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6. Vignetta di RobiHood – 24 AGOSTO 2025 21ª DOMENICA T.O.

24     AGOSTO

21ª DOMENICA T.O.

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1. ORAZIONI – 17 AGOSTO 2025 20ª DOMENICA T.O.

17 AGOSTO 2025

20ª DOMENICA T.O.

UN VANGELO CHE DÀ SCANDALO

 

Antifona

O Dio, nostra difesa,
guarda il volto del tuo consacrato.
Per me un giorno nel tuo tempio
è più che mille altrove. (Cf. Sal 83,10-11)

Si dice il Gloria.

Colletta

O Dio, che hai preparato beni invisibili
per coloro che ti amano,
infondi nei nostri cuori la dolcezza del tuo amore,
perché, amandoti in ogni cosa e sopra ogni cosa,
otteniamo i beni da te promessi,
che superano ogni desiderio.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

Oppure (Anno C):
O Dio, che nella croce del tuo Figlio
riveli i segreti dei cuori,
donaci occhi puri,
perché, tenendo lo sguardo fisso su Gesù,
corriamo con perseveranza incontro a lui, nostra salvezza.
Egli è Dio, e vive e regna con te,
nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

Sulle offerte

Accogli, o Signore, i nostri doni
nei quali si compie il mirabile scambio
tra la nostra povertà e la tua grandezza,
perché, offrendoti il pane e il vino che ci hai dato,
possiamo ricevere te stesso.
Per Cristo nostro Signore.

Antifona alla comunione

Con il Signore è la misericordia
e grande è con lui la redenzione. (Sal 129,7)

Oppure (Anno C):
«Sono venuto a gettare fuoco sulla terra,
e quanto vorrei che fosse già acceso!»,
dice il Signore. (Lc 12,49)

Dopo la comunione

O Dio, che in questo sacramento
ci hai fatti partecipi della vita di Cristo,
ascolta la nostra umile preghiera:
trasformaci a immagine del tuo Figlio,
perché diventiamo coeredi della sua gloria nel cielo.
Egli vive e regna nei secoli dei secoli.

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3. Commento alle Letture – 17 AGOSTO 2025 20ª DOMENICA T.O.

17 AGOSTO

20ª DOMENICA T.O.

UN VANGELO CHE DÀ SCANDALO

COMMENTO

 

MEDITAZIONE

L’omelia trascritta che è la lettera agli Ebrei è stata proposta a una comunità che aveva già sperimentato la persecuzione. «Richiamate alla memoria quei primi giorni: dopo aver ricevuto la luce di Cristo, avete dovuto sopportare una lotta grande e penosa, ora esposti pubblicamente a insulti e persecuzioni, ora facendovi solidali con coloro che venivano trattati in questo modo. Infatti avete preso parte alle sofferenze dei carcerati e avete accettato con gioia di essere derubati delle vostre sostanze, sapendo di possedere beni migliori e duraturi» (Eb 10,32-34), dice il testo, menzionando causa e modalità della persecuzione, e speranza con la quale essa è stata affrontata.
Segue un capitolo di menzione di personaggi proposti come campioni della fede (cf Eb 11). In continuità con questo sviluppo del discorso si pone la seconda lettura, nella quale, usando la metafora sportiva, l’agiografo descrive la vita cristiana come dinamica (cf Eb 12,1), avendo come fine e modello Gesù stesso. Lo scopo di questo discorso è esortare alla perseveranza (cf Eb 12,4) anche nell’estremo della lotta.

La scelta di Cristo

Per usare la parola «persecuzione», oggi, da noi, bisogna avere misura e rispetto. Sono altri i luoghi del mondo dove i cristiani sono perseguitati per la loro fede, a volte anche fino alla morte. Da noi si dovrebbe parlare di persecuzione per estensione: includendovi l’irritazione per lo scherno, il dolore per l’incomprensione e la marginalità, la fatica della coerenza. Ammesso che tutto ciò non sia semplicemente essere cristiani e le sue conseguenze.
A questa normalità della fatica della coerenza richiama il vangelo di oggi. Dopo aver impartito i propri insegnamenti riguardo la povertà, la vigilanza, la fedeltà nell’attesa della fine dei tempi, e il conseguente necessario discernimento nel tempo presente, Luca concentra la propria catechesi per la formazione della comunità nell’oggi storico. L’esortazione va alla “passione” per Gesù e per il Regno.
Essere cristiani richiede la determinazione corrispondente al desiderio di Gesù di accendere un «fuoco» (cf Lc 12,49) e alla sua ansia di ricevere il suo «battesimo» (cf Lc 12,50). Il «fuoco» è l’incendio dell’annuncio del Vangelo, operato in primo luogo da Gesù stesso e, in prosecuzione, dalla Chiesa. Il «battesimo» è la sua passione sulla croce, dalla quale vengono agli uomini redenzione e salvezza, quel rinnovamento che è condizione di possibilità per la testimonianza della Chiesa e oggetto della sua predicazione.
L’effetto della determinazione per Cristo da parte dei discepoli è la divisione che si crea per la scelta di campo pro o contro (cf Lc 12,51-53). Anche l’orazione di Colletta alternativa per l’anno C lo ribadisce: «O Dio, che nella croce del tuo Figlio, segno di contraddizione, riveli i segreti dei cuori».

Il costo della scelta

La vicenda di Geremia può essere molto esplicativa delle conseguenze del mettersi dalla parte di Dio. Il profeta è esemplare per la sua predicazione scomoda, in contraddizione con i potenti del tempo, audace nel dire cose poco gradite.
Geremia è protagonista di un’esperienza di coraggio nella fedeltà al proprio mandato. Il suo esempio è produttivo quando non lo s’innalza troppo, ma lo si applica alle piccole cose, apparentemente, che fanno la vita di tutti i giorni. Declinare il suo esempio alla fedeltà al proprio mandato in campo civile ed ecclesiale, scoprendo e valorizzando il coraggio che ci vuole ad assumersi in pienezza il proprio ruolo (qualunque esso sia) e a viverlo fino in fondo; a vivere la responsabilità di essere genitori; a perseverare nell’onestà e competenza professionale. E via dicendo.
Apparentemente Geremia è sconfitto. Non è cosa di poco conto che nella vicenda narrata dalla prima lettura sia proprio un disprezzato del suo tempo (uno straniero ed eunuco) l’unico a comprendere la gravità del gesto compiuto dai responsabili del popolo e a manifestarsi giusto. In contrasto con l’inettitudine del re.
Se si sceglie Dio, Dio non abbandona chi l’ha scelto. L’aiuto che offre, però, può percorrere vie poco appariscenti, o venire da persone poco ragguardevoli: una sorta di solidarietà fra sconfitti che poco ha a che fare con l’appagamento della ribalta e molto con l’umiltà evangelica.

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2. introduzioni – 17 AGOSTO 2025 20ª DOMENICA T.O.

17 AGOSTO

20ª DOMENICA T.O.

UN VANGELO CHE DÀ SCANDALO

Il battesimo di cui parla Gesù nel brano del vangelo di Luca che andremo a leggere oggi è la sua morte di croce. Le sue parole sono dunque quelle di un uomo consapevole, che sa quel che lo attende e che non sarà piacevole.
Se la predicazione di Gesù non avesse dato noia, del resto, nessuno si sarebbe preoccupato di crocifiggerlo. Allo stesso modo, se la nostra testimonianza di cristiani oggi non dà fastidio a nessuno, dove sta la nostra differenza rispetto alla mentalità del mondo?

PRIMA LETTURA

Mi hai partorito uomo di contesa per tutto il paese (Ger 15,10).
In una Gerusalemme assediata dai nemici, Geremia invita a non confidare nella forza delle armi, ma nell’alleanza col Signore, Dio d’Israele. Si tratta di un atteggiamento inaccettabile per i capi del popolo, che vedono nel profeta un sovversivo e una potenziale minaccia per la loro autorità.

SALMO RESPONSORIALE                

Dal Salmo 32(40) 

Come avvenne per Geremia, rinchiuso nella cisterna dai suoi oppositori, il Signore non si dimentica del suo servo fedele e lo trae in salvo.

SECONDA LETTURA

Corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti.
Il cristiano che si trovi a fronteggiare l’ostilità della maggioranza, non è solo. Anche Cristo, prima di lui, è stato diffamato e condannato, pur non avendo commesso alcuna colpa.

VANGELO

Non sono venuto a portare pace sulla terra, ma divisione.
Il discepolo di Gesù di Nazaret non è qualcuno a cui va tutto bene. Per quanto possa risultare impopolare, la predicazione del Vangelo implica una distinzione tra bene e male, tra ciò che sarà preservato in vista del Regno e ciò che, facendo parte dell’uomo vecchio, è destinato a perire.

Dal vangelo secondo Luca           Lc 12,49-53

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4. Letture – 17 AGOSTO 2025 20ª DOMENICA T.O.

17 AGOSTO

20ª DOMENICA T.O.

UN VANGELO CHE DÀ SCANDALO

PRIMA LETTURA

Mi hai partorito uomo di contesa per tutto il paese (Ger 15,10).
In una Gerusalemme assediata dai nemici, Geremia invita a non confidare nella forza delle armi, ma nell’alleanza col Signore, Dio d’Israele. Si tratta di un atteggiamento inaccettabile per i capi del popolo, che vedono nel profeta un sovversivo e una potenziale minaccia per la loro autorità.

Dal libro del profeta Geremìa                           Ger 38,4-6.8-10

In quei giorni, i capi dissero al re: «Si metta a morte Geremìa, appunto perché egli scoraggia i guerrieri che sono rimasti in questa città e scoraggia tutto il popolo dicendo loro simili parole, poiché quest’uomo non cerca il benessere del popolo, ma il male». Il re Sedecìa rispose: «Ecco, egli è nelle vostre mani; il re infatti non ha poteri contro di voi».
Essi allora presero Geremìa e lo gettarono nella cisterna di Malchìa, un figlio del re, la quale si trovava nell’atrio della prigione. Calarono Geremìa con corde. Nella cisterna non c’era acqua ma fango, e così Geremìa affondò nel fango.
Ebed-Mèlec uscì dalla reggia e disse al re: «O re, mio signore, quegli uomini hanno agito male facendo quanto hanno fatto al profeta Geremìa, gettandolo nella cisterna. Egli morirà di fame là dentro, perché non c’è più pane nella città». Allora il re diede quest’ordine a Ebed-Mèlec, l’Etiope: «Prendi con te tre uomini di qui e tira su il profeta Geremìa dalla cisterna prima che muoia».

Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE                

Dal Salmo 32(40) 

Come avvenne per Geremia, rinchiuso nella cisterna dai suoi oppositori, il Signore non si dimentica del suo servo fedele e lo trae in salvo.

Rit. Signore, vieni presto in mio aiuto.

Ho sperato, ho sperato nel Signore,
ed egli su di me si è chinato,
ha dato ascolto al mio grido.    RIT

Mi ha tratto da un pozzo di acque tumultuose,
dal fango della palude;
ha stabilito i miei piedi sulla roccia,
ha reso sicuri i miei passi.    RIT

Mi ha messo sulla bocca un canto nuovo,
una lode al nostro Dio.
Molti vedranno e avranno timore
e confideranno nel Signore.    RIT

Ma io sono povero e bisognoso:
di me ha cura il Signore.
Tu sei mio aiuto e mio liberatore:
mio Dio, non tardare.      RIT

SECONDA LETTURA

Corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti.
Il cristiano che si trovi a fronteggiare l’ostilità della maggioranza, non è solo. Anche Cristo, prima di lui, è stato diffamato e condannato, pur non avendo commesso alcuna colpa.

Dalla lettera agli Ebrei           Eb 12,1-4

Fratelli, anche noi, circondati da tale moltitudine di testimoni, avendo deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia, corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, colui che dà origine alla fede e la porta a compimento.
Egli, di fronte alla gioia che gli era posta dinanzi, si sottopose alla croce, disprezzando il disonore, e siede alla destra del trono di Dio.
Pensate attentamente a colui che ha sopportato contro di sé una così grande ostilità dei peccatori, perché non vi stanchiate perdendovi d’animo. Non avete ancora resistito fino al sangue nella lotta contro il peccato.

Parola di Dio.

CANTO AL VANGELO

Gv 10,27

Alleluia, alleluia.

Le mie pecore ascoltano la mia voce, dice il Signore,
e io le conosco ed esse mi seguono.

Alleluia, alleluia.

VANGELO

Non sono venuto a portare pace sulla terra, ma divisione.
Il discepolo di Gesù di Nazaret non è qualcuno a cui va tutto bene. Per quanto possa risultare impopolare, la predicazione del Vangelo implica una distinzione tra bene e male, tra ciò che sarà preservato in vista del Regno e ciò che, facendo parte dell’uomo vecchio, è destinato a perire.

Dal vangelo secondo Luca           Lc 12,49-53

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!
Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera».

Parola del Signore.

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5. Preghiere di perdono e dei fedeli – 17 AGOSTO 2025 20ª DOMENICA T.O.

17 AGOSTO

20ª DOMENICA T.O.

UN VANGELO CHE DÀ SCANDALO

RICHIESTA DI PERDONO

  • Signore, non annunciamo il Vangelo per paura delle conseguenze che potrebbero seguirne. Kyrie eleison.
  • Cristo, cerchiamo di essere accomodanti a tutti i costi, non accorgendoci che è impossibile venire a patti col peccato. Christe eleison.
  • Signore, ricerchiamo più la tranquillità che viene dall’indifferenza che la vera pace Kyrie eleison.

PREGHIERA UNIVERSALE

Gesù ci ha
comandato di non essere tiepidi, per intraprendere un cammino di vera conversione.
Preghiamo insieme e diciamo: Signore, aiutaci a stare dalla tua parte.

• Perché ci ricordiamo che, nel conflitto tra un debole e un prepotente, non sei mai equidistante. Preghiamo.

• Perché sappiamo denunciare l’ingiustizia in tutte le sue forme, senza confondere la saggezza del cuore con la viltà. Preghiamo.

• Perché nostro parente sia chiunque ascolta la tua Parola e la metta in pratica. Preghiamo.

• Perché coloro che tra i nostri cari, si allontanano dalla tua giustizia possano beneficiare della nostra correzione fraterna. Preghiamo.

O Padre, in Cristo tuo Figlio ci hai invitato ad accettare la durezza del Vangelo e a non cercare di annacquare la tua promessa di vita eterna. Aiutaci a camminare nel tuo amore e a non piegarci di fronte alle minacce dei potenti e degli empi.

Te lo chiediamo per Cristo nostro Signore

 

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6. Vignetta di RobiHood – 17 AGOSTO 2025 20ª DOMENICA T.O.

17 AGOSTO

20ª DOMENICA T.O.

UN VANGELO CHE DÀ
SCANDALO

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Pubblicazioni di Roberto Benotti (RobyHood) presso Elledici:

Laudato sii

Ancilla Domini

Un anno straordinario

Sorrisi divini

I Love Francesco

Testi e i commenti proposti per la domenica 

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1. ORAZIONI – 10 AGOSTO 2025 19ª DOMENICA T.O.

10 AGOSTO 2025

19ª DOMENICA T.O.

UNA NUOVA PATRIA: IL REGNO DEI CIELI

 

Antifona

Volgi lo sguardo, Signore, alla tua alleanza,
non dimenticare per sempre la vita dei tuoi poveri.
Alzati, o Dio, difendi la mia causa,
non dimenticare la supplica di chi ti invoca. (Cf. Sal 73, 20.19.22)

Si dice il Gloria.

Colletta

Dio onnipotente ed eterno,
guidati dallo Spirito Santo, osiamo invocarti con il nome di Padre:
fa’ crescere nei nostri cuori lo spirito di figli adottivi,
perché possiamo entrare nell’eredità che ci hai promesso.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

—(oppure)—
O Dio, fedele alle tue promesse,
che ti sei rivelato al nostro padre Abramo,
donaci di vivere come pellegrini in questo mondo,
affinché, vigilanti nell’attesa, possiamo accogliere il tuo Figlio
nell’ora della sua venuta.
Egli è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

Sulle offerte

Accetta con bontà, o Signore, i doni della tua Chiesa:
nella tua misericordia li hai posti nelle nostre mani,
con la tua potenza trasformali per noi in sacramento di salvezza.
Per Cristo nostro Signore

Antifona alla comunione

Celebra il Signore, Gerusalemme!
Egli ti sazia con fiore di frumento. (Sal 147, 12.14)

Oppure (Anno C):
Siate pronti, simili a quelli che aspettano il loro padrone
quando torna dalle nozze. (Lc 12, 35-36)

Dopo la comunione

La partecipazione ai tuoi sacramenti ci salvi, o Signore,
e confermi noi tutti nella luce della tua verità.
Per Cristo nostro Signore.

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3. Commento alle Letture – 10 AGOSTO 2025 19ª DOMENICA T.O.

10 AGOSTO 2025

19ª DOMENICA T.O.

UNA NUOVA PATRIA: IL REGNO DEI CIELI

COMMENTO

 

MEDITAZIONE

Gesù pose al centro il Regno di Dio, e tutto il sistema di valori e gli altri aspetti della vita dell’uomo in relazione a esso. Con questo modello copernicano tutte le dimensioni della vita umana mantengono la loro importanza, ma nessuna di esse prende il sopravvento, rischiando così di estenuare l’esistenza nell’orizzonte limitato della sua dimensione terrena.

La centralità del Regno

La premessa del brano di vangelo proposto dalla liturgia è il versetto precedente a quello con cui oggi si inizia: «cercate il suo [di Dio] regno, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta» (Lc 12,31).
Il Regno è l’elemento di trasvalutazione dei valori umani. Domenica scorsa l’attenzione andava al rapporto con i beni materiali. Questa domenica il discorso si amplia, e l’attenzione si dirige al rapporto dell’uomo con il suo futuro. Perché il presente non esaurisca in sé tutto il suo potenziale, ha bisogno di essere costantemente vissuto come apertura al futuro.
Quando il Regno è il centro dell’interesse del credente, l’intera esistenza è vissuta come tensione verso di esso. Questo motiva alcuni atteggiamenti spirituali del cristiano su cui si focalizzano le letture di oggi.
Innanzitutto la considerazione della vita come costante attesa. Attesa che invita a un più intenso coinvolgimento nel presente, non attesa che logora il presente. È l’attesa che spinge a vivere per ciò che veramente conta. In tal modo si giustifica il richiamo all’elemosina, oggi considerata non come esercizio della carità o forma di ripristino dell’equità sociale, bensì come esercizio di libertà. Se veramente si crede che lì «dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore» (Lc 12,34), e il tesoro è il Regno, allora la vita non sarà passata nello sterile tesaurizzare beni e ricchezze, bensì sarà volta a rendere beni e ricchezze strumenti, che mani sapienti sapranno usare con libertà e distacco (cf Lc 12,33).
È la prospettiva dell’attesa che porta a considerare la vigilanza come virtù. Essa comporta piena attenzione alla storia che si vive e a se stessi, consapevolezza, intensità di presenza, tensione verso l’incontro e preparazione ad esso. Non timore della morte dunque, bensì intensa immersione nella vita per essere preparati e pronti all’incontro.

La fede di Abramo e Sara

A questo proposito, però, ci si deve anche interrogare su quale immagine di Dio stia a fondamento della nostra fede. Parlare d’incontro con il Signore, il Risorto, il Figlio dell’Uomo, suscita in noi la paura del giudizio e della condanna, come se si trattasse di un incontro impietoso, o invece la trepidazione e la serenità dell’amore, alla luce del Vangelo (cf Lc 12,37)?
Nella lettera agli Ebrei lo scrittore sacro affronta il tema della fede, la virtù principale del credente. Fede da intendersi, nel contesto della liturgia di oggi, non come insieme di verità da ritenere, bensì come atteggiamento verso Dio e verso il suo Regno.
Su questa fede fondarono la loro esistenza i grandi personaggi della Bibbia menzionati nel cap. 11 della lettera. La liturgia di oggi ritaglia i versetti che parlano di Abramo a Sara, che in virtù della loro fede affrontarono il distacco dalla loro patria natia, vissero come stranieri la loro vicenda terrena, ricevettero la promessa e la caparra del suo adempimento, si protesero alla ricerca di una patria che non abitarono, ma che indicarono a noi come mèta. Il nome di questa patria, nel Vangelo di Gesù, è divenuto il Regno di Dio.

Tre parabole: la tensione al Regno

Tutta la vita del credente è tensione verso il Regno. Del modo di vivere questa tensione parlano le tre parabole conclusive del vangelo. Nella prima vi è un invito alla vigilanza, non per timore dell’incontro ma per essere trovati pronti.
Nella seconda s’insiste sull’imprevedibilità della venuta del Regno. Ciò significa che il Regno non è fatto dall’uomo con le sue azioni. Ma con la propria vigilanza e le proprie azioni bisogna mantenersi preparati a riceverlo come dono.
La terza è una parabola che, nuovamente, nella prospettiva del Regno restituisce valore e senso al presente. In questo presente che viviamo ci sono affidate responsabilità. La fedeltà a esse è il nostro ordinario e feriale compito. Non ambiguo senso del dovere ma assunzione libera del compito che ci è affidato come senso della nostra esistenza.

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2. introduzioni – 10 AGOSTO 2025 19ª DOMENICA T.O.

10 AGOSTO 2025

19ª DOMENICA T.O.

UNA NUOVA PATRIA: IL REGNO DEI CIELI

Da un po’ di domeniche a questa parte, la liturgia ci aiuta a mettere a fuoco l’immagine del discepolo di Cristo delineata dall’evangelista Luca. Il discepolo: si fa prossimo ai fratelli in difficoltà; ascolta la Parola e la mette in pratica; prega; non fa dei beni materiali il senso ultimo della sua esistenza.
Scopriamo oggi altre due caratteristiche, tra loro legate, che vanno a comporre questo identikit: la capacità di perseverare in un attesa vigile, e la fede coraggiosa. Entrambe queste virtù possono manifestarsi a una sola condizione: tutta la propria vita deve essere riorientata in funzione della promessa del Regno.

PRIMA LETTURA

Come punisti gli avversari, così glorificasti noi, chiamandoci a te.
La fedeltà dell’uomo giusto non è vana. Dio non si dimentica, infatti, di chi non rinnega il suo nome nell’ora della prova e lo ricompensa con la sua amicizia.

SALMO RESPONSORIALE                

Dal Salmo 32(3) 

L’anima di colui che ha la fiducia del Signore non subisce il logorio del tempo. Rit. Beato il popolo scelto dal Signore.

SECONDA LETTURA

Aspettava la città il cui architetto e costruttore è Dio stesso.
È la fede ad aver determinato le sorti del popolo eletto. Senza di essa il patriarca Abramo sarebbe rimasto a Ur, la sua città d’origine, e sarebbe morto senza lasciare discendenti. Allo stesso modo, la vita del cristiano e le sue speranze per il futuro si fondano sulla scelta di considerarsi un pellegrino sulla strada verso il Regno.

VANGELO

Anche voi tenetevi pronti.
Come ci si può mantenere sempre pronti all’avvento del Regno? La risposta non può essere: fingendosi cristiani. Ogni maschera è infatti destinata, prima o poi, a cadere. L’invito di Gesù alla vigilanza ha dunque come presupposto una conversione autentica: una fede che non si manifesti una volta ogni tanto, ma informi l’intera vita del credente.