25 OTTOBRE 2026
XXX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
L’AMORE PER DIO E I FRATELLI È UNO SOLO
COMMENTO
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COMMENTO 2
“ Chi ama Dio, ami anche suo fratello “ (1 Gv 4,21)
Oggi alla mensa della Parola possiamo nutrirci del grande comandamento dell’amore. Matteo non attinge come Giovanni al fondamento ontologico dell’amore che è Dio stesso, ma, nella pericope odierna, descrive Gesù in uno scenario di sorda ostilità da parte dei sadducei, dei farisei e dei dottori della Legge, perché risalti con più forza il principio dell’amore.
I farisei, oppositori di Gesù e avversari dei sadducei, si uniscono a questi ultimi nel rifiuto del Maestro. L’espressione “si riunirono insieme” (v.34) richiama il salmo 2,2: “I re della terra e i principi congiurano insieme contro il Signore e il suo consacrato”.
Narra il Vangelo di Matteo che un dottore della legge – che fa parte di coloro che “dicono, ma non fanno” (Mt 23,3) – interrogò Gesù per metterlo alla prova: “Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?” (v. 36), cioè quello più importante? I rabbini avevano complicato la pratica della legge suddividendola in 613 precetti, di cui 248 positivi – quanti erano gli elementi del corpo dell’uomo, secondo le conoscenze del tempo – e 365 negativi – quanti sono i giorni dell’anno. Gesù risponde citando Dt 6,5: “Amerai il Signore, tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze”. E’ lo Shemà, la preghiera che il pio israelita recita tre volte al giorno e che si apre con l’invito: “Ascolta, Israele”. L’amore verso Dio nasce dall’ascolto e coinvolge la totalità dell’uomo: cuore (interiorità), mente (aspetto razionale dell’interiorità), anima (o “vita”), cioè la forza tramite la quale la persona umana si orienta a Dio. “Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo è poi simile a quello: Amerai il tuo prossimo come te stesso” (v. 38-39). Questo secondo comandamento è tratto dal testo di Lv 19,18, collocato nel contesto del codice di santità (cfr. Lv 1719). “Il prossimo” era il membro del popolo d’Israele, ma anche lo straniero che risiedeva nella terra santa e che faceva parte del popolo santo (Lv 19,34). Con Gesù, invece, “prossimo” è ogni membro dell’umana famiglia, unificata in Lui (Mt 25,40; Gal 3,28). “Amare il prossimo come se stesso” significa che l’amore autentico di sè è il prerequisito dell’amore sincero e vero verso gli altri.
Gesù ci ha donato il comandamento nuovo dell’amore: “Che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri” (Gv 13,34-35). In 1 Gv 3,14 leggiamo: “Noi sappiamo che siamo passati dalla morte alla vita, perché amiamo i fratelli. Chi non ama rimane nella morte”. E in 1 Gv 4,12: “Nessuno mai ha visto Dio; se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e l’amore di lui è perfetto in noi”. In 1 Gv 4,20-21: “Se uno dice: Io amo Dio e odia suo fratello, è un bugiardo. Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede. E questo è il comandamento che abbiamo da lui: chi ama Dio, ami anche suo fratello”. Significativa è anche l’ammonizione contenuta in 1 Gv 3,17-18: “Ma se uno ha ricchezze di questo mondo e, vedendo il suo fratello in necessità, gli chiude il proprio cuore, come rimane il lui l’amore di Dio? Figlioli, non amiamo a parole ne’ con la lingua, ma con i fatti e nella verità”. Poiché Gesù ha dato la vita per noi, anche noi dobbiamo dare la vita per i nostri fratelli (cfr. 1 Gv 3,16).
Il brano evangelico termina col v.40: “Da questi due comandamenti dipendono tutta la legge e i profeti”. Paolo in Gal 5,14 afferma: “Tutta la Legge infatti trova la sua pienezza in un solo precetto: 69 Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Amati per primo da Dio, noi possiamo amare (1 Gv 4,19) e il nostro amore verso gli altri è manifestazione dell’amore di Dio, in quanto è Dio che serviamo e amiamo nel prossimo, creato a sua immagine e somiglianza (Gen 1,26-27) . Vi è, allora, un’unica legge, l’amore, perché Dio è amore e ci chiede di amare (1 Gv 4,16). L’amore di Dio, quindi, passa attraverso l’amore del prossimo. Questa è la verifica dell’autenticità dell’amore di Dio.
Ci ha introdotto nella meditazione la Colletta dell’Anno A, che è un mirabile compendio di tutte le Letture e ci guida nel mistero di Dio che “compie tutto per amore”, che “privilegia gli umili e i poveri”, che ci dona un cuore libero per “servire Dio ed amare i fratelli secondo lo Spirito del Figlio, facendo del suo comandamento nuovo l’unica legge della vita”.
Il tema dell’amore è centrale nella Storia della Salvezza ad iniziare dalla Creazione. La Genesi narra che Dio plasmò l’uomo e la donna, ponendoli nel bellissimo giardino della natura. Per amore e con amore li pensò a sua immagine e somiglianza. E quando il peccato ferì la bellezza della Creazione, Dio non smise di amare il mondo e, quando i tempi furono maturi “ha dato il Figlio suo Unigenito, affinché chiunque crede in Lui non perisca, ma abbia la vita eterna” (Gv 3,14).
Sul mistero dell’Amore di Dio, che è amore fontale, poggia l’esigenza che l’uomo ami il prossimo suo come se stesso (Mt 22,39). Come abbiamo visto, infatti anche nell’Antico Testamento l’amore del prossimo era un comandamento per il pio Israelita.
”Ama il prossimo tuo come te stesso”, recitava il Levitico (Lv 19,18) e non per filantropia, ma in obbedienza a Dio che ama tutti soprattutto gli umili e gli indifesi dei quali egli stesso si erige a difensore, ma che rivendica in prima istanza il primato assoluto, totale dell’amore dell’uomo verso il suo Dio.
Principio che Gesù riafferma nel Vangelo, universalizzando la legge dell’amore che Egli estende a tutti gli uomini, ponendo se stesso come modello:”Amatevi l’un l’altro come io ho amato voi”.
Inoltre Gesù, riprendendo la Legge ed i Profeti, segna anche la continuità fra l’Antico e il Nuovo Testamento, ma toglie il velo che ancora era posto davanti al occhi dell’antico Israele.
In Gesù l’amore del Padre e per il Padre si manifesta: sulla Croce è il servo obbediente del Padre ed è il Redentore dei fratelli.
La sintesi di questa duplice forma di amore investe l’uomo di grande responsabilità. Come ci ha insegnato Gesù, l’amore verso il Padre si manifesta nell’obbedienza e nell’offerta e l’amore verso il prossimo come dedizione e servizio. Questo ci suggerisce l’Antifona alla Comunione:”Cristo ci ha amato, per noi ha sacrificato se stesso, offrendosi a Dio in sacrificio di soave odore”(Ef 5,2).
Nell’Eucaristia “creduta, celebrata e vissuta” si perpetua nel tempo il mistero dell’Amore del Verbo Incarnato, morto e risorto per l’umanità e ci conferma che il linguaggio di Dio non è quello della potenza, ma quello dell’Amore.
Commento a cura di don Francesco Dell’Orto, parroco di San Lorenzo in Bisceglie, Per crescere nella conoscenza e nell’amore di Gesù Cristo. Preghiere e catechesi mistagogiche domenicali ciclo A
COMMENTO 3
Sappiamo già che i precetti della legge ebraica sono 613. Ma gli stessi maestri non erano così ingenui da considerarli tutti della stessa importanza nel rapporto con Dio. Le scuole rabbiniche da tempo si impegnavano non solo a distinguere i precetti in gravi e leggeri, in piccoli e grandi, ma cercavano anche un principio generale a cui tutti i precetti potessero riferirsi come a una fonte, a un vertice o a una chiave interpretativa.
Ci spieghiamo così la domanda del dottore della Legge a Gesù, che nella risposta raccoglie i due precetti principali.
Dal Deuteronomio egli prende quello del primato dell’amore di Dio con la specificazione delle dimensioni principali della persona: il cuore, che indica la convergenza di tutti gli affetti verso Dio senza spazio per piccoli o grandi idoli; l’anima, cioè la vita, che dice la disponibilità consapevole a rinunciare a tutto pur di non allontanarsi da Dio; la mente, che impegna ad aderire alle verità che Dio rivela e testimoniarle con l’esempio e la parola.
Dal Levitico prende il precetto dell’amore del prossimo. Naturalmente per Gesù il prossimo da amare come se stesso non è solo l’ebreo, ma ogni uomo. Però, la novità in questa risposta di Gesù si trova nel fatto che lui mette il secondo comandamento sullo stesso piano del primo. Dall’apostolo Giovanni poi sentiremo che dire di amare Dio senza amare i fratelli è una menzogna.
Perciò, questi comandamenti, insieme, sono la chiave di lettura e interpretazione di tutti gli altri precetti, i quali acquistano senso e valore nella misura in cui sono legati all’amore per Dio e per i fratelli e lo esprimono. Gesù va anche oltre: questi comandamenti sono pure la chiave per comprendere tutta la Sacra Scrittura, che egli compendia con il binomio «la Legge e i Profeti»: senza questa chiave di lettura la Parola di Dio non solo non può essere compresa, ma viene travisata e tradita, come succede ai farisei e a tutti coloro che separano l’amore di Dio da quello del prossimo.
Questo episodio è anche servito all’evangelista Matteo per richiamare la sua comunità, e la Chiesa di tutti i tempi, sul rischio di cadere nel fariseismo, appesantendo e stravolgendo la vita di fede dei discepoli di Gesù con minuziosi precetti ritualistici e moralistici. L’unità dell’amore di Dio e del prossimo, invece, abilita i credenti non solo a comprendere rettamente la Sacra Scrittura, ma ad offrire a chi non conosce Gesù l’autentico splendore del suo Vangelo.
SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA
- Un maestro della Legge si serve di una domanda che il popolo sinceramente si poneva per mettere alla prova Gesù. Non è sbagliata la domanda, ma il motivo. I dubbi e le domande fanno parte di una fede impegnata. Quali domande mi piacerebbe porre a Gesù? Se siamo sinceri, ci sentiamo spinti a ricercare le risposte, anche con l’aiuto di altri fratelli.
- Tutti abbiamo una nostra personale classifica dei comandamenti di Gesù. Con l’aiuto dello Spirito Santo, possiamo riconoscere il comandamento più grande, quello che determina il nostro modo di pensare e di vivere e le scelte piccole o grandi. Chiediamoci come e quanto corrisponda alla risposta di Gesù.
- Cuore, anima e mente. Era il modo degli Ebrei per intendere la persona intera e tutte le singole facoltà. L’amore di Dio o prende tutti gli aspetti della persona e della vita oppure è parziale o malato. In ogni caso Gesù è pronto a illuminarci, a curarci e a farci crescere: per questo ci dona ogni giorno il suo Spirito.
- L’amore del prossimo è possibile nella misura in cui ci amiamo, cioè, vogliamo il vero bene di noi stessi. Se ci amiamo in modo disordinato o sbagliato, non stiamo facendo il bene per noi, non possiamo capire il vero bene degli altri e non siamo capaci di realizzarlo.
PROPOSTA DI IMPEGNO DELLA SETTIMANA
Nell’esame di coscienza chiediamoci: oggi, ho agito per amore dei fratelli o per me stesso?