
Il contrario della fede è il controllo
Sabato della VIII settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)
30 maggio 2026

Don Antonio Carriero
Mc 11,27-33
In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli andarono di nuovo a Gerusalemme. E, mentre egli camminava nel tempio, vennero da lui i capi dei sacerdoti, gli scribi e gli anziani e gli dissero: «Con quale autorità fai queste cose? O chi ti ha dato l’autorità di farle?».
Ma Gesù disse loro: «Vi farò una sola domanda. Se mi rispondete, vi dirò con quale autorità faccio questo. Il battesimo di Giovanni veniva dal cielo o dagli uomini? Rispondetemi».
Essi discutevano fra loro dicendo: «Se diciamo: “Dal cielo”, risponderà: “Perché allora non gli avete creduto?”. Diciamo dunque: “Dagli uomini”?». Ma temevano la folla, perché tutti ritenevano che Giovanni fosse veramente un profeta. Rispondendo a Gesù dissero: «Non lo sappiamo».
E Gesù disse loro: «Neanche io vi dico con quale autorità faccio queste cose».
COMMENTO
Gesù passeggiava nel tempio. Il Vangelo usa un tempo verbale che descrive un’immensa calma, mentre attorno a lui il clima è quello di un’aula giudiziaria. Gesù, però, cammina con il passo leggero di chi sa da dove viene.
Sacerdoti, scribi e anziani lo raggiungono, compatti. L’istituzione ufficiale dell’epoca si schiera per chiedere a questo maestro della Galilea con quale autorità compia le opere che fa.
A volte pensiamo che il contrario della fede sia il dubbio. Non è così. Il contrario della fede è il controllo, la pretesa di gestire gli imprevisti che Dio misteriosamente permette dentro i recinti delle nostre rassicurazioni.
Questi capi religiosi non cercano la verità, ma soltanto un capo d’accusa. Vogliono vedere se Gesù ha una delega, un attestato, un “titolo accademico” che giustifichi ciò che dice. Qualcosa, insomma, che si possa in qualche modo catalogare e neutralizzare.
Gesù, anziché balbettare qualche parola davanti a quelle eminenze, risponde con una provocazione: il battesimo di Giovanni veniva dal cielo o dagli uomini?
«Essi discutevano fra loro dicendo: “Se diciamo: “Dal cielo”, risponderà: “Perché allora non gli avete creduto?”. Diciamo dunque: “Dagli uomini”?”. Ma temevano la folla, perché tutti ritenevano che Giovanni fosse veramente un profeta».
Rispondono allora a Gesù con un prudente: «Non sappiamo». È una risposta che rivela un fallimento e un rifiuto ostinato di arrendersi all’evidenza di Dio quando questa disturba troppo i nostri piani.
Rischiamo anche noi di preferire l’appiattimento di un’incertezza che ci pare comoda al rischio di fare una scelta di campo.
«Gesù disse loro: “Neanche io vi dico con quale autorità faccio queste cose”».
Gesù decide di fare silenzio, di troncare lì la conversazione, perché semplicemente non ci sono più parole da spendere con chi ha già deciso di restare cieco. In fin dei conti, se non si accetta il rischio del cielo, a che cosa serve davvero l’autorità?
