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8. Canto Liturgico – 5 Quar. C, 7 apr ’19

Ecco a voi questa settimana un canto di INIZIO

IL TUO AMORE, SIGNORE – L.Scaglianti
(Nella Casa del Padre, n. 497 – Elledici)

Rit. Il tuo amore, Signore, per noi
è un invito a tornare a te.

1. Sei lento all’ira, Signore, con noi:
grande sei tu nell’amore.

2. Conosci l’uomo e l’ansia che è in lui:
non abbandoni nessuno.

3. Ritorneremo, Signore, da Te:
sempre ci doni il perdono.

4. E canteremo, Signore, per Te:
sempre ci doni il perdono.

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9. Narrazione – 5 Quar. C, 7 apr ’19

SUL PATIBOLO
Il giorno delle nozze, un principe fece il suo ingresso nella capitale del suo regno accanto alla sposa novella.
I due sposi avanzavano in una splendida carrozza, mentre ai lati della strada due ali di folla applaudivano.
Ma, nella piazza davanti al castello, tutti ammutolirono.
Su un alto patibolo, un malfattore stava per essere impiccato.
Il condannato aveva già infilato la testa nel cappio.
La principessa scoppiò in lacrime.
Il principe chiese al giudice se era possibile annullare l’esecuzione, come dono di nozze alla sua sposa.
La risposta fu un secco «no».
«Ci sono dunque delitti che non possono trovare perdono?»,
chiese la principessa con un filo di voce.
Uno dei consiglieri del principe fece notare che, secondo un’antica consuetudine della città,
qualsiasi condannato poteva riscattarsi pagando la somma di mille ducati.
Una somma enorme. Dove si poteva trovare tanto denaro?
Il principe aprì la sua borsa, la svuotò e ne uscirono ottocento ducati.
La principessa, frugando nel suo elegante borsellino, ne trovò altri cinquanta.
«Non potrebbero bastare ottocentocinquanta ducati?», chiese.
«La legge ne vuole mille!», ribatterono.
La principessa scese e fece una colletta tra paggi, cavalieri e passanti.
Fece il conto finale: novecentonovantanove ducati.
E nessuno aveva più un ducato.
«Dunque per un ducato quest’uomo sarà impiccato?», esclamò la principessa.
«È la legge», rispose impassibile il giudice e fece cenno al boia di cominciare l’esecuzione.
A quel punto la principessa gridò: «Frugate nelle tasche del condannato, forse qualcosa ce l’ha anche lui».
Il boia ubbidì e da una delle tasche del condannato saltò fuori un ducato d’oro.
Quello che mancava per salvargli la vita.

Nel cuore di ognuno c’è quanto basta a salvargli la vita.
La bontà, l’amore, la felicità in molti sono come stoppini spenti.
Basta un piccolo fiammifero per accenderli.


(tratto da: B. Ferrero, 365 Piccole Storie per l’anima, Vol. 1, pag. 184 – Elledici 2016)

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10. Anche Noi Vogliamo Capire – 5 Quar. C, 7/4/19

Per aiutare i nostri piccoli a vivere meglio la Liturgia della Parola

PRIMA LETTURA (Isaia 43,16-21)
Israele è in esilio a Babilonia ed è tormentato tra il ricordo di un passato mai dimenticato, ma lontano, e la paura che il Signore non voglia ripetere i prodigi dell’Esodo. Il profeta Isaia rassicura e incoraggia il popolo: il Signore non vuole rinunciare a Israele e compirà un prodigio nuovo per liberare il suo popolo e ricondurlo a Gerusalemme.

* Capire le parole
Una strada nel mare: il riferimento è al passaggio del Mar Rosso, asciugatosi nel tratto di attraversamento del popolo eletto.
Il mio popolo: Dio per bocca del profeta esprime compiacimento per la sua opera e per aver stabilito un rapporto unico e speciale con il popolo di cui orgogliosamente rivendica appartenenza.
Deserto: luogo arido, privo di vie di comunicazione e di vita; con l’intervento di Dio diviene percorribile e abitabile e per questo motivo di lode; come l’animo arido di colui che è lontano da Dio e poi ne diviene amico e alleato.

SECONDA LETTURA (Filippesi 3,8-14)
Paolo, un tempo prigioniero della Legge, ha sperimentato la libertà dello spirito che deriva dalla conoscenza e dal rapporto di fede e di amore con il Signore Gesù. Con il battesimo è iniziato il cammino di avvicinamento al premio della vita eterna: è questo il suo desiderio più profondo, che gli infonde la forza per correre verso la meta finale della vita.

* Capire le parole
Signore: sovrano, re, padrone da cui si è totalmente dipendenti e a cui ci si affida totalmente, poiché lo si riconosce indiscutibilmente fonte di vita, senso e ragione dell’esistenza.
Spazzatura: secondo la sua esperienza, per san Paolo le cose di questo mondo, per quanto belle e attraenti, appaiono vuote e senza valore al cospetto di Dio e della conoscenza del suo Figlio Gesù.
Giustizia: quella “derivante dalla Legge” significa sentirsi a posto e in regola per aver messo in pratica le leggi di Dio, quindi per merito proprio, senza però aver conosciuto la misericordia e la bontà di Dio.

VANGELO (Giovanni 8,1-11)
Brano con una storia complicata. Quando Gesù manifesta perdono non va frainteso come un incentivo a perseverare nel peccato. Stupisce che anche in assenza di alcun segno di pentimento della donna, il Signore ugualmente non la condanna, concludendo con l’esortazione a non peccare più. Per noi è Vangelo della misericordia, affidata alla responsabilità di chi viene perdonato.

* Capire le parole
Scribi e farisei: i primi erano esperti in tutto ciò che riguardava la trasmissione dei testi sacri e delle tradizioni religiose di Israele; i secondi erano un vero e proprio partito religioso e politico di rigorosa osservanza della legge mosaica.
Lapidare: esecuzione di una condanna a morte particolarmente umiliante e dolorosa, tramite ripetuti lanci di pietre.
Scrivere col dito: la legge data a Mosè fu scritta col dito di Dio nella roccia; di ciò che Gesù può aver scritto nella sabbia (lettere, parole, segni, o forse la condanna) non rimane nulla, se non la misera e la Misericordia, l’amata e l’Amore.

PER RIASSUMERE… Gesù è venuto per rinnovare l’uomo, che era destinato alla morte a causa del peccato. Il dono della vita nuova è frutto dell’amore gratuito e misericordioso del Padre attraverso il Figlio incarnato. Chi si riconosce peccatore riceve il perdono ed è pronto per una vita da figlio di Dio. L’invito di Gesù a «non peccare più» ricorda a ciascuno di noi che il peccato resta sempre in agguato, ma che nessuno ci può strappare all’amore di Dio, se noi vogliamo decisamente restare fedeli.

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1. Letture – 4 Quar. C, 31 mar ’19

PRIMA LETTURA
Il popolo di Dio, entrato nella terra promessa,
celebra la Pasqua.

Dal libro di Giosuè 5,9a.10-12

In quei giorni, il Signore disse a Giosuè: «Oggi ho allontanato da voi l’infamia dell’Egitto».
Gli Israeliti rimasero accampati a Gàlgala e celebrarono la Pasqua al quattordici del mese, alla sera, nelle steppe di Gerico.
Il giorno dopo la Pasqua mangiarono i prodotti della terra, àzzimi e frumento abbrustolito in quello stesso giorno.
E a partire dal giorno seguente, come ebbero mangiato i prodotti della terra, la manna cessò. Gli Israeliti non ebbero più manna; quell’anno mangiarono i frutti della terra di Canaan.
Parola di Dio

 

SALMO RESPONSORIALE Sl. 33(34)

R. Gustate e vedete com’è buono il Signore.

Benedirò il Signore in ogni tempo,
sulla mia bocca sempre la sua lode.
Io mi glorio nel Signore:
i poveri ascoltino e si rallegrino.

Magnificate con me il Signore,
esaltiamo insieme il suo nome.
Ho cercato il Signore: mi ha risposto
e da ogni mia paura mi ha liberato.

Guardate a lui e sarete raggianti,
i vostri volti non dovranno arrossire.
Questo povero grida e il Signore lo ascolta,
lo salva da tutte le sue angosce.

 

SECONDA LETTURA
Dio ci ha riconciliati con sé mediante Cristo.

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi 5,17-21

Fratelli, se uno è in Cristo, è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco, ne sono nate di nuove.
Tutto questo però viene da Dio, che ci ha riconciliati con sé mediante Cristo e ha affidato a noi il ministero della riconciliazione. Era Dio infatti che riconciliava a sé il mondo in Cristo, non imputando agli uomini le loro colpe e affidando a noi la parola della riconciliazione.
In nome di Cristo, dunque, siamo ambasciatori: per mezzo nostro è Dio stesso che esorta. Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio.
Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo fece peccato in nostro favore, perché in lui noi potessimo diventare giustizia di Dio.
Parola di Dio

 

CANTO AL VANGELO Lc 15,18

Lode e onore a te, Signore Gesù!
Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò:
Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te.
Lode e onore a te, Signore Gesù!

 

VANGELO
Questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita.

Dal Vangelo secondo Luca 15,1-3.11-32

In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».
Ed egli disse loro questa parabola: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».
Parola del Signore


(tratto da: Nuovo Messale della comunità, Domeniche e feste – Elledici 2008)

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2. Esegesi – 4 Quar. C, 31 mar ’19

ANDRÒ DA MIO PADRE

Giosuè 5,9a.10-12 – Ho allontanato da voi l’infamia dell’Egitto
2 Corinzi 5,17-21 – Se uno è in Cristo è una creatura nuova
Luca 15,1-3.11-32 – Lo vide, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò

La terra sempre da conquistare
Gli israeliti «in quell’anno mangiarono i frutti della terra di Canaan» (Gs 5,12): questa immagine ci fa dire che il popolo è arrivato nella terra. Ma questa deve in certo modo rimanere sempre «promessa», dono da ricevere dalla misericordia di Dio, eredità preziosa da custodire come segno visibile di quella che è la vera, unica «terra» del popolo di Dio che è la Parola stessa di Dio. La parola di Giosuè è profezia di un popolo sempre «pellegrino e straniero », sino alla fine dei tempi. Se Israele si impossessa della terra, è destinato ad entrare nell’oblìo di quel Signore che gliel’ha donata, e quindi nella storia che segna la vicenda dei popoli. Anche nel Vangelo abbiamo la storia di un ritorno nella terra sicura precedentemente lasciata. Ci sono due figli di un Padre ricco che non tiene per sé i suoi beni. Ci sono due fratelli che fanno i conti con le loro ricchezze, ma che nel profondo fratelli non sono. Entrambi hanno un grande patrimonio, ed entrambi lo sprecano, chi in modo dissoluto, chi in modo possessivo. È la storia di ognuno di noi quando ci mettiamo al centro di quel patrimonio che Dio fa a ciascuno, perché figlio e figlio amato. È la nostra storia quando facciamo della nostra eredità una potenza, senza dare valore ad ogni centesimo, ad ogni pianta del campo, ad ogni agnellino.

La richiesta piena di pretesa
«Padre, dammi ciò che mi spetta… perché tu sei ricco, perché sono tuo figlio…». «Padre, sono con te da tanti anni e non mi hai dato»… è un altro modo per dire «tu mi devi». Non c’è stupore per quei beni, non c’è accoglienza, perché non c’è una relazione di libertà con le cose e quindi relazione di bene tra i fratelli e di amore con il padre. Quando il figlio minore si trova in difficoltà non pensa al fratello, pensa di ritornare come servo, perché è il ruolo che ha sempre avuto… servo dei beni, e dei desideri. Il figlio maggiore vive il ritorno del fratello con un paragone tra agnello grasso e capretto… ancora relazione con le cose, con il possedere, il dividere secondo presunta giustizia e non dice al padre «mio fratello», ma «tuo figlio». Da tutto ciò si capisce come la pace del cuore che alimenta l’accoglienza, la misericordia, il perdono nasce da un rapporto sereno con le cose, dal vivere in libertà la relazione con i fratelli per approdare all’incontro con Dio che ci aspetta.

La risposta generosa
In tutto questo c’è qualcosa di assurdo. Il comportamento assurdo del padre di fronte alle pretese del figlio minore. Pur sapendo dove l’inesperienza e la passione avrebbero condotto quel suo figlio, al padre interessava maggiormente l’amicizia con suo figlio più che la severità e il comportamento retto. Per il figlio minore rischia tutto, rischia di non vederlo più, e di perdere anche quello rimasto a casa. Ancora più assurdo è il comportamento del padre al momento del ritorno del figlio minore: non lo rimprovera e non ascolta la confessione già preparata. Ancora, non è il figlio a commuoversi, ma è il padre che corre incontro a lui abbracciandolo e baciandolo. La commozione è il movimento delle viscere che esprime la partecipazione totale della persona all’avvenimento che sta vivendo. Il padre, di nuovo, regala al figlio ogni cosa.

La reazione stizzita
Assurda è la reazione del fratello maggiore. Era buono e per questo si sentiva in diritto di condannare il minore e con lui il comportamento del padre. Ma al padre sta a cuore che suo figlio riesca a capire l’amore. Non può accettare che la bontà sia di ostacolo all’amore. Se la nostra bontà, come quella del figlio maggiore, diventa un motivo per mandare via qualcuno, è una bontà falsa. Quando qualcuno è cacciato fuori di casa, è rifiutato dalla nostra comunità, assieme a lui esce anche Gesù. Il Popolo di Dio, lasciandosi «riconciliare con Dio», testimonia e annuncia la stupefacente misericordia divina che Paolo esprime dicendo che Dio ha riconciliato «a sé il mondo in Cristo, non imputando agli uomini le loro colpe». Per questo è possibile «cedere» alla misericordia divina ed entrare tutti nella casa e nella festa del Padre dove c’è un posto preparato.

PER IL CONFRONTO NEL GRUPPO
– La posizione di vita che hai raggiunto ti soddisfa?
– Che cosa senti di dover chiedere, o pretendere dal Signore?

IN FAMIGLIA
C’è sempre bisogno di cercare il perdono e di ricevere il perdono.
Viviamo in famiglia un momento di condivisione a partire dalla parola del padre misericordioso regalando e ricevendo perdono.
A tutti è chiesto di rivestirsi di semplicità per mettere in luce quello che non è stato compiuto correttamente dai genitori e dai figli.
Dopo aver manifestato il proprio limite ci si regala reciprocamente un gesto di accoglienza, che può essere espresso con una stretta di mano o un abbraccio.


(tratto da: R. Paganelli – Vivere la domenica aprendoci alla Parola, anno C – Elledici 2015)

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3. Annunciare la Parola – 4 Quar. C, 31 mar ’19

PER COMPRENDERE LA PAROLA

Mentre il richiamo alla conversione, la domenica precedente, era severo, quello della 4a domenica è immerso nella gioia del rinnovamento: “Rallegrati, Gerusalemme!”.

PRIMA LETTURA
Inizia una nuova tappa della storia della salvezza, l’entrata nella Terra promessa: la prima Pasqua è arrivata, la promessa fatta ad Abramo si realizza.
“L’infamia d’Egitto”: in base al contesto immediato, l’espressione indica di per sé la non-circoncisione degli Egiziani. La lettura liturgica l’interpreta in modo diverso: finita l’emigrazione, eccovi a casa vostra; finita la schiavitù, eccovi finalmente liberi. È comunque interessante osservare che la gioia di essere arrivati alla fine dell’Esodo si manifesta nel rito di consacrazione a Dio. La Pasqua del cristiano passa attraverso il Battesimo, rito di consacrazione nella nuova Alleanza.
L’entrata nella Terra promessa è seguita dalla festa della Pasqua, come Mosè aveva ordinato nel deserto. La vittoria non deve far dimenticare i duri combattimenti, la sicurezza raggiunta non deve far dimenticare che Dio ha dispiegato la forza della sua mano e il vigore del suo braccio. Ruolo permanente del culto: mantener vivo il ricordo del dono di Dio.
La manna cessò: il cibo procurato da Dio nel deserto non è più necessario, Israele può vivere “dei prodotti della terra”. Quando saremo arrivati al termine della nuova Pasqua, non ci sarà più Eucaristia.

SALMO
È la preghiera di un individuo che loda il Dio che libera dalla paura e dall’angoscia, il Dio che ascolta e risponde alla nostra ricerca. Tutti coloro che hanno un cuore di povero sono invitati ad unirsi a questa lode.

SECONDA LETTURA
È animata dalla stessa aria di certezza e di vittoria per coloro che sono in Gesù, e per lo stesso mondo.
Ricorda l’opera di Dio mediante Gesù Cristo, nel quale è avvenuto uno scambio meraviglioso. Cristo: identificato col peccato degli uomini. Noi: partecipi della santità di Dio.
Quest’opera di riconciliazione però non è terminata: deve continuare, e anzi ognuno dei riconciliati deve farsi responsabile della riconciliazione degli altri.
Perciò risuona un appello pressante, urgente: “Lasciatevi riconciliare…”.

VANGELO
È il racconto del figlio perduto e ritrovato.
Vi troviamo anzitutto – è il “culmine” della parabola – l’invito rivolto ai farisei a condividere il disegno del Dio di misericordia, a far proprie le sue idee di riconciliazione dei peccatori. La parabola è stata provocata dalle recriminazioni dei farisei, rappresentati poi nel racconto dal fratello maggiore: avvolto nella sua fedeltà, orgoglioso del suo passato di obbedienza, non può accettare il perdono del fratello minore e partecipare alla gioia del padre che ha ritrovato il figlio.
Vi troviamo inoltre una precisa analisi del peccato e del pentimento:
– l’incoscienza iniziale frammista di ingratitudine: gioia di “volare con le proprie ali”, dimenticando colui dal quale si è ricevuta l’indipendenza;
– la progressiva degradazione che termina nella miseria e nella vergogna (pascolare i porci: il colmo per un ebreo);
– la scossa della miseria che fa rimpiangere il passato e cercare il modo di ritrovarlo, umiliandosi e chiedendo perdono;
– il ritorno timoroso, che non prevede minimamente l’amore che incontrerà;
– soprattutto il comportamento del padre che ci rivela maggiormente il cuore di Dio: la sua attesa insieme preoccupata e appassionata: tornerà?; l’affrettarsi, tanto significativo per un Orientale, all’incontro; la tenerezza, i baci; la premura di restituire al figlio i segni della sua primiera dignità: l’anello, simbolo di autorità, i sandali, portati dall’uomo libero; la festa, con cibi, canti e danze, e il suo motivo: una vera risurrezione.
Si noti il contrasto di questa parabola col Vangelo della domenica precedente: s. Luca, l’evangelista della conversione urgente, della vigilanza, è pure l’evangelista della misericordia (è l’unico a riportare questa parabola).

PER ANNUNCIARE LA PAROLA (piste di omelia)

Siete convinti che Dio è artefice di cose nuove?
Noi siamo presto impazienti e facilmente scoraggiati. Niente di nuovo sotto il sole. Più le cose cambiano e più rimangono tali e quali. Tutti se ne lamentano nella propria vita: sempre il solito tran-tran. I genitori, gli educatori dubitano spesso dell’efficacia del loro lavoro: il figlio, il giovane non cambia. Non manchiamo forse di speranza?
Di fronte a questo pessimismo, accogliamo con gioia la Parola di questo giorno.
– Per Israele, l’umiliazione dell’Egitto, la lunga marcia dell’Esodo hanno pur ottenuto un risultato. Un popolo nuovo passato attraverso il Giordano.
– In Gesù Cristo, ci dice s. Paolo, tutto è nuova creatura: l’uomo di peccato è passato nella giustizia di Dio.
– Il giovanotto perduto non pensava di ritrovare la sua dignità di figlio, ma soltanto un posto sotto il tetto, come semplice garzone: il padre non la pensa così. Il morto è ritornato in vita. Si può immaginare una trasformazione più meravigliosa, una novità più incredibile?
Il nostro pessimismo proviene in realtà dal fatto che contiamo troppo su di noi e non abbastanza su Dio: è lui che opera il nuovo. “Questo povero grida e il Signore lo ascolta”. A noi manca per di più il senso dei tempi lunghi: il padre della parabola l’aveva, egli che divise le sue sostanze e poi seppe aspettare.
Pur chiedendo sempre l’umiltà e la pazienza, sappiamo ritrovare tutti i segni di novità che Dio fa apparire nella nostra vita e in quella dei nostri fratelli.

Il sacramento del perdono
La confessione non è vista di buon occhio. Se ne fa volentieri a meno. È vero che aveva bisogno di cambiare. Che cosa l’abbiamo fatta diventare abitualmente? Un momento d’angoscia a “spulciare” la nostra coscienza. Un momento di confessioni stereotipe senza vero legame con la nostra vita profonda… Un incontro sussurrato in un angolo buio… Che differenza dal dolore del figlio che constata di non trovarsi più a casa sua… Che distanza dal commosso abbraccio del padre e del suo prodigo… Che distanza dal banchetto, dalla danza e dai canti…
Forse vi è qualcosa di più profondo: la nostra difficoltà a riconoscerci peccatori. Ammettiamo magari che nella nostra vita ci sia del disordine, ma non siamo abbastanza convinti della nostra responsabilità. Riconosciamo certe colpe, ma non vediamo come Dio ne sia colpito, nel suo onore, nel suo amore. Non osiamo più pensare che egli possa fare qualcosa per rimetterci a posto.
A Pasqua ci si confessa. Si tratta anzitutto di guardare Dio, di scoprire nuovamente che è mio Padre, preoccupato per me, per la mia santità, per la mia felicità. Soltanto allora, in questa luce, diventeranno chiare le nostre vere miserie. Non ci sentiremo più impacciati nella stizza dell’umiliazione, ma arriveremo all’umiltà. “Beneditemi, Padre, perché ho peccato” non sarà più il solito rituale dovere, ma la gioia della speranza.

Il prezzo della riconciliazione
Tutti facciamo fatica a perdonare. Quando ci riusciamo, quale gioia, quale rinnovamento dell’amore o dell’amicizia! Fortunatamente capita di farne esperienza in casa, in famiglia, fra amici. Nello stesso tempo, però, quanti rancori conservati, quante finzioni e quante manovre per una parvenza di riconciliazione!
Ciò che Dio ci presenta in Gesù Cristo è cosa ben diversa. Dio, l’offeso, prende tutto su di sé: “Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo trattò da peccato in nostro favore” (2ª lettura). Il padre del prodigo non si preoccupa della “riparazione”: subito restituisce al figlio la sua piena condizione e organizza la festa. La lunga, ansiosa attesa non è dimenticata, ma è diventata motivo di gioia: “Era perduto ed è stato ritrovato” (Vangelo).
Noi rischiamo di capir male e di abusare della tenerezza di Dio. Il prezzo della riconciliazione è Gesù in croce, è il suo sangue versato. Disgraziati noi se il perdono ci porta a credere che, dopo tutto, il peccato non è una cosa così grave. L’Eucaristia ci preserva dal dimenticare, come la celebrazione della Pasqua impedirà a Israele ormai sicuro nella Terra promessa di dimenticare quale forza l’aveva aiutato (1ª lettura).
Per sapere se valutiamo adeguatamente il prezzo della nostra riconciliazione ecco un buon criterio: sappiamo anche noi perdonare, come Dio, e diventare quindi a nostro modo ministri di riconciliazione (2ª lettura)?


(tratto da: M. Gobbin, Omelie per un anno – vol. 2, anno C, tempi forti – Elledici 2003)

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4. Parola da Vivere – 4 Quar. C, 31 mar ’19

ANDRÒ DA MIO PADRE
Nella Parola c’è l’invito al grande ritorno dell’intera umanità alla casa di Dio, alla dimora del Padre di tutti. È un’umanità che, in Adamo, si è staccata da Dio fin dal principio e ha sperperato se stessa e tutto quello che ha voluto possedere e usare lontano dal la benedizione dell’unico Padre. Lasciarci riconciliare significa fare la pace con tutti, soprattutto con noi stessi, anche col nostro peccato, diventando come bambini (cfr. Mt 18,3). Rinnovando il nostro cuore senza indurirlo (cfr. Sal 94), lasciando sempre aperta la possibilità di ripercorrere la strada della conversione (Is 43,18-19) e del ritorno al Padre.


(tratto da R. Paganelli – Vivere la domenica aprendoci alla Parola, anno C, Elledici 2015)

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5. Preghiere dei Fedeli – 4 Quar. C,

Parabola del padre misericordioso

Celebrante. Anche noi a volte ci siamo allontanati dal Signore come il figlio prodigo, o siamo stati insensibili come il fratello maggiore. Nella Preghiera dei fedeli chiediamo al Padre che ci apra al vero senso della figliolanza, e della fraternità.

Lettore. Diciamo insieme: Dio nostro Padre, convertici al tuo amore.

1. Preghiamo per la santa Chiesa di Dio. Essa è la casa del Padre. Di un Padre che veglia sui suoi figli creati liberi, che incoraggia quelli di buona volontà, e attende con ansia il ritorno di quelli discoli.
Perché sappiamo riconoscerci tutti in questa casa comune, come figli e fratelli sollecitati dal Signore a volersi bene, preghiamo.

2. Per quelli che nella vita si comportano come il figlio prodigo. Sono assetati di esperienze estreme, e dilapidano in modo dissennato i beni ricevuti come eredità dal Padre.
Perché sappiano rientrare in se stessi, riconoscere il proprio errore, cercare il perdono di Dio, e ritrovare infine la pace, preghiamo.

3. Per quelli che si comportano come il fratello maggiore. Sopportano mal volentieri il peso della legge di Dio, e non trovano in sé la generosità e la gioia del bene compiuto per amore.
Perché sappiano finalmente aprirsi alla gratitudine verso il Padre celeste, e alla generosa amicizia verso i fratelli, preghiamo.

4. Per le persone sole, senza risorse, senza amici. Sono numerose in mezzo a noi, e noi forse non badiamo a loro, e passano inosservate e dimenticate.
Perché la nostra sensibilità cristiana ci spinga a individuarle, incontrarle, e avvolgerle in un cordiale spirito di famiglia, preghiamo.

5. Per la nostra comunità (parrocchiale). Ci conosciamo forse da tanto tempo, e viviamo gli uni accanto agli altri, tutti insieme sotto lo sguardo del Signore.
Perché sappiamo costruire una vera comunità e famiglia, come il cuore del nostro Padre celeste si attende da noi, preghiamo.

Celebrante. O Padre, tu riveli la tua onnipotenza nella misericordia e nel perdono. Accogli le nostre preghiere, e rendici nel mondo strumenti di riconciliazione e di solidarietà. Per Cristo nostro Signore.


(tratto da: E. Bianco, Preghiera dei fedeli, proposte per le domeniche e feste degli anni A-B-C – Elledici 2002)

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7. Aforismi – 4 Quar. C, 31 mar ’19

Raccolta di aforismi o di testi utili per la riflessione o l’approfondimento

Spunti per approfondire alcuni concetti-chiave della parabola.

Pentimento
– La nostra gloria più grande non consiste nel non cadere mai, ma nel risollevarci sempre dopo ogni caduta. Wolfgang Goethe
– C’è un rimedio decisivo per ogni colpa: ammetterla. Franz Grillparzer
– Le lacrime non chiedono il perdono: esse lo ottengono. Giovanni Crisostomo
– Chi si pente ama. E amando, appartiene già a Dio. Fedor Dostoevskij
– L’uomo che si pente sinceramente e confessa i propri errori, è come un neonato. Chassid Yacov Yitzchak di Lublino
– Il pentimento non è forse il più divino di tutti gli atti umani? Thomas Carlyle

Paternità di Dio
– Noi possiamo cessare di essere figli di Dio, ma Dio non può cessare di essere nostro Padre. Louis Evely
– Dio possiede la forza dell’amore paterno insieme alla tenerezza dell’amore materno. Jean Galot
– «Dio è un papà che ama come una mamma». Bambino del catechismo
– Anche Dio ha il suo inferno: è il suo amore per gli uomini. Friedrich Nietzsche
– «Non chiamate nessuno “padre” sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello del cielo». Gesù (Mt 23,9)
– Sappiamo come il padre ha giudicato il figlio che se n’era andato, e che è ritornato: era il padre a piangere di più! Charles Peguy

Misericordia di Dio
– Dice il Signore: «Può una donna dimenticare il suo bambino, o non amare più il piccolo che ha concepito? Anche se ci fosse una tale donna, io non mi dimenticherò mai di te». (Is 49,15)
– La misericordia di Dio scende sempre più in basso della miseria umana. Gustave Thibon
– Siate misericordiosi come è misericordioso il Padre vostro. Gesù (Lc 3,36)
– Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Gesù (Mt 5,7)

Perdono
– È proprio di Dio compatire e perdonare. Bernardo di Clairvaux
– Mi sono stancata prima io di offenderlo, che Lui di perdonarmi. S. Teresa d’Avila
– Sei peccatore? Di’: «Ho peccato!», e i tuoi delitti non esistono più. S. Giovanni Crisostomo
– Dio, se non avessimo peccati, che ne faresti del tuo perdono? Chassid Levi Yitzchak di Berditchev
– Se Dio non perdonasse, il suo paradiso rimarrebbe vuoto. Proverbio
– Dice il Signore: «Anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come neve». (Is 1,18)
– Le sono perdonati i suoi molti peccati, perché molto ha amato. Gesù riguardo all’adultera (Lc 7,47)
– Il perdono non cambia il passato, ma dilata il futuro. Stanislaw Boros


(tratto da: E. Bianco, All’altare di Dio – Anno C – Elledici 2009)