi vederlo?

E Gesù si è presentato. Cosa hai pensato quando lo hai visto? E quando ti ha detto che eri stato incredulo?

Io sono  sicuro che non  hai messo  il tuo dito  nelle piaghe  della passione. Ma in quel momento non  ti sei soltanto gettato ai suoi piedi, e non hai solo fatto la tua professione di fede, bellissima, ma sei diventato una sola cosa con lui, gli hai consegnato per sempre  tutta  la tua vita, hai smesso  di pensare  con la tua testa e hai scelto di pensare  con la sua, hai smesso  di vivere per te e hai vissuto per lui.

Ti ringrazio,  mio gemello.  Eh sì, perché io vedo che la tua temporanea incredulità, in realtà è una scuola per tutta la Chiesa e, in qualche modo, dice una verità. Tutti abbiamo bisogno  di toccare per credere. Gesù ti ha aiutato a capire che il racconto  dei testimoni diretti  della sua risurrezione deve essere sufficiente per credere; ma, è anche vero che aveva detto che i testimoni non si possono  presentare solo con la parola,  devono  mostrare a tutti un amore visibile, palpabile, il frutto più autentico della sua risurrezione.

Grazie a te ho potuto ricevere la beatitudine di chi crede senza aver visto il corpo risorto di Gesù, ma anche grazie a te ho capito che la Chiesa e ogni cristiano, se vogliono essere testimoni credibili, a chi non crede devono offrire da toccare un corpo  vivo e ferito dall’amore fraterno.

SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA

  1. «Pace a voi!». Il saluto di Gesù è vero, comunica realmente la pace, che è la somma di tutti i beni che il Padre offre agli uomini. I risorti in Cristo hanno la missione di portare al mondo la pace del Signore Gesù.
  2. «A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno per- donati…». Tanti battezzati hanno perso il senso del peccato e il suo peso comunitario. La Chiesa ha il potere e la gioia di estendere  visibilmente la misericordia di Dio a tutti i peccatori che chiedono perdono.
  3. Tommaso non si è fidato della testimonianza dei suoi amici. Abbiamo anche noi gli occhi chiusi sulla testimonianza di amore  e di servizio evangelico  di tanti fratelli e sorelle nella fede?
  4. «Mio Signore e mio Dio!». Anche se non possiamo condividere l’esperienza di Tommaso, che vede Gesù e le sue piaghe, abbiamo la possibilità di proclamare e di testimoniare la nostra fede nel Risorto, non solo con le sue parole,  ma anche  con la scelta di mettere  la nostra vita nelle mani del Signore.

PROPOSTA DI IMPEGNO DELLA SETTIMANA

Trovare il modo di portare la pace di Cristo a una persona che ne abbia bisogno.

 


Tratto da: Messale delle domeniche e delle feste – Elledici – 2017

 

 

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5. Perdono e Preghiere dei Fedeli – 12 aprile 2020

12 aprile

DOMENICA DI PASQUA

RISURREZIONE DEL SIGNORE

Cristo, nostra speranza, è risorto

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RICHIESTA DI PERDONO

  • Signore Gesù, nostra pace, abbi pietà di noi.

  • Cristo Signore, nostra Pasqua, abbi pietà di noi.

  • Signore Gesù, nostra vita, abbi pietà di noi.

PREGHIERA UNIVERSALE

Celebrante. Fratelli e sorelle carissimi, Cristo, nostra Pasqua, si è immolato; la nostra redenzione è compiuta! Esultanti, apriamo il nostro cuore al Signore.

Padre del Cristo risorto, ascoltaci!

  • Per la comunità cristiana, perché la risurrezione di Cristo, fondata sulla parola degli apostoli, renda sempre più credibile la sua testimonianza, preghiamo.

  • Per il mondo intero, perché riconosca le meraviglie del Signore, si apra a Cristo Signore e a Colui che lo ha mandato per la nostra salvezza, preghiamo.

  • Per chi vive nella solitudine o nell’abbandono, per chi è in difficoltà e conosce la povertà e l’esclusione, perché non manchi chi porti a loro amore e speranza, preghiamo.

  • Per noi che oggi siamo in festa per la risurrezione del Signore Gesù, perché la fede accompagni la nostra vita e si trasformi in gioia per tanti, preghiamo.

Celebrante. O Padre, Dio della gloria, sostienici nel nostro cammino, conferma i nostri propositi di vita nuova, e dona a ogni uomo la gioia di scoprire che Gesù è la fonte della nostra speranza. Per Cristo nostro Signore.

 

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8. Anche Noi Vogliamo Capire – 12 aprile 2020

Per aiutare i nostri piccoli a vivere meglio la Liturgia della Parola 

 

 

 


12 aprile 2020

Domenica di Pasqua. Risurrezione del Signore «A» –  – colore bianco

Il mattino di Pasqua

 

Gesù è vivo, e lo sarà per sempre. Non ha senso cercare il suo cadavere, perché non esiste più. Anche oggi, come quel mattino di Pasqua, tanti corrono alla ricerca di qualcosa che hanno già accanto o dentro di sé: l’amore di Dio, la risurrezione dalla morte, la salvezza eterna.

 

 

PER CAPIRE

    • La pietra era stata tolta. Secondo il racconto di Matteo il sepolcro era scavato nella roccia e aveva l’ingresso chiuso da una grande pietra (27,60). Per evitare il trafugamento del cadavere ad opera dei discepoli, ebrei e romani sigillarono l’ingresso e lasciarono sul posto delle guardie (27,64).
    • Hanno portato via il Signore. Nonostante Gesù avesse annunciato la propria risurrezione, sono proprio i suoi amici a dubitare. L’attenzione di Maria di Magdala è focalizzata sul suo corpo, per il trattamento funebre che le donne riservavano ai cadaveri.
    • I teli, il sudario. Sono due indizi interessanti. I teli avvolgevano il defunto, il sudario era posto sul suo volto. Sarebbe stato molto strano per un ladro perdere tempo a togliere i teli dal corpo e a ripiegare il sudario. Il Vangelo sottolinea ancora l’incredulità degli stessi Apostoli prediletti. Egli doveva risorgere: Dio non avrebbe mai lasciato quel Figlio giusto e fedele nelle tenebre della morte.

 

L’IMPEGNO

Il mattino di Pasqua tutti corrono: verrebbe voglia di correre anche noi, carichi di entusiasmo e di gioia, a dire al mondo che la Pasqua di Cristo ci ha cambiato la vita, e vorremmo portare un amore più forte di ogni cosa a tutti quelli che incontreremo! Forza ragazzi! Se non possiamo correre per le strade della nostra città, possiamo comunque correre sulle strade del web e lanciare il nostro messaggio con entusiasmo!!!

 

 

 

Le parole da capire sono preparate da Pierfortunto Raimondo e sono presenti, insieme ad altro materiale, nella rivista Dossier Catechista – LDC”

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1. Letture e orazioni – 5 aprile 2020

5 aprile 2020

DOMENICA DELLE PALME NELLA PASSIONE DEL SIGNORE

SULLA CROCE RISPLENDE L’AMORE DI GESÙ E DEL PADRE

 COMMEMORAZIONE DELL’INGRESSO DI GESÙ IN GERUSALEMME

 BENEDIZIONE DEI RAMI

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01 Letture e orazioni

ANTIFONA D’INGRESSO

Osanna al Figlio di Davide.

Benedetto colui che viene nel nome del Signore:

è il Re d’Israele.

Osanna nell’alto dei cieli.                                     Mt 21,9

 

Il sacerdote saluta il popolo con queste parole:

La grazia del Signore nostro Gesù Cristo, l’amore di Dio Padre

e la comunione dello Spirito Santo sia con tutti voi.

E con il tuo spirito.

 

Quindi rivolge al popolo una breve esortazione, per illustrare il significato del rito e per invitarlo a una partecipazione attiva e consapevole:

Fratelli carissimi, questa assemblea liturgica è preludio alla Pasqua del Signore, alla quale ci stiamo preparando con la penitenza e con le opere di carità fin dall’inizio della Quaresima.

Gesù entra in Gerusalemme per dare compimento al mistero della sua morte e risurrezione.

Accompagniamo con fede e devozione il nostro Salvatore nel suo ingresso nella città santa, e chie diamo la grazia di seguirlo fino alla croce, per essere partecipi della sua risurrezione.

 

Dopo questa esortazione, il sacerdote dice a mani giunte una delle orazioni seguenti:

Preghiamo.

Dio onnipotente ed eterno, benedici † questi rami [di ulivo], e concedi a noi tuoi fedeli,

che accompagniamo esultanti il Cristo, nostro Re e Signore,

di giungere con lui alla Gerusalemme del cielo. Egli vive e regna nei secoli dei secoli.

Oppure:

Preghiamo.

Accresci, o Dio, la fede di chi spera in te, e concedi a noi tuoi fedeli,

che rechiamo questi rami

in onore di Cristo trionfante, di rimanere uniti a lui,

per portare frutti di opere buone.

 

E senza nulla dire, asperge i rami con l’acqua benedetta. Segue la proclamazione del vangelo dell’ingresso del Signore.

 

 

VANGELO

Benedetto colui che viene nel nome del Signore.

Dal vangelo secondo Matteo                                          Mt 21,1-1

Quando furono vicini a Gerusalemme e giunsero presso Bètfage, verso il monte degli Ulivi, Gesù mandò due discepoli, dicendo loro: «Andate nel villaggio di fronte a voi e subito troverete un’asina, legata, e con essa un puledro. Slegateli e conduceteli da me. E se qualcuno vi dirà qualcosa, rispondete: “Il Signore ne ha bisogno, ma li rimanderà indietro subito”». Ora questo avvenne perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta: «Dite alla figlia di Sion: “Ecco, a te viene il tuo re, mite, seduto su un’asina e su un puledro, figlio di una bestia da soma”».

I discepoli andarono e fecero quello che aveva ordinato loro Gesù: condussero l’asina e il puledro, misero su di essi i mantelli ed egli vi si pose a sedere. La folla, numerosissima, stese i propri mantelli sulla strada, mentre altri tagliavano rami dagli alberi e li stendevano sulla strada. La folla che lo precedeva e quella che lo seguiva, gridava: «Osanna al figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna nel più alto dei cieli!».

Mentre egli entrava in Gerusalemme, tutta la città fu presa da agitazione e diceva: «Chi è costui?». E la folla rispondeva: «Questi è il profeta Gesù, da Nazaret di Galilea».

Parola del Signore.

 

PROCESSIONE IN ONORE DI CRISTO RE

Dopo il vangelo si può fare, secondo le circostanze, una breve omelia. Per dare l’avvio alla processione, il celebrante, o un altro ministro, può fare un’esortazione con queste parole:

Imitiamo, fratelli carissimi, le folle di Gerusalemme, che acclamavano Gesù,

Re e Signore, e avviamoci in pace.

 

Durante la processione, il coro e il popolo eseguono i canti adatti alla celebrazione.

Salmo 23, alternato con la seguente antifona:

Le folle degli Ebrei, portando rami d’ulivo, andavano incontro al Signore

e acclamavano a gran voce: Osanna nell’alto dei cieli.

Salmo 46, alternato con la seguente antifona:

Le folle degli Ebrei lungo la strada stendevano i mantelli, e acclamavano a gran voce:

Osanna al Figlio di Davide. Benedetto colui che viene nel nome del Signore.

 

Inno a Cristo re

Gloria a te, lode in eterno, Cristo re, salvatore,

come i fanciulli un tempo dissero in coro: Osanna.

  1. Gloria a te, lode in eterno, Cristo re, salvatore, come i fanciulli un tempo dissero in coro: Osanna.

Tu sei il re d’Israele, di Davide l’inclita prole, che, in nome del Signore, re benedetto vieni.

 

Tutti gli angeli in coro ti lodan nell’alto dei cieli, lodan te sulla terra uomini e cose insieme.

 

Tutto il popolo ebreo recava a te incontro le palme, or con preghiere e voti, canti eleviamo a te.

 

A te che andavi a morte levavano il canto di lode, ora te nostro re, tutti cantiamo in coro.

 

Ti furono accetti, tu accetta le nostre preghiere, re buono, re clemente, cui ogni bene piace.

 

Mentre la processione entra in chiesa si canta il seguente responsorio:

 

Mentre il Cristo entrava nella città santa, la folla degli Ebrei,

preannunziando la risurrezione del Signore della vita,

agitava rami di palma e acclamava: Osanna nell’alto dei cieli.

Quando fu annunziato che Gesù veniva a Gerusalemme,

il popolo uscì per andargli incontro; agitava rami di palma e acclamava: Osanna nell’alto dei cieli.

 

CELEBRAZIONE DELL’EUCARISTIA

 

Se c’è stata la processione, la Messa inizia subito con la colletta, altrimenti la Messa inizia come al solito.

 

ANTIFONA D’INIZIO

Sei giorni prima della solenne celebrazione della Pasqua, quando il Signore entrò in Gerusalemme, gli andarono incontro i fanciulli: portavano in mano rami di palma, e acclamavano a gran voce:

Osanna nell’alto dei cieli: Gloria a te che vieni,

pieno di bontà e di misericordia.

Sollevate, porte i vostri frontali, alzatevi porte antiche,

ed entri il re della gloria.

Chi è questo re della gloria?

Il Signore degli eserciti è il re della gloria.

Osanna nell’alto dei cieli: Gloria a te che vieni,

pieno di bontà e di misericordia.      Sal 23,9-10

COLLETTA

Dio onnipotente ed eterno,

che hai dato come modello agli uomini il Cristo tuo Figlio, nostro Salvatore,

fatto uomo e umiliato fino alla morte di croce, fa’ che abbiamo sempre presente

il grande insegnamento della sua passione, per partecipare alla gloria della risurrezione. Egli è Dio e vive e regna con te…

 

PRIMA LETTURA

Non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi, sapendo di non restare confuso (Terzo canto del Servo del Signore).

 

Dal libro del profeta Isaia                 Is 50,4-7

Il Signore Dio

mi ha dato una lingua da discepolo, perché io sappia indirizzare

una parola allo sfiduciato.

Ogni mattina fa attento il mio orecchio perché io ascolti come i discepoli.

Il Signore Dio mi ha aperto l’orecchio e io non ho opposto resistenza,

non mi sono tirato indietro.

Ho presentato il mio dorso ai flagellatori, le mie guance a coloro

che mi strappavano la barba;

non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi. Il Signore Dio mi assiste,

per questo non resto svergognato, per questo rendo la mia faccia dura come pietra,

sapendo di non restare confuso. Parola di Dio.

 

SALMO RESPONSORIALE                                    Dal Salmo 21 (22)

Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?

Si fanno beffe di me quelli che mi vedono,
storcono le labbra, scuotono il capo:
«Si rivolga al Signore; lui lo liberi,
lo porti in salvo, se davvero lo ama!».

Un branco di cani mi circonda,
mi accerchia una banda di malfattori;
hanno scavato le mie mani e i miei piedi.

Posso contare tutte le mie ossa.
Si dividono le mie vesti,
sulla mia tunica gettano la sorte.

Ma tu, Signore, non stare lontano,
mia forza, vieni presto in mio aiuto.

Annuncerò il tuo nome ai miei fratelli,
ti loderò in mezzo all’assemblea.
Lodate il Signore, voi suoi fedeli,
gli dia gloria tutta la discendenza di Giacobbe,
lo tema tutta la discendenza d’Israele.

SECONDA LETTURA

Cristo umiliò se stesso, per questo Dio l’esaltò.

 

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippesi

Fil 2,6-1

Cristo Gesù, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio,

ma svuotò se stesso

assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini. Dall’aspetto riconosciuto come uomo, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce. Per questo Dio lo esaltò

e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome, perché nel nome di Gesù

ogni ginocchio si pieghi

nei cieli, sulla terra e sotto terra, e ogni lingua proclami:

«Gesù Cristo è Signore!», a gloria di Dio Padre. Parola di Dio.

 

CANTO AL VANGELO                                               Fil 2,8-9

Lode e onore a te, Signore Gesù!

Per noi Cristo si è fatto obbediente fino alla morte e a una morte di croce.

Per questo Dio lo esaltò

e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome.

Lode e onore a te, Signore Gesù!

 

VANGELO*

Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Matteo

Mt 26,14–27,66

Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?

In quel tempo, uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai capi dei sacerdoti e disse: «Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?». E quelli gli fissarono trenta monete d’argento. Da quel momento cercava l’occasione propizia per consegnare Gesù.

 

Dove vuoi che prepariamo per te, perché tu possa mangiare laPasqua?

Il primo giorno degli Ázzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Dove vuoi che prepariamo per te, perché tu possa mangiare la Pasqua?». Ed egli rispose: «Andate in città da un tale e ditegli: “Il Maestro dice: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli”». I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua.

 

Uno di voi mi tradirà

Venuta la sera, si mise a tavola con i Dodici. Mentre mangiavano, disse: «In verità io vi dico: uno di voi mi tradirà». Ed essi, profondamente rattristati, cominciarono ciascuno a domandargli: «Sono forse io, Signore?». Ed egli rispose: «Colui che ha messo con me la mano nel piatto, è quello che mi tradirà. Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito! Meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!». Giuda, il traditore, disse: «Rabbì, sono forse io?». Gli rispose: «Tu l’hai detto».

 

Questo è il mio corpo; questo è il mio sangue

Ora, mentre mangiavano, Gesù prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e, mentre lo dava ai discepoli, disse: «Prendete, mangiate: questo è il mio corpo». Poi prese il calice, rese grazie e lo diede loro, dicendo: «Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti per il perdono dei peccati. Io vi dico che d’ora in poi non berrò di questo frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo con voi, nel regno del Padre mio». Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.

 

Percuoterò il pastore e saranno disperse le pecore del gregge

Allora Gesù disse loro: «Questa notte per tutti voi sarò motivo di scandalo. Sta scritto infatti: “Percuoterò il pastore e saranno disperse le pecore del gregge”. Ma, dopo che sarò risorto, vi precederò in Galilea».

Pietro gli disse: «Se tutti si scandalizzeranno di te, io non mi scandalizzerò mai». Gli disse Gesù: «In verità io ti dico: questa notte, prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte». Pietro gli rispose: «Anche se dovessi morire con te, io non ti rinnegherò». Lo stesso dissero tutti i discepoli.

 

Cominciò a provare tristezza e angoscia

Allora Gesù andò con loro in un podere, chiamato Getsèmani, e disse ai discepoli: «Sedetevi qui, mentre io vado là a pregare». E, presi con sé Pietro e i due figli di Zebedeo, cominciò a provare tristezza e angoscia. E disse loro: «La mia anima è triste fino alla morte; restate qui e vegliate con me». Andò un poco più avanti, cadde faccia a terra e pregava, dicendo: «Padre mio, se è possibile, passi via da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu!».

Poi venne dai discepoli e li trovò addormentati. E disse a Pietro: «Così, non siete stati capaci di vegliare con me una sola ora? Vegliate e pregate, per non entrare in tentazione. Lo sprito è pronto, ma la carne è debole». Si allontanò una seconda volta e pregò dicendo: «Padre mio, se questo calice non può passare via senza che io lo beva, si compia la tua volontà». Poi venne e li trovò di nuovo addormentati, perché i loro occhi si erano fatti pesanti. Li lasciò, si allontanò di nuovo e pregò per la terza volta, ripetendo le stesse parole. Poi si avvicinò ai discepoli e disse loro: «Dormite pure e riposatevi! Ecco, l’ora è vicina e il Figlio dell’uomo viene consegnato in mano ai peccatori. Alzatevi, andiamo! Ecco, colui che mi tradisce è vicino».

 

Misero le mani addosso a Gesù e lo arrestarono

Mentre ancora egli parlava, ecco arrivare Giuda, uno dei Dodici, e con lui una grande folla con spade e bastoni, mandata dai capi dei sacerdoti e dagli anziani del popolo. Il traditore aveva dato loro un segno, dicendo: «Quello che bacerò, è lui; arrestatelo!». Subito si avvicinò a Gesù e disse: «Salve, Rabbì!». E lo baciò. E Gesù gli disse: «Amico, per questo sei qui!». Allora si fecero avanti, misero le mani addosso a Gesù e lo arrestarono. Ed ecco, uno di quelli che erano con Gesù impugnò la spada, la estrasse e colpì il servo del sommo sacerdote, staccandogli un orecchio. Allora Gesù gli disse: «Rimetti la tua spada al suo posto, perché tutti quelli che prendono la spada, di spada moriranno. O credi che io non possa pregare il Padre mio, che metterebbe subito a mia disposizione più di dodici legioni di angeli? Ma allora come si compirebbero le Scritture, secondo le quali così deve avvenire?». In quello stesso momento Gesù disse alla folla: «Come se fossi un ladro siete venuti a prendermi con spade e bastoni. Ogni giorno sedevo nel tempio a insegnare, e non mi avete arrestato. Ma tutto questo è avvenuto perché si compissero le Scritture dei profeti». Allora tutti i discepoli lo abbandonarono e fuggirono.

 

Vedrete il Figlio dell’uomo seduto alla destra della Potenza

Quelli che avevano arrestato Gesù lo condussero dal sommo sacerdote Caifa, presso il quale si erano riuniti gli scribi e gli anziani. Pietro intanto lo aveva seguito, da lontano, fino al palazzo del sommo sacerdote; entrò e stava seduto fra i servi, per vedere come sarebbe andata a finire.

I capi dei sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano una falsa testimonianza contro Gesù, per metterlo a morte; ma non la trovarono, sebbene si fossero presentati molti falsi testimoni. Finalmente se ne presentarono due, che affermarono: «Costui ha dichiarato: “Posso distruggere il tempio di Dio e ricostruirlo in tre giorni”». Il sommo sacerdote si alzò e gli disse: «Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano costoro contro di te?». Ma Gesù taceva. Allora il sommo sacerdote gli disse: «Ti scongiuro, per il Dio vivente, di dirci se sei tu il Cristo, il Figlio di Dio». «Tu l’hai detto – gli rispose Gesù –; anzi io vi dico: d’ora innanzi vedrete il Figlio dell’uomo seduto alla destra della Potenza e venire sulle nubi del cielo».

Allora il sommo sacerdote si stracciò le vesti dicendo: «Ha bestemmiato! Che bisogno abbiamo ancora di testimoni? Ecco, ora avete udito la bestemmia; che ve ne pare?». E quelli risposero: «È reo di morte!». Allora gli sputarono in faccia e lo percossero; altri lo schiaffeggiarono, dicendo: «Fa’ il profeta per noi, Cristo! Chi è che ti ha colpito?».

 

Prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte

Pietro intanto se ne stava seduto fuori, nel cortile. Una giovane serva gli si avvicinò e disse: «Anche tu eri con Gesù, il Galileo!». Ma egli negò davanti a tutti dicendo: «Non capisco che cosa dici». Mentre usciva verso l’atrio, lo vide un’altra serva e disse ai presenti: «Costui era con Gesù, il Nazareno». Ma egli negò di nuovo, giurando: «Non conosco quell’uomo!». Dopo un poco, i presenti si avvicinarono e dissero a Pietro: «È vero, anche tu sei uno di loro: infatti il tuo accento ti tradisce!». Allora egli cominciò a imprecare e a giurare: «Non conosco quell’uomo!». E subito un gallo cantò. E Pietro si ricordò della parola di Gesù, che aveva detto: «Prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte». E, uscito fuori, pianse amaramente.

 

Consegnarono Gesù al governatore Pilato

Venuto il mattino, tutti i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo tennero consiglio contro Gesù per farlo morire. Poi lo misero in catene, lo condussero via e lo consegnarono al governatore Pilato.

Allora Giuda – colui che lo tradì –, vedendo che Gesù era stato condannato, preso dal rimorso, riportò le trenta monete d’argento ai capi dei sacerdoti e agli anziani, dicendo: «Ho peccato, perché ho tradito sangue innocente». Ma quelli dissero: «A noi che importa? Pensaci tu!». Egli allora, gettate le monete d’argento nel tempio, si allontanò e andò a impiccarsi. I capi dei sacerdoti, raccolte le monete, dissero: «Non è lecito metterle nel tesoro, perché sono prezzo di sangue». Tenuto consiglio, comprarono con esse il «Campo del vasaio» per la sepoltura degli stranieri. Perciò quel campo fu chiamato «Campo di sangue» fino al giorno d’oggi. Allora si compì quanto era stato detto per mezzo del profeta Geremia: «E presero trenta monete d’argento, il prezzo di colui che a tal prezzo fu valutato dai figli d’Israele, e le diedero per il campo del vasaio, come mi aveva ordinato il Signore».

 

Sei tu il re dei Giudei?

[Gesù intanto comparve davanti al governatore, e il governatore lo interrogò dicendo: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Tu lo dici». E mentre i capi dei sacerdoti e gli anziani lo accusavano, non rispose nulla.

Allora Pilato gli disse: «Non senti quante testimonianze portano contro di te?». Ma non gli rispose neanche una parola, tanto che il governatore rimase assai stupito. A ogni festa, il governatore era solito rimettere in libertà per la folla un carcerato, a loro scelta. In quel momento avevano un carcerato famoso, di nome Barabba. Perciò, alla gente che si era radunata,

Pilato disse: «Chi volete che io rimetta in libertà per voi: Barabba o Gesù, chiamato Cristo?». Sapeva bene infatti che glielo avevano consegnato per invidia.

Mentre egli sedeva in tribunale, sua moglie gli mandò a dire: «Non avere a che fare con quel giusto, perché oggi, in sogno, sono stata molto turbata per causa sua». Ma i capi dei sacerdoti e gli anziani persuasero la folla a chiedere Barabba e a far morire Gesù. Allora il governatore domandò loro: «Di questi due, chi volete che io rimetta in libertà per voi?». Quelli risposero: «Barabba!». Chiese loro Pilato: «Ma allora, che farò di Gesù, chiamato Cristo?». Tutti risposero: «Sia crocifisso!». Ed egli disse: «Ma che male ha fatto?». Essi allora gridavano più forte: «Sia crocifisso!».

Pilato, visto che non otteneva nulla, anzi che il tumulto aumentava, prese dell’acqua e si lavò le mani davanti alla folla, dicendo: «Non sono responsabile di questo sangue. Pensateci voi!». E tutto il popolo rispose: «Il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli». Allora rimise in libertà per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso.

 

Salve, re dei Giudei!

Allora i soldati del governatore condussero Gesù nel pretorio e gli radunarono attorno tutta la truppa. Lo spogliarono, gli fecero indossare un mantello scarlatto, intrecciarono una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero una canna nella mano destra. Poi, inginocchiandosi davanti a lui, lo deridevano:

«Salve, re dei Giudei!». Sputandogli addosso, gli tolsero di mano la canna e lo percuotevano sul capo. Dopo averlo deriso, lo spogliarono del mantello e gli rimisero le sue vesti, poi lo condussero via per crocifiggerlo.

 

Insieme a lui vennero crocifissi due ladroni

Mentre uscivano, incontrarono un uomo di Cirene, chiamato Simone, e lo costrinsero a portare la sua croce. Giunti al luogo detto Gòlgota, che significa «Luogo del cranio», gli diedero da bere vino mescolato con fiele. Egli lo assaggiò, ma non ne volle bere. Dopo averlo crocifisso, si divisero le sue vesti, tirandole a sorte. Poi, seduti, gli facevano la guardia. Al di sopra del suo capo posero il motivo scritto della sua condanna: «Costui è Gesù, il re dei Giudei». Insieme a lui vennero crocifissi due ladroni, uno a destra e uno a sinistra.

 

Se tu sei Figlio di Dio, scendi dalla croce!

Quelli che passavano di lì lo insultavano, scuotendo il capo e dicendo: «Tu, che distruggi il tempio e in tre giorni lo ricostruisci, salva te stesso, se tu sei Figlio di Dio, e scendi dalla croce!». Così anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi e gli anziani, facendosi beffe di lui dicevano: «Ha salvato altri e non può salvare se stesso! È il re d’Israele; scenda ora dalla croce e crederemo in lui. Ha confidato in Dio; lo liberi lui, ora, se gli vuol bene. Ha detto infatti: “Sono Figlio di Dio”!». Anche i ladroni crocifissi con lui lo insultavano allo stesso modo.

 

Elì, Elì, lemà sabactàni

A mezzogiorno si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio. Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: «Elì, Elì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: «Costui chiama Elia». E subito uno di loro corse a prendere una spugna, la inzuppò di aceto, la fissò su una canna e gli dava da bere. Gli altri dicevano: «Lascia! Vediamo se viene Elia a salvarlo!». Ma Gesù di nuovo gridò a gran voce ed emise lo spirito

 

(Qui si genuflette e si fa una breve pausa)

 

Ed ecco, il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo, la terra tremò, le rocce si spezzarono, i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi, che erano morti, risuscitarono. Uscendo dai sepolcri, dopo la sua risurrezione, entrarono nella città santa e apparvero a molti. Il centurione, e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, alla vista del terremoto e di quello che succedeva, furono presi da grande timore e dicevano: «Davvero costui era Figlio di Dio!».]

Vi erano là anche molte donne, che osservavano da lontano; esse avevano seguito Gesù dalla Galilea per servirlo. Tra queste c’erano Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e di Giuseppe, e la madre dei figli di Zebedèo.

 

Giuseppe prese il corpo di Gesù e lo depose nel suo sepolcro nuovo

Venuta la sera, giunse un uomo ricco, di Arimatèa, chiamato Giuseppe; anche lui era diventato discepolo di Gesù. Questi si presentò a Pilato e chiese il corpo di Gesù. Pilato allora ordinò che gli fosse consegnato. Giuseppe prese il corpo, lo avvolse in un lenzuolo pulito e lo depose nel suo sepolcro nuovo, che si era fatto scavare nella roccia; rotolata poi una grande pietra all’entrata del sepolcro, se ne andò. Lì, sedute di fronte alla tomba, c’erano Maria di Màgdala e l’altra Maria.

 

Avete le guardie: andate e assicurate la sorveglianza come meglio credete

Il giorno seguente, quello dopo la Parascève, si riunirono presso Pilato i capi dei sacerdoti e i farisei, dicendo: «Signore, ci siamo ricordati che quell’impostore, mentre era vivo, disse: “Dopo tre giorni risorgerò”. Ordina dunque che la tomba venga vigilata fino al terzo giorno, perché non arrivino i suoi discepoli, lo rubino e poi dicano al popolo: “È risorto dai morti”. Così quest’ultima impostura sarebbe peggiore della prima!». Pilato disse loro: «Avete le guardie: andate e assicurate la sorveglianza come meglio credete». Essi andarono e, per rendere sicura la tomba, sigillarono la pietra e vi lasciarono le guardie.

Parola del Signore.

 

 

ORAZIONE SULLE OFFERTE

Dio onnipotente, la passione del tuo unico Figlio affretti il giorno del tuo perdono;

non lo meritiamo per le nostre opere, ma l’ottenga dalla tua misericordia questo unico mirabile sacrificio.

Per Cristo nostro Signore.

 

PREFAZIO

La passione redentrice del Signore

Il Signore sia con voi. E con il tuo spirito.

In alto i nostri cuori. Sono rivolti al Signore.

Rendiamo grazie al Signore, nostro Dio.

È cosa buona e giusta.

È veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza, rendere grazie sempre e in ogni luogo a te, Signore, Padre santo,

Dio onnipotente ed eterno, per Cristo nostro Signore. Egli, che era senza peccato,

accettò la passione per noi peccatori

e, consegnandosi a un’ingiusta condanna, portò il peso dei nostri peccati.

Con la sua morte lavò le nostre colpe e con la sua risurrezione

ci acquistò la salvezza.

E noi, con tutti gli angeli del cielo, innalziamo a te il nostro canto,

e proclamiamo insieme la tua lode:

Santo, Santo, Santo…

 

 

ANTIFONA ALLA COMUNIONE

Padre, se questo calice non può passare senza che io lo beva,

sia fatta la tua volontà.

Mt 26,42; cf Mc 14,36; cf Lc 22,42

 

DOPO LA COMUNIONE

O Padre, che ci hai nutriti con i tuoi santi doni, e con la morte del tuo Figlio

ci fai sperare nei beni in cui crediamo, fa’ che per la sua risurrezione possiamo giungere alla meta

della nostra speranza.

Per Cristo nostro Signore.

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2. Introduzioni – 5 aprile 2020

5 aprile 2020

DOMENICA DELLE PALME e della passione del Signore

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Domenica di passione

SOLENNE INGRESSO DEL SIGNORE A GERUSALEMME

Benedetto colui che viene nel nome del Signore.

Gesù entra in Gerusalemme e lo fa con solenne regalità, a cavallo di un puledro «su cui non è mai salito nessuno», secondo la parola dei profeti, mentre la gente gli spiana la strada stendendo a terra i loro mantelli e rami di fronde tagliate dai campi, e agitano rami di palme proclamandolo re. Ancora una volta i farisei non capiscono, qualcuno cerca di impedirlo. La scena ha tutto il sapore di una sfida. «Se tacessero loro, griderebbero le pietre», dice Gesù. Ma questo episodio apre la settimana più difficile della sua vita.

Dal vangelo secondo Matteo.                                                                                     Mt 21,1-11

 

La processione sostituisce il momento penitenziale.

PRIMA LETTURA

Non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi, sapendo di non restare confuso (Terzo canto del Servo del Signore).

Quando si dice che Isaia è il «quinto evangelista» non ci si sbaglia. Molte delle sofferenze del messia sono state previste e descritte con una straordinaria concordanza ai vangeli. Isaia prevede però anche la vittoria finale e l’assistenza da parte di Dio.

 

Dal libro del profeta Isaia.                                                                                                 Is 50,4-7

 

SALMO RESPONSORIALE                                                                     Dal Salmo 21 (22)

Al centro di una terribile persecuzione, il salmista – icona di Gesù – non perde la fiducia in Dio. Non si abbatte di fronte agli scherni, alle derisioni e alle ferite, e invoca il suo Signore.

Rit. Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?

 

SECONDA LETTURA

Cristo umiliò se stesso, per questo Dio lo esaltò.

Paolo descrive l’abbassamento del Figlio di Dio, che non solo ha assunto la condizione umana, ma ha accettato l’umiliazione e l’obbedienza della croce. È per questo che Dio «lo ha esaltato e gli ha dato un nome che è al di sopra di ogni altro nome».

 

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippesi.                                                          Fil 2,6-11

 

VANGELO

La passione del Signore.

È il racconto della passione di Gesù secondo Matteo. Si tratta di un racconto «sinottico», parallelo a quello di Marco e Luca. La descrizione dettagliata ci ricorda che gli ultimi fatti della vita di Gesù sono rimasti più facilmente impressi nei suoi discepoli. Gesù per Matteo è colui che realizza le profezie: è il servo sofferente descritto da Isaia.

Dal vangelo secondo Matteo.                                                                            Mt 26,14–27,66


 

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3. Annunciare la Parola – 5 aprile 2020


5 aprile 2020

DOMENICA DELLE PALME

e della passione del Signore

Scarica il file in formato Word 03 Annunciare la Parola

Domenica di passione

PER RIFLETTERE E MEDITARE

Al termine della Quaresima, un momento di bilancio: magari deludente. Non c’è più lo spirito di un tempo, quando tutto aiutava a fare penitenza e a darsi alla preghiera. Il rischio è di ritrovarsi oggi a mani vuote. La Settimana santa potrà però dare più intensità al nostro prepararci alla Pasqua.

Questa domenica ci apre al mistero della passione e morte di Gesù, della morte di Dio. Mistero della sua impotenza, del silenzio di Dio, della sconfitta di Dio. Lo stesso Gesù sulla croce sembrerebbe non capire, ma si abbandona al Padre: «Nelle tue mani affido il mio spirito…».

 Inizia la Settimana Santa

Con questa domenica iniziamo la Settimana Santa, giorni tra i più intensi e sentiti nella vita di ogni cristiano. Abbiamo vissuto con Gesù il suo trionfo, quando ha deciso di togliere ogni indugio e di fare il suo ingresso solenne a Gerusalemme. La gente lo accoglie e lo acclama, stende davanti a lui mantelli e rami di palma e di olivo, lo riconosce re e messia. Forse la stessa gente che tra poco chiederà a gran voce la sua crocifissione.

Anche il profeta Zaccaria fa riferimento al messia e lo presenta con le caratteristiche che riconosciamo oggi in Gesù: «Esulta grandemente, figlia di Sion, giubila, figlia di Gerusalemme! Ecco, a te viene il tuo re. Egli è giusto e vittorioso, umile, cavalca un asino… Farà sparire i carri da Efraim e i cavalli da Gerusalemme, l’arco di guerra sarà spezzato, annunzierà pace alle genti» (9,9-10). Gesù di fatto non raggiunge la città a cavallo, come di chi fa la guerra, ma avanza su un puledro d’asino, la cavalcatura di un re in tempo di pace.

L’entrata solenne in Gerusalemme è però l’episodio che condurrà Gesù al dramma della croce, una morte che sarà un abisso di iniquità, in linea con tutte le atrocità e ingiustizie compiute nella storia.

Il racconto della passione secondo Matteo

La passione secondo Matteo presenta un Gesù che non è travolto dagli eventi, ma che è pienamente consapevole della propria identità. Dice apertamente che potrebbe avere a disposizione dodici legioni di angeli (26,53), ma ci rinuncia e non oppone violenza a violenza. Anche le molte citazioni bibliche confermano che Gesù ha scelto lucidamente la via dell’umiltà e dell’obbedienza alle Scritture e al Padre.

Gesù è condannato a morte dal potere politico. Eppure Ponzio Pilato lo dichiara innocente: «Non vedo in lui nessuna colpa». Viene condannato anche dal potere religioso, preoccupato dalla popolarità di Gesù e dal suo modo libero di collocarsi di fronte alla Legge. Dice Caifa, sommo sacerdote: «È conveniente che un solo uomo muoia per il popolo» (Gv 18,14). Per accusarlo viene calunniato: «È un bestemmiatore, un indemoniato, un agitatore del popolo, un bugiardo…».

Viene abbandonato da quel popolo che finora lo ha seguito e lo ha ascoltato con entusiasmo, ma che adesso è condizionato da chi lo sta guidando contro di lui.

Viene abbandonato dagli apostoli, tradito dagli amici, venduto da Giuda. Dove sono finite le parole piene di coraggio di Pietro: «Signore, con te sono pronto ad andare anche in prigione e alla morte»? (Lc 22,33). Ben presto affermerà per tre volte di non conoscerlo. C’è poi contro di lui l’accanirsi di una violenza inaudita da parte della soldataglia. La Sindone presenta un corpo tumefatto e coperto di piaghe.

Una settimana atroce

Ciò che più colpisce in questa settimana di passione è l’abbandono assoluto e la solitudine in cui Gesù viene a trovarsi. È una settimana in cui Gesù vive insieme tutti i drammi più faticosi della condizione umana. Dopo il trionfo di Gerusalemme e il momento della condivisione più amichevole del Cenacolo, ecco il tradimento di Giuda, la tristezza e lo strazio del Getsemani, l’abbandono nelle mani dei torturatori e dei carnefici, la perdita di ogni diritto e di ogni dignità davanti ai potenti.

Gli apostoli si fanno timorosi e vigliacchi, Pietro spergiura: «Io quell’uomo neanche lo conosco!». E il voltafaccia del popolo, il cammino della croce, la crocifissione, il sentirsi solo anche di fronte al Padre: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?».

Una settimana drammatica, in cui si impara fino in fondo che cosa sono l’amicizia, la paura, il tradimento, la sofferenza, il martirio, il potere. Per questo la settimana di passione è davvero rivelazione. S’impara realmente di che cosa è capace l’uomo. «Ecce homo», questo è l’uomo.

Eppure proprio nella sera in cui fu tradito, in quella drammatica vigilia di passione, Gesù decide di rimanere tra noi per sempre: «Ecco il mio corpo dato per voi; ecco il mio sangue sparso per voi».

Fabrizio De André canta che non è del tutto normale un amore così grande, di un uomo che «rantola senza rancore, perdonando con l’ultima voce chi lo uccide fra le braccia di una croce».

UN FATTO – UNA TESTIMONIANZA

Una delle scene più crudeli del film «Alla luce del sole» è quella conclusiva, quando don Pino Puglisi nel giorno del suo compleanno viene colpito a morte e si trova riverso a terra in una pozza di sangue, mentre le finestre si chiudono per non vedere e la gente si allontana frettolosa girando il capo dall’altra parte. Eppure la stessa mafia aveva capito le intenzioni nobilissime del prete quando parlava di dignità, dell’importanza di dare la scuola e un futuro ai ragazzi del Brancaccio.

La solitudine dei grandi può diventare addirittura drammatica. Ma è terribilmente ricorrente nella nostra storia. Diceva Ernesto Balducci: «Un giorno chiederemo a Dio perché gli uomini migliori se ne vanno, mentre ci governano gli uomini peggiori».

 

 

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4. Parola da Vivere – 5 aprile 2020

DOMENICA DELLE PALME NELLA PASSIONE DEL SIGNORE

SULLA CROCE RISPLENDE L’AMORE DI GESÙ E DEL PADRE

 COMMEMORAZIONE DELL’INGRESSO DI GESÙ IN GERUSALEMME

 

COMMENTO

Il Messia che cavalca un asino, non realizza solo la profezia di Zaccaria, ma annuncia un Regno diverso da quello di Davide. Il cavallo, simbolo della guerra, è sostituito da un puledro d’asina, simbolo di pace. Gesù si comporta da re, requisendo la cavalcatura di cui aveva bisogno (ma la restituisce!) e la gente lo tratta da re, acclamandolo e tappezzando la strada con i mantelli, come si usava nelle visite del re. Non c’è contraddizione in Gesù tra cavalcare l’asino e presentarsi da re di pace e salire sulla croce. Sarà una contraddizione nei capi e in parte del popolo.

Matteo dice che «tutto il popolo» ha gridato: «Il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli».

Sicuramente la gran parte del «popolo» non ha chiesto la morte di Gesù. La folla urlante era costituita in gran parte dai partigiani di Barabba, in combutta con i capi. Matteo però con questa espressione sottolinea il rifiuto di Gesù da parte di Israele, rappresentato dai capi. Ma l’evangelista interpreta teologicamente questo rifiuto e lo indica come causa della distruzione del tempio e della dispersione del popolo d’Israele che continua ancora oggi.

Gli insulti che Gesù riceve costituiscono il ritorno di Satana per l’ultima tentazione: dimostrare di essere il Figlio di Dio con un atto di forza. Ma Gesù non risponde nulla, è impegnato a dimostrare che il Figlio di Dio è tale proprio perché dà la sua vita per la salvezza dei peccatori.

Ma è impegnato anche in un’altra lotta che avviene nel suo intimo. «Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”».

È il grido del Figlio innocente che ha preso dentro di sé il peccato di tutta l’umanità e, dal momento che questa assunzione è terribilmente reale, sta sperimentando le conseguenze, non, come noi, di qualche peccato personale, per quanto grave possa essere, ma dei peccati di tutta la storia, da Adamo all’ultimo uomo. La conseguenza «infernale» è la lontananza da Dio. Gesù sulla croce è lacerato nell’anima, molto di più che nel corpo, perché sperimenta contemporaneamente la massima lontananza da Dio, in quanto rappresentante di tutti i peccatori, e la massima vicinanza a lui in quanto Figlio innocente e obbediente. Noi arriviamo a commuoverci per le sofferenze fisiche e la morte di Gesù, anzi a volte ne chiediamo conto a Dio Padre. Ma la sofferenza enormemente maggiore è stata quella dello spirito. A tanto è arrivato Gesù per salvare tutti e ciascuno di noi. È un abisso di amore e di sofferenza che possiamo intuire soltanto un po’.

 

MEDITAZIONE

Padre di Gesù e nostro, ho sentito molte volte la domanda: ma perché Dio Padre ha preteso che il Figlio morisse in quel modo? Oppure: non poteva salvarci in un altro modo meno terribile?

Non so immaginare il tuo dispiacere di fronte a queste domande che ti dipingono come un giudice non solo inflessibile, ma anche crudele. E così la nostra cattiveria e crudeltà viene riversata su di te, quasi ne fossi tu il responsabile.

Abbi pazienza, devi continuare a perdonarci, perché tu perdoni sempre.

Oggi voglio guardare un po’ nel tuo cuore di Padre, me lo permetti, vero? Credo di poterlo fare, con tutti i miei limiti, perché tu hai mandato Gesù proprio perché noi potessimo conoscere il tuo amore, più grande dell’intero universo.

Nella passione del tuo Figlio amatissimo, tu eri lì, con lui, anzi dentro di lui, come Gesù ha detto spesso. Hai fatto anche tu la via della croce, aspettando il momento di poter finalmente liberare tutti gli altri figli dal cancro del peccato. Perché il peccato, che voleva cancellarti dalla vita dell’uomo, creato da te, perché ti somigliasse, aveva sfigurato l’umanità e la conduceva alla morte. Il danno era fatto e bisognava ripararlo. Nessun uomo poteva farlo, solo un Dio, e tu hai mandato il tuo Figlio eterno che è diventato Gesù, che è stato contento di esporre la sua vita per salvare la nostra. Un danno mortale chiedeva una riparazione da Dio con una sofferenza amorosa più grande dell’offesa arrecata a te, perché giustizia e amore non si possono separare. E penso anche che per l’umanità non sarebbe stata sentita propria e vera una liberazione, senza nessuna riparazione. Gesù, uomo come noi, ha accettato di riparare a nome di tutti, e soprattutto per questo noi possiamo davvero averlo e sentirlo come uno di noi.

Ma tu non sei stato a guardare, dovevi realizzare la giustizia, ma l’hai coperta con il tuo amore di Padre. Ed eri lì, sulla croce con Gesù per raccogliere il suo ultimo respiro e in quel momento hai abbracciato con amore eterno il tuo Figlio fatto carne martoriata e lo hai reso salvatore dell’umanità e re dell’universo. Però hai dovuto aspettare tre giorni per presentarlo risorto e glorioso all’universo intero.

 SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA

  1. Gesù ha tolto la spada dalle mani di Pietro, perché la violenza dei suoi amici gli avrebbe impedito di mostrare fino in fondo il suo amore e quello del Padre. Questo dice qualcosa ai cristiani di oggi nei rapporti con le altre religioni e in particolare con l’Islam?
  2. I passanti e soprattutto i capi dei sacerdoti sfidano Gesù a scendere dalla croce per dimostrare di essere davvero il figlio di Dio. Quando mettiamo alla prova il Signore, chiedendogli i miracoli come condizione della nostra fede, ci comportiamo come loro.

 PROPOSTA DI IMPEGNO PER LA SETTIMANA SANTA

Per quanto possiamo, partecipiamo alle celebrazioni del triduo santo, accostandoci al sacramento della riconciliazione e meditando gli avvenimenti che celebriamo.

 


Tratto da: Messale delle domeniche e delle feste – Elledici – 2017