1 NOVEMBRE 2026
XXXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
LA CHIESA, UN POPOLO DI SANTI
COMMENTO
La liturgia della Parola della festa di Tutti i Santi ci costringe a riflettere sull’aldilà. Tutti dobbiamo morire. Questo è fisiologico.
Ma che cosa ci aspetta: il nulla eterno o il Regno dei cieli in cui entriamo con la risurrezione individuale?.
L’insegnamento di Gesù è chiaro e netto ce lo ricorda il brano odierno dell’Apocalisse che ci ricorda che ogni persona qualunque sia la sua tribù, razza o lingua, se si sarà purificata attraverso il sangue dell’Agnello farà parte del Regno di Dio per l’eternità . La veste bianca ed il ramo d’olivo sono il segno di coloro che hanno riconosciuto Dio benedetto. Lo hanno glorificato, onorato, ringraziato. Questo li ha resi puri, come Egli è puro (cfr 1 Gv 3.3). Sono un numero infinito. E sono usciti dalla vita durante la quale hanno interagito con noi. A loro dobbiamo la nostra esistenza.
Con loro abbiamo condiviso la nostra quotidianità. Ci siamo relazionati con loro nella felicità e nel dolore, nell’amicizia e, qualche volta, anche nel risentimento.
Li abbiamo amati nella gioia e nel perdono vicendevole. Con la loro dipartita abbiamo perso anche una parte di noi stessi. Conosciamo i loro nomi e portiamo scolpiti nella memoria i loro volti , i loro insegnamenti, le loro debolezze e le loro virtù. Sono i nostri santi, usciti dalle nostre famiglie e dallle nostre relazioni esistenziali. Ora i loro limiti umani sono stati annientati dal sangue dell’Agnello e stanno al cospetto di Dio.
Il brano evangelico ci tratteggia il sentiero che dobbiamo percorre se vogliamo raggiungerli nell’eternità.
È quello delle Beatitudini. Esse sono 8 e la loro lista forma un insieme di 72 parole.
I numeri nella Scrittura sono molto significativi. Nel linguaggio biblico il numero 8 ricorda sempre la Risurrezione di Gesù. Il numero 72, vedi Genesi 10, sta indicare che non solo gli Ebrei sono figli di Dio ma anche tutti gli altri 72 popoli che a quel tempo si riteneva che esistessero sulla terra.
Chiunque abiterà il Regno di Dio se avrà rispettato nella sua vita le 8 beatitudini colonne portanti della realizzazione del Regno dei Cieli già su questa terra. La loro attuazione significa la nostra fedeltà all’invito che recentemente ci è stato rivolto da Gesù ad amare Dio, il prossimo come noi stessi.
La festa di tutti i Santi è anche la nostra festa? Solo ad ognuno di noi spetta la risposta blindata nel silenzio della nostra coscienza alla presenza di Dio dove non possiamo barare.
COMMENTO 2
…
Commento a cura di don Francesco Dell’Orto, parroco di San Lorenzo in Bisceglie, Per crescere nella conoscenza e nell’amore di Gesù Cristo. Preghiere e catechesi mistagogiche domenicali ciclo A
COMMENTO 3
Questa pagina del vangelo è da contemplare più che da commentare. Tuttavia, siccome fa sorgere molte domande, richiede anche delle risposte non facili da comprendere e soprattutto da accettare, specie se si ha una fede debole o vacillante. Chi non è credente potrebbe considerare le beatitudini il manifesto dell’«oppio dei popoli».
Per Matteo esse costituiscono il proclama che apre il discorso della montagna, il primo dei grandi discorsi, e che, in qualche maniera, annuncia una nuova creazione e una alleanza nuova, quella del nuovo popolo di Dio attorno a una Legge nuova, scritta non più su tavole di pietra ma nel cuore di chi crede.
Sono elencate nove categorie di persone che Gesù dichiara «beate», in contrasto con la mentalità corrente tra gli uomini, non solo del suo tempo. Sono beatitudini dichiarate, ma non sempre sperimentate dalle persone che vivono le situazioni descritte. È qui il primo problema. I poveri di spirito e i perseguitati per la giustizia sono beati nel presente perché il regno di Dio appartiene a loro. Tutte le altre situazioni troveranno una risposta nel futuro di Dio.
È una promessa alienante? I credenti sono spinti a proiettare solo nel futuro il loro anelito alla felicità? Non è quello che dice Gesù. Chi crede ha la capacità di leggere ora la sua vita nella prospettiva evangelica e di sperimentare la beatitudine anche nelle situazioni di sofferenza citate da Gesù. Tutte le persone che appartengono a queste nove categorie possiedono il regno, ma Dio non interviene immediatamente e miracolosamente a cambiare le situazioni. I martiri hanno sperimentato la presenza di Dio, perché hanno avuto da lui la forza per affrontare vittoriosamente il martirio, conservando e testimoniando splendidamente la fede, e i santi non hanno avuto vita facile ma felice, man mano che si rendevano conto di somigliare sempre di più al Figlio di Dio e di collaborare con lui alla salvezza dei fratelli. Anche se le persecuzioni e le sofferenze continuano, la promessa di Dio rimane e i credenti sperimentano subito la consolazione della presenza di Dio e della somiglianza a Cristo e anticipano nella fede la felicità che gusteranno in questa vita, se è nella volontà di Dio, e certamente, in pienezza, nell’eternità. Capiscono e gustano tutto questo soltanto i poveri in spirito, cioè coloro che non mettono la loro felicità solo nelle cose di questo mondo, acquistando così una vera libertà interiore, e che gioiosamente riconoscono di dipendere da Dio, scelgono di fidarsi di lui e si aspettano solo da lui la vita piena e la vera felicità.
SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA
- Qualcuno ha detto che le beatitudini sono l’autoritratto di Gesù. Se ci mettiamo a confronto con lui ne usciamo con le ossa rotte. Ma il Signore non vuole questo. Per lo più i veri beati non sanno di esserlo. E allora, prendiamo le beatitudini come una bella notizia per noi, che sappiamo di essere peccatori, ma vogliamo bene a Gesù e facciamo quello che possiamo per seguirlo e fare del bene.
- Le beatitudini sono, prima di tutto, una tenera carezza di Gesù a tutti coloro che non hanno nessun’altra consolazione. Per loro c’è un posto in prima fila nel cuore di Dio, sono i suoi prediletti. Quando ci capita di soffrire per un’ingiustizia, non importa se nei confronti nostri o di altri, e ci sentiamo disarmati e impotenti, allora questa speranza e questa promessa possono essere offerte proprio a noi.
- Non sappiamo dire se rientriamo tra i beati, ci piacerebbe. Sappiamo però che, proprio per le parole di Gesù, abbiamo il compito di aiutare i beati a conoscere e gustare la loro beatitudine. Come? Consolandoli, amandoli, aiutandoli, condividendo le loro sofferenze, lottando per loro… Come ha fatto Gesù, che non si è limitato a proclamare le beatitudini…
- Essere insultati perché crediamo nel Signore. Non c’è bisogno di andare a cercare questi insulti, arrivano gratis e abbondanti, basta un minimo di coerenza in famiglia, nel lavoro, nella vita sociale… Facciamo un po’ fatica a rallegrarcene e, ancora di più, ad esultare, ma se ci proviamo, sperimenteremo la stessa gioia e la stessa forza di Gesù.
PROPOSTA DI IMPEGNO
Al mattino, con il segno della croce, ricordiamo di essere figli di Dio e chiediamo al santo di cui portiamo il nome di aiutarci a somigliare a Gesù.