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2. Esegesi – 4 Pasqua C, 12 mag ’19

ASCOLTANO LA MIA VOCE

Atti 13,14.43-52 – Ti ho posto per essere luce delle genti
Apocalisse 7,9.14-17 – Sono quelli che vengono dalla grande tribolazione
Giovanni 10,27-30 – Io e il Padre siamo una cosa sola

Eletti per essere con il Signore
Il tema privilegiato di questa domenica è quello dell’elezione. Il Libro dell’Apocalisse dice che non si tratta di un’élite di pochi, ma di una moltitudine immensa. Come grande è il numero di quelli che credono a Paolo e Barnaba (At 13,43). Gesù di Nazaret conferma tutto ciò, e parla di una misteriosa «intesa» interiore tra il pastore e le pecore, che consente di sperimentare la chiamata ad entrare in una nuova familiarità, fratellanza e figliolanza. Sembra un assurdo che il Padre, per recuperare presso l’uomo la sua credibilità come pastore, sacrifichi la vita del Figlio, divenuto Agnello, eppure Cristo dice: «Il Padre mi ama perché io offro la mia vita per riprenderla di nuovo». Tra il pastore e le pecore c’è un legame forte di amore. Il pastore conosce ogni pecora con il suo nome e le pecore ascoltano la sua voce e quella voce indica la strada da seguire.

Pastore e pecora buona
L’amore del Padre per il Figlio diviene nel Figlio amore per i fratelli fino al punto di dare la vita, questa è la sua peculiarità. Gesù Cristo pastore non ha scelto quel gregge, gli è stato dato dal Padre. Egli ama le pecore di quel gregge, le conduce, dona loro la vita eterna, sa che ne avrà cura per sempre, ma non le possiede. Sono le pecore che seguendolo lo scelgono. In questo modo è recuperata l’immagine del pastore, riconosciuto come buono, come colui che porta i beni veri, che danno compimento e splendere alla vita umana. L’immagine del pastore buono determina anche quella della pecora buona. Così è per ciascuno di noi. Ognuno è dono del Padre a Cristo Gesù, perché nella dinamica dell’amore trinitario noi possiamo dimorare in quell’amore e lì incontrare la strada per vivere in questa vita con «l’odore del pastore».

Ascolto attento
C’è un ascolto per una conoscenza reciproca: «Conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me» (Gv 10,14). Non si tratta di una conoscenza concettuale, ma vitale. Le pecore hanno l’odore del pastore e il pastore ha l’odore delle pecore. L’ascolto poi crea anche una comunione tra i fratelli impegnati nella sequela: «Esse mi seguono» (Gv 17), così tutto il gregge «segue l’Agnello ovunque vada» (Ap 14,4). Seguire Cristo vuol dire andargli dietro nel suo cammino al di là della morte, verso i pascoli della casa del Padre. In Lui-tempio non c’è più l’esilio di Dio nel ondo sotto una comune tenda, ma c’è il ritorno definitivo dell’uomo a Dio. Seguire il Cristo vuol dire incamminarsi, ma vuol dire anche avere una primizia in arrivo, dietro di Lui siamo già arrivati. Se egli è la porta, noi stiamo entrando. La lettura dell’Apocalisse riprende le immagini dell’esodo, ricordando in particolare la tenda del convegno che indicava la presenza di JHWH in mezzo al suo popolo. In Cristo l’intero genere umano, come pure l’intero cosmo, è stato riscattato dal male e dalla morte e viene orientato verso la salvezza e la pace di Dio. Il problema si pone quando, rifiutando questa assoluta gratuità dell’elezione, si trasforma in possesso esclusivo la propria situazione, rifiutando che essa sia partecipata ad altri: è il caso di quegli ebrei gelosi citati dal testo degli Atti (At 45).

Offerta piena
Questo è, purtroppo, solo il paradigma di infinite «esclusioni» che si affermano anche all’interno della comunità cristiana. Nella prospettiva del Padre di Gesù Cristo, nel cui sangue tutta l’umanità è stata immersa, non ci sono più né meriti, né privilegi. Qualcuno potrebbe obiettare che si corre il rischio di generare una realtà indistinta dove male e bene si mescolano senza differenza. Per superare questa possibilità è importante verificare due esigenze. La prima è che l’annuncio del Vangelo possa abbattere la violenza nella quale oggi ci dibattiamo a tutti i livelli e in tutte le terre e in tutti i cuori: ma l’impresa è colossale e spesso noi cristiani per primi ne siamo poco convinti. L’altra esigenza è che ci si accorga che, al di là di tutte le retoriche, la non chiarezza in ordine al tema dell’elezione cristiana come adempimento della profezia ebraica, continua a provocare la morte dell’innocente. La violenza di morte esercitata sui più piccoli e sui più poveri è proprio quello che l’Agnello innocente è venuto a togliere ponendo se stesso come vittima di salvezza e di pace. Secondo il testo dell’Apocalisse che oggi celebriamo, è solo questo Agnello che può proporsi come Pastore per tutte le genti e per tutti i cuori (v. 17).

PER IL CONFRONTO NEL GRUPPO
– Che cosa disturba il nostro ascolto di Cristo Gesù?
– Quello che abbiamo, sentiamo che è totalmente dono suo?

IN FAMIGLIA
Proviamo a dare risposta a qualche domanda:
– I rapporti in famiglia sono buoni?
– Ci si ascolta abbastanza?
– Che cosa dona ogni membro della famiglia?
– È appagante mettersi nella scia di Cristo Gesù?


(tratto da: R. Paganelli – Vivere la domenica aprendoci alla Parola, anno C – Elledici 2015)

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3. Annunciare la Parola – 4 Pasqua C, 12 mag ’19

• At 13,14.43-52 – Ecco, noi ci rivolgiamo ai pagani.
• Dal Salmo 99 – Rit.: Noi siamo suo popolo, gregge che egli guida.
• Ap 7,9.14b-17 – L’Agnello sarà il loro pastore e li guiderà alle fonti delle acque della vita.
• Canto al Vangelo – Alleluia, alleluia. Io sono il buon pastore, dice il Signore; conosco le mie pecore, e le mie pecore conoscono me. Alleluia.
• Gv 10,27-30 – Alle mie pecore io do la vita eterna.

PER COMPRENDERE LA PAROLA

È la “domenica del Buon Pastore”, la cui immagine è evocata in modo evidente dal Vangelo come dalla lettura dell’Apocalisse.
Negli Atti, però, la Buona Novella è rivolta alle nazioni, ai pagani, che troviamo pure nella visione dell’Apocalisse: per far parte del gregge degli eletti, è necessario e sufficiente ascoltare la voce del Pastore.

PRIMA LETTURA
– Episodio importante dal punto di vista storico: è l’inizio della prima missione di Paolo e subito si delinea il suo metodo. Anzitutto la sinagoga: glielo impone la sua fedeltà di ebreo. Ma di fronte al rifiuto dei Giudei, si rivolge ai pagani: ve lo obbliga la sua vocazione particolare (9,15). Si vedano anche 18,6 e 28,28.
– Importante dal punto di vista teologico. L’apertura ai pagani è una dominante del libro degli Atti, preparata già nel Vangelo di Luca.
Per “Giudei” si devono intendere, come in Giovanni, sia i Giudei di razza, sia il gruppo di coloro che per funzione o per convinzione si oppongono a Cristo e ai suoi discepoli. Questa opposizione rende più forte la somiglianza fra Gesù e gli apostoli. Come Gesù ha consigliato, “scuotono la polvere dai loro piedi” (Lc 9,5).

SALMO
È un salmo processionale. Quindi adatto al popolo in marcia sotto la guida del suo pastore, “il gregge del suo pascolo”. Adatto pure al pastore: “Buono è il Signore”.
Nello stesso tempo, professione di fede che il nome di Iahvè rendeva più sensibile: “Riconoscete che il Signore è Dio”. Cf. Elia.
Ringraziamento colmo di gioia.

SECONDA LETTURA
Prima che si scatenino le forze apocalittiche, l’angelo segna in fronte coloro che devono salvarsi. Dopo i 12.000 di ognuna delle 12 tribù (antico o nuovo Israele? Più probabilmente l’antico, nonostante certi commentatori), la moltitudine di ogni razza…
Certamente è la prova escatologica (e la morte) alla quale tutta l’umanità è sottoposta. Naturalmente, più di tutti i martiri.
Annuncia le visioni della nuova Gerusalemme.

VANGELO
– Ripresa del tema del “Pastore” e anzitutto delle “pecore che ascoltano la mia voce”, in risposta alle domande piene di incredulità dei Giudei.
– Gesù annuncia il suo ruolo di Salvatore. Tutto dunque si riassume nell’ascoltare Cristo. In questo sta la salvezza.
Si noti anche il parallelismo delle due formule: “Nessuno le rapirà dalla mia mano”… “Nessuno può rapirle dalla mano del Padre mio”.
Esse finiscono per affermare: il Padre e io siamo una cosa sola.


PER ANNUNCIARE LA PAROLA (piste di omelia)

Il gregge di Dio
Un tempo Dio identificò il suo dominio con un popolo. Qual era però il fine di questa scelta? Paolo (versetti omessi At 13,21-37) dichiara che essa era chiamata ad andare oltre.
Con Atti 10 (il battesimo del pagano Cornelio da parte di Pietro esitante), il passaggio ad Antiochia di Pisidia segna il superamento dell’antica alleanza, e la caratteristica specifica della nuova: la cattolicità. “Noi ci rivolgiamo ai pagani”. È il mistero della salvezza finalmente rivelato (cf Efesini).
Cristo riconosce le sue pecore: quelle che ascoltano la sua voce. Egli sa che non tutte ancora sono nel suo gregge (Gv 10,16 anno B) e che quindi deve trovarle e riunirle.
Giovanni vede la moltitudine immensa ove si incontrano nazioni, razze, popoli e lingue… Un gregge che Dio solo può contare salvandolo.
Appena facciamo parte di un gruppo, di un’associazione, di una Chiesa, siamo tentati di rinchiuderci dentro, di difendere privilegi, di crederci superiori, e ben presto facciamo fatica ad accogliere “gli altri”, a integrare i convertiti. È certo che, chiamandosi “Buon Pastore”, il Signore promette un’intimità affettuosa a coloro che l’ascoltano e lo seguono. Ma chi fa parte del gregge? Chi può entrarvi giorno dopo giorno? E quale comunità cristiana oserebbe chiudersi in se stessa e disprezzare coloro ai quali Dio stesso “dà la vita eterna”? L’iniziativa missionaria mette alla prova i tradizionalismi; tuttavia è nell’evangelizzazione costante che la Chiesa rimane fedele al suo pastore.

Il Pastore
Gesù afferma di essere lui il Pastore. Così dicendo, attribuisce a sé la profezia che parla di Dio (Ez 34). Lo stesso attaccamento cordiale di cui parla Ezechiele: conoscenza personale, valore attribuito a “ciò che il Padre gli ha dato”.
Nell’Apocalisse, la figura dell’Agnello si ricollega a quella del Pastore (cf il v. 16 “più fame… più sete…” con Ez 34,23-31).
E quando Paolo e Barnaba si rivolgono ai pagani, parlano di un ordine del Signore. Ora quest’ordine non riguarda direttamente loro, ma specifica la missione del Servo. La luce per le genti non è Paolo, ma il Servo: Gesù Cristo.
Innegabilmente l’accettazione e il rifiuto della religione universale sono in rapporto col ruolo e con la persona di Gesù Cristo.
Nei nostri rapporti reciproci di fede, nei nostri desideri di testimoniare, è importante ricordare che solamente Cristo conosce (ed è conosciuto) in nome di Dio, che lui parla al cuore dell’uomo, lui guida, non noi.

La grande prova
Quando Cristo si dichiara Pastore, lo fa in un contesto di lotta coi farisei (proprio come Dio di fronte ai cattivi pastori, in Ezechiele). Egli si oppone ai ladri, dà la propria vita per difendere il gregge. Nessuno gli rapirà le pecore.
Ed effettivamente l’Agnello dell’Apocalisse ha versato il suo sangue. Alcuni lo respingono, altri, ad Antiochia e altrove, lo accolgono con gioia. Così vanno sempre le cose.
Se vogliamo partecipare alla “moltitudine immensa” dobbiamo lavare le nostre vesti nel sangue dell’Agnello. Non nel nostro sangue, ma nel suo. Anzitutto credendo nella sua Pasqua, in secondo luogo partecipando alla sua lotta, per la fede e nella fede. Se riusciamo, bisogna che la vittoria sia sua; se soffriamo, dev’essere a causa d’un autentico servizio.


(tratto da: M. Gobbin, Omelie per un anno – vol. 1, anno C, tempi forti – Elledici 2003)

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4. Parola da Vivere – 4 Pasqua C, 12 mag ’19

ASCOLTANO LA MIA VOCE
Veniamo a sapere di essere il gregge di Dio, coloro che il Padre «ha dato» al Figlio, le pecore che «non andranno mai perdute», perché, dice Gesù, «nessuno può strapparle dalla mano del Padre mio» (Gv 10,29). La comunità ecclesiale attraversa un percorso particolarmente arduo della sua presenza nel mondo e tra le nazioni. Il rischio è quello di una riduzione del suo messaggio a una «dottrina», o addirittura a un «ragionamento». A noi è chiesto di ritrovare la passione e la gioia di un ascolto puro del Vangelo capace di rinnovarci (Mt 24,21), e che si presenta come l’unica Parola capace di liberare ogni piccolo (Ap 7,16) e di tergere ogni lacrima (Ap 7,17).


(tratto da R. Paganelli – Vivere la domenica aprendoci alla Parola, anno C, Elledici 2015)

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5. Preghiere dei Fedeli – 4 Pasqua C, 12 mag ’19

Gesù buon pastore

Celebrante. Gesù, buon pastore, ha voluto aver bisogno di noi uomini per la diffusione del Vangelo nel mondo. Oggi, Giornata di preghiera per le vocazioni, chiediamo al Signore che ci faccia suoi veri discepoli, e doni pastori santi alla sua Chiesa.

Lettore. Preghiamo insieme: Gesù, buon pastore, proteggi la tua Chiesa.

1. Preghiamo per la santa Chiesa di Dio. Al Papa, ai vescovi e ai sacerdoti è stato affidato dal Signore il servizio di pastori verso tutti i credenti.
Perché amino i loro fratelli con il cuore di Cristo, e camminando davanti al gregge del Signore lo guidino lungo le strade del mondo fino alla casa del Padre, preghiamo.

2. Per i giovani e le giovani che in questi tempi hanno ricevuto l’invito a seguire Cristo nella missione di buon pastore, per la costruzione della Chiesa.
Perché siano capaci di una donazione totale di sé, rispondendo con generosità alla chiamata del Signore, e ai bisogni spirituali del mondo, preghiamo.

3. Per i giovani volontari cristiani, che realizzano la loro vocazione laicale col servizio civile in patria o nei travagliati paesi del Terzo Mondo.
Perché il loro impegno generoso li faccia maturare come credenti, e faccia crescere le comunità per cui si prodigano, preghiamo.

4. Per i giovani ancora in cerca di un progetto di vita, in cui realizzarsi. Non tutti riescono a tracciarlo, e non pochi mettono alla sua base solo l’ambizione, l’egoismo, l’istinto, il tornaconto.
Perché tutti i giovani sappiano trovare un significato autentico alla loro esistenza, e collocarsi in modo costruttivo nella società, preghiamo.

5. Per la nostra comunità (parrocchiale). La parrocchia, e le nostre famiglie che la compongono, sono i luoghi dell’educazione cristiana e della crescita dei piccoli nella fede.
Perché tutti insieme sappiamo aiutare i giovani a costruirsi il loro progetto di vita, e a coltivare i germi di vocazione che il Signore di sicuro ha seminato in non pochi di loro, preghiamo.

Celebrante. O Padre, rendici capaci di riconoscere e seguire la voce del tuo Figlio Gesù buon pastore, e di realizzare nel proprio posto la vocazione alla quale hai chiamato ciascuno di noi. Per Cristo nostro Signore.


(tratto da: E. Bianco, Preghiera dei fedeli, proposte per le domeniche e feste degli anni A-B-C – Elledici 2002)

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7. Aforismi – 4 Pasqua C, 12 mag ’19

Raccolta di aforismi o testi utili per la riflessione o l’approfondimento

VOCAZIONE: DIO CHIAMA
* Vocazione è dal latino, e significa chiamata. Dio chiama, la Bibbia è piena di racconti di chiamata. Riguardano singole persone (Mosé, i giudici, i profeti), ma pure un popolo, il Popolo Eletto, e infine la Chiesa.

* Sfogliando la Bibbia scopriamo che Dio radicalmente chiama alla santità: «Siate santi, come io sono santo». Chiama in vista di una missione particolare.
Quasi prende possesso della persona chiamata, a volte le cambia il nome (ad Abramo, Pietro), e la introduce a una nuova esistenza. Il chiamato riceve in sé lo spirito di Dio, diventa annunciatore della parola di Dio, profeta, missionario. In particolare Gesù invita gli uomini a seguirlo, a farsi suoi discepoli, convoca tutti nella Chiesa (chiesa, è una parola greca, e significa appunto «convocazione»). E affida la missione di portare a tutti la buona notizia (vangelo) del Regno.

* Il testo evangelico di oggi riporta le parole esplicite di Gesù Buon Pastore: «Le mie pecore ascoltano la mia voce». E la sua chiamata prende molte forme.
– Gesù chiama alla fede, è avvenuto per ciascuno di noi nel battesimo.
– Chiama tutti gli uomini alla vita cristiana, alla santità.
– Chiama alcuni amici all’impegno sacerdotale o al servizio nel diaconato.
– A volte chiama a una consacrazione speciale nella vita religiosa, con la pratica dei consigli evangelici.
– Chiama alla vita missionaria, all’annuncio del vangelo ai lontani.
– O semplicemente chiama alla vita matrimoniale e alla famiglia.
E sono tutte, anche queste ultime, vocazioni degne dell’uomo e di Dio.


(tratto da: E. Bianco, All’altare di Dio – Anno C – Elledici 2009)

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8. Canto Liturgico – 4 Pasqua C, 12 mag ’19

Ecco a voi questa settimana un canto di INIZIO

MUSICA DI FESTA – Sands-Iotti
(Nella Casa del Padre, n. 680 – Elledici)

1. Cantate al Signore un cantico nuovo,
splende la sua gloria!
Grande è la sua forza, grande è la sua pace,
grande la sua santità!

Rit. In tutta la terra, popoli del mondo,
gridate la sua fedeltà.
Musica di festa, musica di lode,
musica di libertà.

2. Agli occhi del mondo ha manifestato
la sua salvezza!
Per questo si canti, per questo si danzi
per questo si celebri!

3. Con l'arpa ed il corno, con timpani e flauti,
con tutta la voce!
Canti di dolcezza, canti di salvezza,
canti d'immortalità!

4. I fiumi ed i monti battono le mani
davanti al Signore!
La sua giustizia giudica la terra,
giudica le genti.

5. Al Dio che ci salva, gloria in eterno!
Amen! Alleluia!
Gloria a Dio Padre, gloria a Dio figlio,
gloria a Dio Spirito!

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9. Narrazione – 4 Pasqua C, 12 mag ’19

LA SCALA
Un bambino giocava a «fare il prete» insieme ad un coetaneo, sulle scale della sua casa.
Tutto andò bene finché il suo piccolo amico, stufo di fare solo il chierichetto, salì su un gradino più alto e cominciò a predicare.
Il bambino naturalmente lo rimproverò bruscamente: «Posso predicare soltanto io! Tu non puoi predicare! Tocca a me! Rovini il gioco, sei cattivo!».
Richiamata dagli strilli, intervenne la mamma e spiegò al bambino che per dovere di ospitalità doveva permettere all’altro di predicare.
A questo punto il bambino si imbronciò per un attimo.
Poi, illuminandosi, salì sul gradino più alto e rispose: «Va bene, lui può continuare a predicare, ma io farò Dio».

Dio invece è sceso. E ha dato la sua vita.


tratto da “365 Piccole Storie per l’anima”, Vol. 1, pag. 383 – Bruno Ferrero, Elledici

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10. Anche Noi Vogliamo Capire – 4 Pasqua C, 12/5/19

Per aiutare i nostri piccoli a vivere meglio la Liturgia della Parola

PRIMA LETTURA (At 13,14.43-52)
L’esperienza di Barnaba e Paolo ad Antiochia di Pisidia è paradigmatica: annunciano il Vangelo prima agli ebrei, alcuni accolgono la Parola, molti no; quindi si rivolgono ai pagani, che diventano cristiani; il diffondersi del Vangelo suscita la persecuzione; gli evangelizzatori sono costretti a fuggire, ma intanto è stata creata una nuova comunità.

* Capire le parole
Sinagoga. È il luogo in cui gli Ebrei si riuniscono per pregare e leggere la Bibbia.
Prosèliti credenti. Coloro che si convertono alla fede dopo aver ascoltato la predicazione dei discepoli che parlano a nome di Gesù e spesso operano miracoli.
Genti. Questo termine indica che la salvezza non viene più annunciata al popolo eletto di Israele, ma ad ogni altro popolo della terra, ad ogni uomo di buona volontà che vorrà accogliere la parola del Vangelo.

SECONDA LETTURA (Ap 7,9.14b-17)
È un brano che invita i cristiani a essere forti nelle tribolazioni di questa vita e soprattutto nella persecuzione subita a causa della fede. Chi resta fedele segue le orme di Cristo e parteciperà alla sua gloria in Paradiso.

* Capire le parole
Moltitudine. La moltitudine immensa che Giovanni vede è costituita dai salvati.
Vesti candide. La veste è il simbolo dell’anima e il suo candore è la grazia di Dio.
Agnello. Era l’animale più importante che nel Tempio gli Ebrei offrivano in sacrificio a Dio. Con esso chiedevano perdono e comunione con Dio. Gesù assume in sè pienamente e per sempre questo significato.

VANGELO (Gv 10,27-30)
Siamo alla conclusione del discorso in cui Gesù si presenta come il pastore bello e buono. Giovanni ci tiene a sottolineare che il Signore è buon pastore, perché si prende cura di chi lo segue, lotta contro il lupo che vuol rapire e disperdere il gregge, lo difende ad ogni costo e ai suoi dona la sua stessa vita.

* Capire le parole
Le mie pecore. Espressione affettuosa da parte di Gesù, poiché richiama la mansuetudine e la docilità di questi animali e la cura amorevole che il pastore riserva loro.
Do loro la vita eterna. Poiché la vita del figlio di Dio ci è donata, noi, diventando figli del Padre, abbiamo già la vita eterna.
Una cosa sola. Quando l’amore tra due amici o due innamorati è forte ed ha superato prove altrettanto dure, allora si usa dire che sono una cosa sola. E lo si diventa veramente.

PER RIASSUMERE… Che fortuna sapere che ovunque siamo Dio si prende cura di noi! Per due volte, nel capitolo 10 di Giovanni, Gesù dichiara di conoscere le sue pecore, cioè coloro che credono in lui e lo seguono. Siamo conosciuti da Gesù e questo corrisponde perfettamente all’essere amati da lui; il suo amore si manifesta semplicemente e chiaramente nel fatto che egli consegna la sua vita per noi sulla croce.


Le parole da capire sono curate dall’autore del sito liturgico; le parti in corsivo sono un libero adattamento da “Messale delle Domeniche e feste 2019 – LDC”

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1. Letture – 3 Pasqua C, 5 mag ’19

PRIMA LETTURA
Di questi fatti siamo testimoni noi
e lo Spirito Santo.

Dagli Atti degli Apostoli 5,27b-32.40b-41

In quei giorni, il sommo sacerdote interrogò gli apostoli dicendo: «Non vi avevamo espressamente proibito di insegnare in questo nome? Ed ecco, avete riempito Gerusalemme del vostro insegnamento e volete far ricadere su di noi il sangue di quest’uomo».
Rispose allora Pietro insieme agli apostoli: «Bisogna obbedire a Dio invece che agli uomini. Il Dio dei nostri padri ha risuscitato Gesù, che voi avete ucciso appendendolo a una croce. Dio lo ha innalzato alla sua destra come capo e salvatore, per dare a Israele conversione e perdono dei peccati. E di questi fatti siamo testimoni noi e lo Spirito Santo, che Dio ha dato a quelli che gli obbediscono».
Fecero flagellare [gli apostoli] e ordinarono loro di non parlare nel nome di Gesù. Quindi li rimisero in libertà. Essi allora se ne andarono via dal Sinedrio, lieti di essere stati giudicati degni di subire oltraggi per il nome di Gesù.
Parola di Dio.


SALMO RESPONSORIALE Dal Salmo 29 (30)

R. Ti esalterò, Signore, perché mi hai risollevato.

Oppure: R. Alleluia, alleluia, alleluia.

Ti esalterò, Signore, perché mi hai risollevato,
non hai permesso ai miei nemici di gioire su di me.
Signore, hai fatto risalire la mia vita dagli inferi,
mi hai fatto rivivere perché non scendessi nella fossa.

Cantate inni al Signore, o suoi fedeli,
della sua santità celebrate il ricordo,
perché la sua collera dura un istante,
la sua bontà per tutta la vita.
Alla sera ospite è il pianto
e al mattino la gioia.

Ascolta, Signore, abbi pietà di me,
Signore, vieni in mio aiuto!
Hai mutato il mio lamento in danza,
Signore, mio Dio, ti renderò grazie per sempre.


SECONDA LETTURA
L’Agnello, che è stato immolato,
è degno di ricevere potenza e ricchezza.

Dal libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo 5,11-14

Io, Giovanni, vidi, e udii voci di molti angeli attorno al trono e agli esseri viventi e agli anziani. Il loro numero era miriadi di miriadi e migliaia di migliaia e dicevano a gran voce:
«L’Agnello, che è stato immolato,
è degno di ricevere potenza e ricchezza,
sapienza e forza,
onore, gloria e benedizione».
Tutte le creature nel cielo e sulla terra, sotto terra e nel mare, e tutti gli esseri che vi si trovavano, udii che dicevano:
«A Colui che siede sul trono e all’Agnello
lode, onore, gloria e potenza,
nei secoli dei secoli».
E i quattro esseri viventi dicevano: «Amen». E gli anziani si prostrarono in adorazione.
Parola di Dio.


CANTO AL VANGELO Gv 20,29

Alleluia, alleluia.
Cristo è risorto, lui che ha creato il mondo,
e ha salvato gli uomini nella sua misericordia.
Alleluia.


VANGELO
Viene Gesù, prende il pane e lo dà loro,
così pure il pesce.

Dal Vangelo secondo Giovanni 21,1-19 *

In quel tempo, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaèle di Cana di Galilea, i figli di Zebedèo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla.
Quando già era l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No». Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri.
Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. Disse loro Gesù: «Portate un po’ del pesce che avete preso ora». Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si squarciò. Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore. Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce. Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti.
Quand’ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli». Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore». Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse: «Mi vuoi bene?», e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore. In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi». Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: «Seguimi».
Parola del Signore.

* Forma breve:
Viene Gesù, prende il pane e lo dà loro,
così pure il pesce.

Dal Vangelo secondo Giovanni 21,1-14

In quel tempo, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaèle di Cana di Galilea, i figli di Zebedèo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla.
Quando già era l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No». Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri.
Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. Disse loro Gesù: «Portate un po’ del pesce che avete preso ora». Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si squarciò. Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore. Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce. Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti.
Parola del Signore.


(tratto da: Nuovo Messale della comunità, Domeniche e feste – Elledici 2008)