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3. Annunciare la Parola – 28 novembre 2021

28 novembre 2021

1ª DOMENICA DI AVVENTO C

Alzate il capo, la vostra liberazione è vicina

PER RIFLETTERE E MEDITARE

Come i quaranta giorni della Quaresima ci preparano alla Pasqua di Gesù, così le quattro settimane di Avvento ci preparano al Natale. Due periodi forti per vivere i momenti centrali della storia della salvezza. L’Avvento è attesa della venuta tra noi del Figlio di Dio, che assume fino in fondo la nostra umanità facendosi uomo. L’incarnazione è talmente importante per la nostra vita cristiana che ci disponiamo ad accoglierla con questi giorni speciali di preghiera e di attesa vigilante.

Un germoglio spunterà dal tronco di Jesse
A noi, invasi ogni giorno da tanti messaggi di ogni tipo, la liturgia di questa prima domenica di Avvento ci propone due immagini veramente suggestive. La prima è bellissima. Geremia riprende un passo di Isaia: «Un germoglio spunterà dal tronco di Jesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici» (Is 11,1). Il germoglio è segno di vita, di vita nuova, simbolo di novità, promessa di frutti e di felicità. Chi ha coltivato piante, gettato semi, chi ha messo un po’ di speranza in qualcosa di bello e di giusto, capisce quanta attesa e quanta gioia vi è dentro questo messaggio.
La seconda immagine è quella della strada. C’è un cammino da compiere. «Fammi conoscere, Signore, le tue vie, insegnami i tuoi sentieri», ci fa cantare il salmo responsoriale. Si tratta di una strada diritta, giusta, da percorrere. Ai cristiani di Tessalonica, che attendono come imminente il ritorno di Gesù (seconda lettura), Paolo indica qual è questa strada: «crescere e sovrabbondare nell’amore», è compiere le opere che piacciono a Dio, perseverare in questo cammino.

Tempo di attesa escatologica
Molti di noi pensano che le quattro settimane di Avvento ci preparino soprattutto al Natale e così ci mettiamo nello stato d’animo dei patriarchi e dei profeti dell’Antico Testamento che attendevano il messia. Ma un cristiano non può aspettare il Cristo Gesù come se non fosse già venuto. La venuta che siamo chiamati a preparare e ad attendere è invece la «seconda» venuta, il suo ritorno glorioso alla fine dei tempi. Dice san Bernardo: «Non meditate solo sulla prima venuta del Signore, quando egli entrò nel mondo per cercare e salvare ciò che era perduto, ma anche sulla seconda, quando ritornerà per unirci a sé per sempre».
In realtà nell’Avvento i cristiani lungo i secoli hanno fuso due tradizioni. Soprattutto gli antichi monaci predicarono l’Avvento invitando i cristiani ad attendere la seconda venuta di Gesù, che tornerà glorioso alla fine dei tempi, e a prepararsi a questo incontro nella conversione e nella penitenza. Mentre a Roma, dove s’introdusse il 25 dicembre per festeggiare la nascita di Gesù in sostituzione della ricorrenza pagana del Natalis Solis Invicti (la nascita del Sole vittorioso), l’Avvento fu visto come preparazione al Natale. In pratica nella liturgia odierna i due significati si sono fusi. Il primo significato, quello escatologico, è prevalente nelle prime tre domeniche; dal 17 dicembre in poi diventa invece prevalente l’attesa del Natale, la celebrazione dell’incarnazione del Figlio di Dio.
Nelle prossime due domeniche saremo accompagnati dalla testimonianza e dalle severe parole di Giovanni Battista, che invita la gente del suo tempo ad attendere il messia che sta per venire impegnandosi a preparagli la strada attraverso un vero cammino di fedeltà e di rinnovamento personale.

Un tempo per prepararci
Il Vangelo ci parla di attesa, di vigilanza. Chi si dispone ad attendere e a vigilare lo fa perché la persona che deve venire gli sta a cuore, gli interessa. Per questo mette a posto la propria persona, mette ordine nella sua casa.
Oggi si parla di attesa del Natale e del ritorno di Gesù alla fine del tempo. Quali sono i nostri atteggiamenti? Nonostante le parole un po’ inquietanti di Gesù, dobbiamo lasciarci prendere da un’attesa piena di speranza, chiamati come siamo a incontrare la figura consolante del Figlio dell’uomo che viene a noi. È la stessa parola di Dio a invitarci a pensare così quando ci dice: alzatevi, vigilate, pregate, comportatevi come chi è alla vigilia della liberazione e l’attende con ansia; come chi attende un amico caro, la persona che amiamo e che ci ama in modo speciale.
Dobbiamo però prima di tutto svegliarci da un Natale sbagliato, difenderci dai tanti messaggi che riceveremo e che non portano a Betlemme. C’è un cammino da compiere, c’è un germoglio pieno di vita che dobbiamo far crescere. C’impegniamo a vivere questo Avvento non distratti e con i cuori appesantiti, ma nella vigilanza e nella operosità. La Chiesa ci offre questo mese per fare una specie di lungo ritiro spirituale. Viviamo in una società che è una sfida alla nostra fede: si vive, si corre, si va, ma verso dove? Inventiamoci ogni giorno qualcosa per vivere a occhi aperti il nostro tempo. Per non dormire, per dare significato ai nostri giorni. Più del solito quotidiano, senza rassegnarci alla nostra abituale mediocrità.

UN FATTO – UNA TESTIMONIANZA

«Il tempo dell’Avvento è come il tempo di primavera nella natura, quando ogni cosa si rinnova ed è così fresca e rigogliosa. L’Avvento dovrebbe compiere questo in noi… Rinnovarci e renderci rigogliosi, capaci di ricevere Cristo in qualunque forma venga a noi. A Natale viene come un bambino piccolo e indifeso, così bisognoso di sua Madre e di tutto quello che l’amore di una madre può dare. Se veramente vogliamo che Dio ci riempia, dobbiamo svuotare noi stessi, attraverso l’umiltà, di tutto l’egoismo che è dentro di noi» (madre Teresa di Calcutta).

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