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3. Annunciare la Parola – 8 t.o. C

Una parabola che chiama alla conversione: l’albero si riconosce dal suo frutto

Chiave di lettura
Il vangelo di oggi ci riporta alcuni passaggi del discorso che Gesù pronuncia sulla pianura dopo aver trascorso la notte in preghiera (Lc 6,12) e dopo aver chiamato i Dodici ad essere suoi apostoli (Lc 6,13-14). Gran parte delle frasi riunite in questo discorso sono state pronunciate in altre occasioni, però Luca, imitando Matteo, le riunisce qui in questo Discorso della Pianura.

Una divisione del testo per aiutarne la lettura
*6,39: La parabola del cieco che guida un altro cieco.
*6,40: Discepolo – Maestro.
*6,41-42: La pagliuzza nell’occhio del fratello.
*6,43-45: La parabola dell’albero che dà buoni frutti.

Alcune domande per aiutarci nella meditazione e nell’orazione
– Ti sei qualche volta messo nella situazione di un cieco?
– Che sensazioni hai avuto?
– Pagliuzza e trave nell’occhio. Come sono i miei rapporti con gli altri in casa e in famiglia, nel lavoro e con i colleghi, in comunità e con i fratelli e le sorelle?
– Maestro e discepolo. Come sono discepolo/a di Gesù?
– Qual è la qualità del mio cuore?

La parabola del cieco che guida un altro cieco.
Gesù racconta una parabola ai discepoli: «Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso?». Parabola di una riga, assai simile alle avvertenze che, nel vangelo di Matteo, sono rivolte ai farisei: «Guai a voi, guide cieche!» (Mt 23,16.17.19.24.26). Qui nel contesto del vangelo di Luca, questa parabola è rivolta agli animatori delle comunità che si considerano padroni della verità, superiori agli altri. Per questo sono guide cieche.

Discepolo – Maestro.
«Un discepolo non è più del maestro; ma ognuno, che sia ben preparato, sarà come il suo maestro». Gesù è il Maestro. Non il professore. Il professore in classe impartisce diverse materie, ma non vive con gli alunni. Il maestro non impartisce lezioni, vive con gli alunni. La sua materia è lui stesso, la sua testimonianza di vita, il suo modo di vivere le cose che insegna. La convivenza con il maestro assume tre aspetti:
(a) Il maestro è il modello o l’esempio da imitare (cf Gv 13,13-15);
(b) Il discepolo non solamente contempla ed imita, si impegna anche con il destino del maestro, con le sue tentazioni (Lc 22,28), con la sua persecuzione (Mt 10,24-25), con la sua morte (Gv 11,16);
(c) Non solamente imita il modello, non solo assume l’impegno, ma giunge ad identificarsi con lui: «Non vivo più io, ma Cristo vive in me» (Gal 2,20). Questo terzo aspetto è la dimensione mistica della sequela di Gesù, frutto dell’azione dello Spirito.

La pagliuzza nell’occhio del fratello.
«Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? Come puoi dire al tuo fratello: Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio, mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello». Nel Discorso della Montagna, Matteo tratta lo stesso tema e spiega un poco meglio la parabola della pagliuzza nell’occhio. Gesù chiede un atteggiamento creativo che ci renda capaci di andare incontro all’altro senza giudicarlo, senza preconcetti e razionalizzazioni, accogliendolo da fratello (Mt 7,1-5). Questa apertura totale verso l’altro considerato fratello/sorella nascerà in noi solo quando saremo capaci di rapportarci con Dio con totale fiducia di figli (Mt 7,7-11).

La parabola dell’albero che dà buoni frutti.
«Non vi è albero buono che produca un frutto cattivo, né vi è d’altronde albero cattivo che produca un frutto buono. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dagli spini, né si vendemmia uva da un rovo». La lettera dell’apostolo Giacomo serve da commento a questa parola di Gesù: «La sorgente può forse far sgorgare dallo stesso getto acqua dolce e amara? Può forse, miei fratelli, un albero di fichi produrre olive o una vite produrre fichi? Così una sorgente salata non può produrre acqua dolce» (Gc 3,11-12). Una persona ben formata nella tradizione della convivenza comunitaria fa crescere dentro di sé una buona indole che la porta a praticare il bene. «Trae fuori il bene dal buon tesoro del suo cuore», ma la persona che non fa attenzione alla sua formazione avrà difficoltà a produrre cose buone. Anzi, «dal suo cattivo tesoro trae fuori il male, la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda». Riguardo il «buon tesoro del cuore» vale la pena ricordare ciò che dice il libro del Siracide sul cuore, fonte del buon consiglio: «Attieniti al consiglio del tuo cuore, perché nessuno ti è più fedele. Infatti la coscienza di un uomo talvolta suole avvertire meglio di sette sentinelle collocate in alto per spiare. Per tutte queste cose invoca l’Altissimo, perché guidi la tua via secondo verità» (Sir 37,13-15).


(tratto da: A. Cilia, Lectio Divina Anno C – Elledici 2009)

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10. Anche Noi Vogliamo Capire – 1 Quar. C, 10/3/’19

Per aiutare i nostri piccoli a vivere meglio la Liturgia della Parola

 

PRIMA LETTURA (Dt 26,4-10)

* Capire le parole
Mosè: era un grande capo del popolo ebraico a cui Dio diede la sua legge.
Arameo: popolo nomade originario della Mesopotamia, nominato sei volte nella Bibbia ebraica, da cui discendono gli ebrei.
Schiavitù: condizione del popolo di Israele sottomesso agli egiziani, prima della liberazione che Dio operò per mezzo di Mosè.
Latte e miele: espressione che sottolinea la fertilità del paese concesso al popolo eletto; il latte è il nutrimento principale, se non unico, del nomade (nella vita sedentaria se ne fa caglio, burro e formaggio); il miele si raccoglie anche nel deserto è rinomato per la sua dolcezza (si trova un po’ dappertutto in Palestina e costituisce un nutrimento sano, ma non può essere offerto in oblazione a Jahvè); le parole «latte e miele» ricordano l’esperienza nomade del popolo, nutrito da Dio.

* Di più…
Dio è il partner ufficiale… Hai un progetto che ti sta a cuore? Ad esempio, organizzare una grande festa. Allora ti dai da fare per cercare dei collaboratori. Ti trovi con loro per spiegare la tua idea, sperando che condividano il tuo entusiasmo. E dopo, insieme, si parte per l’avventura! Dio ha da sempre un grande progetto sul mondo. Per questo sceglie uomini come partner. Nella Bibbia si dice che fa alleanza con loro.

SECONDA LETTURA (Rm 10,8-13)

* Capire le parole
Cuore: in ebraico «lev», indica non semplicemente la sede dei sentimenti e degli affetti, bensì tutta intera la persona caratterizzata da emozioni-desideri-ragione-decisione, capace di far scaturire decisioni importanti
Salvezza: si tratta della salvezza dell’anima, il dono di Dio offerto a motivo e per mezzo del sacrificio di Cristo in croce; la persona la fa propria con la sua fede e con le buone opere che la dimostrano.

VANGELO (Lc 4,1-13)

* Capire le parole
Tentazione: è la condizione dell’anima suggestionata a commettere qualcosa che si avverte come contrario al bene e alla lgge di Dio.
Diavolo: si chiama anche Satana ed è la potenza del male che sembra dominare il mondo.
Figlio di Dio: colui che ha lo stesso potere di Dio, che è Dio egli stesso.
Gloria: manifestazione di potenza e autorità.

* Di più…
Lo sai che la Quaresima dura 40 giorni perché ricorda i 40 giorni trascorsi da Gesù nel deserto? Nella Bibbia si ritrova spesso il numero 40: il diluvio durò 40 giorni e 40 notti; gli Ebrei vissero 40 anni nel deserto. Questa cifra rappresenta un tempo difficile, che dura, ma che può anche aiutare per essere più vicini a Dio. Gesù supera tranquillamente tale prova. Non ha altro desiderio che vivere vicino a Dio Padre.

 

PER RIASSUMERE… La Quaresima è un tempo di 40 giorni che ci conduce alla grande festa di Pasqua. Tempo di preghiera e di condivisione. I cristiani provano a cambiare le loro abitudini per far più posto a Dio e agli altri.

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4. Parola da Vivere – 8 t.o. C

NON DIGIUNATE PIÙ
La bontà si collega alla «relazione» che ognuno può stabilire con Dio stesso, con la sua Parola, con la Persona di Gesù, con altre persone. Se vale questa ipotesi, la bontà si manifesta e si compie in stretta connessione con la relazione. L’altro elemento forte per l’identificazione della «bontà» è il «fare», che dice tutta la concretezza che nasce dal cuore, e rivela quale sia la qualità del cuore.


(tratto da R. Paganelli – Vivere la domenica aprendoci alla Parola, anno C, Elledici 2015)

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5. Preghiere dei Fedeli – 8 t.o. C

Ai discepoli: fate frutti buoni

Celebrante. Nella Preghiera dei fedeli chiediamo al Signore di imparare a vivere con la saggezza dei suoi primi discepoli, per produrre anche noi frutti buoni per la vita eterna.

Lettore. Preghiamo insieme e diciamo: Crea in noi, Signore, un cuore nuovo.

1. Preghiamo per la Chiesa di Dio, che è chiamata ad annunciare al mondo – in mezzo alle difficoltà e alle prove – le verità del Vangelo.
Perché sappia presentare integro al mondo il messaggio sempre nuovo di Cristo, che promuove la crescita degli uomini e dei popoli nella giustizia e nella speranza, preghiamo.

2. Per i pastori della Chiesa e quanti portano responsabilità in essa. Anch’essi corrono il rischio di fermarsi a denunciare le pagliuzze che vedono negli occhi altrui, e di non scorgere la trave che è nei propri.
Perché sappiano con l’esempio guidare gli uomini al raccoglimento, alla riflessione e a scelte di vita che siano in armonia con Dio, preghiamo.

3. Per i predicatori, gli insegnanti di religione, i catechisti. Potrebbero essere solo guide cieche, che menano gli altri in qualche buca lungo la strada della vita.
Perché non siano come chi predica bene e razzola male, ma aggiungano all’annuncio cristiano la gioiosa testimonianza di un sincero amore a Dio e al prossimo, preghiamo.

4. Per coloro che sono nel dolore, nella sofferenza, nello sconforto. E per continuare a vivere hanno bisogno della solidarietà dei loro fratelli nella fede.
Perché la carità e l’ottimismo dei credenti infonda in loro speranza e fiducia verso Colui che trasforma il pianto in gioia senza fine, preghiamo.

5. Per la nostra comunità (parrocchiale). Gli insegnamenti di Gesù, che non danno tregua all’amor proprio, alle comodità e ai compromessi, oggi sono rivolti direttamente a ciascuno di noi.
Perché sappiamo accogliere questi orientamenti di vita che il Signore maestro sapiente ci propone, e tradurli in gesti di solidarietà con chi ci vive accanto,
preghiamo.

Celebrante. O Padre, aiutaci a prendere sul serio Gesù, tua Parola vivente. Rendici capaci di silenzio interiore e di ascolto, e saremo l’albero buono che produce buon frutto per la vita di ogni giorno e per la vita eterna. Te lo chiediamo per Cristo nostro Signore.

(tratto da: E. Bianco, Preghiera dei fedeli, proposte per le domeniche e feste degli anni A-B-C – Elledici 2002)

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7. Aforismi – 8 t.o. C

COME SI È FATTI DENTRO?
– Se facciamo come i bambini che smontano i loro giocattoli, troviamo dentro di noi tanti valori spirituali a cui di solito non badiamo. Le virtù, le buone abitudini, come rami dell’albero buono che produce frutti buoni.
– Una volta i cristiani mettevano l’elenco delle virtù nelle preghiere del mattino. Chi si ricorda? Si diceva: «Le quattro virtù cardinali: prudenza, giustizia, fortezza, temperanza. Le tre virtù teologali: fede, speranza, carità». Le prime quattro ci definiscono come uomini saggi, le seconde come cristiani veri. Erano preghiere? In un certo senso sì, perché era come se dicessimo: «O Signore, ricordami di praticare ogni giorno le virtù che mi rendono vero cristiano». Di fatto le quattro virtù cardinali erano (e sono) come i cardini su cui regge l’impalcatura della persona umana.
– La prudenza. Che confina con il buon senso, ma purtroppo – qualcuno ha osservato – tra i cinque sensi dell’uomo il buon senso non è compreso. Bisogna conquistarlo.
– La giustizia. È qualcosa che precede l’amore verso il prossimo. E lo fonda.
– La fortezza. Certo non si dovrebbe cadere mai. Ma davvero forte non è chi non cade, bensì chi dopo la caduta trova in sé, dal Signore, la forza di rialzarsi.
– La temperanza. Diceva il papa san Leone Magno: «L’uomo gode di vera pace e vera libertà, solo quando la carne è sottomessa allo spirito, e lo spirito è
sottomesso a Dio».

Le quattro virtù cardinali le hanno scoperte i filosofi antichi del mondo greco e latino, e i cristiani lungo i secoli le hanno fatte proprie perché le hanno ritenute fondamentali per ogni uomo uscito dalle mani di Dio.
– A completare e coronare la struttura del cristiano vengono poi le tre virtù teologali. Sono dette teologali perché fanno riferimento diretto a Dio.
– Con la fede riconosciamo in Gesù il figlio di Dio che ci ha rivelato il volto del Padre, il suo amore per noi, il senso della nostra esistenza.
– Con la speranza guardiamo con riconoscenza alle promesse di vita eterna che il Signore ci ha fatte: la risurrezione e il ritorno alla casa del Padre.
– Con la carità, amore generoso verso Dio e verso i fratelli, cerchiamo di meritarci – per quanto dipende da noi – ciò che Dio ci dona per amore.
– Quando l’impalcatura di queste virtù umane e cristiane è ben consolidata, allora si possiede la saggia onestà dell’albero buono, che non può produrre che frutti buoni. Di fatto la Chiesa, prima di proclamare un santo, si assicura con un lungo processo che abbia praticato a una a una tutte quelle virtù.


(tratto da: E. Bianco, All’altare di Dio – Anno C – Elledici 2009)

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8. Canto Liturgico – 8 t.o. C,

Ecco a voi questa settimana un canto di COMUNIONE

PADRE TI AMIAMO – M.Adkins

(Nella Casa del Padre, n. 700 – Elledici)

1. Padre, ti amiamo e ti adoriamo.

Gloria al tuo nome sulla terra!

Rit. Gloria al tuo nome, gloria al tuo nome,

gloria al tuo nome sulla terra!

2. Gesù, ti amiamo e ti adoriamo.

Gloria al tuo nome sulla terra!

3. Spirito, ti amiamo e ti adoriamo.

Gloria al tuo nome sulla terra!

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9. Narrazione – 8 t.o. C

LA GATTA
C’era una volta una gatta che bruciava d’amore per un giovane.
Era tanto innamorata che chiese aiuto ad una fata perché la trasformasse in una donna molto bella, capace di conquistare il giovane.
La fata l’accontentò e la gatta assunse l’aspetto di donna.
Conobbe il giovane e ben presto iniziarono i preparativi per il matrimonio.
Venne il giorno delle nozze, che furono celebrate tra canti e danze e girotondi.
Molte luci illuminavano la festa e agli invitati venivano offerti cibi squisiti.
Tutto andava per il meglio.
Ma ecco che d’un tratto la sposa vide correre via un sorcetto, e immediatamente si lanciò a rincorrerlo.

La nostra società incoraggia l’inganno: siamo troppo abituati a credere alla pubblicità.
Continuiamo a dire: «Che piacere vederti!… Sentiamoci qualche volta… Ma che delizioso vestitino!»…
a persone che detestiamo, che preferiremmo evitare, che giudichiamo vestite orrendamente.
Abbiamo maschere per tutte le occasioni.
Una maschera per gli amici, una per il capoufficio, una per il marito o la moglie, una per i vicini di casa, una per Dio…
Ma arriva sempre il momento che è la fine di tutte le commedie.

«Tenetevi lontani dal lievito dei farisei, dalla loro ipocrisia!
Perché non c’è nulla di nascosto che non sarà svelato,
nulla di segreto che non sarà conosciuto.
Quello che avete detto in segreto, sarà udito alla luce del giorno,
e quello che avete sussurrato all’orecchio all’interno
della casa sarà proclamato dalle terrazze» (Vangelo di Luca 12,1-3).

(tratto da: B. Ferrero, 365 Piccole Storie per l’anima, Vol. 1, pag. 80 – Elledici 2007)

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1. Letture – 7 t.o. C

PRIMA LETTURA
Il Signore ti aveva messo nelle mie mani
   e non ho voluto stendere la mano.

Dal primo libro di Samuèle 26,2.7-9.12-13.22-23

In quei giorni, Saul si mosse e scese nel deserto di Zif, conducendo con sé tremila uomini scelti d’Israele, per ricercare Davide nel deserto di Zif. Davide e Abisài scesero tra quella gente di notte ed ecco, Saul dormiva profondamente tra i carriaggi e la sua lancia era infissa a terra presso il suo capo, mentre Abner con la truppa dormiva all’intorno. Abisài disse a Davide: «Oggi Dio ti ha messo nelle mani il tuo nemico. Lascia dunque che io l’inchiodi a terra con la lancia in un sol colpo e non aggiungerò il secondo». Ma Davide disse ad Abisài: «Non ucciderlo! Chi mai ha messo la mano sul consacrato del Signore ed è rimasto impunito?».
Davide portò via la lancia e la brocca dell’acqua che era presso il capo di Saul e tutti e due se ne andarono; nessuno vide, nessuno se ne accorse, nessuno si svegliò: tutti dormivano, perché era venuto su di loro un torpore mandato dal Signore.
Davide passò dall’altro lato e si fermò lontano sulla cima del monte; vi era una grande distanza tra loro. Davide gridò: «Ecco la lancia del re: passi qui uno dei servitori e la prenda! Il Signore renderà a ciascuno secondo la sua giustizia e la sua fedeltà, dal momento che oggi il Signore ti aveva messo nelle mie mani e non ho voluto stendere la mano sul consacrato del Signore».
Parola di Dio

 

SALMO RESPONSORIALE Sl. 102(103)

R. Il Signore è buono e grande nell’amore.

Benedici il Signore, anima mia,
quanto è in me benedica il suo santo nome.
Benedici il Signore, anima mia,
non dimenticare tutti i suoi benefici.

Egli perdona tutte le tue colpe,
guarisce tutte le tue infermità,
salva dalla fossa la tua vita,
ti circonda di bontà e misericordia.

Misericordioso e pietoso è il Signore,
lento all’ira e grande nell’amore.
Non ci tratta secondo i nostri peccati
e non ci ripaga secondo le nostre colpe.

Quanto dista l’oriente dall’occidente,
così egli allontana da noi le nostre colpe.
Come è tenero un padre verso i figli,
così il Signore è tenero verso quelli che lo temono.

 

SECONDA LETTURA
Come eravamo simili all’uomo terreno,
   così saremo simili all’uomo celeste.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi 15,45-49

Fratelli, il primo uomo, Adamo, divenne un essere vivente, ma l’ultimo Adamo divenne spirito datore di vita.
Non vi fu prima il corpo spirituale, ma quello animale, e poi lo spirituale.
Il primo uomo, tratto dalla terra, è fatto di terra; il secondo uomo viene dal cielo. Come è l’uomo terreno, così sono quelli di terra; e come è l’uomo celeste, così anche i celesti.
E come eravamo simili all’uomo terreno, così saremo simili all’uomo celeste.
Parola di Dio

 

CANTO AL VANGELO Gv 13,34
Alleluia, alleluia.
Vi do un comandamento nuovo, dice il Signore:
come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri.
Alleluia.

 

VANGELO
Siate misericordiosi,
   come il Padre vostro è misericordioso.

Dal Vangelo secondo Luca (6,27-38)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«A voi che ascoltate, io dico: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male. A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l’altra; a chi ti strappa il mantello, non rifiutare neanche la tunica. Da’ a chiunque ti chiede, e a chi prende le cose tue, non chiederle indietro.
E come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro. Se amate quelli che vi amano, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori amano quelli che li amano. E se fate del bene a coloro che fanno del bene a voi, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto. Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e la vostra ricompensa sarà grande e sarete figli dell’Altissimo, perché egli è benevolo verso gli ingrati e i malvagi.
Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso.
Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati. Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio».
Parola del Signore


(tratto da: Nuovo Messale della comunità, Domeniche e feste – Elledici 2008)

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2. Esegesi – 7 t.o. C,

FACCIO UNA COSA NUOVA

1 Samuele 26,2.7-9.12-13.22-23 – Davide vince la propria violenza
1 Corinzi 15,45-49 – Portiamo l’immagine celeste
Luca 6,27-38 – Da’ a chi ti chiede

Il nemico interiore
La liturgia odierna affianca, con genialità che si potrebbe quasi dire «drammaturgica», testi assai lontani per origine e genere, ma tali che esprimono con forza il messaggio cristiano. Si comincia proprio con un «racconto di Re», l’incursione notturna di David nell’accampamento di Saul, con la possibilità e l’invito di uccidere il potente nemico nel sonno. Atto che David non compie per un «timor di Dio» in lui più forte della passione per la vittoria e persino dell’istinto di sopravvivenza. Questo non è solo il racconto della magnanimità di Davide nei confronti del suo nemico, ma anche quello dell’obbedienza alla volontà di Dio sulla cattiva inclinazione dell’uomo rappresentato da Abisai. È il racconto di una lotta interiore che sfocia in un atteggiamento in cui Davide manifesta di essere stato, egli stesso, oggetto della misericordia di Dio.

Scoprirsi del cielo
Rimanendo ancorati alla terra si rimane anche legati all’ordine dell’istinto e della «legge», che fa rendere a ciascuno in base a quanto da lui si riceve. La novità della vita cristiana sta invece nell’accoglienza incessante dello Spirito, che è dato senza misura e che sovrabbonda proprio là dove maggiore è il bisogno. Siamo figli di Dio non per virtù nostra, ma in quanto il Figlio di Dio, accolto nella nostra vita, ci rende partecipi della sua vita filiale e ce ne dà la forza. L’uomo celeste è tale perché la sua vita è raggiunta e segnata dall’amore di Dio, che si manifesta soprattutto nell’amore per i nemici. L’opera della resurrezione del Signore in noi fa sì che portiamo impressa l’immagine di Cristo nella nostra vita: vi siete spogliati dell’uomo vecchio con le sue azioni e avete rivestito il nuovo, che si rinnova, per una piena conoscenza, a immagine del suo Creatore (Col 3,9.10).

Una proposta nuova
A voi che ascoltate, io dico…: la Parola di Gesù continua a rivolgersi ai discepoli, a quanti cioè dispongono il proprio cuore ad imparare da Lui la via dell’amore, la perfetta carità che costituisce la novità del messaggio evangelico. Per il dono dello Spirito Santo, riversato nel cuore dei credenti (cfr. Rm 5,5b), è possibile vivere di grazia, cioè del dono di Dio, per operare efficacemente ciò che il Vangelo dice (cfr. Ef 1,13). L’amore verso il nemico è il vertice dell’amore di Dio. Solo alla sua Luce è dato di vedere con occhi limpidissimi la condizione miserevole di chi, non sapendo amare perché non sa di essere amato, rimane prigioniero delle proprie tenebre. Dalla coscienza di essere tutti gratuitamente salvati proviene quella dilatazione del cuore che va oltre l’umana correttezza i rapporti, della quale sono capaci anche i pagani. L’alternativa alla condizione di chi non si occupa della fatica dell’altro, in apparenza invidiabile, non è un «sentimento», non è un’«idea»: ma quel che davvero conta, è un «fare».

Il fare difficile
È quel particolarissimo fare che non si fa mai, e neppure si desidera, a meno che il cuore non sia già toccato e posseduto da ciò che si deve chiamare «grazia», «Spirito», amore e timore di Dio, che è possibile come un inizio di risposta nostra alla sua misericordia. «Fate a loro» ciò che «vorreste fosse fatto a voi». «Non giudicate», «non condannate», «perdonate sempre». Non vi è luce più forte di questa. Potrebbe illuminare giorni e anni della nostra vita, secoli e millenni della storia dei popoli. Il comandamento dell’amore, l’offerta di una seconda guancia dopo quella colpita, è invito e possibilità universale, una strada benedetta per tutti.
Questo permette di non guardare al contraccambio, ma di attendere nell’abbandono della fede la ricompensa celeste promessa dal Padre. Grazia è l’amore di Cristo, puro dono di Dio: se tu conoscessi il dono di Dio… (cfr. Gv 4,10).

PER IL CONFRONTO NEL GRUPPO
– Sono davvero difficili da fare le cose richieste dal Vangelo?
– Ci sentiamo più della terra o del cielo, e perché?

IN FAMIGLIA
All’interno del nucleo familiare ci conosciamo abbastanza bene.
Ognuno individua un impegno o un gesto che sia gradito ai diversi membri della famiglia e lo realizza.
Alla fine della settimana ci si incontra per dirsi quali sono stati i gesti che ci hanno sorpreso e ognuno prova ad indovinare quello che ognuno ha pensato e voluto per l’altro.


(tratto da: R. Paganelli – Vivere la domenica aprendoci alla Parola, anno C – Elledici 2015)