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3. Commento alle Letture – V DOMENICA DI QUARESIMA

26  MARZO

V DOMENICA DI QUARESIMA

«IO SONO LA RISURREZIONE E LA VITA»

COMMENTO

Gesù, Signore mio,
secondo gli evangelisti hai pianto due volte: qui a Betania e davanti a Gerusalemme, prima della tua passione (Lc 19,41). Io mi chiedo: che cosa ti fa piangere? Tu non hai pianto neanche davanti alla tua passione, neanche davanti al terribile compito di prenderti il peccato di tutta l’umanità, hai sudato sangue, ma non versato lacrime. Molti dicono che hai pianto per la morte del tuo amico Lazzaro. Ma tu sapevi cosa stavi facendo e hai detto ai tuoi amici che eri addirittura contento di non essere stato presente mentre Lazzaro era malato: nella morte di Lazzaro dovevi rivelare la gloria del Padre e la tua, come Signore della vita. E allora: perché piangi? Provo a rispondere a me stesso perché non voglio essere io a farti piangere.
Alla samaritana avevi chiesto da bere, sulla croce hai gridato: «ho sete». Tu hai sete solo della nostra fede. Sei venuto per rivelare e offrire l’amore del Padre e tuo e tanti non capiscono e non credono. Gerusalemme non ti ha accolto e riconosciuto, Marta e Maria sono convinte che tu ormai non puoi far nulla contro il potere della morte. Le tue lacrime, allora, mi sembra siano provocate dalla mancanza di fede degli uomini, soprattutto di chi ti sta più vicino, dei tuoi amici.
E io mi chiedo: quante volte ti ho fatto piangere, quante volte ancora oggi piangi perché noi cristiani non ti capiamo, non ti accogliamo, non crediamo alla potenza del tuo amore che salva.
Perdonami e fa’ che le tue lacrime, scuotendo il mio torpore e bagnando i miei occhi, li lavino dalla cecità e li aprano alla luce che sei tu, perché io possa riconoscerti, in ogni momento e in ogni situazione, Figlio del Padre e Signore della vita, quella piena ed eterna che niente e nessuno possono togliermi, perché viene da te e mi fa diventare tuo, per sempre.

SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA

  1. La morte delle persone care è quasi sempre occasione di crisi per la nostra fede. Pensiamo che il Signore sia assente, che non si curi del nostro dolore, che potrebbe restituirci la persona amata, ma non lo fa. Ci chiediamo «perché?», e non troviamo risposta. È proprio in queste situazioni che il Signore ci chiede se crediamo in lui.
  2. Anche noi cristiani spesso, in pratica, consideriamo la morte «fisica» più importante e più seria della morte «spirituale». Quante persone a cui vogliamo bene sono «morte» nello spirito? Come posso collaborare con il Signore, perché lui li faccia risuscitare, restituendo loro la vita spirituale che hanno perso?

PROPOSTA DI IMPEGNO PER LA SETTIMANA

Preghiamo il Signore per la risurrezione spirituale di parenti e amici.