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3. Annunciare la Parola – 31 ottobre 2021

31 ottobre

31ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Il primo comandamento è l’amore

PER RIFLETTERE E MEDITARE

L’episodio che viene proposto oggi è riportato da tutti e tre gli evangelisti sinottici. Sicuramente le parole di Gesù a questo scriba sono state al centro della predicazione apostolica. Ed è un testo talmente importante che ci viene proposto ogni anno. Possiamo immaginare la scena. Gesù ha appena chiuso la bocca prima ai farisei e agli erodiani, poi ai sadducei, su due questioni pretestuose, e ora uno scriba lo interroga. Marco non lo dice, ma sia Matteo che Luca affermano che lo fa, come tutti gli altri, «per metterlo alla prova» (Mt 22, 35; Lc 10,25).

Il comandamento più importante
La domanda aveva certamente un senso, perché gli ebrei avevano 613 leggi, di cui 248 precetti, uno per ciascuna delle ossa del corpo umano, come si credeva allora, e 365 proibizioni, una per ogni giorno dell’anno. Tra precetti grandi e piccoli, qual era il più importante? Era normale farsi questa domanda.
La risposta di Gesù è semplice e rimanda a un celebre testo del Pentateuco che ogni ebreo conosceva bene. Si trova nel libro del Deuteronomio e ci è proposto dalla prima lettura di quest’oggi. È lo Scema’ Israel che ogni ebreo recitava tre volte al giorno (Mc 12,29-30). Questo è il primo comandamento, dice Gesù. Ma aggiunge: «Il secondo è questo: amerai il tuo prossimo come te stesso». E conclude: «Non c’è altro comandamento più grande di questi».
Anche il secondo precetto era ben conosciuto dagli ebrei. La novità è che Gesù lo affianca al primo comandamento, come fossero due facce della stessa medaglia. Dice infatti il libro del Levitico: «Non ti vendicherai e non serberai rancore contro i figli del tuo popolo, ma amerai il tuo prossimo come te stesso. Io sono il Signore» (19,18). Come si vede, l’amore veniva però inteso in senso ristretto ai soli connazionali, ai «figli del tuo popolo». Gesù invece intende proprio tutti, come afferma Luca, che dopo queste parole fa seguire la parabola del buon samaritano (Lc 10,30-37). Tutti sono prossimo, anche i nemici, anche gli odiosi samaritani.
Questo dialogo con lo scriba mette fine alle domande-trappola per Gesù. Marco scrive che «Nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo».

Amare Dio, amare il prossimo
Questo scriba approva ciò che dice Gesù e afferma: amare Dio e il prossimo «vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici». E Gesù si complimenta con lui e gli assicura che non è «lontano dal regno di Dio».
Ama il prossimo «come te stesso», dice Gesù e ci fa riflettere prima di tutto sulla qualità dell’amore verso noi stessi. Ci amiamo davvero? Come ci amiamo? Ci accettiamo positivamente e siamo impegnati a fare di noi stessi un capolavoro per Dio? Amare gli altri «come te stesso» vuole dire poi amarli con generosità, con un amore che non sia piccolo e fatto a mani chiuse.
Ma la domanda di fondo è infine questa: che cosa vuol dire amare? Amare Dio significa accettare che sia lui a condizionare la nostra vita, che sia lui a tracciare i nostri progetti. Significa accettare di mettermi all’ascolto di lui, con disponibilità, lasciandomi amare. E per capire come amare i fratelli, basta rifarsi alla parabola del buon samaritano (Lc 10,30-37). Questo vuol dire amarli come li ama Dio, perché chi ama con il cuore di Dio, ama davvero tutti senza alcuna distinzione.

Ai nostri giorniù
Ma proviamo a girare la domanda di questo scriba e a proporcela in questo modo: «Alla fin fine, se uno vuol essere un buon cristiano, che cosa deve fare?». Anche per i cristiani d’oggi, nella vita personale ed ecclesiale non mancano precetti, disposizioni, riti e pratiche di pietà. A che cosa dare la precedenza? Anche per il cristiano il primo precetto è amare Dio senza misura, con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutta la mente, con tutte le proprie forze. Non c’è vita di fede che tenga, se manca questo amore. Se Dio non ha il primo posto, allora è scarsa anche la nostra vita cristiana ed è sicuramente scarso anche il nostro amore per il prossimo. Per capire l’amore di Dio, conviene rifarci ai santi. Sono essi che hanno preso davvero sul serio le parole di Gesù e lo hanno amato sopra ogni cosa, mettendosi al suo seguito, abbandonando tutto per lui, come Gesù ha chiesto ai suoi discepoli. Santi che si sono innamorati di Dio, gettandosi nelle sue braccia. È stato così per san Francesco, che passava le notti a ripetere «Mio Dio e mio tutto!», e per santa Teresa, che ripeteva: «Nada te turbe, nada te espante, quien a Dios tiene, nada le falta, solo Dios basta».
Amare Dio, ma ancor più lasciarci amare da lui. Sapendo che Dio ci ama come nessun altro, in modo unico e fedele e per sempre. «Quando ami, non dire: “Ho Dio nel cuore”, ma piuttosto: “Sono nel cuore di Dio» (Khalil Gibram).
Dobbiamo poi amare il prossimo. Non perché necessariamente lo meriti, ma perché in ogni uomo c’è una traccia di Dio. Perché l’amore è la legge della vita. Perché nulla esisterebbe senza l’amore, a cominciare proprio dalla vita. Ma dobbiamo amare anche qualsiasi altra manifestazione di umanità, perché se non c’è qualcuno che ama e che si sacrifica e si dona, non nasce nulla di positivo nel nostro mondo. E ancora una volta, per capire come si deve amare il prossimo, ci si può rifare alla vita dei santi.

UN FATTO – UNA TESTIMONIANZA

Jamie, dublinese di 16 anni, vedendo un uomo sul cornicione di un ponte con i piedi pronti al balzo, è salito sul ponte, si è seduto accanto a lui che stava per suicidarsi e gli ha gettato al collo solo due parole: «Stai bene?». Per tutta risposta l’uomo si è messo a piangere. Poi ha cominciato a parlare per tre quarti d’ora, concentrando tutte le miserie di una vita. Jamie lo ha lasciato parlare, poi ha detto: «Stanotte non riuscirei a dormire se ti sapessi in giro solo per la città. Chiamerò un’ambulanza perché ti porti in ospedale». L’uomo si è lasciato convincere, più per non deludere il nuovo amico che per altro. Si sono scambiati i numeri di telefono. A tre mesi da quella notte lo smartphone di Jamie ha suonato e lui ha subito riconosciuto la voce: «Stai bene? Sono state queste parole a salvarmi». «Com’è possibile che ti siano bastate due parole?», gli ha chiesto Jamie. «Immagina se per tutta la vita non te le avesse mai rivolte nessuno».