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4. Parola da Vivere – 4 Pasqua C, 12 mag ’19

ASCOLTANO LA MIA VOCE
Veniamo a sapere di essere il gregge di Dio, coloro che il Padre «ha dato» al Figlio, le pecore che «non andranno mai perdute», perché, dice Gesù, «nessuno può strapparle dalla mano del Padre mio» (Gv 10,29). La comunità ecclesiale attraversa un percorso particolarmente arduo della sua presenza nel mondo e tra le nazioni. Il rischio è quello di una riduzione del suo messaggio a una «dottrina», o addirittura a un «ragionamento». A noi è chiesto di ritrovare la passione e la gioia di un ascolto puro del Vangelo capace di rinnovarci (Mt 24,21), e che si presenta come l’unica Parola capace di liberare ogni piccolo (Ap 7,16) e di tergere ogni lacrima (Ap 7,17).


(tratto da R. Paganelli – Vivere la domenica aprendoci alla Parola, anno C, Elledici 2015)

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5. Preghiere dei Fedeli – 4 Pasqua C, 12 mag ’19

Gesù buon pastore

Celebrante. Gesù, buon pastore, ha voluto aver bisogno di noi uomini per la diffusione del Vangelo nel mondo. Oggi, Giornata di preghiera per le vocazioni, chiediamo al Signore che ci faccia suoi veri discepoli, e doni pastori santi alla sua Chiesa.

Lettore. Preghiamo insieme: Gesù, buon pastore, proteggi la tua Chiesa.

1. Preghiamo per la santa Chiesa di Dio. Al Papa, ai vescovi e ai sacerdoti è stato affidato dal Signore il servizio di pastori verso tutti i credenti.
Perché amino i loro fratelli con il cuore di Cristo, e camminando davanti al gregge del Signore lo guidino lungo le strade del mondo fino alla casa del Padre, preghiamo.

2. Per i giovani e le giovani che in questi tempi hanno ricevuto l’invito a seguire Cristo nella missione di buon pastore, per la costruzione della Chiesa.
Perché siano capaci di una donazione totale di sé, rispondendo con generosità alla chiamata del Signore, e ai bisogni spirituali del mondo, preghiamo.

3. Per i giovani volontari cristiani, che realizzano la loro vocazione laicale col servizio civile in patria o nei travagliati paesi del Terzo Mondo.
Perché il loro impegno generoso li faccia maturare come credenti, e faccia crescere le comunità per cui si prodigano, preghiamo.

4. Per i giovani ancora in cerca di un progetto di vita, in cui realizzarsi. Non tutti riescono a tracciarlo, e non pochi mettono alla sua base solo l’ambizione, l’egoismo, l’istinto, il tornaconto.
Perché tutti i giovani sappiano trovare un significato autentico alla loro esistenza, e collocarsi in modo costruttivo nella società, preghiamo.

5. Per la nostra comunità (parrocchiale). La parrocchia, e le nostre famiglie che la compongono, sono i luoghi dell’educazione cristiana e della crescita dei piccoli nella fede.
Perché tutti insieme sappiamo aiutare i giovani a costruirsi il loro progetto di vita, e a coltivare i germi di vocazione che il Signore di sicuro ha seminato in non pochi di loro, preghiamo.

Celebrante. O Padre, rendici capaci di riconoscere e seguire la voce del tuo Figlio Gesù buon pastore, e di realizzare nel proprio posto la vocazione alla quale hai chiamato ciascuno di noi. Per Cristo nostro Signore.


(tratto da: E. Bianco, Preghiera dei fedeli, proposte per le domeniche e feste degli anni A-B-C – Elledici 2002)

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7. Aforismi – 4 Pasqua C, 12 mag ’19

Raccolta di aforismi o testi utili per la riflessione o l’approfondimento

VOCAZIONE: DIO CHIAMA
* Vocazione è dal latino, e significa chiamata. Dio chiama, la Bibbia è piena di racconti di chiamata. Riguardano singole persone (Mosé, i giudici, i profeti), ma pure un popolo, il Popolo Eletto, e infine la Chiesa.

* Sfogliando la Bibbia scopriamo che Dio radicalmente chiama alla santità: «Siate santi, come io sono santo». Chiama in vista di una missione particolare.
Quasi prende possesso della persona chiamata, a volte le cambia il nome (ad Abramo, Pietro), e la introduce a una nuova esistenza. Il chiamato riceve in sé lo spirito di Dio, diventa annunciatore della parola di Dio, profeta, missionario. In particolare Gesù invita gli uomini a seguirlo, a farsi suoi discepoli, convoca tutti nella Chiesa (chiesa, è una parola greca, e significa appunto «convocazione»). E affida la missione di portare a tutti la buona notizia (vangelo) del Regno.

* Il testo evangelico di oggi riporta le parole esplicite di Gesù Buon Pastore: «Le mie pecore ascoltano la mia voce». E la sua chiamata prende molte forme.
– Gesù chiama alla fede, è avvenuto per ciascuno di noi nel battesimo.
– Chiama tutti gli uomini alla vita cristiana, alla santità.
– Chiama alcuni amici all’impegno sacerdotale o al servizio nel diaconato.
– A volte chiama a una consacrazione speciale nella vita religiosa, con la pratica dei consigli evangelici.
– Chiama alla vita missionaria, all’annuncio del vangelo ai lontani.
– O semplicemente chiama alla vita matrimoniale e alla famiglia.
E sono tutte, anche queste ultime, vocazioni degne dell’uomo e di Dio.


(tratto da: E. Bianco, All’altare di Dio – Anno C – Elledici 2009)

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8. Canto Liturgico – 4 Pasqua C, 12 mag ’19

Ecco a voi questa settimana un canto di INIZIO

MUSICA DI FESTA – Sands-Iotti
(Nella Casa del Padre, n. 680 – Elledici)

1. Cantate al Signore un cantico nuovo,
splende la sua gloria!
Grande è la sua forza, grande è la sua pace,
grande la sua santità!

Rit. In tutta la terra, popoli del mondo,
gridate la sua fedeltà.
Musica di festa, musica di lode,
musica di libertà.

2. Agli occhi del mondo ha manifestato
la sua salvezza!
Per questo si canti, per questo si danzi
per questo si celebri!

3. Con l'arpa ed il corno, con timpani e flauti,
con tutta la voce!
Canti di dolcezza, canti di salvezza,
canti d'immortalità!

4. I fiumi ed i monti battono le mani
davanti al Signore!
La sua giustizia giudica la terra,
giudica le genti.

5. Al Dio che ci salva, gloria in eterno!
Amen! Alleluia!
Gloria a Dio Padre, gloria a Dio figlio,
gloria a Dio Spirito!

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9. Narrazione – 4 Pasqua C, 12 mag ’19

LA SCALA
Un bambino giocava a «fare il prete» insieme ad un coetaneo, sulle scale della sua casa.
Tutto andò bene finché il suo piccolo amico, stufo di fare solo il chierichetto, salì su un gradino più alto e cominciò a predicare.
Il bambino naturalmente lo rimproverò bruscamente: «Posso predicare soltanto io! Tu non puoi predicare! Tocca a me! Rovini il gioco, sei cattivo!».
Richiamata dagli strilli, intervenne la mamma e spiegò al bambino che per dovere di ospitalità doveva permettere all’altro di predicare.
A questo punto il bambino si imbronciò per un attimo.
Poi, illuminandosi, salì sul gradino più alto e rispose: «Va bene, lui può continuare a predicare, ma io farò Dio».

Dio invece è sceso. E ha dato la sua vita.


tratto da “365 Piccole Storie per l’anima”, Vol. 1, pag. 383 – Bruno Ferrero, Elledici

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10. Anche Noi Vogliamo Capire – 4 Pasqua C, 12/5/19

Per aiutare i nostri piccoli a vivere meglio la Liturgia della Parola

PRIMA LETTURA (At 13,14.43-52)
L’esperienza di Barnaba e Paolo ad Antiochia di Pisidia è paradigmatica: annunciano il Vangelo prima agli ebrei, alcuni accolgono la Parola, molti no; quindi si rivolgono ai pagani, che diventano cristiani; il diffondersi del Vangelo suscita la persecuzione; gli evangelizzatori sono costretti a fuggire, ma intanto è stata creata una nuova comunità.

* Capire le parole
Sinagoga. È il luogo in cui gli Ebrei si riuniscono per pregare e leggere la Bibbia.
Prosèliti credenti. Coloro che si convertono alla fede dopo aver ascoltato la predicazione dei discepoli che parlano a nome di Gesù e spesso operano miracoli.
Genti. Questo termine indica che la salvezza non viene più annunciata al popolo eletto di Israele, ma ad ogni altro popolo della terra, ad ogni uomo di buona volontà che vorrà accogliere la parola del Vangelo.

SECONDA LETTURA (Ap 7,9.14b-17)
È un brano che invita i cristiani a essere forti nelle tribolazioni di questa vita e soprattutto nella persecuzione subita a causa della fede. Chi resta fedele segue le orme di Cristo e parteciperà alla sua gloria in Paradiso.

* Capire le parole
Moltitudine. La moltitudine immensa che Giovanni vede è costituita dai salvati.
Vesti candide. La veste è il simbolo dell’anima e il suo candore è la grazia di Dio.
Agnello. Era l’animale più importante che nel Tempio gli Ebrei offrivano in sacrificio a Dio. Con esso chiedevano perdono e comunione con Dio. Gesù assume in sè pienamente e per sempre questo significato.

VANGELO (Gv 10,27-30)
Siamo alla conclusione del discorso in cui Gesù si presenta come il pastore bello e buono. Giovanni ci tiene a sottolineare che il Signore è buon pastore, perché si prende cura di chi lo segue, lotta contro il lupo che vuol rapire e disperdere il gregge, lo difende ad ogni costo e ai suoi dona la sua stessa vita.

* Capire le parole
Le mie pecore. Espressione affettuosa da parte di Gesù, poiché richiama la mansuetudine e la docilità di questi animali e la cura amorevole che il pastore riserva loro.
Do loro la vita eterna. Poiché la vita del figlio di Dio ci è donata, noi, diventando figli del Padre, abbiamo già la vita eterna.
Una cosa sola. Quando l’amore tra due amici o due innamorati è forte ed ha superato prove altrettanto dure, allora si usa dire che sono una cosa sola. E lo si diventa veramente.

PER RIASSUMERE… Che fortuna sapere che ovunque siamo Dio si prende cura di noi! Per due volte, nel capitolo 10 di Giovanni, Gesù dichiara di conoscere le sue pecore, cioè coloro che credono in lui e lo seguono. Siamo conosciuti da Gesù e questo corrisponde perfettamente all’essere amati da lui; il suo amore si manifesta semplicemente e chiaramente nel fatto che egli consegna la sua vita per noi sulla croce.


Le parole da capire sono curate dall’autore del sito liturgico; le parti in corsivo sono un libero adattamento da “Messale delle Domeniche e feste 2019 – LDC”

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1. Letture – 3 Pasqua C, 5 mag ’19

PRIMA LETTURA
Di questi fatti siamo testimoni noi
e lo Spirito Santo.

Dagli Atti degli Apostoli 5,27b-32.40b-41

In quei giorni, il sommo sacerdote interrogò gli apostoli dicendo: «Non vi avevamo espressamente proibito di insegnare in questo nome? Ed ecco, avete riempito Gerusalemme del vostro insegnamento e volete far ricadere su di noi il sangue di quest’uomo».
Rispose allora Pietro insieme agli apostoli: «Bisogna obbedire a Dio invece che agli uomini. Il Dio dei nostri padri ha risuscitato Gesù, che voi avete ucciso appendendolo a una croce. Dio lo ha innalzato alla sua destra come capo e salvatore, per dare a Israele conversione e perdono dei peccati. E di questi fatti siamo testimoni noi e lo Spirito Santo, che Dio ha dato a quelli che gli obbediscono».
Fecero flagellare [gli apostoli] e ordinarono loro di non parlare nel nome di Gesù. Quindi li rimisero in libertà. Essi allora se ne andarono via dal Sinedrio, lieti di essere stati giudicati degni di subire oltraggi per il nome di Gesù.
Parola di Dio.


SALMO RESPONSORIALE Dal Salmo 29 (30)

R. Ti esalterò, Signore, perché mi hai risollevato.

Oppure: R. Alleluia, alleluia, alleluia.

Ti esalterò, Signore, perché mi hai risollevato,
non hai permesso ai miei nemici di gioire su di me.
Signore, hai fatto risalire la mia vita dagli inferi,
mi hai fatto rivivere perché non scendessi nella fossa.

Cantate inni al Signore, o suoi fedeli,
della sua santità celebrate il ricordo,
perché la sua collera dura un istante,
la sua bontà per tutta la vita.
Alla sera ospite è il pianto
e al mattino la gioia.

Ascolta, Signore, abbi pietà di me,
Signore, vieni in mio aiuto!
Hai mutato il mio lamento in danza,
Signore, mio Dio, ti renderò grazie per sempre.


SECONDA LETTURA
L’Agnello, che è stato immolato,
è degno di ricevere potenza e ricchezza.

Dal libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo 5,11-14

Io, Giovanni, vidi, e udii voci di molti angeli attorno al trono e agli esseri viventi e agli anziani. Il loro numero era miriadi di miriadi e migliaia di migliaia e dicevano a gran voce:
«L’Agnello, che è stato immolato,
è degno di ricevere potenza e ricchezza,
sapienza e forza,
onore, gloria e benedizione».
Tutte le creature nel cielo e sulla terra, sotto terra e nel mare, e tutti gli esseri che vi si trovavano, udii che dicevano:
«A Colui che siede sul trono e all’Agnello
lode, onore, gloria e potenza,
nei secoli dei secoli».
E i quattro esseri viventi dicevano: «Amen». E gli anziani si prostrarono in adorazione.
Parola di Dio.


CANTO AL VANGELO Gv 20,29

Alleluia, alleluia.
Cristo è risorto, lui che ha creato il mondo,
e ha salvato gli uomini nella sua misericordia.
Alleluia.


VANGELO
Viene Gesù, prende il pane e lo dà loro,
così pure il pesce.

Dal Vangelo secondo Giovanni 21,1-19 *

In quel tempo, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaèle di Cana di Galilea, i figli di Zebedèo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla.
Quando già era l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No». Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri.
Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. Disse loro Gesù: «Portate un po’ del pesce che avete preso ora». Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si squarciò. Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore. Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce. Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti.
Quand’ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli». Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore». Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse: «Mi vuoi bene?», e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore. In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi». Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: «Seguimi».
Parola del Signore.

* Forma breve:
Viene Gesù, prende il pane e lo dà loro,
così pure il pesce.

Dal Vangelo secondo Giovanni 21,1-14

In quel tempo, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaèle di Cana di Galilea, i figli di Zebedèo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla.
Quando già era l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No». Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri.
Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. Disse loro Gesù: «Portate un po’ del pesce che avete preso ora». Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si squarciò. Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore. Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce. Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti.
Parola del Signore.


(tratto da: Nuovo Messale della comunità, Domeniche e feste – Elledici 2008)

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2. Esegesi – 3 Pasqua C, 5 mag ’19

È IL SIGNORE

Atti 5,27b-32.40-41 – Bisogna obbedire al Signore
Apocalisse 5,11-14 – All’Agnello lode, onore, gloria e potenza
Giovanni 21,1-19 – Videro un fuoco di brace con del pesce e del pane

La sorpresa dell’incontro
Si può pensare all’esclamazione del discepolo amato: «È il Signore!», come al cuore di questa domenica. Questo riconoscimento è la fonte della lode e dell’adorazione del vero Dio (Ap 5,12) e quindi il ripudio di ogni idolatria. Si tratta della terza apparizione di Gesù risorto ai suoi, e avviene sul lago che è stato lo scenario della chiamata dei primi discepoli (Mt 4,18) e della moltiplicazione dei pani (Gv 6). Nei sette discepoli riuniti è rappresentata la Chiesa nella sua pienezza. È presente il Signore secondo la promessa di essere con i suoi fino alla fine del mondo (Mt 28,20). Personaggi diversi interagiscono. Giovanni emerge con l’espressione semplicissima, egli dice: «È il Signore» (v. 7). Colui che per primo «vide e credette» (Gv 20,8), anche questa volta è il primo a riconoscere e a confessare il Cristo. La sua presenza nei racconti della risurrezione è decisiva per la crescita nella fede del Risorto.

La complicità della azioni
Pietro invece sembra assumere la dimensione della ministerialità, è lui che prende l’iniziativa di andare a pescare. Non è il migliore forse, ma ciò che conta è che ha scelto, dopo di che ognuno deve seguire la propria strada senza troppe domande sulla strada dell’altro. Non abbiamo bisogno di troppe spiegazioni su come Dio agisca, ma abbiamo bisogno di fedeltà alla sua azione. Il terzo personaggio del racconto è Gesù. Colpisce il modo progressivo del suo rivelarsi, e permette a ciascuno di riscoprire la propria vocazione, purificandola e ridimensionandola alla luce degli ultimi avvenimenti. Ancora una volta il Risorto si manifesta ai discepoli nella quotidianità; li raggiunge lì dove sono sempre stati e dove sono ancora. Il cuore amante di Giovanni fa sì che tutti possano riconoscerlo; lo incontrano attraverso la strada del cuore, la sola che può passare per i meandri a volte troppo oscuri della ragione. Un cuore che ama è un cuore attento, che vive in comunione con l’amato, che ha assimilato in sé la voce, i gesti, e per questo oltre a riconoscerlo è capace di annunciarlo.

La normalità del servizio
Ancora una volta il Signore Gesù è tra i suoi come Colui che serve, prepara da mangiare perché sa che i discepoli hanno faticato tutta la notte senza prendere nulla, serve il cibo che ha preparato per loro e chiede di mangiare anche quello che Lui gli ha regalato con una pesca abbondante, come a dire che nessuna fatica è vana, nulla di ciò che sembra perduto rimane senza speranza. E poi la professione di fede: Pietro l’impetuoso e il pauroso, il forte e il ribelle, colui che si getta in mare per raggiungere il Signore, confessa per tre volte il suo amore. Il racconto comincia con un fatto concreto, la pesca, e termina con un’immagine, quella del pastore del gregge. È attraverso la coscienza dell’amore che va oltre un puro sentimentalismo che si diventa pastori del gregge. L’essere annunciatori della buona notizia passa attraverso l’amore per Lui, ci rende pastori e guide in virtù del suo amore e della sua misericordia che ci dona senza riserve e per sempre.

La forza di una presenza
Nella pesca si rivela la presenza di Gesù, e questo sconfina nell’immagine perché la vera pesca non è opera di Pietro e delle sue scelte, ma dipende da una parola diretta di Cristo Gesù. Tra i fatti e le immagini si colloca il banchetto. Un dato tipicamente pasquale. Qui è Gesù che prepara da mangiare. Mentre la Chiesa vive la sua dimensione missionaria, il Cristo imbandisce la tavola e ad ogni pesca c’è del pesce fresco che viene aggiunto al pesce di sempre. La Chiesa ha preso il suo ritmo, come ricorda la lettura dell’Apocalisse. I 153 grossi pesci sono divenuti miriadi e miriadi (v. 11), dal silenzioso riconoscimento di Cristo Gesù si arriva al canto trionfale dell’Agnello (v. 12), al quale partecipano le creature (v. 13). L’unità della Chiesa è garantita dalla sequela di coloro che, stretti intorno a Pietro, ne condividono la fatica apostolica (cfr. 1Pt 2,4). C’era stata un’altra notte di vana fatica (Lc 5,11), quando Pietro aveva però gettato le reti «sulla Parola» del Signore e queste si erano riempite. Vana infatti è la fatica fatta nella notte dell’assenza di Gesù, mentre diventa feconda di bene quella fatta nella sua Parola, per cui è l’accoglienza della predicazione che porta la salvezza al mondo (cfr. 1Cor 1,20-31).


PER IL CONFRONTO NEL GRUPPO
– Come si manifesta la presenza del Signore nel vostro gruppo?
– Che cosa chiede ad ognuno di noi per rendere viva la comunità?

IN FAMIGLIA
È normale che in famiglia chi ha la responsabilità chieda che vengano fatte determinate cose, per il buon andamento della vita quotidiana.
Ed è normale che qualche volta ci siano resistenze.
Fermiamo l’attenzione su un gesto richiesto e compiuto magari controvoglia, ma che poi ha portato risultati positivi.
Lo analizziamo per mettere in luce e non disperdere tutto il positivo che è emerso.


(tratto da: R. Paganelli – Vivere la domenica aprendoci alla Parola, anno C – Elledici 2015)

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3. Annunciare la Parola – 3 Pasqua C, 5 mag ’19

• At 5,27b-32.40b-41- Di questi fatti siamo testimoni noi e lo Spirito Santo.
• Dal Salmo 29 – Rit.: Ti esalto, Signore, perché mi hai liberato.
• Ap 5,11-14 – L’Agnello che fu immolato è degno di ricevere potenza e ricchezza.
• Canto al Vangelo – Cristo è risorto, lui che ha creato il mondo, e ha salvato gli uomini nella sua misericordia.
• Gv 21,1-19 – Viene Gesù, prende il pane e lo dà loro, così pure il pesce.

PER COMPRENDERE LA PAROLA

PRIMA LETTURA
Racconta il secondo arresto degli apostoli e la loro comparsa davanti al Sinedrio. I capi dei Giudei appaiono più decisi della prima volta (At 4,1ss), ma anche gli apostoli si dimostrano più fermi. Gli apostoli, arrestati e gettati in prigione una prima volta, sono stati liberati miracolosamente (5,17-24); ora vengono ripresi e il sommo sacerdote ordina loro di smettere la predicazione. Gli risponde Pietro. I Giudei sono decisi a far morire gli apostoli, ma interviene Gamaliele, che riesce ad evitar loro la pena capitale (5,34-40). Gli apostoli vengono liberati, ma dopo esser stati fustigati. Anche con Gesù si erano tentati metodi simili di intimidazione.
Ora gli apostoli hanno scelto di “obbedire a Dio”. Al cospetto del grande consiglio, Pietro, ancora una volta, annuncia Gesù Cristo salvatore. Ritroviamo in questa dichiarazione il kérygma primitivo. Gli apostoli, animati dalla forza dello Spirito Santo, sono i testimoni di ciò che annunciano. Liberati, se ne vanno lieti di soffrire per Gesù e come lui.

SALMO
È il cantico di un uomo salvato da un grave pericolo: malattia o morte. Per esprimere la sua riconoscenza, il salmista usa i termini adoperati abitualmente per esprimere la riconoscenza del popolo. Questa preghiera personale è diventata collettiva: il salmo veniva cantato durante la festa della Dedicazione che celebrava la ricostruzione del Tempio dopo l’esilio.
Il carattere individuale e collettivo del salmo permette di applicarlo a Cristo risorto, che ha vissuto con noi e per noi la sua vittoria di Pasqua: “Mi hai dato vita perché non scendessi nella tomba”.

SECONDA LETTURA
Riporta una delle visioni di Giovanni.
È una scena grandiosa per le mille voci che risuonano: quelle di miriadi di angeli e quelle di tutte le creature. Accoglienza trionfale con la doppia acclamazione. Celebrazione religiosa che termina nell’adorazione silenziosa. Si tratta infatti dell’intronizzazione di Cristo, sovrano dell’universo, l’uguale di Dio, “colui che siede sul trono”.
Nell’Apocalisse il Cristo è presentato coi tratti dell’Agnello immolato. In tal modo promette la vittoria ai martiri della Chiesa primitiva come a quelli di tutti i tempi.

VANGELO
È il capitolo 21, aggiunto al IV Vangelo dopo la conclusione di 20,30-31. Se l’autore non è Giovanni, l’ispirazione globale è senz’altro giovannea. Il ricordo di questa apparizione sulla riva del lago crea un rapporto vivo fra Gesù e la sua Chiesa nascente.
Anzitutto c’è la pesca miracolosa. Fa pensare all’episodio riferito da Luca all’inizio della vita pubblica (Lc 5,1-11). Quella era stata l’occasione della prima chiamata di Pietro e degli apostoli; questa è invece una scena d’iniziazione alla vita della Chiesa, con la chiamata definitiva di Pietro.
Questa Chiesa è fatta di uomini uguali agli altri, di uomini che lavorano duramente. Ma la venuta del Signore trasforma la loro vita: in lui essi trovano il sollievo nella loro fatica apparentemente sterile; lo scoprono accanto a loro nella notte; e il pane condiviso – l’Eucaristia – diventa il vertice dell’incontro dei figli col loro Signore.
Il Signore affida a Pietro la responsabilità della Chiesa. Tre volte gli fa la stessa domanda: vi insiste; vuol ricordargli la triplice negazione? Pietro risponde e ogni volta il Signore gli affida il suo gregge. Da questo momento Pietro compirà questa missione in forza dell’attaccamento che lo lega al Signore. Questo legame d’amore permarrà sino alla morte: che per Pietro sarà un abbandono totale nelle mani del Signore per condividerne la gloria.


PER ANNUNCIARE LA PAROLA (piste di omelia)

La presenza di Gesù
I racconti delle apparizioni di Gesù risorto sembrano proporsi di inculcarci la fede nella presenza di colui che vive dopo esser morto.
Gesù è presente a coloro che hanno ripreso la loro vita quotidiana di pescatori. È presente, di notte, al lavoro sterile. È presente e coinvolto nella vita familiare: ha preparato il fuoco per il pasto del mattino.
Gesù rimane presente, come un essere vivo, dopo l’Ascensione e la Pentecoste. Ormai il compito essenziale degli apostoli (senza però dispensarli dal guadagnarsi da vivere) consiste nella predicazione.
Il loro cuore e il loro spirito sono colmi di lui. Non possono starsene in silenzio. Per opera loro, Gerusalemme e poi il mondo romano vengono riempiti del suo insegnamento.
È presente nel consiglio del Sinedrio in forza della testimonianza stessa di coloro che si vorrebbe far tacere e che invece fanno esattamente il contrario.
La fede consiste nel credere che Gesù è presente, nello scoprire come è presente nella nostra vita familiare e nel renderlo presente agli altri.

Il rifiuto di Cristo
Il Cristo al quale gli apostoli sono fedeli è il Cristo “giustiziato”, “inchiodato su una trave di legno”. Colui al quale credono è l’Agnello immolato. Colui che appare ai pescatori è il Cristo crocifisso. Colui che affida a Pietro il proprio gregge è il Cristo tre volte rinnegato. Il Cristo risorto ormai riempie la vita, ma non ne cambia il corso: i discepoli sono ritornati al loro lavoro abituale, ma senza rinunciare alla pesca degli uomini.
Il gran consiglio siede in permanenza e quando si parla di Gesù cerca di imporre il silenzio. Il Cristo risorto viene eliminato quietamente o violentemente. Nella nostra vita, i due comportamenti sono simultanei: l’eliminazione pratica e la fede. Lo stesso avviene nella vita delle comunità cristiane.


(tratto da: M. Gobbin, Omelie per un anno – vol. 1, anno C, tempi forti – Elledici 2003)