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2. Esegesi – 3 Pasqua C, 5 mag ’19

È IL SIGNORE

Atti 5,27b-32.40-41 – Bisogna obbedire al Signore
Apocalisse 5,11-14 – All’Agnello lode, onore, gloria e potenza
Giovanni 21,1-19 – Videro un fuoco di brace con del pesce e del pane

La sorpresa dell’incontro
Si può pensare all’esclamazione del discepolo amato: «È il Signore!», come al cuore di questa domenica. Questo riconoscimento è la fonte della lode e dell’adorazione del vero Dio (Ap 5,12) e quindi il ripudio di ogni idolatria. Si tratta della terza apparizione di Gesù risorto ai suoi, e avviene sul lago che è stato lo scenario della chiamata dei primi discepoli (Mt 4,18) e della moltiplicazione dei pani (Gv 6). Nei sette discepoli riuniti è rappresentata la Chiesa nella sua pienezza. È presente il Signore secondo la promessa di essere con i suoi fino alla fine del mondo (Mt 28,20). Personaggi diversi interagiscono. Giovanni emerge con l’espressione semplicissima, egli dice: «È il Signore» (v. 7). Colui che per primo «vide e credette» (Gv 20,8), anche questa volta è il primo a riconoscere e a confessare il Cristo. La sua presenza nei racconti della risurrezione è decisiva per la crescita nella fede del Risorto.

La complicità della azioni
Pietro invece sembra assumere la dimensione della ministerialità, è lui che prende l’iniziativa di andare a pescare. Non è il migliore forse, ma ciò che conta è che ha scelto, dopo di che ognuno deve seguire la propria strada senza troppe domande sulla strada dell’altro. Non abbiamo bisogno di troppe spiegazioni su come Dio agisca, ma abbiamo bisogno di fedeltà alla sua azione. Il terzo personaggio del racconto è Gesù. Colpisce il modo progressivo del suo rivelarsi, e permette a ciascuno di riscoprire la propria vocazione, purificandola e ridimensionandola alla luce degli ultimi avvenimenti. Ancora una volta il Risorto si manifesta ai discepoli nella quotidianità; li raggiunge lì dove sono sempre stati e dove sono ancora. Il cuore amante di Giovanni fa sì che tutti possano riconoscerlo; lo incontrano attraverso la strada del cuore, la sola che può passare per i meandri a volte troppo oscuri della ragione. Un cuore che ama è un cuore attento, che vive in comunione con l’amato, che ha assimilato in sé la voce, i gesti, e per questo oltre a riconoscerlo è capace di annunciarlo.

La normalità del servizio
Ancora una volta il Signore Gesù è tra i suoi come Colui che serve, prepara da mangiare perché sa che i discepoli hanno faticato tutta la notte senza prendere nulla, serve il cibo che ha preparato per loro e chiede di mangiare anche quello che Lui gli ha regalato con una pesca abbondante, come a dire che nessuna fatica è vana, nulla di ciò che sembra perduto rimane senza speranza. E poi la professione di fede: Pietro l’impetuoso e il pauroso, il forte e il ribelle, colui che si getta in mare per raggiungere il Signore, confessa per tre volte il suo amore. Il racconto comincia con un fatto concreto, la pesca, e termina con un’immagine, quella del pastore del gregge. È attraverso la coscienza dell’amore che va oltre un puro sentimentalismo che si diventa pastori del gregge. L’essere annunciatori della buona notizia passa attraverso l’amore per Lui, ci rende pastori e guide in virtù del suo amore e della sua misericordia che ci dona senza riserve e per sempre.

La forza di una presenza
Nella pesca si rivela la presenza di Gesù, e questo sconfina nell’immagine perché la vera pesca non è opera di Pietro e delle sue scelte, ma dipende da una parola diretta di Cristo Gesù. Tra i fatti e le immagini si colloca il banchetto. Un dato tipicamente pasquale. Qui è Gesù che prepara da mangiare. Mentre la Chiesa vive la sua dimensione missionaria, il Cristo imbandisce la tavola e ad ogni pesca c’è del pesce fresco che viene aggiunto al pesce di sempre. La Chiesa ha preso il suo ritmo, come ricorda la lettura dell’Apocalisse. I 153 grossi pesci sono divenuti miriadi e miriadi (v. 11), dal silenzioso riconoscimento di Cristo Gesù si arriva al canto trionfale dell’Agnello (v. 12), al quale partecipano le creature (v. 13). L’unità della Chiesa è garantita dalla sequela di coloro che, stretti intorno a Pietro, ne condividono la fatica apostolica (cfr. 1Pt 2,4). C’era stata un’altra notte di vana fatica (Lc 5,11), quando Pietro aveva però gettato le reti «sulla Parola» del Signore e queste si erano riempite. Vana infatti è la fatica fatta nella notte dell’assenza di Gesù, mentre diventa feconda di bene quella fatta nella sua Parola, per cui è l’accoglienza della predicazione che porta la salvezza al mondo (cfr. 1Cor 1,20-31).


PER IL CONFRONTO NEL GRUPPO
– Come si manifesta la presenza del Signore nel vostro gruppo?
– Che cosa chiede ad ognuno di noi per rendere viva la comunità?

IN FAMIGLIA
È normale che in famiglia chi ha la responsabilità chieda che vengano fatte determinate cose, per il buon andamento della vita quotidiana.
Ed è normale che qualche volta ci siano resistenze.
Fermiamo l’attenzione su un gesto richiesto e compiuto magari controvoglia, ma che poi ha portato risultati positivi.
Lo analizziamo per mettere in luce e non disperdere tutto il positivo che è emerso.


(tratto da: R. Paganelli – Vivere la domenica aprendoci alla Parola, anno C – Elledici 2015)

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3. Annunciare la Parola – 3 Pasqua C, 5 mag ’19

• At 5,27b-32.40b-41- Di questi fatti siamo testimoni noi e lo Spirito Santo.
• Dal Salmo 29 – Rit.: Ti esalto, Signore, perché mi hai liberato.
• Ap 5,11-14 – L’Agnello che fu immolato è degno di ricevere potenza e ricchezza.
• Canto al Vangelo – Cristo è risorto, lui che ha creato il mondo, e ha salvato gli uomini nella sua misericordia.
• Gv 21,1-19 – Viene Gesù, prende il pane e lo dà loro, così pure il pesce.

PER COMPRENDERE LA PAROLA

PRIMA LETTURA
Racconta il secondo arresto degli apostoli e la loro comparsa davanti al Sinedrio. I capi dei Giudei appaiono più decisi della prima volta (At 4,1ss), ma anche gli apostoli si dimostrano più fermi. Gli apostoli, arrestati e gettati in prigione una prima volta, sono stati liberati miracolosamente (5,17-24); ora vengono ripresi e il sommo sacerdote ordina loro di smettere la predicazione. Gli risponde Pietro. I Giudei sono decisi a far morire gli apostoli, ma interviene Gamaliele, che riesce ad evitar loro la pena capitale (5,34-40). Gli apostoli vengono liberati, ma dopo esser stati fustigati. Anche con Gesù si erano tentati metodi simili di intimidazione.
Ora gli apostoli hanno scelto di “obbedire a Dio”. Al cospetto del grande consiglio, Pietro, ancora una volta, annuncia Gesù Cristo salvatore. Ritroviamo in questa dichiarazione il kérygma primitivo. Gli apostoli, animati dalla forza dello Spirito Santo, sono i testimoni di ciò che annunciano. Liberati, se ne vanno lieti di soffrire per Gesù e come lui.

SALMO
È il cantico di un uomo salvato da un grave pericolo: malattia o morte. Per esprimere la sua riconoscenza, il salmista usa i termini adoperati abitualmente per esprimere la riconoscenza del popolo. Questa preghiera personale è diventata collettiva: il salmo veniva cantato durante la festa della Dedicazione che celebrava la ricostruzione del Tempio dopo l’esilio.
Il carattere individuale e collettivo del salmo permette di applicarlo a Cristo risorto, che ha vissuto con noi e per noi la sua vittoria di Pasqua: “Mi hai dato vita perché non scendessi nella tomba”.

SECONDA LETTURA
Riporta una delle visioni di Giovanni.
È una scena grandiosa per le mille voci che risuonano: quelle di miriadi di angeli e quelle di tutte le creature. Accoglienza trionfale con la doppia acclamazione. Celebrazione religiosa che termina nell’adorazione silenziosa. Si tratta infatti dell’intronizzazione di Cristo, sovrano dell’universo, l’uguale di Dio, “colui che siede sul trono”.
Nell’Apocalisse il Cristo è presentato coi tratti dell’Agnello immolato. In tal modo promette la vittoria ai martiri della Chiesa primitiva come a quelli di tutti i tempi.

VANGELO
È il capitolo 21, aggiunto al IV Vangelo dopo la conclusione di 20,30-31. Se l’autore non è Giovanni, l’ispirazione globale è senz’altro giovannea. Il ricordo di questa apparizione sulla riva del lago crea un rapporto vivo fra Gesù e la sua Chiesa nascente.
Anzitutto c’è la pesca miracolosa. Fa pensare all’episodio riferito da Luca all’inizio della vita pubblica (Lc 5,1-11). Quella era stata l’occasione della prima chiamata di Pietro e degli apostoli; questa è invece una scena d’iniziazione alla vita della Chiesa, con la chiamata definitiva di Pietro.
Questa Chiesa è fatta di uomini uguali agli altri, di uomini che lavorano duramente. Ma la venuta del Signore trasforma la loro vita: in lui essi trovano il sollievo nella loro fatica apparentemente sterile; lo scoprono accanto a loro nella notte; e il pane condiviso – l’Eucaristia – diventa il vertice dell’incontro dei figli col loro Signore.
Il Signore affida a Pietro la responsabilità della Chiesa. Tre volte gli fa la stessa domanda: vi insiste; vuol ricordargli la triplice negazione? Pietro risponde e ogni volta il Signore gli affida il suo gregge. Da questo momento Pietro compirà questa missione in forza dell’attaccamento che lo lega al Signore. Questo legame d’amore permarrà sino alla morte: che per Pietro sarà un abbandono totale nelle mani del Signore per condividerne la gloria.


PER ANNUNCIARE LA PAROLA (piste di omelia)

La presenza di Gesù
I racconti delle apparizioni di Gesù risorto sembrano proporsi di inculcarci la fede nella presenza di colui che vive dopo esser morto.
Gesù è presente a coloro che hanno ripreso la loro vita quotidiana di pescatori. È presente, di notte, al lavoro sterile. È presente e coinvolto nella vita familiare: ha preparato il fuoco per il pasto del mattino.
Gesù rimane presente, come un essere vivo, dopo l’Ascensione e la Pentecoste. Ormai il compito essenziale degli apostoli (senza però dispensarli dal guadagnarsi da vivere) consiste nella predicazione.
Il loro cuore e il loro spirito sono colmi di lui. Non possono starsene in silenzio. Per opera loro, Gerusalemme e poi il mondo romano vengono riempiti del suo insegnamento.
È presente nel consiglio del Sinedrio in forza della testimonianza stessa di coloro che si vorrebbe far tacere e che invece fanno esattamente il contrario.
La fede consiste nel credere che Gesù è presente, nello scoprire come è presente nella nostra vita familiare e nel renderlo presente agli altri.

Il rifiuto di Cristo
Il Cristo al quale gli apostoli sono fedeli è il Cristo “giustiziato”, “inchiodato su una trave di legno”. Colui al quale credono è l’Agnello immolato. Colui che appare ai pescatori è il Cristo crocifisso. Colui che affida a Pietro il proprio gregge è il Cristo tre volte rinnegato. Il Cristo risorto ormai riempie la vita, ma non ne cambia il corso: i discepoli sono ritornati al loro lavoro abituale, ma senza rinunciare alla pesca degli uomini.
Il gran consiglio siede in permanenza e quando si parla di Gesù cerca di imporre il silenzio. Il Cristo risorto viene eliminato quietamente o violentemente. Nella nostra vita, i due comportamenti sono simultanei: l’eliminazione pratica e la fede. Lo stesso avviene nella vita delle comunità cristiane.


(tratto da: M. Gobbin, Omelie per un anno – vol. 1, anno C, tempi forti – Elledici 2003)

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4. Parola da Vivere – 3 Pasqua C, 5 mag ’19

È IL SIGNORE
Chi si lascia mettere in cammino, chi ascolta, chi sulla sua Parola getta le reti, chi ama gratuitamente e senza discriminazioni, può anche oggi toccare il Risorto, Egli vive e ci precede. L’alba segna la fine della notte e porta Gesù, la stella radiosa del mattino (Ap 22,16), il sole che rischiara coloro che siedono nelle tenebre (Lc 1,78). Gesù, rifulgendo nei cuori (1Cor 4,18) fa trovare il senso profondo dell’esistenza. Sulla riva dove li ha portati la fede, Gesù prepara per i credenti il suo banchetto (Mt 22,1-14). È Lui stesso che si fa cibo per loro celebrando le nozze con l’umanità redenta dal suo amore (Ef 5,28; Ap 19,6-8).


(tratto da R. Paganelli – Vivere la domenica aprendoci alla Parola, anno C, Elledici 2015)

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5. Preghiere dei Fedeli – 3 Pasqua C, 5 mag ’19

La pesca miracolosa

Celebrante. Il Signore risorto rinnova anche a noi, come a Pietro e agli apostoli sul lago di Tiberiade, la proposta della sua amicizia. Nella Preghiera dei fedeli presentiamo al Padre del Cristo risorto le nostre domande, con fiducia di essere ascoltati.

Lettore. Preghiamo insieme e diciamo: Insegnaci, Signore Gesù, a vivere la tua amicizia.

1. Preghiamo per i pastori della Chiesa. Possono conoscere anch’essi, come Pietro, lo scoraggiamento. Ma il Signore ha riempito le reti vuote degli apostoli con una pesca traboccante, e ha riconfermato capo della Chiesa quel Pietro che lo aveva rinnegato.
Perché i nostri pastori trovino sempre nuovo slancio nella grazia del Signore, e nella risposta positiva dei cristiani, preghiamo.

2. Per i religiosi che fanno dono di sé al Signore, consacrandosi ai fratelli. La loro vita sovente è spesa con generosità, sull’esempio di Cristo, per la crescita degli uomini nella libertà, come figli di Dio.
Perché i consacrati al Signore con il loro impegno favoriscano il crescere di una società più giusta e fraterna, preghiamo.

3. Per i fanciulli che in questi giorni ricevono la Prima Comunione. Alla loro festa corrisponda la coerenza nella fede degli adulti, genitori e padrini.
Perché il loro incontro col Signore al banchetto eucaristico li aiuti a crescere in sapienza e grazia, e li renda capaci di rinnovare anche nelle loro famiglie la gioia pasquale, preghiamo.

4. Per i giovani cristiani, obiettori di coscienza. Essi avvertono che un’autorità umana ha comandato qualcosa che va contro Dio e la libertà interiore.
Perché trovino il coraggio e la forza di dire come Pietro alle autorità del tempio: «Bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini», preghiamo.

5. Per la nostra comunità (parrocchiale), che si raduna con retta intenzione ogni domenica attorno all’altare del Signore.
Perché le nostre celebrazioni festive, compiute in spirito di amicizia, siano segno della nostra comunione con il Signore Gesù e tra noi, preghiamo.

Celebrante. O Dio nostro Padre, che ci ami come figli: donaci forza e generosità nell’operare il bene. Te lo chiediamo nel nome di Colui che ci ha preceduti con l’esempio dell’amore fraterno, Gesù Cristo nostro Signore.


(tratto da: E. Bianco, Preghiera dei fedeli, proposte per le domeniche e feste degli anni A-B-C – Elledici 2002)

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7. Aforismi – 3 Pasqua C, 5 mag ’19

Raccolta di aforismi o testi utili per la riflessione o l’approfondimento

VARIAZIONI SUL TEMA «AMICIZIA»

1. Un Dio amicizia
– Dio è amicizia. Aelredo di Rievaulx
– Nessuno è così amico come Dio, fonte della stessa amicizia. David Turoldo
– Io non credo in Dio: sarebbe troppo poco. Io gli voglio bene. Lorenzo Milani
– Non appena ho creduto che c’era un Dio, ho capito che non potevo fare altro che vivere per lui. Charles De Foucauld
– Chi vuole amare Dio, già lo ama. Santa Margherita Alacoque
– La misura esatta dell’amor di Dio, è amarlo senza misura. Bernardo di Clairvaux
– Ci sono due sole specie di persone ragionevoli: quelle che amano Dio con tutto il cuore perchè l’hanno trovato, e quelle che lo cercano con tutto il cuore perchè non l’hanno ancora trovato. Blaise Pascal

2. Gesù amico
– I due mondi da sempre separati, il divino e l’umano, sono entrati in collisione in Cristo. Una collisione non per un’esplosione, ma per un abbraccio. Soeren Kierkegaard
– Mi ha amato, e ha dato se stesso per me! Paolo apostolo (Gal 2,20)
– Gesù Cristo è un Dio a cui ci si avvicina senza orgoglio, e sotto il quale ci si abbassa senza disperazione. Blaise Pascal
– Amare – fino a morirne – qualcuno di cui non si sono mai viste materialmente le sembianze, né si è intesa la voce, è tutto il Cristianesimo. Julien Green
– Nulla ci separerà dall’amore di Cristo: né la tribolazione, né l’angoscia, né la persecuzione, né la fame, né la nudità, né il pericolo, né la spada. Paolo apostolo (Rm 8,35)
– Bello è et cortesia / impazzir per lo Messia. Jacopone da Todi

3. Amici in Cristo
– La vera amicizia fra cristiani si fonda sulla comune amicizia con Dio. B. Haring
– Non c’è vera amicizia se non quando la annodi tu, o Signore, fra persone a te strette con il vincolo dell’amore. Agostino
– Beato colui che ama Dio, e l’amico in Dio. Prospero di Aquitania


(tratto da: E. Bianco, All’altare di Dio – Anno C – Elledici 2009)

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8. Canto Liturgico – 3 Pasqua C, 5 mag ’19

Ecco a voi questa settimana un canto di INIZIO

IL CRISTO SIGNORE È RISORTO – Bellone-Medica
(Nella Casa del Padre, n. 551 – Elledici)

1. Il Cristo Signore è risorto,
la nostra speranza è compiuta:
travolta per sempre la morte,
trionfa in eterno la vita.

Rit. Questo è il giorno
che ha fatto il Signore, alleluia!
Esultiamo insieme, alleluia!

2. Il Cristo ha redento i fratelli,
al Padre con sé li conduce,
Lo Spirito Amore congiunge
la santa famiglia di Dio.

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9. Narrazione – 3 Pasqua C, 5 mag ’19

UNA VITA NASCOSTA

Figlio di una ragazza madre, era nato in un oscuro villaggio.
Crebbe in un altro villaggio, dove lavorò come falegname fino a trent’anni.
Poi, per tre anni, girò la sua terra predicando.
Non scrisse mai un libro.
Non ottenne mai una carica pubblica.
Non ebbe mai né una famiglia né una casa.
Non frequentò l’università.
Non si allontanò più di trecento chilometri da dov’era nato.
Non fece nessuna di quelle cose che di solito si associano al successo.
Non aveva altre credenziali che se stesso.
Aveva solo trentatré anni quando l’opinione pubblica gli si rivoltò contro.
I suoi amici fuggirono.
Fu venduto ai suoi nemici e subì un processo che era una farsa.
Fu inchiodato a una croce, in mezzo a due ladri.
Mentre stava morendo, i suoi carnefici si giocavano a dadi le sue vesti,
che erano l’unica proprietà che avesse in terra.
Quando morì venne deposto in un sepolcro messo a disposizione da un amico mosso a pietà.
Due giorni dopo, quel sepolcro era vuoto.

Sono trascorsi venti secoli e oggi Egli è la figura centrale nella storia dell’umanità.
Neppure gli eserciti che hanno marciato, le flotte che sono salpate,
i parlamenti che si sono riuniti, i re che hanno regnato,
i pensatori e gli scienziati messi tutti assieme,
hanno cambiato la vita dell’uomo sulla terra quanto quest’unica vita nascosta.

Quest’unica vita nascosta in un dischetto di pane.


tratto da “365 Piccole Storie per l’anima”, Vol. 1, pag. 383 – Bruno Ferrero, Elledici

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10. Anche Noi Vogliamo Capire – 3 Pasqua C, 5/5/19

Per aiutare i nostri piccoli a vivere meglio la Liturgia della Parola

PRIMA LETTURA (At 5,27b-32.40b-41)
Dopo la morte di Gesù gli apostoli si sono nascosti e i capi pensavano di aver risolto il «problema» Gesù. Ma dopo la Pentecoste essi predicano con coraggio e miracoli la risurrezione del Signore. Per il Sinedrio il «problema» si ripresenta. E le sue minacce non fanno altro che confermare gli apostoli nella loro missione e addirittura farli gioire per la persecuzione subita.

* Capire le parole
Sommo Sacerdote. Era il capo della classe sacerdotale, dalla nascita della nazione israelita fino alla distruzione del Secondo Tempio di Gerusalemme.
Obbedire. Mettere in pratica, eseguire un comando ricevuto.
Destra di Dio. Stare con Gesù “alla destra del Padre” significa vivere con Lui nella pienezza della felicità, nella beatitudine.
Conversione. È lo scopo primario del pentimento e del perdono dei peccati: il cambiamento della condotta di vita. Quando una persona si converte non ha reso vana la benevolenza di Dio in lui.
Sinedrio. È il supremo consiglio ebraico che in epoca romana e fino alla distruzione di Gerusalemme nel 70 d.C. continuò a svolgere in Palestina, oltre alla funzione religiosa, importanti compiti nella direzione degli affari pubblici e nell’amministrazione della giustizia. Di fatto, ha decretato la condanna a morte di Gesù.

SECONDA LETTURA (Ap 5,11-14)
All’inizio del capitolo l’agnello immolato, che è Cristo, ha aperto il libro sigillato, in cui è rivelata la storia della salvezza fino alla fine dei tempi. Per questo si innalza il canto di lode di tutti coloro che sono attorno al trono di Dio.

* Capire le parole
L’Agnello. Si riferisce a Gesù Cristo nel suo ruolo di vittima del sacrificio per la redenzione dei peccati dell’umanità.
I quattro esseri viventi. Si tratta di un uomo alato, un leone, un toro (o bue) e un’aquila, accostati ai quattro simboli degli evangelisti.
Amen. Formula liturgica, ripresa dall’ebraico «amìn» (= sì, è proprio così, ci credo fermamente!), con la quale si chiude una preghiera.

VANGELO (Gv 21,1-19)
Il capitolo 21, dopo la prima conclusione del vangelo, aggiunge degli elementi simbolici per presentare la vita della Chiesa, dopo la risurrezione di Gesù, tra il lavoro apostolico, che porta frutto solo quando è fatto secondo le indicazioni del Signore, e il ritorno nella comunità dove il Risorto offre il banchetto eucaristico.

* Capire le parole
Didimo. È il soprannome dell’apostolo Tommaso, e significa «gemello». Secondo una bella interpretazione spirituale del pensiero dell’evangelista Giovanni, indica il suo essere “gemello” di ciascun fedele, di ciascuno di noi, nel suo essere dapprima sconvolto per la perdita del Maestro (e per questo arrabbiato con Dio stesso), poi pienamente arreso alla fede nella sua risurrezione.
Io vado a pescare. Nell’attesa di ulteriori disposizioni da parte di Gesù risorto, Pietro e gli altri apostoli di dedicano a quello che fu il loro mestiere.
Gettate la rete. Si ripete qui il miracolo degli inizi, quando Gesù chiamo a sè i primi apostoli con la promessa di farli “pescatori di uomini”.
Centocinquantatrè grossi pesci. Per alcuni vi sarebbero diverse simbologie di numeri, per altri quel numero è semplicemente il desiderio dell’evangelista di mostrare che la sua è una testimonianza oculare, diretta e concreta.

PER RIASSUMERE… Gli apostoli fanno la pesca straordinaria, ma è Gesù che prepara il «banchetto» di pane e pesce. Il suo invito, «Venite a mangiare», risuona per tutti i cristiani ogni domenica, giorno e luogo del banchetto eucaristico, fatto di Parola e Pane. La fatica, fruttuosa o no, di tutta la settimana, trova ristoro ed energia nuova nella comunità raccolta attorno al Signore Gesù, risorto e fatto pane di vita eterna e vino di salvezza.


Le parole da capire sono curate dall’autore del sito liturgico; le parti in corsivo sono un libero adattamento da “Messale delle Domeniche e feste 2019 – LDC”

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1. Letture – 2 Pasqua C, 28 apr ’19

PRIMA LETTURA
Venivano aggiunti credenti al Signore,
una moltitudine di uomini e di donne.

Dagli Atti degli Apostoli 5,12-16

Molti segni e prodigi avvenivano fra il popolo per opera degli apostoli. Tutti erano soliti stare insieme nel portico di Salomone; nessuno degli altri osava associarsi a loro, ma il popolo li esaltava.
Sempre più, però, venivano aggiunti credenti al Signore, una moltitudine di uomini e di donne, tanto che portavano gli ammalati persino nelle piazze, ponendoli su lettucci e barelle, perché, quando Pietro passava, almeno la sua ombra coprisse qualcuno di loro.
Anche la folla delle città vicine a Gerusalemme accorreva, portando malati e persone tormentate da spiriti impuri, e tutti venivano guariti.
Parola di Dio.


SALMO RESPONSORIALE
Dal Salmo 117(118)

R. Rendete grazie al Signore perché è buono:
il suo amore è per sempre.

Oppure:

R. Alleluia, alleluia, alleluia.

Dica Israele:
«Il suo amore è per sempre».
Dica la casa di Aronne:
«Il suo amore è per sempre».
Dicano quelli che temono il Signore:
«Il suo amore è per sempre».

La pietra scartata dai costruttori
è divenuta la pietra d’angolo.
Questo è stato fatto dal Signore:
una meraviglia ai nostri occhi.
Questo è il giorno che ha fatto il Signore:
rallegriamoci in esso ed esultiamo!

Ti preghiamo, Signore: Dona la salvezza!
Ti preghiamo, Signore: Dona la vittoria!
Benedetto colui che viene nel nome del Signore.
Vi benediciamo dalla casa del Signore.
Il Signore è Dio, egli ci illumina.


SECONDA LETTURA
Ero morto, ma ora vivo per sempre.

Dalla libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo 1,9-11a.12-13.17-19

Io, Giovanni, vostro fratello e compagno nella tribolazione, nel regno e nella perseveranza in Gesù, mi trovavo nell’isola chiamata Patmos a causa della parola di Dio e della testimonianza di Gesù.
Fui preso dallo Spirito nel giorno del Signore e udii dietro di me una voce potente, come di tromba, che diceva: «Quello che vedi, scrivilo in un libro e mandalo alle sette Chiese».
Mi voltai per vedere la voce che parlava con me, e appena voltato vidi sette candelabri d’oro e, in mezzo ai candelabri, uno simile a un Figlio d’uomo, con un abito lungo fino ai piedi e cinto al petto con una fascia d’oro.
Appena lo vidi, caddi ai suoi piedi come morto. Ma egli, posando su di me la sua destra, disse: «Non temere! Io sono il Primo e l’Ultimo, e il Vivente. Ero morto, ma ora vivo per sempre e ho le chiavi della morte e degli inferi. Scrivi dunque le cose che hai visto, quelle presenti e quelle che devono accadere in seguito».
Parola di Dio.


SEQUENZA (facoltativa)

Víctimae pascháli laudes
ímmolent christiáni.
Agnus redémit oves:
Christus ínnocens
Patri reconciliávit peccatóres.

Mors et vita
duéllo conflixére mirándo:
dux vitae mórtuus regnat vivus.

Dic nobis, María,
quid vidísti in via?
Sepúlcrum Christi vivéntis:
et glóriam vidi resurgéntis.
Angélicos testes,
sudárium et vestes.
Surréxit Christus spes mea:
praecédet suos in Galilaéam.

Scimus Christum
surrexísse a mórtuis vere:
tu nobis, victor Rex,
miserére.

> Alla vittima pasquale,
s’innalzi oggi il sacrificio di lode.
L’Agnello ha redento il suo gregge,
l’Innocente ha riconciliato
noi peccatori col Padre.

Morte e Vita si sono affrontate
in un prodigioso duello.
Il Signore della vita era morto;
ma ora, vivo, trionfa.

«Raccontaci, Maria:
che hai visto sulla via?».
«La tomba del Cristo vivente,
la gloria del Cristo risorto,
e gli angeli suoi testimoni,
il sudario e le sue vesti.

Cristo, mia speranza, è risorto:
precede i suoi in Galilea».
Sì, ne siamo certi:
Cristo è davvero risorto.
Tu, Re vittorioso,
abbi pietà di noi.


CANTO AL VANGELO Gv 20,29

Alleluia, alleluia.
Perché mi hai veduto, Tommaso, tu hai creduto;
beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!
Alleluia.


VANGELO
Otto giorni dopo venne Gesù.

Dal Vangelo secondo Giovanni 20,19-31

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.
Parola del Signore.


(tratto da: Nuovo Messale della comunità, Domeniche e feste – Elledici 2008)