
Il “centuplo” che nessuno vuole insieme alle persecuzioni
San Filippo Neri
26 maggio 2026

Don Antonio Carriero
Mc 10,28-31
In quel tempo, Pietro prese a dire a Gesù: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito».
Gesù gli rispose: «In verità io vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà. Molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi saranno primi».
COMMENTO
«Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito». Nel modo in cui Pietro inizia a parlare a Gesù si può intuire un filo di pretesa. E forse anche un po’ di ansia malcelata. Del resto, è anche il nostro modo di parlare e di ragionare quando, dopo aver fatto un grande sacrificio, ci ritroviamo a chiederci se ne sia valsa davvero la pena. È umanissimo. Abbiamo bisogno di essere rassicurati di non aver perso tempo ed energie, che il bilancio della nostra vita sia ancora in attivo…
Gesù conosce quella “contabilità” che tutti ci portiamo un po’ dentro; per questo non si scandalizza di Pietro. Promette il «centuplo», ma anche “meta diōgmōn”, cioè «insieme a persecuzioni», una clausola di cui faremmo volentieri a meno. Gesù gioca a carte scoperte, tanto con Pietro quanto con ciascuno di noi. Tradotto, significa che la benedizione di Dio non ci isola dal dolore, ma ci cammina dentro. Quel centuplo non ci risparmia i problemi. Non è un’assicurazione sulla vita che ci esenta dalla fatica e dal fallimento.
Quando pensiamo che seguire Gesù significhi avere una strada spianata, stiamo ancora ragionando come Pietro e continueremo a ribattere tutti i nostri «Ecco…». Nel nostro immaginario religioso spesso crediamo che la vita eterna cominci dopo la morte. In verità, Gesù ci ricorda che per noi è già iniziata, nella misura in cui sappiamo vivere il presente trovando gusto nelle cose, sapendo stare dentro le relazioni in modo nuovo, vedendo nella nostra comunità una casa e non una stazione di transito…
Allora ci troveremmo a vivere un felice paradosso: sentirci profondamente felici e custoditi in questo tempo presente, nonostante tutto attorno a noi sembri crollare. Ma questo è uno stile di vita profondamente cristiano, che va coltivato sempre, perché la tentazione potrebbe essere quella di pensare che accumulare meriti ai suoi occhi ci metta al sicuro dalle tempeste e dalle persecuzioni.
«Molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi primi», dice Gesù come ultimo avvertimento. Nessuna rinuncia passata ci dà il diritto di guardare gli altri dall’alto. Davanti a Gesù si resta sempre piccoli e a mani vuote. Saremo beati in questo presente se saremo disposti a ricevere tutto da Lui come un dono inatteso.
