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3. Annunciare la Parola – 6 giugno 2021

6 giugno

SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO

Questo è il mio Corpo, questo è il mio Sangue

PER RIFLETTERE E MEDITARE

La Trinità è presente nella vita del cristiano ogni giorno, ogni volta che fa il segno della croce, ogni volta che prega. Ma la Chiesa dedica una domenica dell’anno liturgico a riflettere su quello che è uno dei misteri principali della nostra fede. Un mistero che accompagna ciascuno di noi nell’intero arco dell’esistenza: dal battesimo – siamo stati battezzati nel nome de Padre, del Figlio e dello Spirito Santo – fino al momento in cui, al termine della nostra vita, verremo affidati al Padre che ci ha creati, al Figlio che ci ha redenti, allo Spirito che ci ha accompagnati nella nostra vita di fede.

Dio non è così
Negli anni Sessanta è stato pubblicato un libro del teologo inglese John Robinson, che aveva per titolo Honest to God (Dio non è così). Diceva Robinson che quando parliamo di Dio, il più delle volte ce lo raffiguriamo a modo nostro, a nostra misura, così come nella storia dell’umanità sono state tantissime le immagini che gli uomini si sono fatte di Dio. Ma Dio non è così, non è come se lo sono inventati gli uomini, perché su Dio abbiamo una sola certezza, che si è rivelato e ha parlato di sé attraverso suo Figlio Gesù, il solo che può parlare davvero e per conoscenza diretta di Dio. Di qui l’importanza di non dare spazio a fantasie, perché l’unica fonte per conoscere Dio è la parola di Gesù che si trova nei Vangeli.
Al centro della vita e della parola di Gesù c’è sorprendente la rivelazione che quel Dio che si è rivelato a Mosè e ai profeti è Padre: Padre suo e Padre nostro. Un Padre che ci ama senza misura ed è teneramente provvidente: «Guardate gli uccelli del cielo», dice Gesù, «non seminano, né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non contate voi forse più di loro?» (Mt 6,26).
Nell’ultima parte della sua vita, prima di ritornare al Padre, Gesù promette lo Spirito Santo, che il Padre invia nel suo nome agli apostoli e alla Chiesa nascente. Lo Spirito Santo sarà l’anima della predicazione apostolica, e, dice loro Gesù: «Vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto» (Gv 14,26).

Dio è Trinità per noi
Molte volte Gesù ci fa capire quanto siamo coinvolti con queste tre Persone in un rapporto strettissimo. Ci dice che ognuno di noi entra nel gioco della Trinità in un dialogo vero e aperto, ma che ci rimanda agli altri, alla Chiesa e al mondo.
Ma perché Dio è Trinità? E che significa per Dio e per noi che il nostro Dio è Trinità? Dio è Trinità anzitutto perché è amore e l’amore non può essere solitudine o individualismo. Dio che ama, ha bisogno – per così dire – di un altro da amare, e questo è il Figlio suo Gesù. E lo Spirito è il testimone della esistenza e della fecondità di questo amore.
Per la maggior parte dei cristiani i termini Padre, Figlio e Spirito Santo sembrano quasi intercambiabili: tanto, si pensa, parliamo sempre di Dio. Anzi, qualche volta ci sembra quasi fastidioso approfondire. «Che bisogno c’è di complicarci la vita?».
Ricordiamo tutti l’episodio raccontato da sant’Agostino del bambino che su una spiaggia con una conchiglia gli dice che voleva mettere tutta l’acqua del mare dentro a un buco della sabbia. E sant’Agostino a rispondergli che era impossibile, assurdo, ridicolo. Ma il bambino a dirgli: «E tu, allora, che vuoi far entrare nella tua testa il mistero di Dio, uno solo in tre Persone?».
In realtà, la cosa ci interessa da vicino e ci coinvolge, perché Dio è Trinità per noi: così si è presentato a noi e così desidera che sia pensato e pregato. Potremmo dire, semplificando le cose, che Dio è Trinità in funzione dell’uomo. In quanto Dio è creatore, rivelatore e santificatore per noi, in riferimento di noi. Così l’abbiamo conosciuto. Così ci è stato rivelato.

La presenza della Trinità nella nostra vita
Quando Dio ha creato l’uomo si è specchiato in se stesso. Leggiamo nel libro della Genesi: «Facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza… Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò» (1,26-27). Maschio e femmina: Dio ci ha fatti così perché l’amore si rendesse presente nella nostra stessa carne. È così che l’uomo e la donna sono a immagine e somiglianza di Dio. «Tanto che a chi si domanda: “Come è Dio?”, si può suggerire di guardare una coppia felice: guarda, Dio è così! Proprio quei due sposi sono a immagine e somiglianza di Dio» (papa Francesco).
Il nostro Dio, come dicevamo, è così: questo è il nostro Dio e così dovremmo rapportarci nei suoi confronti. Invece così spesso ci rapportiamo con Dio come se fosse un essere indistinto, che vive al di là delle nuvole, una specie di idea teologica e non con un Dio che ama e che si è rivelato nella sua ricchezza trinitaria.
Non vogliamo farci domande, ci bastano quattro preghiere e la messa alla domenica. Ma lo Spirito Santo che vive in noi ci chiede di metterci nelle mani di questo Dio; ci chiede di entrare nel suo meraviglioso gioco di amore, di fidarci di lui e di lasciarci portare dove ci vuole condurre.

UN FATTO – UNA TESTIMONIANZA
«No, il segno di croce non è un gesto di scaramanzia, da fare prima di una partita di calcio o attorno a una bara. È la firma d’autore, da non cancellare: rivela che siamo cristiani. Apparteniamo a Dio e ritorniamo a lui, attraverso Gesù Cristo, con la guida sicura dello Spirito Santo… Ma il segno esteriore non è tutto. Anzi è poco. È solo una firma. È l’uomo stesso il segno più grande: egli è “immagine di Dio”» (mons. Enrico Masseroni).