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3. Annunciare la Parola – 26 luglio 2020


26 luglio

17ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Il regno di Dio è un tesoro nel campo, una pietra preziosa


PER RIFLETTERE E MEDITARE

Gesù chiede agli apostoli e a chi vuole seguirlo di abbandonare tutto per lui, sapendo che questa scelta risponde veramente al desiderio di realizzarsi di ogni persona. Nessuna rinuncia quindi, per chi lo segue, ma un lasciare qualcosa per acquistare ciò che più affascina, qualcosa di più prezioso che conquista e dà un senso pieno alla propria vita. È il significato delle due prime parabole che ci vengono proposte oggi.

La nostra vita di fronte al regno

Queste tre parabole sono un regalo prezioso di Matteo, perché non sono presenti negli altri evangelisti. Le prime due raccontano di due persone molto diverse. Il primo è un contadino che trova un tesoro per caso. È uno che fatica senza troppe aspettative. Il secondo è un intenditore, un mercante di perle preziose. Sono simili però in questo: vengono messi entrambi di fronte alla grande occasione della loro vita.

Il contadino trova il tesoro casualmente, mentre scava e vanga. In passato era frequente l’usanza di nascondere sotto terra i propri tesori, soprattutto per difendersi dalle incursioni degli esercizi nemici o dei banditi. Probabilmente nel sentire il terreno resistere, si sarà addirittura allarmato, forse seccato, pensando a una grossa pietra che gli avrebbe dato problemi e fatica. È sorpreso da ciò che trova senza averlo cercato. Il mercante di perle invece è sempre alla ricerca di qualcosa che valga di più, che possa permettergli il salto di qualità negli affari. Ma senza ripensarci decidono entrambi di entrarne in possesso. E per fare questo vendono tutto ciò che possiedono.

Si può immaginare la sorpresa e la costernazione dei parenti e degli amici, di chi li ha conosciuti. Finora erano stati prudenti ed equilibrati. Adesso sembrano avere un colpo di testa. Ma i due vendono tutto con gioia, anzi, lo fanno entrambi con una certa ansia e impazienza.

Ora vedono tutto con occhi diversi. Tutto è cambiato. Il tesoro nel campo e la perla preziosa diventano misura di ogni loro pensiero, di ogni loro sguardo. Tutto diventa secondario, meno amabile, meno desiderabile.

Non pensano più alla fatica o ai viaggi fatti. Gli altri che guardano al campo, vedono solo un terreno in attesa di essere vangato e concimato, lui ci vede il tesoro che nasconde. E ha capito che quando ne entrerà in possesso non avrà più bisogno di altro. Così pure il mercante, che si prepara a fare l’affare della vita.

La terza parabola, la rete gettata in mare, si riferisce a una scena quotidiana tra i pescatori del mare di Galilea. Dopo la pesca, la rete si riempie di pesci, viene tirata terra e incomincia la selezione. Il fulcro della parabola è proprio la selezione che si fa dopo la pesca, una selezione che nel nostro caso ha carattere escatologico, si riferisce cioè agli ultimi tempi. In qualche modo questa parabola si collega a quella della zizzania: prima della pesca non è possibile separare i pesci, dopo verranno scelti solo quelli commestibili.

Vendere tutto per trovare il tesoro

Gesù incomincia astutamente il suo discorso cercan­do di far capire che la scelta di vita fatta da lui e dai suoi discepoli ha una logica precisa. Essi sono come l’uomo che trova un tesoro, come un mercante che com­pra una perla di valore inestimabile: nessuno dirà che sono dei pazzi a svendere tutto pur di procurarsi ciò che vogliono, perché ciò che comprano ha un valore immensamente più grande di ciò che lasciano.

Queste parabole nella Chiesa primitiva dovevano ri­suonare come una spiegazione della straordinaria diffusione del cristianesimo. Quegli ebrei e quei pagani, uomini e don­ne, avevano lasciato tante cose, forse tutto, ma perché si erano tro­vati di fronte a un qualcosa di speciale: mettersi a servizio del regno di Dio, per il quale vale la pena lasciare tutto.

 Mettersi al servizio del regno

Non è difficile coglierne il significato profondo di queste parabole. A volte il senso della vita lo si trova solo scavando e faticando. A volte si deve andarne alla ricerca, come fa il mercante. Ma una volta che si ha la fortuna di trovarlo, diventa ragionevole svendere ogni cosa per possederlo.

E può darsi che qualcuno ci darà del pazzo, dell’imprudente. Ci sarà chi cercherà di remare contro e farci cambiare idea. Oppure che ci dirà che è inutile cercare, perché il senso della vita non è possibile trovarlo, perché non esiste.

Ma il cristiano non è uno sciocco e sa che la vita va spesa per qualcosa di importante. Gesù e il suo regno sono la perla preziosa, il tesoro nel campo, per i quali si può abbandonare tutto.

Noi spesso non siamo così. Qualcuno la scelta della vita, quella decisiva, non l’ha mai fatta. E vive nella Chiesa in punta di piedi, quasi come un ospite di passaggio. Pensa che la pratica cristiana, e la stessa celebrazione eucaristica più che azioni che ci realizzano e ci arricchiscono, sono qualcosa di pesante che si deve compiere.

La Chiesa, sin dai tempi della vita pubblica di Gesù, ha la pretesa di essere una prima realizzazione nel tem­po del regno di Dio. Ciò significa che scegliere la «pie­tra preziosa» vuol dire entrare in un rapporto nuovo proprio con questa comunità ecclesiale. È nella Chiesa che si realizza oggi praticamente il contratto di compravendita. La Chiesa ha però la responsabilità di fare di sé ogni giorno una realtà credibile e affascinante. È rea­lizzando le beatitudini che potrà proporsi agli altri qua­le pietra preziosa che si può acquistare a qualsiasi prezzo.

UN FATTO – UNA TESTIMONIANZA

«Gli apostoli lasciarono, senza eccezione, tutte le loro cose e, seguendo l’invito del loro divino Maestro, da pescatori di pesci si sono rapidamente cambiati in pescatori di uomini. Essi attirarono molti ad abbracciare la loro stessa vita, quanti cioè li imitarono nella fede. Era il tempo in cui i primi figli della Chiesa erano «un cuor solo e un’anima sola» (At 4,32). Staccatisi da tutto ciò che possedevano, si arricchirono dei beni eterni, attraverso una povertà praticata per motivi di fede. Avevano imparato dalla predicazione degli apostoli la gioia di non avere nulla nel mondo e di possedere tutto con Cristo» (san Leone Magno).