
Se il bene che facciamo diventa spettacolo
Mercoledì della XI settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)
17 giugno 2026

Don Antonio Carriero
Mt 6,1-6.16-18
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli.
Dunque, quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando pregate, non siate simili agli ipocriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipocriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà».
COMMENTO
La pagina del Vangelo di oggi è molto severa, ma in verità ci dà le istruzioni per vivere la nostra vita con molta più libertà interiore. Passiamo infatti gran parte delle nostre giornate a dover sempre dimostrare qualcosa a qualcuno, o a recitare la parte delle persone perfette, che non sbagliano mai.
Nel cuore del Discorso della Montagna, Gesù ribalta completamente questa nostra logica mondana. Va dritto alla radice di questa nostra recita e ci dice di non fare il bene «per essere ammirati dagli uomini».
Celebre è la frase che don Bosco ripeteva ai suoi salesiani: «Guai a chi lavora aspettando le lodi del mondo: il mondo è un cattivo pagatore e paga sempre con l’ingratitudine».
La nostra malattia spirituale, a volte, può essere proprio l’applauso. Viviamo per l’applauso, per il consenso degli altri, trasformando le nostre relazioni e persino la fede in un palcoscenico. Ma, alla fine, recitare stanca e prosciuga la nostra anima.
Gesù allora ci consegna due immagini per vivere in modo autentico e più libero. La prima: «Non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra». Cioè, dovremmo liberarci dal bisogno ossessivo di autocompiacerci, smettere di darci una pacca sulla spalla da soli per ogni minima cosa buona che facciamo.
La seconda immagine è: «Entra nella tua camera, chiudi la porta». Non è un invito a isolarci dal mondo, ma a entrare nell’unico luogo dove non dobbiamo recitare una parte. Dietro quella porta chiusa non c’è un pubblico da convincere né qualcuno a cui rendere conto, ma «il Padre tuo, che vede nel segreto».
