
La missione comincia senza garanzie
San Barnaba
11 giugno 2026

Don Antonio Carriero
Mt 10,7-13
In quel tempo, disse Gesù ai suoi apostoli: «Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Non procuratevi oro né argento né denaro nelle vostre cinture, né sacca da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché chi lavora ha diritto al suo nutrimento. In qualunque città o villaggio entriate, domandate chi là sia degno e rimanetevi finché non sarete partiti. Entrando nella casa, rivolgetele il saluto. Se quella casa ne è degna, la vostra pace scenda su di essa; ma se non ne è degna, la vostra pace ritorni a voi».
COMMENTO
Esiste un’ansia da equipaggiamento di cui soffriamo un po’ tutti. Da quando ci svegliamo a quando andiamo a dormire, riempiamo lo zaino della nostra mente con una serie di certezze che ci facciano sentire un po’ protetti: “Questo mi serve, questo non si sa mai, se mi mancano i soldi come faccio? E se quella persona non mi accoglie?”. Insomma, desideriamo avere le spalle coperte.
Questa paura ossessiva del domani – una patologia della previdenza – finisce per trasformarci in accumulatori compulsivi di rassicurazioni. Nel Vangelo di Matteo, nel momento in cui invia i suoi, Gesù dà un ordine che capovolge completamente questa logica ossessiva: «Non procuratevi oro né argento né moneta di rame nelle vostre cinture, né sacca da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone».
Forse lo avremmo guardato anche noi con occhi sgranati come a voler dire “Gesù, dici sul serio?”, perché siamo convinti, spesso erroneamente, che l’efficacia di tutto dipenda dallo spessore della corazza. Il vangelo ci dice invece che è nella trasparenza del cuore il potere della nostra credibilità. Una sola parola, nel testo greco di questa pagina, scardina l’impalcatura filistea della nostra giornata. Si tratta dell’avverbio dōreán: «Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date». Quel dōreán non significa il semplice volontariato inteso come filantropia, ma piuttosto riscoprire che l’esistenza non è una proprietà privata da difendere o da mercanteggiare. In altre parole, è l’antidoto alla cupidigia del calcolo. Senza questa povertà fiduciosa a cui ci invita il Vangelo, il pericolo è di rimanere solo funzionari del sacro, manager religiosi, pieni di strumenti ma vuoti di fede. Finché invece non rischiamo sulla Sua parola, resteremo fermi a contare ancora ciò che ci manca.
