
Il Signore ci liberi dal confronto
Sabato della VII Settimana di Pasqua
23 maggio 2026

Don Antonio Carriero
Gv 21,20-25
In quel tempo, Pietro si voltò e vide che li seguiva quel discepolo che Gesù amava, colui che nella cena si era chinato sul suo petto e gli aveva domandato: «Signore, chi è che ti tradisce?». Pietro dunque, come lo vide, disse a Gesù: «Signore, che cosa sarà di lui?». Gesù gli rispose: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa? Tu seguimi». Si diffuse perciò tra i fratelli la voce che quel discepolo non sarebbe morto. Gesù però non gli aveva detto che non sarebbe morto, ma: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa?».
Questi è il discepolo che testimonia queste cose e le ha scritte, e noi sappiamo che la sua testimonianza è vera. Vi sono ancora molte altre cose compiute da Gesù che, se fossero scritte una per una, penso che il mondo stesso non basterebbe a contenere i libri che si dovrebbero scrivere.
COMMENTO
Ci sono momenti in cui non riusciamo a stare dentro la nostra vita senza guardarci attorno. Pietro ha appena sentito Gesù dirgli: «Pasci le mie pecore». Ha ricevuto una missione, e invece di concentrarsi su questo si gira. Vede che lo seguiva il discepolo amato da Gesù e non resiste alla tentazione di domandare: «Signore, che cosa sarà di lui?». C’è una ferita profonda in noi che ci spinge a misurare il nostro destino sul metro altrui, quasi a cercare una rassicurazione o a rivendicare un’ingiustizia. Ma Gesù gli risponde in modo inaspettato: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa? Tu seguimi». Pietro dovrà camminare per Gesù e spendersi per lui fino a morire; l’altro discepolo dovrà rimanere nel mondo come memoria viva dell’amore fino al ritorno di Gesù. Alla fine di questo lungo tempo pasquale, c’è un’unica domanda che conta veramente: stiamo seguendo Cristo o la copia di qualcun altro? «Tu seguimi», ci dice ancora oggi. Il resto è solo rumore di fondo.
