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3. Annunciare la Parola – 26 luglio 2020


26 luglio

17ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Il regno di Dio è un tesoro nel campo, una pietra preziosa


PER RIFLETTERE E MEDITARE

Gesù chiede agli apostoli e a chi vuole seguirlo di abbandonare tutto per lui, sapendo che questa scelta risponde veramente al desiderio di realizzarsi di ogni persona. Nessuna rinuncia quindi, per chi lo segue, ma un lasciare qualcosa per acquistare ciò che più affascina, qualcosa di più prezioso che conquista e dà un senso pieno alla propria vita. È il significato delle due prime parabole che ci vengono proposte oggi.

La nostra vita di fronte al regno

Queste tre parabole sono un regalo prezioso di Matteo, perché non sono presenti negli altri evangelisti. Le prime due raccontano di due persone molto diverse. Il primo è un contadino che trova un tesoro per caso. È uno che fatica senza troppe aspettative. Il secondo è un intenditore, un mercante di perle preziose. Sono simili però in questo: vengono messi entrambi di fronte alla grande occasione della loro vita.

Il contadino trova il tesoro casualmente, mentre scava e vanga. In passato era frequente l’usanza di nascondere sotto terra i propri tesori, soprattutto per difendersi dalle incursioni degli esercizi nemici o dei banditi. Probabilmente nel sentire il terreno resistere, si sarà addirittura allarmato, forse seccato, pensando a una grossa pietra che gli avrebbe dato problemi e fatica. È sorpreso da ciò che trova senza averlo cercato. Il mercante di perle invece è sempre alla ricerca di qualcosa che valga di più, che possa permettergli il salto di qualità negli affari. Ma senza ripensarci decidono entrambi di entrarne in possesso. E per fare questo vendono tutto ciò che possiedono.

Si può immaginare la sorpresa e la costernazione dei parenti e degli amici, di chi li ha conosciuti. Finora erano stati prudenti ed equilibrati. Adesso sembrano avere un colpo di testa. Ma i due vendono tutto con gioia, anzi, lo fanno entrambi con una certa ansia e impazienza.

Ora vedono tutto con occhi diversi. Tutto è cambiato. Il tesoro nel campo e la perla preziosa diventano misura di ogni loro pensiero, di ogni loro sguardo. Tutto diventa secondario, meno amabile, meno desiderabile.

Non pensano più alla fatica o ai viaggi fatti. Gli altri che guardano al campo, vedono solo un terreno in attesa di essere vangato e concimato, lui ci vede il tesoro che nasconde. E ha capito che quando ne entrerà in possesso non avrà più bisogno di altro. Così pure il mercante, che si prepara a fare l’affare della vita.

La terza parabola, la rete gettata in mare, si riferisce a una scena quotidiana tra i pescatori del mare di Galilea. Dopo la pesca, la rete si riempie di pesci, viene tirata terra e incomincia la selezione. Il fulcro della parabola è proprio la selezione che si fa dopo la pesca, una selezione che nel nostro caso ha carattere escatologico, si riferisce cioè agli ultimi tempi. In qualche modo questa parabola si collega a quella della zizzania: prima della pesca non è possibile separare i pesci, dopo verranno scelti solo quelli commestibili.

Vendere tutto per trovare il tesoro

Gesù incomincia astutamente il suo discorso cercan­do di far capire che la scelta di vita fatta da lui e dai suoi discepoli ha una logica precisa. Essi sono come l’uomo che trova un tesoro, come un mercante che com­pra una perla di valore inestimabile: nessuno dirà che sono dei pazzi a svendere tutto pur di procurarsi ciò che vogliono, perché ciò che comprano ha un valore immensamente più grande di ciò che lasciano.

Queste parabole nella Chiesa primitiva dovevano ri­suonare come una spiegazione della straordinaria diffusione del cristianesimo. Quegli ebrei e quei pagani, uomini e don­ne, avevano lasciato tante cose, forse tutto, ma perché si erano tro­vati di fronte a un qualcosa di speciale: mettersi a servizio del regno di Dio, per il quale vale la pena lasciare tutto.

 Mettersi al servizio del regno

Non è difficile coglierne il significato profondo di queste parabole. A volte il senso della vita lo si trova solo scavando e faticando. A volte si deve andarne alla ricerca, come fa il mercante. Ma una volta che si ha la fortuna di trovarlo, diventa ragionevole svendere ogni cosa per possederlo.

E può darsi che qualcuno ci darà del pazzo, dell’imprudente. Ci sarà chi cercherà di remare contro e farci cambiare idea. Oppure che ci dirà che è inutile cercare, perché il senso della vita non è possibile trovarlo, perché non esiste.

Ma il cristiano non è uno sciocco e sa che la vita va spesa per qualcosa di importante. Gesù e il suo regno sono la perla preziosa, il tesoro nel campo, per i quali si può abbandonare tutto.

Noi spesso non siamo così. Qualcuno la scelta della vita, quella decisiva, non l’ha mai fatta. E vive nella Chiesa in punta di piedi, quasi come un ospite di passaggio. Pensa che la pratica cristiana, e la stessa celebrazione eucaristica più che azioni che ci realizzano e ci arricchiscono, sono qualcosa di pesante che si deve compiere.

La Chiesa, sin dai tempi della vita pubblica di Gesù, ha la pretesa di essere una prima realizzazione nel tem­po del regno di Dio. Ciò significa che scegliere la «pie­tra preziosa» vuol dire entrare in un rapporto nuovo proprio con questa comunità ecclesiale. È nella Chiesa che si realizza oggi praticamente il contratto di compravendita. La Chiesa ha però la responsabilità di fare di sé ogni giorno una realtà credibile e affascinante. È rea­lizzando le beatitudini che potrà proporsi agli altri qua­le pietra preziosa che si può acquistare a qualsiasi prezzo.

UN FATTO – UNA TESTIMONIANZA

«Gli apostoli lasciarono, senza eccezione, tutte le loro cose e, seguendo l’invito del loro divino Maestro, da pescatori di pesci si sono rapidamente cambiati in pescatori di uomini. Essi attirarono molti ad abbracciare la loro stessa vita, quanti cioè li imitarono nella fede. Era il tempo in cui i primi figli della Chiesa erano «un cuor solo e un’anima sola» (At 4,32). Staccatisi da tutto ciò che possedevano, si arricchirono dei beni eterni, attraverso una povertà praticata per motivi di fede. Avevano imparato dalla predicazione degli apostoli la gioia di non avere nulla nel mondo e di possedere tutto con Cristo» (san Leone Magno).

 

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4. Parola da Vivere – 26 luglio 2020

26 luglio

17ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Il regno di Dio è un tesoro nel campo, una pietra preziosa

COMMENTO

Gesù si è impegnato molto, per far comprendere ai discepoli cosa è il Regno di Dio e soprattutto come «funziona» lungo la storia. La liturgia offre in queste ultime tre parabole la strada della saggezza spirituale  e la necessità di scegliere l’appartenenza al Regno.

Le prime  due sono  parabole «sorelle» con la somiglianza del senso fondamentale e alcune differenze. Chi trova il tesoro nel campo  ha un colpo di «fortuna», che tiene nascosto  per sé, e con gioia vende tutto  per acquistare il campo.  Non  è qui per niente  in discussione la

«moralità» dell’uomo che ha trovato il tesoro in un campo non  suo, ma la riconoscenza per un dono  gratuito  e inatteso di Dio e la saggezza di chi è disposto a privarsi di tutto  per acquistare  l’unica realtà che vale per la vita eterna.

Chi trova la perla, la sta cercando  da tempo, la trova in possesso  di un venditore e anche  lui, che conosceva già il valore assoluto  della perla, investe tutto  ciò che possiede per acquistarla. Troviamo qui rappresentati tutti coloro  che cercano  onestamente la verità e la conoscenza di Dio e la trovano  nell’annuncio della risurrezione di Cristo, fatto dagli evangelizzatori.

Il senso fondamentale comune dice che il Regno di Dio ha un valore così alto e assoluto  che chi lo scopre, per appartenervi, non solo non fa nessuna fatica, ma addirittura prova gioia nel rinunciare a tutto il resto… e chi cerca il Regno da tempo, lo trova e lo acquista, costi quel che costi. In altro luogo il Signore dice che chi perde per lui la vita, acquista la vita eterna.

È davvero decisivo acquistare  il Regno? La risposta  è sì, per avere una  vita veramente e pienamente umano- divina in questo mondo e per ereditare la vita eterna. Chi non lo fa, perde tutto e per sempre. Ma nella storia il Regno si esprime attraverso la Chiesa, anche se non è chiuso in essa. Tutti possono avere accesso al Regno di Dio ed essere accolti nella Chiesa, sia i buoni sia i cattivi. Per questo la conclusione è affidata alla terza parabola, «sorella» di quella  del buon  grano  e della zizzania.  Qui il tutto si conclude  quando la rete è piena e si giunge così al tempo del giudizio  di salvezza o di condanna. Non basta acquistare  il campo o la perla, farsi battezzare e ricevere i sacramenti, bisogna vivere il Vangelo, per entrare nella gioia senza fine.

La conclusione del discorso offre un ritratto  del credente,  che qualche  commentatore riconosce  anzitutto nell’evangelista e poi negli evangelizzatori. Sono coloro che hanno «compreso» il Vangelo e possiedono il «tesoro» della fede; essi hanno fatto proprie tutte le novità che ha portato Gesù e valorizzano tutte le «cose» antiche del Primo Testamento, le quali restano valide, perché hanno trovato la loro verità completa in Cristo risorto.

SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA

1. Molte volte il Signore ci ha fatto trovare il tesoro del suo amore misericordioso, attraverso  un  fratello, una  sorella o un avvenimento particolare. Siamo stati capaci di rinunciare a qualcosa  per acquistare  quel te- soro?

2. Chi cerca, trova. Questa parola del Signore non vale per tutte le cose umane, ma per quelle che vengono da lui. Chi cerca sinceramente il Signore e la saggezza che viene da lui, non rimane  deluso.

3. La gioia risplende sul volto e nella vita di chi «acquista» il Regno di Può essere questo un buon criterio per verificare la nostra  appartenenza alla Chiesa e la nostra fedeltà a Cristo e al suo Vangelo.

4. Alla fine ci sarà il giudizio e la separazione. Il cristiano non ha paura di essere separato dal Signore e dai fratelli,  perché  ogni  giorno  rinnova  il suo impegno e mette la sua fiducia, non nella propria  bravura, ma nella misericordia del Signore.

PROPOSTA DI IMPEGNO DELLA SETTIMANA

Per incontrare il Signore e per fare del bene ai fratelli, rinuncio volentieri  a qualcosa  che mi piace.


Tratto da: Messale delle domeniche e delle feste – Elledici – 2017

 

 

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5. Perdono e Preghiere dei Fedeli – 26 luglio 2020

26 luglio

17ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Il regno di Dio è un tesoro nel campo, una pietra preziosa

 

RICHIESTA DI PERDONO

  • Signore Gesù, tu sei la pietra preziosa che dà senso alla nostra vita, abbi pietà di noi.
  • Cristo, c’è un tesoro da scoprire, per il quale merita faticare, abbi pietà di noi.
  • Signore Gesù, il nostro cuore è inquieto, finché non ti ha trovato, abbi pietà di noi.

PREGHIERE DEI FEDELI

Celebrante. Fratelli e sorelle carissimi, anche a noi il Signore dice, come a Salomone: «Chiedimi ciò che vuoi che ti conceda». Con questo senso di fiducia, ci rivolgiamo a lui dicendo:

Venga il tuo regno, Signore!

  • Per la Chiesa, affinché con un volto credibile e affascinante sappia presentarsi al mondo come il regno di Dio in costruzione, preghiamo.
  • Per l’umanità in ricerca di valori non provvisori, sappia trovare nella parola di Dio lo slancio decisivo per rinnovarsi, preghiamo.
  • Per la nostra comunità, perché si sollevi ogni giorno dalla propria stanchezza per trovare l’entusiasmo delle scelte che contano, preghiamo.
  • Per tutti noi qui riuniti, perché nell’Eucaristia celebrata insieme scopriamo il tesoro del campo e la perla preziosa, preghiamo.

Celebrante. O Padre, ascoltaci mentre ti invochiamo: esaudisci le invocazioni di noi che cerchiamo con tutto il cuore il regno di Dio. Per Cristo nostro Signore.

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6. Vignetta di RobiHood – 26 luglio 2020

26 luglio

17ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

La perla preziosa

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Pubblicazioni di Roberto Benotti (RobyHood) presso Elledici:

Laudato sii

Ancilla Domini

Un anno straordinario

Sorrisi divini

I Love Francesco

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1. Letture e orazioni – 19 luglio 2020

19 luglio

XV domenica del tempo ordinario

Tolleranza e misericordia di Dio

 

ANTIFONA D’INIZIO

Ecco, Dio viene in mio aiuto,
il Signore sostiene l’anima mia.
A te con gioia offrirò sacrifici
e loderò il tuo nome,  Signore,
perché sei buono.                                Sal 53,6.8

COLLETTA

Sii propizio  a noi tuoi fedeli, Signore,
e donaci i tesori della tua grazia,
perché, ardenti di speranza, fede e carità,
restiamo sempre fedeli ai tuoi comandamenti.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Oppure:

Ci sostenga  sempre, o Padre,
la forza e la pazienza del tuo amore;
fruttifichi in noi la tua parola,
seme e lievito della Chiesa,
perché si ravvivi la speranza
di veder crescere l’umanità nuova,
che il Signore al suo ritorno
farà splendere come il sole nel tuo regno.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

PRIMA LETTURA

Dopo i peccati, tu concedi il pentimento.

Dal libro della Sapienza                          Sap 12,13.16-19

Non c’è Dio fuori di te, che abbia cura di tutte le cose, perché tu debba difenderti dall’accusa di giudice ingiusto.
La tua forza infatti è il principio  della giustizia, e il fatto che sei padrone di tutti, ti rende indulgente con tutti. Mostri la tua forza quando non si crede nella pienezza del tuo potere, e rigetti l’insolenza di coloro che pur la conoscono. Padrone della forza, tu giudichi con mitezza e ci governi con molta indulgenza, perché, quando vuoi, tu eserciti il potere.
Con tale modo di agire hai insegnato al tuo popolo che il giusto deve amare gli uomini, e hai dato ai tuoi figli la buona speranza che, dopo i peccati, tu concedi il pentimento.

Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE                                      Dal Salmo 85 (86)

Tu sei buono, Signore, e perdoni.

Tu sei buono, Signore, e perdoni,
sei pieno di misericordia con chi t’invoca.
Porgi l’orecchio, Signore, alla mia preghiera
e sii attento alla voce delle mie suppliche.

Tutte le genti che hai creato verranno
e si prostreranno davanti a te, Signore,
per dare gloria al tuo nome.
Grande tu sei e compi meraviglie: tu solo sei Dio.

Ma tu, Signore, Dio misericordioso e pietoso,
lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà,
volgiti a me e abbi pietà.

SECONDA LETTURA

Lo Spirito intercede con gemiti inesprimibili.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani                 Rm 8,26-27

Fratelli, lo Spirito viene in aiuto alla nostra debo- lezza; non sappiamo  infatti come pregare in modo conveniente, ma lo Spirito stesso intercede con gemiti inesprimibili; e colui che scruta i cuori sa che cosa de- sidera lo Spirito, perché egli intercede per i santi se- condo  i disegni di Dio.

Parola di Dio.

 

CANTO AL VANGELO                                                                      Mt 1 ,25

Alleluia, alleluia.

Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché ai piccoli hai rivelato i misteri del Regno. Alleluia.

 

VANGELO*                                            TRA PARENTESI LA FORMA BREVE.

Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura.

Dal vangelo secondo  Matteo                        Mt 13,24-43

[In quel tempo, Gesù espose  alla folla un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile  a un uomo che ha seminato  del buon  seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano,  venne il suo nemico,  seminò  della zizzania  in mezzo  al grano e se ne andò. Quando  poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò  anche la zizzania.  Allora i servi andarono  dal padrone di casa e gli dissero: “Signore, non hai seminato  del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?”. Ed egli rispose loro: “Un nemico  ha fatto questo!”. E i servi gli dissero: “Vuoi che andiamo  a raccoglierla?”. “No, rispose, perché non succeda che, rac- cogliendo la zizzania,  con essa sradichiate  anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano  insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania  e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponètelo nel mio granaio”».]

Espose loro un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile  a un granello di senape,  che un uomo prese e seminò  nel suo campo.  Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande delle altre piante dell’orto e diventa un albero, tanto che gli uccelli del cielo vengono a fare il nido fra i suoi  rami». Disse  loro un’altra parabola: «Il regno dei cieli è simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché  non  fu tutta lievitata».

Tutte queste  cose  Gesù disse  alle folle  con parabole e non parlava ad esse se non con parabole, per- ché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta: «Aprirò la mia bocca con parabole,  proclamerò cose  nascoste  fin dalla fondazione del mondo». Poi congedò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli  gli si avvicinarono  per dirgli: «Spiegaci la parabola della  zizzania  nel  campo».  Ed egli  rispose: «Colui che semina  il buon  seme  è il Figlio dell’uomo. Il campo è il mondo e il seme buono  sono  i figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno e il nemico  che l’ha seminata è il diavolo.  La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono  gli angeli. Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno  dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti!».

Parola del Signore.

ORAZIONE SULLE OFFERTE

O Dio, che nell’unico e perfetto sacrificio del Cristo
hai dato valore e compimento
alle tante vittime della legge antica,
accogli e santifica questa nostra offerta
come un giorno benedicesti i doni di Abele,
e ciò che ognuno di noi presenta in tuo onore
giovi alla salvezza di tutti.

Per Cristo nostro Signore.

ANTIFONA ALLA COMUNIONE

Ha lasciato un ricordo dei suoi prodigi:
buono è il Signore e misericordioso,
egli dà il cibo a coloro che lo temono.     Sal 1 0,4-5

Oppure:

«Ecco, sto alla porta e busso», dice il Signore.
«Se uno ascolta la mia voce e mi apre,
io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me».        Ap 3,20

Oppure:

Il buon  seme sono i figli del regno,
che alla fine splenderanno come il sole.          Cf Mt 13,38.43

DOPO LA COMUNIONE

Assisti, Signore, il tuo popolo,
che hai colmato della grazia di questi santi misteri,
e fa’ che passiamo  dalla decadenza del peccato
alla pienezza  della vita nuova. Per Cristo nostro Signore.

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2. Introduzioni – 19 luglio 2020

19 luglio

16ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Tolleranza e misericordia di Dio

Le tre parabole di questa domenica rivelano il cuore del pensiero di Gesù sul nostro mondo, sulla storia, sul regno di Dio. Gesù paragona la nostra umanità a un campo in cui si trovano insieme il grano buono e le erbacce, la zizzania. Una parabola in cui trionfano la tolleranza di Dio e la sua misericordia. Le altre due parabole, quella del granello di senape e del lievito che fermenta la pasta, sono immagini del regno di Dio, immagini piene di speranza e di fiducia nell’impegno di ogni cristiano nel costruirlo.

PRIMA LETTURA

Dopo i peccati, tu concedi il pentimento.                                            

«Dopo i peccati, tu concedi il pentimento», dice la Sapienza, riflettendo sul comportamento di Dio attraverso gli avvenimenti della storia. Dio usa misericordia verso ogni uomo, perché è buono e tutti sono suoi figli.

 Dal libro della Sapienza.                                                                                      Sap 12,13.16-19

SALMO RESPONSORIALE                                                                     Dal Salmo 85 (86)

Canto di confidenza e di lode al Signore. Ogni vivente riconosce la sua grandezza, la sua misericordia, il suo amore e la sua fedeltà.

Rit. Tu sei buono, Signore, e perdoni.

 SECONDA LETTURA

Lo Spirito intercede con gemiti inesprimibili.                        

Continua il capitolo ottavo della lettera di Paolo ai cristiani di Roma. Proseguendo nelle sue considerazioni, Paolo assicura che lo Spirito Santo intercede per noi, e ci fa capire quali sono le cose che dobbiamo chiedere e ciò che il Padre vuole da noi.

 Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani.                                                      Rm 8,26-27

 VANGELO

Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura.

Ci vengono proposte tre parabole, tutte e tre molto conosciute. Quella del grano e della zizzania è un invito a riconoscere i tempi di Dio e a imparare la tolleranza; quelle che paragonano il regno di Dio a un granellino di senapa e al lievito, sono parabole di fiducia nella forza prorompente del Vangelo.

Dal vangelo secondo Matteo.                                                                                  Mt 13,24-43


 

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3. Annunciare la Parola – 19 luglio 2020


19 luglio

16ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Tolleranza e misericordia di Dio


PER RIFLETTERE E MEDITARE

Delle tre parabole proposte oggi, la prima presenta un’altra strana seminagione da parte di Dio. Una settimana fa si parlava di un contadino che seminava sulla strada, tra le pietre e le spine… Oggi sembra quasi che sbagli seminagione e insieme al grano buono semini anche la zizzania. In realtà non è lui a seminare le erbacce, ma è il suo nemico, che lo fa di notte, mentre il padrone e i servi dormono.

Lettura simbolica della parabola

Ai cristiani della prima ora la parabola del grano buono e della zizzania infondeva certamente conforto e fiducia. Vivendo immersi in una società pagana chiusa ai valori e gestita da un potere dispotico e violento, diventava difficile predicare il Vangelo e vivere la vita cristiana.

Ma allargando il discorso, la parabola dice che il campo è il mondo, la società, la stessa Chiesa, siamo noi, che vediamo tanto bene svilupparsi, tanti fermenti positivi, ma mescolati a tanto male, soffocati dalla zizzania.

È il «nemico» che ha seminato l’erbaccia. Non siamo stati noi, non ne siamo noi i responsabili, anzi vorremmo sapere chi lo ha fatto. Pensando a tragedie immani, come ai campi di sterminio e alle guerre di aggressione o la tortura, ma anche a chi davanti ai nostri occhi si presenta malvagio e fa il male, ci domandiamo: che fare?

I servitori sono impazienti: colti nel sonno dal nemico, appena vedono l’erbaccia crescere vorrebbero ripulire il campo e strappare la zizzania.

Al tempo di Gesù o nei primi secoli della comunità cristiana, ma anche nei nostri giorni, non sono mai mancati e non mancano coloro che vorrebbero anticipare i giudizi di Dio e si manifestano intolleranti verso coloro che guastano la società, oppure verso chi, pur essendosi messo al seguito di Gesù, vive male il cristianesimo.

Spesso queste persone zelanti sono in buona fede, vorrebbero difendere i più giovani, i più deboli, affermare il bene a ogni costo. È l’impazienza, l’inquietudine dei migliori, che vorrebbero mandare al fuoco ogni pianta che non porta frutto, come minacciava Giovanni Battista (Mt 3,7-10) o che per difendere la purezza della fede fanno sgozzare centinaia di falsi profeti come Elia (1Re 18,40).

Ma il male, lo scandalo, le proposte negative non possono essere facilmente eliminate. In ogni caso Gesù rifiuta interventi radicali. «C’è una tolleranza che è sinonimo di indifferenza; non è certo il caso della parabola, che parla di una tolleranza generata dall’amore» (Bruno Maggioni).

 Le altre due parabole

Alla parabola della zizzania, seguono due belle parabole sul regno di Dio, paragonato a un granello di senape, che cresce a dismisura e in brevissimo tempo, pur essendo il più piccolo di tutti i semi. Questo granello è Gesù stesso, seme gettato in terra a marcire, che risorge e porta molto frutto.

L’altra parabola paragona il regno di Dio al lievito che fermenta la pasta dal di dentro, e la fa diventare pane buono. Il lievito è invisibile, ma se non lo si mette, l’evoluzione della farina in pane buono non avviene. Sono il simbolo del bene che siamo chiamati a compiere noi cristiani. La nostra testimonianza, anche quando è piccola e sproporzionata come un granello di senape e il lievito, lascia sempre il segno e costruisce il regno.

Queste due parabole sono state comprese facilmente dagli apostoli, mentre quella della zizzania chiedono a Gesù che gliela spieghi. E le parole di Gesù sicuramente li avrà sorpresi, perché, come in questo caso, la tolleranza di Dio a volte appare addirittura incomprensibile. Soprattutto perché non è la pazienza di chi aspetta al varco il peccatore in attesa del giorno del giudizio, ma è la tolleranza dell’amore, che dà tempo a ciascuno di pentirsi e di diventare erba buona.

Nei nostri giorni

La parabola del grano e della zizzania è sempre di attualità, perché anche oggi ci sono tra noi, come dicevamo, gli intolleranti, i puri, coloro che vorrebbero mandare a morte, seppellire in galera ed escludere dalla società tutti quelli che si comportano male, e sono impazienti di vedere realizzati i severi giudizi di Dio.

Convinciamoci intanto che il male c’è. È la triste constatazione di tanti genitori che vedono i loro figli perdersi. Come loro, gli educatori e i responsabili della pastorale si domandano: chi mai ha messo la zizzania nelle nostre famiglie, nella società, nella Chiesa? C’è un «nemico» che semina di notte, mentre noi non siamo abbastanza vigili e attenti. C’è il male, prendiamone atto. E di fronte al male scopriamo con stupore il silenzio di Dio che facciamo fatica a comprendere. Come spiegarlo? È il trionfo apparente di ciò che è sbagliato, la serenità incosciente di tanti che allegramente distruggono la società o si autodistruggono.

Ma il silenzio di Dio, come afferma la parabola, nasce dallo stile di Dio, che è misericordia infinita, e sa che la zizzania può trasformarsi miracolosamente in grano buono. Così è stato per tante personalità straordinarie come san Paolo, sant’Agostino, san Francesco d’Assisi, Charles de Foucauld… I grandi sant’Ignazio e san Camillo de Lellis.

Non giudichiamo e non arroghiamoci un diritto che è solo di Dio, perché noi stessi in fondo siamo un misto di grano buono e di zizzania e la pazienza la dobbiamo esercitare anche con noi stessi, perché non sempre riusciamo a fare il bene che ci proponiamo di fare.

UN FATTO – UNA TESTIMONIANZA

«Tardi ti amai, o bellezza sempre antica e sempre nuova, tardi ti amai! Tu eri dentro di me e io fuori, e lì ti cercavo. Tu eri con me, ma io non ero con te. Mi tenevano lontano le tue creature, che non esisterebbero se non fossero in te. Mi chiamasti, e il tuo grido vinse la mia sordità. Ti assaporai, e ho fame e sete di te. Mi toccasti e aspiro ardentemente alla tua pace. Quando aderirò a te con tutto me stesso, non vi sarà più posto per il dolore e la fatica e la mia vita sarà viva, piena di te» (sant’Agostino).

 

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5. Perdono e Preghiere dei Fedeli – 19 luglio 2020

19 luglio

16ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Tolleranza e misericordia di Dio


RICHIESTA DI PERDONO

      • Pietà di noi, Signore.
        Contro di te abbiamo peccato.
        Mostraci, Signore, la tua misericordia.
        E donaci la tua salvezza.
  • Signore, ti abbiamo chiesto di intervenire, per punire coloro che ci fanno  soffrire. Abbi pietà di noi.
  • Cristo, abbiamo giudicato, condannato e sparlato di diverse persone. Abbi pietà di noi.
  • Signore, non abbiamo avuto pazienza con chi ha sbagliato nei nostri confronti. Abbi pietà di noi.

PREGHIERE DEI FEDELI

Celebrante. Fratelli e sorelle carissimi, rivolgiamoci con fiducia al Padre, che crede nella nostra capacità di germogliare e di portare frutto. Preghiamo insieme e diciamo:

Padre, aiutaci a coltivare la speranza.

  • Perché la Chiesa non si stanchi di seminare e di attendere con fiducia che il raccolto sia positivo, preghiamo.
  • Per la società, perché si prenda cura di chi semina odio e violenza, indifferenza e menefreghismo, aiutandoli a convertirsi al senso positivo della vita, preghiamo.
  • Per gli insegnanti e gli educatori perché non si scoraggino di fronte a tante situazioni di malessere giovanile, ma li aiutino a uscire dal loro disagio, preghiamo.
  • Per le nostre famiglie, affinché con rispetto e amore vigilino sui figli, perché la zizzazia non abbia su di loro il sopravvento, preghiamo.

Celebrante. O Padre, con il tuo paterno aiuto sostienici nel costruire un mondo in cui prevalgano la tua mitezza, la pazienza e la misericordia. Per Cristo nostro Signore.

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6. Vignetta di RobiHood – 19 luglio 2020

19 luglio

16ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Tolleranza e misericordia di Dio

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Pubblicazioni di Roberto Benotti (RobyHood) presso Elledici:

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Un anno straordinario

Sorrisi divini

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1. Letture e orazioni – 12 luglio 2020

12 luglio

XV domenica del tempo ordinario

Ecco,il seminatore uscì a seminare

 

ANTIFONA D’INIZIO

Nella giustizia contemplerò il tuo volto,
al mio risveglio mi sazierò della tua presenza.                Sal 16,15

COLLETTA

O Dio, che mostri agli erranti la luce della tua verità,
perché possano tornare sulla retta via,
concedi a tutti coloro che si professano cristiani
di respingere ciò che è contrario a questo nome
e di seguire ciò che gli è conforme.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Oppure:

Accresci in noi, o Padre,
con la potenza del tuo Spirito
la disponibilità ad accogliere
il germe della tua parola,
che continui  a seminare nei solchi dell’umanità,
perché fruttifichi in opere di giustizia e di pace
e riveli al mondo la beata speranza del tuo regno.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

PRIMA LETTURA

La pioggia fa germogliare  la terra.

Dal libro del profeta Isaia                                Is 55,10-1

Così dice il Signore: «Come la pioggia e la neve scendono dal cielo
e non vi ritornano senza avere irrigato la terra,
senza averla fecondata e fatta germogliare,
perché dia il seme a chi semina e il pane a chi mangia,
così sarà della mia parola uscita dalla mia bocca:
non ritornerà a me senza effetto,
senza aver operato ciò che desidero
e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata».
Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE                                     Dal Salmo 64 (65)

Tu visiti la terra, Signore,
e benedici  i suoi germogli.

Tu visiti la terra e la disseti,
la ricolmi di ricchezze.
Il fiume di Dio è gonfio di acque;
tu prepari il frumento per gli uomini.

Così prepari la terra:
ne irrìghi i solchi, ne spiani le zolle,
la bagni con le piogge
e benedici  i suoi germogli.

Coroni  l’anno con i tuoi benefici,
i tuoi solchi stillano  abbondanza.
Stillano i pascoli del deserto
e le colline si cingono  di esultanza.

I prati si coprono di greggi,
le valli si ammantano di messi:
gridano  e cantano di gioia!

SECONDA LETTURA

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani                 Rm 8,18-23

Fratelli, ritengo  che le sofferenze  del tempo  presente non siano paragonabili alla gloria futura che sarà rivelata in noi.  L’ardente aspettativa della creazione, infatti, è protesa verso la rivelazione  dei figli di Dio.
La creazione infatti è stata sottoposta alla caducità  – non per sua volontà, ma per volontà di colui che l’ha sottoposta – nella speranza che anche la stessa creazione  sarà liberata dalla schiavitù  della  corruzione per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio.
Sappiamo infatti che tutta insieme  la creazione geme e soffre le doglie del parto fino ad oggi. Non solo, ma anche noi,  che possediamo le primizie  dello  Spirito, gemiamo  interiormente aspettando  l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo.

Parola di Dio.

CANTO AL VANGELO                                                      Cf Mt 13,19.23

Alleluia, alleluia.

Il seme è la parola di Dio, il seminatore è Cristo:
chiunque trova lui, ha la vita eterna.

Alleluia

VANGELO

TRA PARENTESI [ ]LA FORMA BREVE.

Il seminatore uscì a seminare.

Dal vangelo secondo  Matteo                          Mt 13,1-23

[Quel giorno  Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia.
Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: «Ecco, il seminatore  uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo  la strada; vennero  gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono.  Un’altra parte cadde sul terreno buono  e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti».]

Gli si avvicinarono allora i discepoli  e gli dissero: «Perché a loro parli con parabole?».
Egli rispose  loro: «Perché a voi è dato conoscere  i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha. Per questo  a loro parlo con parabole: perché guardando non  vedono, udendo  non  ascoltano e non  comprendono.
Così si compie per loro la profezia di Isaia che dice: “Udrete, sì, ma non  comprenderete, guarderete, sì, ma non vedrete. Perché il cuore di questo popolo è diventato  insensibile, sono  diventati duri di orecchi e hanno chiuso gli occhi, perché non vedano con gli occhi,  non  ascoltino con gli orecchi e non  comprendano con il cuore e non si convertano e io li guarisca!”.

Beati invece i vostri occhi perché vedono  e i vostri orecchi perché ascoltano. In verità io vi dico: molti profeti e molti giusti hanno desiderato vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate,  ma non  lo ascoltarono! Voi dunque  ascoltate la parabola del seminatore. Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende,  viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato  nel suo cuore: questo  è il seme seminato  lungo  la strada. Quello che è stato seminato  sul terreno sassoso è colui  che ascolta la Parola e l’accoglie subito con gioia, ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. Quello seminato  tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. Quello  seminato  sul terreno buono  è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento,  il sessanta,  il trenta per uno».

Parola del Signore.

ORAZIONE SULLE OFFERTE

Guarda, Signore, i doni della tua Chiesa in preghiera,
e trasformali in cibo spirituale
per la santificazione di tutti i credenti.
Per Cristo nostro Signore.

ANTIFONA ALLA COMUNIONE

Il passero trova la casa,
la rondine il nido dove porre i suoi piccoli,
presso i tuoi altari, Signore degli eserciti,
mio re e mio Dio.
Beato chi abita la tua casa: sempre canta le tue lodi.     Sal 83,4-5

Oppure:

Dice il Signore: «Chi mangia  la mia carne
e beve il mio sangue, rimane  in me e io in lui».      Gv 6,56

Oppure:

«Il seme seminato nella terra buona
è colui che ascolta la parola e la comprende».         Mt 13,23

DOPO LA COMUNIONE

Signore, che ci hai nutriti alla tua mensa,
fa’ che per la comunione a questi santi misteri
si affermi sempre più nella nostra vita
l’opera della redenzione.
Per Cristo nostro Signore.