5 LUGLIO 2026
XIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
DIO SI RIVELA AI PICCOLI
COMMENTO
Il brano evangelico di questa domenica é breve ma denso di significato.
Gesù ha percorso, con i suoi discepoli, in lungo ed in largo, tutta la Galilea. I risultati ottenuti sono scarsi e deludenti. La notizia del suo fallimento raggiunge anche Giovanni nella lontana ed isolata prigione del Macheronte.
Preoccupato di essere stato tradito nella speranza, il Battista fa pervenire la sua inquietudine attraverso i suoi devoti seguaci: “ Sei tu colui che deve venire, o dobbiamo aspettare un altro? (Mt 11,3).
La stessa sensazione di fallimento gli giunge da Cafarnao, suo abituale luogo di residenza, e da due villaggi dei dintorni: Corazin e Betsaida.
Le sue parole, i suoi miracoli, il suo esempio non hanno inciso e si sono persi nel nulla della quotidianità indifferente ed abitudinaria.
Il culto asfissiante; una Legge pesante da osservare a motivo di un ginepraio di divieti intrisi di sensi di colpa; gli Scribi ed addetti al culto onnipresenti e tracotanti nell’assoggettare la Parola alle loro elucubrazioni cervellotiche, hanno trasformato Dio da Padre in un tiranno, e la fede in una fucina che sforna solo sudditanza, alienazione e terrore di punizioni eterne. Il peso di tutto questo è insopportabile.
Il Signore reagisce con forza e chiarezza. Chiama Dio con il termine che bercia il primo suono espresso dal neonato nel riconoscere colui che, con la mamma, gli ha donato la vita. In ebraico il termine suona “Abba” storpiato e biascicato dal bimbo in “papà”. È una parola intrisa di significati e sfumature che sfuggono a qualsiasi tentativo di spiegazioni e precisazioni semantiche. È un sussurro melodioso, quasi impercettibile che, la prima volta che viene ascoltato dal genitore, scatena in lui uno tsunami di emozioni e sentimenti.
Esso indica che il piccino riconosce, fra quanti lo circondano, l’unico che gli ha trasmesso la vita associandolo all’altra figura fondamentale per lui la “mamà”.
“Papà” è Dio per tutti. Per pronunciarlo si richiede la stessa condizione del bambino che, riconoscendosi inerme e bisognoso di cura ed amore, si abbandona completamente e totalmente, sicuro di non venire respinto.
Non è un peso da portare, non è un pedaggio da pagare a motivo del suo essere bisognoso di tutto per sopravvivere.
Non è un salto nel buio, ma la certezza di essere così importante da venire gratuitamente amato per sempre.
Questo abbandono non è ragionamento utilitaristico, ma certezza di una presenza costante che si chiama amore, che nulla chiede e tutto dà.
Il frutto che porta ha il sapore di libertà ed intelligenza.
Sant’Agostino l’ha sintetizzata in una frase fulminante: “Ama e fa quello che vuoi”. L’unico limite della fede è quello di non amare abbastanza. E noi saremo soppesati e valutati solo sull’amore che abbiamo condiviso vicendevolmente (Cfr Mt 21, 35-46).
È questa la pietra angolare che dà concretezza al nostro credere?
COMMENTO 2
Imitiamo Gesù mite ed umile
O Dio Padre, Ti benediciamo per il ministero profetico di Zaccaria,
che preannuncia la venuta del Messia, re umile e mite che stabilisce la pace e la giustizia,
il Tuo Figlio Gesù.
O Gesù, Tu lodi e ringrazi il Padre per aver nascosto i misteri del Regno
agli autosufficienti di questo mondo e per averli manifestati ai piccoli, agli umili aperti alla Tua Parola.
Tu riveli il Padre e ci attiri a Te. Negli affanni, nei disagi, nelle prove della vita ci affidiamo a Te,
che ci doni ristoro, pace, serenità. Tu ci inviti a prendere su di noi il giogo soave del Tuo Vangelo,
che non ci opprime e non ci schiavizza, ma ci rende liberi e ci mantiene sulla retta via, se lo viviamo radicalmente.
O Spirito Santo, in virtù del Battesimo Tu ci inabiti e ci fai appartenere a Cristo,
custodendo in noi la speranza della vita eterna e della risurrezione.
Con il Tuo santo aiuto, rinunciamo al peccato, esprimendo in noi la vita nuova di Cristo,
vivendo in continuo rendimento di grazie.
Amen!
Commento a cura di don Francesco Dell’Orto, parroco di San Lorenzo in Bisceglie, Per crescere nella conoscenza e nell’amore di Gesù Cristo. Preghiere e catechesi mistagogiche domenicali ciclo A
COMMENTO 3
Questo brano, bellissimo e amatissimo sia dai santi che dalla gente semplice, è composto da tre parti: la prima è una preghiera di lode rivolta al Padre, la seconda, una rivelazione di stile giovanneo, la terza, una esortazione.
Gesù è rimasto sorpreso dal fatto che i conoscitori della Bibbia non lo capiscono e lo contrastano, mentre i poveri lo comprendono e lo seguono. Egli legge in questa situazione lo stile di azione del Padre e la diversa disposizione degli uomini: il Padre volentieri si comunica a coloro che riconoscono di aver bisogno di lui, invece rimane nascosto a coloro che pretendono di arrivare a lui grazie alla propria scienza e ai propri sforzi intellettuali o morali. Gesù, con questa preghiera di lode, testimonia al Padre la totale condivisione e la piena disponibilità a entrare nel suo modo di agire. Anche lui si farà conoscere dai semplici e resterà nascosto ai presuntuosi.
La rivelazione riguarda il tema della vera sapienza. Per gli ebrei la sapienza più alta è la conoscenza di Dio e i veri sapienti erano ritenuti i conoscitori della Sacra Scrittura. Gesù si presenta come l’unico che può dare la vera e autentica conoscenza di Dio. Essendo egli il Figlio, conosce totalmente il Padre, perché abita in lui e ha comunicato tutto se stesso al Figlio. Questa conoscenza non è chiusa agli uomini, anzi Gesù è venuto proprio per condurre gli uomini al Padre. Ma lui seguirà lo stesso stile del Padre: si farà conoscere e farà conoscere il Padre solo da coloro che hanno il cuore aperto alla fede in lui; chi invece giudicherà lui, a partire dalla propria «scienza» biblica, resterà escluso perché non crede e ha il cuore chiuso.
Infine, l’invito ad andare da lui, rivolto a tutti coloro che si ritengono bisognosi di fronte alla vita e a Dio, è di una dolcezza infinita che conquista e non ha bisogno di commento, si tratta solo di accoglierlo e di farlo risuonare dentro di sé. L’esortazione a prendere il suo giogo richiede un chiarimento. Gli ebrei avevano un giogo di 613 precetti da osservare. San Paolo nota che nessuno era in grado di osservarli tutti. Gesù li sostituisce con un solo precetto: somigliare a lui nella mitezza e nell’umiltà. Anche questo è un giogo, sì, tuttavia dolce e leggero, lui dice. Dolce perché è un giogo di amore, leggero perché è costituito dal dono della verità, che rende liberi.
SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA
- La scienza, con le possibilità che ha aperto, ha spinto molti a pensare che l’insegnamento di Gesù sia superato. Ci sono molti nuovi «maestri». Ma la conoscenza di Dio, che apre le porte alla vita pienamente umana e alla salvezza eterna, non passa dalle scienze «umane», ma dalla parola di Gesù.
- «… imparate da me, che sono mite e umile di cuore». Mitezza e umiltà non sono virtù molto presenti nella cultura odierna. Quanti problemi e difficoltà relazionali e personali potremmo risolvere se diventassimo più miti e umili?
- Il giogo della verità è leggero per l’intelligenza. Nella nostra società questo rapporto è negato. Viene esaltata l’intelligenza umana (o la furbizia?) ma viene negata la verità. Questo produce conoscenze false e rapporti falsi tra le persone e tra le nazioni.
- Molti cercano il «ristoro» dove non c’è, e non bastano vacanze, evasioni, divertimenti, psicanalisti… Il ristoro vero lo offre il Signore, che ci accoglie nella preghiera, illumina la nostra vita col suo insegnamento, ci sostiene con il suo amore nell’Eucaristia, ci mette accanto fratelli da amare e da cui ricevere amore.
PROPOSTA DI IMPEGNO DELLA SETTIMANA
Andiamo a scuola da Gesù, leggendo qualche pagina del vangelo, e lasciamoci istruire da lui.
