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4. Parola da Vivere – 9 febbraio 2020

SALE E LUCE

Il Signore ci dice « voi siete sale, siete luce»… non per tenere in noi il sapore, la luminosità, ma perché la vita di tanti sia resa piena di sapore, perché tutti quelli che sono nella casa ricevano la luce. E allora non ci sarà neanche bisogno di invocare il Signore, perché lui verrà a noi e ci dirà: «Eccomi». Lui, il Dio della vita, il Signore della storia al nostro invocare ci dirà: «Sono già qui». Per i doni ricevuti, l’esistenza può uscire dalla prigione della sua ansiosa solitudine per stringere relazioni con altri. La giustizia che ci precederà e la gloria che ci seguiranno saranno frutto dell’azione potente del Signore che opera in noi e per noi.


(tratto da R. Paganelli – Entrare nella domenica dalla porta della Parola, anno A, Elledici 2015)

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5. Preghiere dei Fedeli – 9 febbraio 2020

I cristiani: sale e luce

Celebrante. Il Signore Gesù ha sollecitato i suoi discepoli a essere sale della terra e luce del mondo. Nella Preghiera dei fedeli chiediamo il coraggio di essere anche noi coerenti e credibili.

Lettore. Preghiamo insieme e diciamo: Convertici, Padre, al tuo amore.

1. Preghiamo per la Chiesa, posta da Cristo nel cuore dell’umanità per orientarla lungo il cammino della storia. In questa missione i cristiani sono impegnati in prima persona.
Perché si presentino come testimoni veritieri, e sappiano offrire a tutti gli uomini i validi motivi per credere e sperare in Cristo, preghiamo.

2. Per quanti operano nel mondo della cultura, dell’informazione e dello spettacolo. Di fatto con il loro stile di vita influiscono fortemente sul pensiero e sul comportamento della società.
Perché non comunichino messaggi insipidi e fuorvianti, ma siano rispettosi dei valori e aiutino tutti a crescere in coscienza e umanità, preghiamo.

3. Per i cristiani responsabili nel politico e nel sociale. Se non si comportano con la saggezza del sale della terra, essi finiscono per rendere insipido il messaggio che devono trasmettere e testimoniare.
Perché siano cristianamente presenti nei vari settori della vita e della famiglia, della cultura e dell’economia, delle arti e del lavoro, preghiamo.

4. Per i cristiani di fede vacillante e di comportamento equivoco. Tiepidi credenti, essi nascondono dietro il paralume dell’egoismo e della pigrizia la luce dello Spirito che avevano ricevuto nel battesimo.
Perché rinnovati nella fede sappiano ritrovare il senso dell’esistenza cristiana, e agire sotto lo sguardo di tutti nella coerenza al Vangelo, preghiamo.

5. Per la nostra comunità (parrocchiale). Essa è chiamata ad agire sul territorio con una presenza di concordia, di unità e di pace.
Perché col contributo anche piccolo di noi semplici cristiani, la chiesa locale a cui apparteniamo possa diventare centro di un’aggregazione cordiale e accogliente, preghiamo.

Celebrante. Donaci, Padre, la forza del tuo amore, e noi sapremo svolgere la nostra parte con serenità e gioia, diventando in mezzo agli altri come il sale che dà sapore all’esistenza, e luce che orienta alla verità tutta intera. Per Cristo nostro Signore.


(tratto da: E. Bianco, Preghiera dei fedeli, proposte per le domeniche e feste degli anni A-B-C – Elledici 2002)

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7. Aforismi – 9 febbraio 2020

Raccolta di aforismi o testi utili per la riflessione o l’approfondimento

SALE: IL SAPORE DEL SAPERE
– Il buon Dio non ha scritto che fossimo il miele della terra, ma il sale. Il sale sulla pelle brucia, ma impedisce anche di imputridire. Georges Bernanos
– L’uomo tanto può, quanto sa. Francis Bacon
– Sapienza è avere il gusto delle cose buone. Bernardo di Clairvaux
– La saggezza è come la pianta del baobab: una sola persona non la può abbracciare. Proverbio del Togo
– Veramente povero è solamente chi è povero di sapere. Talmud
– Molti vorrebbero sposare la saggezza, ma non vogliono pagare le spese delle nozze. Anonimo
– Molti sarebbero diventati saggi, se non avessero creduto di esserlo già. Seneca
– Il difficile non è sapere, ma saper usare quel che si sa. Han Fei (saggio cinese)
– La radice del sapere è amara, ma dolci sono i suoi frutti. Proverbio

E chi non ha sentito parlare della proverbiale sapienza di Salomone?
– «Signore, io sono un ragazzo, non so come regolarmi. Concedimi un cuore docile, perché sappia distinguere il bene dal male». (1 Re 3,7-9)
– Ho amato e cercato la Sapienza fin da giovane, la volevo come sposa della mia vita, mi sono innamorato della sua bellezza. (Sap 8,2)
– Dammi, o Signore, la Sapienza che siede in trono accanto a te. Inviala dai cieli santi, perché mi assista. (Sap 9,4.10)

Parola del Signore, LUCE per l’uomo.
– Finché è giorno, io devo fare le opere del Padre che mi ha mandato. Poi verrà la notte, e allora nessuno può agire più. (Gv 9,4)
– Io sono la luce del mondo. Chi mi segue non camminerà nelle tenebre, anzi avrà la luce che dà vita. (Gv 8,12)
– Chi fa il male odia la luce. (Gv 3,20)
– Finché avete luce credete nella luce, affinché diventiate figli della luce. (Gv 12,46)

MA COS’È CECITÀ
– Per i ciechi non fa mai giorno. Proverbio
– La cecità peggiore è la cecità del cuore. Maometto
– È strano che si abbia pietà di chi è cieco negli occhi, anziché di chi è cieco nel cuore. Kahlil Gibran
– Non c’è peggior cieco di chi non vuol vedere. Proverbio
– Molti uomini sono costretti a spalancare gli occhi per vedere. Devo confessare a me stesso che non ho mai veduto così bene come da quando sono diventato cieco. Nino Salvaneschi (convertito alla fede)

Il bello della luce.
– La luce è l’ombra di Dio. Platone
– È di notte che è bello credere alla luce. Edmond Rostand
– Non c’è notte tanto grande da non permettere al sole di risorgere il giorno dopo. Jim Morrison
– Dio ha creato la luce. Ma siamo noi che paghiamo la bolletta. Anonimo


(tratto da: E. Bianco, All’altare di Dio – Anno A – Elledici 2009)

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8. Canto Liturgico – 9 febbraio 2020

Ecco a voi questa settimana un canto per la COMUNIONE o per il RINGRAZIAMENTO

DIO È MIA LUCE – Domenico Machetta
(Nella Casa del Padre, n. 638 – Elledici)

1. Oggi una cosa chiederò al Signore;
sempre questa sola cercherò con gioia:
voglio abitare la sua casa
ogni giorno di vita.

Rit. Dio è mia luce, Dio è mia salvezza: nulla più temerò.
Alleluja! Gloria canto al mio Signore!

2. Dio mi difende dalle vie del male,
egli mi ripara nella sua tenda.
Dio mi solleva sulla rupe:
è la mia fortezza.

3. Canto con amore la bontà di Dio,
sempre nel mio cuore crescerà la pace;
voglio contemplare il mio Signore
nella terra dei vivi.

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9. Narrazione – 9 febbraio 2020

LE MANI DI DIO

Un maestro viaggiava con un discepolo incaricato di occuparsi del cammello.
Una sera, arrivati a una locanda, il discepolo era talmente stanco che non legò l’animale.
«Mio Dio – pregò coricandosi -, prenditi cura del cammello: te lo affido».
Il mattino dopo il cammello era sparito.
«Dov’è il cammello?», chiese il maestro.
«Non lo so», rispose il discepolo. «Devi chiederlo a Dio! Ieri sera ero così sfinito che gli ho affidato il nostro cammello.
Non è certo colpa mia se è scappato o è stato rubato.
Ho esplicitamente domandato a Dio di sorvegliarlo. È Lui il responsabile.
Tu mi esorti sempre ad avere la massima fiducia in Dio, no?».
«Abbi la più grande fiducia in Dio, ma prima lega il tuo cammello», rispose il maestro.
«Perché Dio non ha altre mani che le tue».

Dio solo può dare la fede;
tu, però, puoi dare la tua testimonianza. Dio solo può dare la speranza;
tu, però, puoi infondere fiducia nei tuoi fratelli. Dio solo può dare l’amore;
tu, però, puoi insegnare all’altro ad amare. Dio solo può dare la pace;
tu, però, puoi seminare l’unione.

Dio solo può dare la forza;
tu, però, puoi dare sostegno a uno scoraggiato. Dio solo è la via;
tu, però, puoi indicarla agli altri. Dio solo è la luce;
tu, però, puoi farla brillare agli occhi di tutti. Dio solo è la vita;
tu, però, puoi far rinascere negli altri il desiderio di vivere.
Dio solo può fare ciò che appare impossibile;
tu, però, potrai fare il possibile.

Dio solo basta a se stesso;
egli, però, preferisce contare su di te.
(Canto brasiliano)


(tratto da: B. Ferrero, 365 Piccole Storie per l’anima, Vol. 1, pag. 204 – Elledici 2016)

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10. Anche Noi Vogliamo Capire – 9 febbraio 2020

Per aiutare i nostri piccoli a vivere meglio la Liturgia della Parola 

 

 

PRIMA LETTURA (Is 58,7-10)
Il terzo Isaia, un autore del VI-V secolo, propone i temi cari ai profeti del suo tempo: l’attenzione agli oppressi, agli affamati, ai senza tetto, la vita nuova vissuta nella giustizia e nella solidarietà. È così che il buon ebreo si assicura l’assistenza e l’aiuto di Dio, è così che «la sua luce brillerà fra le tenebre».

Capire le parole
* Digiuno. Si tratta di astenersi dal prender cibo per un tempo definito e limitato come atto volontario offerto a Dio. In questo modo gli si esprime una radicale sottomissione in quanto la rinuncia a qualcosa di sia pur lecito e necessario vale come affermazione della sua superiorità su ogni altra cosa. Anche il digiuno rischia però di restare come un atto fine a se stesso e vuoto se non è accompagnato (e talvolta preferito) dall’attenzione ai bisognosi, ai deboli e a coloro che sono afflitti da persecuzione.


SECONDA LETTURA (1 Cor 2,1-5)
Prosegue la lettura continua della lettera ai Corinzi, iniziata quasi un mese fa. Paolo si propone di educare la sua comunità a un genuino sentire cristiano. In questo brano ricorda di essersi presentato a loro non con la forza di una filosofia (come forse aveva fatto ad Atene), ma con quella del Vangelo e della croce di Gesù. Caratteristica della sua predicazione è la gratuità e il suo stile semplice, accompagnato dalla testimonianza. Ma anche dalla forza e dalla potenza dello Spirito.

Capire le parole
* Sapienza umana. È il ben parlare, con stile, con eleganza, quella capacità di saper conquistare finanche ad affabulare gli uditori. Paolo ci tiene invece a ricordare che tutta la sua predicazione è basata su quanto di meno possa risultare affascinante: il Cristo crocifisso, sconfitto e fallimentare, su cui ha trionfato la potenza di Dio che lo ha risuscitato. Solo chi è animato da fede e da nessun altro interesse terreno riconosce e accoglie tutto questo.


VANGELO (Mt 5,13-16)
Il testo liturgico dice che Gesù parla ai suoi discepoli, forse intendendo con essi gli apostoli, che ha appena scelto. In realtà Gesù parla alle folle che lo ascoltano e ai suoi discepoli, cioè semplicemente a chi ascolta le sue parole e vuole vivere di conseguenza. Matteo indica chiaramente a quale prezzo i cristiani saranno sale e luce del mondo: «Poveri, miti, assetati di giustizia, puri, perseguitati, operatori di pace». Sono le beatitudini vissute e testimoniate, i versetti 1-12 di questo stesso capitolo, quelli che precedono il brano che ci viene proposto oggi.

Capire le parole
* Moggio. Era un antico e grosso recipiente in legno, la cui capacità di contenere granaglie e altri alimenti è diventata col tempo unità di misura delle merci alimentari. Gesù avvisa che la lampada affinché faccia luce nella stanza non deve essere posta al di sotto dei mobili ma ben in evidenza e in alto.


IN SINTESI… Una settimana fa si diceva che Gesù è la luce del mondo, una luce che è venuta a illuminare un’umanità immersa nelle tenebre. Il brano di Matteo di oggi ci sorprende dicendo che Gesù chiede la stessa cosa anche ai suoi discepoli e a ciascuno di noi: cioè di essere anche noi luce davanti agli uomini e sale della terra. Ogni cristiano infatti dovrebbe riproporre nel suo piccolo l’esperienza di vita di Gesù, le sue scelte, la sua persona. Siamo al capitolo 5 di Matteo, quello che inizia con la proclamazione delle beatitudini, a cui seguono le linee di comportamento del discepolo, una sintesi della legge come viene proposta da Gesù.


Le parole da capire sono curate dall’autore del sito liturgico; le parti in corsivo sono un libero adattamento da “Messale delle Domeniche e feste 2020 – LDC”

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1. Letture – 2 febbraio 2020

PRIMA LETTURA
Entrerà nel suo tempio il Signore che voi cercate.

Dal libro del profeta Malachia Ml 3,1-4
Così dice il Signore Dio: «Ecco, io manderò un mio messaggero a preparare la via davanti a me e subito entrerà nel suo tempio il Signore che voi cercate; e l’angelo dell’alleanza, che voi sospirate, eccolo venire, dice il Signore degli eserciti.
Chi sopporterà il giorno della sua venuta? Chi resisterà al suo apparire? Egli è come il fuoco del fonditore e come la lisciva dei lavandai. Siederà per fondere e purificare l’argento; purificherà i figli di Levi, li affinerà come oro e argento, perché possano offrire al Signore un’offerta secondo giustizia.
Allora l’offerta di Giuda e di Gerusalemme sarà gradita al Signore come nei giorni antichi, come negli anni lontani».
Parola di Dio.


SALMO RESPONSORIALE Dal Salmo 23 (24)

Rit. Vieni, Signore, nel tuo tempio santo.

Alzate, o porte, la vostra fronte,
alzatevi, soglie antiche,
ed entri il re della gloria.

Chi è questo re della gloria?
Il Signore forte e valoroso,
il Signore valoroso in battaglia.

Alzate, o porte, la vostra fronte,
alzatevi, soglie antiche,
ed entri il re della gloria.

Chi è mai questo re della gloria?
Il Signore degli eserciti è il re della gloria.


SECONDA LETTURA
Doveva rendersi in tutto simile ai fratelli.

Dalla lettera agli Ebrei Eb 2,14-18

Poiché i figli hanno in comune il sangue e la carne, anche Cristo allo stesso modo ne è divenuto partecipe, per ridurre all’impotenza mediante la morte colui che della morte ha il potere, cioè il diavolo, e liberare così quelli che, per timore della morte, erano soggetti a schiavitù per tutta la vita.
Egli infatti non si prende cura degli angeli, ma della stirpe di Abramo si prende cura. Perciò doveva rendersi in tutto simile ai fratelli, per diventare un sommo sacerdote misericordioso e degno di fede nelle cose che riguardano Dio, allo scopo di espiare i peccati del popolo.
Infatti, proprio per essere stato messo alla prova e avere sofferto personalmente, egli è in grado di venire in aiuto a quelli che subiscono la prova.
Parola di Dio.


CANTO AL VANGELO Lc 2,30.32

Alleluia, alleluia.
I miei occhi hanno visto la tua salvezza:
luce per rivelarti alle genti
e gloria del tuo popolo, Israele.
Alleluia.


VANGELO
I miei occhi hanno visto la tua salvezza.

Dal Vangelo secondo Luca Lc 2,22-40 [fuori parentesi la forma breve]

[Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.
Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore.
Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo: «Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli: luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele».]
Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima –, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».
C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.
Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.
Parola del Signore


(tratto da: Nuovo Messale della comunità, Domeniche e feste – Elledici 2008)

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3. Annunciare la Parola – 2 febbraio 2020

• Ml 3,1-4 – Entrerà nel suo tempio il Signore, che voi cercate.
• Dal Salmo 23 – Rit.: Vieni, Signore, nel tuo tempio santo.
• Eb 2,14-18 – Doveva rendersi in tutto simile ai fratelli.
• Canto al Vangelo – Alleluia, alleluia. I miei occhi hanno visto la tua salvezza: luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele. Alleluia.
• Lc 2,22-40 – I miei occhi hanno visto la tua salvezza.


PER COMPRENDERE LA PAROLA

Tutti e tre i testi sono centrati sull’entrata di Gesù nel tempio. Annunciata dal profeta e chiarita dalla teologia della lettera agli Ebrei, questa umile azione, messa in risalto nel Vangelo dall’accoglienza di testimoni ispirati, assume così tutto il suo rilievo nella storia della salvezza.

PRIMA LETTURA
Profezia d’un momento di scoraggiamento e di rilassamento nel sec. V: fra il ritorno dall’esilio e la riforma di Esdra. Il tempio è ricostruito, ma la speranza si attutisce e la società tende a corrompersi.
È il momento in cui Malachia annuncia il Messaggero di Dio, che verrà nel suo tempio per restituirgli il pieno valore purificandone il sacerdozio, mettendo in atto il giudizio di Dio contro coloro che ne insozzano la casa.
Questo messaggero viene chiamato anche “Messaggero dell’Alleanza” (la parola “messaggero” è spesso tradotta con “angelo”). È un richiamo all’Esodo e un modo di parlare frequente nella Bibbia. Per rispetto a Dio, gli Ebrei, come i popoli semiti, gli attribuiscono spesso un intermediario che agisce in suo nome e col suo potere. Il termine perciò comporta sempre una certa ambiguità; può indicare lo stesso Signore, oppure colui che invia.
È facile vedere come la profezia si applichi a Cristo; nel successivo v. 5 l’applicazione interessa Cristo nella pienezza della sua missione: insieme salvatore e giudice.

SALMO
Canta l’entrata di Dio nel suo tempio. Forse è stato composto per la dedicazione o per l’anniversario della dedicazione. Se più antico, per l’entrata dell’arca. Si adatta comunque all’entrata del Messaggero e alla presentazione di Cristo. Lo ritroviamo nella liturgia delle Palme: un’altra entrata di Gesù a Gerusalemme.

SECONDA LETTURA
L’entrata nel tempio è un tema che attraversa l’intera lettera agli Ebrei, nella quale Gesù viene presentato come il sommo sacerdote della Nuova Alleanza.
Il brano evidenzia la solidarietà del sommo sacerdote con gli uomini, che, secondo il Sal 21(22), egli chiama “fratelli”. Gesù si rende “in tutto simile ai fratelli”, soprattutto nella debolezza dell’infanzia, sottomesso come ogni primogenito ebreo ai riti dell’offerta e della purificazione.
Il ruolo del sommo sacerdote, “scelto fra gli uomini” e “costituito per il bene degli uomini”, è sviluppato soprattutto in 4,14-16 e 5,1-10.

VANGELO
Come per tutti i racconti dell’infanzia, anche in questo caso, senza negare la realtà vissuta, è doveroso oltrepassare l’aspetto aneddotico e commovente per cogliervi il senso teologico voluto dall’autore.
Gerusalemme. Luca non dice: “Portarono il bambino al tempio”, bensì: “lo portarono a Gerusalemme”. Ciò è conforme alla prospettiva del suo intero Vangelo, costituito come un cammino verso Gerusalemme, a partire da 9,51. È il cammino della fedeltà alla Legge (“come è scritto nella Legge”) e del sacrificio.
I due racconti della presentazione e del pellegrinaggio di Gesù a dodici anni annunciano quindi che, per Gesù, tutto si conclude a Gerusalemme.
Simeone e Anna. Sono i testimoni dell’Antico Testamento. Sono presenti per attestare che Gesù realizza la speranza d’Israele: il loro ruolo di profeti è confermato dal richiamo ripetuto allo Spirito Santo. Alla trasfigurazione ci saranno anche lì due testimoni: Mosè ed Elia, perché è attraverso la testimonianza di due persone che si attesta e certifica un fatto.
Il Cantico di Simeone. Si ispira a temi del secondo Isaia, soprattutto a quello della luce per illuminare le genti. È una prospettiva dominante nel Vangelo di Luca, mentre la promessa realizzata è presentata nel racconto degli Atti.
Giudizio e luce. Come in Gv 3,17-21, questi due temi sono messi in relazione: la luce mette in chiaro i pensieri profondi, obbliga a fare una scelta precisa: e in tal modo inizia il giudizio. E un segno che sono cominciati gli ultimi tempi.
Il Vangelo di Luca e gli Atti ritorneranno spesso sul fatto che Dio conosce i segreti dei cuori e che Gesù li mette in luce: Lc 8,17; 9,47; 16,15; 24,38; At 1,24; 15,8.
Il ruolo di Maria. Si va precisando. Essa è la serva del Signore, per accompagnare l’atto di ritorno a Dio di suo Figlio. Giovanni ce la mostrerà ai piedi della croce. Ma già Luca ne annuncia una comunione intima di sentimenti col Salvatore.
Altre armoniche scritturali
Sull’offerta spontanea di Cristo che entra nel mondo: Eb 10,5-7. Sull’intervento dello Spirito nei giorni dell’attuazione della salvezza: Gl 3,1-5. Su Cristo luce: Gv 1,9.


PER ANNUNCIARE LA PAROLA (piste d’omelia)

Sacrificio spirituale
Noi siamo continuamente preoccupati di purificare il culto, liberandolo dagli elementi sentimentali o superstiziosi, ed è bene. Diffidiamo delle devozioni, dei luoghi di pellegrinaggio, delle statue, dei riti cari alla pietà popolare del passato. Abbiamo ragione del tutto?
Gesù annuncia una religione “in spirito e verità”, un’adorazione non legata “né a Gerusalemme, né a questo monte” (Gv 4,21). Noi siamo chiamati a profetizzare una Gerusalemme unicamente celeste, dove non ci sarà più nemmeno il tempio (Ap 21). In realtà, il Vangelo annuncia una religione aperta a tutti, totalmente spirituale, indipendente da ogni luogo.
Gesù, però, il profeta e l’instauratore di questa religione, fra la nascita e la morte si comporta come fedele osservante dei riti, come pellegrino assiduo di Gerusalemme e del suo tempio. Se sale a Gerusalemme lo fa proprio per purificare il tempio e per dare inizio al vero culto: “Distruggete questo tempio e io in tre giorni lo riedificherò”.
Anche noi dobbiamo avanzare di rito in rito, servendoci dei segni della salvezza, se vogliamo arrivare a un Regno che, nella sua realtà viva, abbia con la risurrezione oltrepassato tutti i riti. Noi siamo invitati a cibarci di pane e di vino, in veri incontri, di quel vero Pane e di quel vero Vino che sono il vero corpo umano e il vero sangue sparso da Gesù Cristo. Noi siamo chiamati a seguire quotidianamente con la nostra carne e col nostro sangue tutte le nostre tradizioni, la strada di Cristo. Insomma, tutti i mezzi sensibili e umani sono validi (pellegrinaggi, santuari, processioni e liturgie diverse) purché ci liberino e ci facciano vivere dello spirito di Gesù, quello della Presentazione e del Calvario, cammino verso la risurrezione, segno per tutti gli uomini, se sono vissuti in spirito e verità.

Purificazione
È il secondo nome di questa festa. A noi sembra anacronistico, legato com’è a concezioni superate della religione e della sessualità: la donna si recava al tempio per ottenere una “purificazione” legale dopo la maternità: una formalità da assolvere. I testi e il contesto della liturgia ci mettono su un’altra strada: la purezza è legata alla verità, alla luce.
Cristo è luce: egli viene a rivelare ad ognuno la sua vera realtà: occasione di caduta per alcuni, di elevazione per altri.
La venuta di Cristo continua quest’opera di verità su ciascuno di noi: ci costringe a pronunciarci su di lui, a rivelare ciò che siamo nel profondo, ciò che ci fa vivere, ciò che dà un senso alla nostra vita. È un’operazione di purificazione.
La purezza in materia di sessualità è solo un caso particolare: rivelazione di ciò che anima profondamente la nostra vita: egoismo o amore. Anche la maternità ha bisogno di essere purificata, perché può essere ricerca mascherata di possesso, oppure dono di sé. La spada del dolore, la comparsa della sofferenza sarà spesso “rivelatrice”.

Luce per le genti
Una salvezza che riguardasse pochi privilegiati non meriterebbe alcun interesse. In questo nostro mondo aperto all’universale, è una convinzione pacifica. E tuttavia, in pratica, quante resistenze da parte di ogni tipo di particolarismo: razze, nazionalità, classi, gruppi di ogni genere, individui che vogliono imporre ad altri il loro modo di vedere, la loro cultura, la loro verità particolare.
Gesù si presenta a noi come il “fratello universale”. Nella povertà dell’infanzia. Nella debolezza e nell’obbedienza, vicino a tutti mediante “il sangue e la carne” (Eb 2,14). Solidale con tutti gli schiavi per liberarli tutti.
Questa rivelazione completa la celebrazione del Natale e dell’Epifania. È un messaggio di speranza per tutti coloro che vivono ancora nelle tenebre, il richiamo alla nostra missione universale, che bisogna realizzare nell’umile solidarietà con tutti gli uomini.


(tratto da: M. Gobbin, Omelie per un anno – vol. 2, anno A, tempo ordinario – Elledici 2003)

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5. Preghiere dei Fedeli – 2 febbraio 2020

«I miei occhi hanno visto la tua salvezza»

Celebrante. Anche noi vediamo in Gesù la «luce che illumina le genti». Nella Preghiera dei fedeli domandiamo al Padre che doni all’intera umanità, a volte sbandata e distratta, gli orientamenti di quella verità divina che ci viene dal Vangelo.

Lettore. Preghiamo insieme e diciamo: Illumina, Signore, le nostre vite.

1. Preghiamo per la Chiesa di Dio. Essa è la grande famiglia degli uomini che hanno ricevuto la luce della verità in Cristo, e si impegnano a viverla.
Perché tutti insieme nei nostri gruppi, e nel nostro rapportarci con la società, sappiamo rivelarci come comunità che sa amare, perdonare, e donare, preghiamo.

2. Per i testimoni del Vangelo. Non pochi cristiani con la loro coraggiosa testimonianza diventano come Cristo segni di contraddizione, in una realtà sociale che sovente si rivela materialista e povera di valori.
Perché essi continuino a trovare nella loro fede vissuta la forza di quella coerenza in Cristo, di cui il mondo ha bisogno, preghiamo.

3. Per l’accoglienza della vita nella società. Il Bambino Gesù presentato al tempio è, più di ogni altro bambino, il simbolo della vita che si espande.
Perché ogni mamma accetti con generosità il dono dei figli, e li accolga come pegni viventi dell’amore di Dio, preghiamo.

4. Per i bambini e i fanciulli bisognosi di luce e di amore, che si aprono alla vita racchiudendo in sé il dono misterioso della loro personalità ancora in boccio.
Perché i genitori li aiutino a crescere e fortificarsi come il fanciullo Gesù all’ombra di Maria e Giuseppe, pieni anch’essi di sapienza e grazia, davanti a Dio e agli uomini, preghiamo.

5. Per la nostra comunità (parrocchiale). Anche sul nostro territorio ci sono figli non amati, anziani trascurati, coppie di sposi in crisi, giovani delusi che hanno perso la fiducia nel futuro.
Perché noi discepoli del Signore sappiamo identificarli, e prenderci cura di loro con solidarietà sincera, preghiamo.

Celebrante. O Dio nostro Padre, il tuo Figlio Gesù è «luce del mondo», ma anche «segno di contraddizione». Aiutaci col dono della tua grazia a rendergli una piena testimonianza, nella fede e nella coerenza dell’azione. Te lo chiediamo per lo stesso Cristo nostro Signore.


(tratto da: E. Bianco, Preghiera dei fedeli, proposte per le domeniche e feste degli anni A-B-C – Elledici 2002)