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1. Letture e orazioni – 6 settembre 2020

6 settembre

23ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

ANNO A

Per amore, solo per amore

ANTIFONA

Tu sei giusto, Signore, e sono retti i tuoi giudizi:
agisci con il tuo servo secondo il tuo amore.
Sal 1 8,137.124

COLLETTA

O Padre, che ci hai donato  il Salvatore
e lo Spirito Santo,
guarda con benevolenza i tuoi figli di adozione,
perché a tutti i credenti in Cristo
sia data la vera libertà e l’eredità eterna.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Oppure:

O Padre, che ascolti quanti si accordano
nel chiederti qualunque  cosa
nel nome del tuo Figlio,
donaci un cuore e uno spirito nuovo,
perché ci rendiamo sensibili
alla sorte di ogni fratello
secondo il comandamento dell’amore,
ompendio di tutta la legge.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

PRIMA LETTURA

Se tu non parli al malvagio, della sua morte domanderò conto a te.

Dal libro del profeta Ezechiele                       Ez 33,1.7-9

Mi fu rivolta questa parola del Signore: «O figlio dell’uomo, io ti ho posto  come sentinella per la casa d’Israele. Quando sentirai dalla mia bocca una parola, tu dovrai avvertirli da parte mia.
Se io dico al malvagio: «Malvagio, tu morirai», e tu non  parli perché il malvagio desista dalla sua condotta,  egli, il malvagio, morirà per la sua iniquità,  ma della sua morte io domanderò conto a te.
Ma se tu avverti il malvagio della sua condotta perché si converta ed egli non si converte dalla sua con-otta, egli morirà per la sua iniquità, ma tu ti sarai salvato».
Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE    dal Sal 94 (94)

Ascoltate oggi la voce del Signore.

Venite, cantiamo al Signore,
acclamiamo la roccia della nostra salvezza.
Accostiamoci a lui per rendergli grazie,
a lui acclamiamo con canti di gioia.

Entrate: prostràti, adoriamo,
in ginocchio davanti al Signore che ci ha fatti.
È lui il nostro Dio e noi il popolo del suo pascolo,
il gregge che egli conduce.

Se ascoltaste oggi la sua voce!
«Non indurite il cuore come a Merìba,
ome nel giorno di Massa nel deserto,
dove mi tentarono i vostri padri:
mi misero alla prova
pur avendo visto le mie opere».

SECONDA LETTURA

Pienezza della legge è la carità.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani                 Rm 13,8-10

Fratelli, non siate debitori di nulla a nessuno, se non  dell’amore vicendevole; perché chi ama l’altro ha adempiuto la Legge. Infatti: «Non commetterai adulterio, non ucciderai, non ruberai, non desidererai», e qualsiasi  altro comandamento, si ricapitola in questa  parola: «Amerai il tuo prossimo come  te stesso».
La carità non fa alcun male al prossimo: pienezza della Legge infatti è la carità.
Parola di Dio.

ACCLAMAZIONE AL VANGELO       Cf Ef 1,17-18

Alleluia, alleluia.

Dio ha riconciliato a sé il mondo in Cristo,
affidando a noi la parola della riconciliazione.

Alleluia.

VANGELO

Se ti ascolterà avrai guadagnato il tuo fratello.

Dal vangelo secondo Matteo                       Mt 18,15-20

In quel tempo,  Gesù disse ai suoi discepoli: «Se il tuo fratello commetterà  una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro,  dillo  alla comunità; e se non  ascolterà neanche  la comunità,  sia per te come  il pagano  e il pubblicano.
In verità io vi dico: tutto quello  che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto  in cielo.
In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque  cosa, il Padre mio  che è nei cieli gliela concederà.  Perché dove sono  due o tre riuniti nel mio nome,  lì sono  io in mezzo a loro».
Parola del Signore.

ORAZIONE SULLE OFFERTE

O Dio, sorgente della vera pietà e della pace,
salga a te nella celebrazione di questo mistero
la giusta adorazione per la tua grandezza
e si rafforzi la fedeltà e la concordia dei tuoi figli.
Per Cristo nostro Signore.

ANTIFONA ALLA COMUNIONE

Come il cervo anela ai corsi d’acqua, così l’anima mia anela a te, o Dio:
l’anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente.     Sal 41,2-3

Oppure:

«Io sono la luce del mondo», dice il Signore,
«chi segue me non cammina nelle tenebre,
ma avrà la luce della vita».                           Gv 8,12

Oppure:

«Se tuo fratello commette una colpa, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo;
se ti ascolta avrai guadagnato tuo fratello».      Mt 18,15

DOPO LA COMUNIONE

O Padre, che nutri e rinnovi i tuoi fedeli
alla mensa della parola e del pane di vita,
per questi doni del tuo Figlio
aiutaci a progredire costantemente nella fede,
er divenire partecipi della sua vita immortale.
Per Cristo nostro Signore.

 

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2. Introduzioni – 6 settembre 2020

6 settembre

23ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Per amore, solo per amore

Che cosa si deve fare quando qualcuno in una comunità non si comporta in modo corretto e sbaglia? Il Vangelo di questa domenica ci pone questa domanda, ma ci suggerisce anche la risposta: si deve intervenire e richiamare il fratello o la sorella che non si comporta bene, ma lo si deve fare con amore e rispetto e senza avere fretta di escludere dalla comunità chi è andato fuori strada.

PRIMA LETTURA

Se tu non parli al malvagio, della sua morte domanderò conto a te.  

Jahvè ha posto Ezechiele come «sentinella» per gli Israeliti, e lo invita ad avere il coraggio di parlare a nome suo, e di ammonire chi è infedele alla sua legge. Ne va della sua salvezza.

Dal libro del profeta Ezechiele.                                                                                 Ez 33, 1.7-9

SALMO RESPONSORIALE                                                                   Dal Salmo 94 (95)

Il salmista esorta a lodare il Signore, a umilmente ringraziarlo. A non rendere duro il proprio cuore, ma di ascoltare la sua parola.

Rit. Ascoltate oggi la voce del Signore.

SECONDA LETTURA

Pienezza della Legge è la carità.                                               

Continuiamo a leggere la lettera di Paolo ai Romani. Questa volta il tredicesimo apostolo ci invita ad amarci, perché l’amore – dice – è la legge del cristiano. Anzi, solo chi ama adempie e osserva pienamente la legge.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani.                                                     Rm 13,8-10

 VANGELO

Se ti ascolterà avrai guadagnato il tuo fratello.                                

Come deve regolarsi la comunità cristiana di fronte a chi sbaglia? Gesù invita i suoi discepoli a richiamarlo, ma dice di farlo senza avere fretta di escludere quel peccatore dalla comunità. E assicura la sua presenza quando ci mettiamo in preghiera.

Dal vangelo secondo Matteo.                                                                                   Mt 18,15-20

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3. Annunciare la Parola – 6 settembre 2020


6 settembre
23ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Per amore solo per amore


PER RIFLETTERE E MEDITARE

Bisogna saper sorridere sui piccoli difetti nostri e degli altri, però chiudere un occhio su tutto è segno di superficialità. La parola di Dio questa domenica ci pone proprio questa questione della massima concretezza con la quale le nostre comunità si confrontano ogni giorno. La pone Gesù stesso: «Se tuo fratello commetterà una colpa contro di te…», dice. Ma Matteo, che riporta le parole di Gesù, fa capire che doveva trattarsi di una mancanza grave, tanto da coinvolgere la comunità attraverso un procedimento in tre tempi.

Prima la misericordia

Trattandosi di un contesto ebraico, è probabile che Gesù abbia pensato a come si regolava abitualmente la sinagoga ebraica, dalla quale veniva escluso chiunque non accettava la legge in tutte le sue implicanze. Ma se lo avesse fatto, chiarisce subito che il comportamento dei suoi apostoli e dei futuri cristiani sarebbe stato un altro, perché decisamente diversa era la finalità: non l’esclusione di chi aveva sbagliato, quanto il suo ricupero.

Matteo lo dice chiaramente proprio nella frase conclusiva del paragrafo precedente, dove si afferma che «è volontà del Padre vostro che è nei cieli, che neanche uno di questi piccoli si perda» (Mt 18,14).

Come comportarsi allora quando un discepolo sba­glia o fa del male a qualcuno? Naturalmente si parla di fatti gravi, di mancanze pubbliche che possono danneggiare la comunità. Fatti che rendono difficile ogni dialogo. Non sarà mai semplice richiamare un ladro, un giovane tossicodipendente o addirittura uno spacciatore, un industriale che non rispetta le leggi, un marito/una moglie infedeli. Paolo richiama i Corinzi per un grave caso di immoralità («Si sente dovunque parlare di immoralità tra voi, e di una immoralità tale che non si riscontra neanche tra i pagani, al punto che uno convive con la moglie di suo padre» (1Cor 5,1).

Purtroppo la prima nostra reazione è quella del giudizio negativo senza appello, la presa di distanza, oppure, ancor più di frequente, lo spargere la notizia ai quattro venti, ad amici e conoscenti. Ci piace mettere il naso negli affari altrui, spettegolare. Magari non lo facciamo con cattiveria, forse pensiamo che, parlandone, in qualche modo qualcuno avrà il coraggio di avvisare chi sta sbagliando. Invece Gesù invita tutti a fare sin dall’inizio un tentativo di ricupero verso chi ha sbagliato. Non avere fretta di allontanare qualcuno dalla comunità.

 

Di fronte a questo impegno tanti potrebbero dire: «Io mi faccio gli affari miei!»; oppure chi ha sbagliato potrebbe dirci: «Pensa per te! Impicciati degli affari tuoi». E il dialogo si tronca sul nascere.

Per Gesù invece è importante non tirarsi indietro, ma intervenire incontrando il fratello a tu per tu, senza timidezze o disprezzo. Quando ci si parla, diventa più facile riconoscere l’errore che si è commesso. L’altro potrebbe spiegarsi, giustificarsi, comprendere meglio le motivazioni del suo comportamento. E soprattutto si può capire se si tratta di una mancanza che offende solo me, che infastidisce solo me, o se invece è così importante da rompere in qualche misura l’armonia e la fraternità nella comunità.

Ma dopo aver provato a riconquistare il fratello «fra te e lui solo», se non ha funzionato Gesù suggerisce: «Prendi con te due o tre persone». E scegli tra queste chi sia più adatto a intervenire, più bravo a parlargli. Perché il dialogo diventi più convincente e sia più facile «guadagnare il fratello».

Solo a questo punto, se fallisce anche questo nuovo tentativo, dovrai rendere più ufficiale il richiamo e lo dirai all’assemblea (il termine usato è ecclesìa), cioè coinvolgerai l’intera comunità, soprattutto chi ha posti di responsabilità. Ma anche in questo caso per un estremo tentativo di ricuperare il fratello.

Se infine anche questo tentativo fallisce e il colpevole non si lascia correggere, allora può essere un dovere allontanare il recidivo dalla co­munità. Ma questa più che una vera e propria espulsione, sarà una semplice presa d’atto, perché sarà lui a mettersi fuori dalla comunità.

Nella nostra vita quotidiana

Le parole di Matteo fanno riferimento alla vita della prima comunità cristiana, ma ciò che stiamo dicendo può essere applicato anche all’interno di quella cellula di Chiesa che è la famiglia. Il parlarsi, costruire un clima di dialogo aperto e costruttivo, potrebbe risolvere tante rotture e superare i conflitti. Si deve però essere animati da sincero amore per volerlo fare. Dice sant’Agostino. «Sia che tu taccia, taci per amore, sia che tu parli, parla per amore; sia che tu corregga, correggi per amore; sia che tu perdoni, perdona per amore». Ma il più delle volte si lascia correre, lasciando che i rapporti si logorino.

Anche ciò che dice Gesù della preghiera che viene ascoltata se è fatta da due persone che si accordano e che vivono in comunione si applica bene alla famiglia. Gesù si rende presente, quando una famiglia si sente unita nel suo nome.

Ma, per concludere, di fronte al problema della correzione fraterna, la prima verifica da fare è quella di domandarci se le nostre comunità cristiane sono costruite sulla fratellan­za vera, in modo che un intervento di questo tipo sia possibile. Gesù dice: «Se il tuo “fratello” commette una colpa…». Siamo davvero una comunità di fratelli o persone anonime che una volta ogni tanto si ritrovano negli stessi banchi in chiesa?

Perché, se si è comunità, non sarà difficile scoprire an­che la propria responsabilità nei confronti di chi ha sbagliato. E in questo caso sarà l’intera comunità a farsi carico del fratello, in uno stesso sforzo di ricupero e di riconversione.

UN FATTO – UNA TESTIMONIANZA

«Ho imparato molto dai cani. Anni fa, facevo ingoiare tutti i giorni una cucchiaiata d’olio di fegato di merluzzo al mio cucciolo di pastore tedesco. Lo tenevo per il collo, gli aprivo la bocca a forza per fargli entrare il cucchiaio. Un giorno, il cane mi sfuggì di mano, rovesciando la medicina sul pavimento. Poi cominciò a leccare il cucchiaio. L’olio di fegato gli piaceva, ma non il mio modo di darglielo» (Emily Ann Smith) .

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4. Parola da Vivere – 6 settembre 2020

6 settembre
23ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Guadagnare il fratello

COMMENTO

Luca negli Atti degli Apostoli all’inizio presenta una comunità cristiana idilliaca; però poi ci racconta non so- lo le persecuzioni, ma anche il litigio tra Paolo e Barnaba, che prendono due strade diverse.
Paolo, nelle sue lettere, interviene anche in maniera durissima nei confronti di battezzati che non vivono con coerenza.
Quando Matteo scrive, nelle comunità si sono manifestati diversi casi di mancanze anche gravi nelle relazioni tra i fratelli della stessa comunità. Così sente il bisogno di raccogliere, nel capitolo 18 del suo vangelo, le indicazioni per una vita fraterna coerente con l’insegna- mento di Gesù. Affronta diversi temi «caldi», non solo allora, ma anche oggi: chi è più grande nella Chiesa, la gravità terribile dello scandalo dei «piccoli», che non sono solo i bambini, ma tutti i più deboli nella comunità, l’impegno dei pastori nella ricerca di chi si smarrisce, la correzione fraterna, l’unità nella preghiera, la necessità del perdono.
Non è una cosa strana che avvengano screzi, litigi e offese tra fratelli, sembra anzi che sia inevitabile. Succede anche tra cristiani, tra consacrati, tra preti o vescovi. La domanda è: come comportarsi da credenti in queste situazioni? Il Signore ha qualcosa da dirci e Matteo se ne fa portavoce.
Il Signore ama tutti e vuole salvare tutti; anche la Chiesa e i singoli cristiani devono coltivare questo desiderio divino e tradurlo in pratica.
«Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te…». La situazione è chiara, si tratta di un’offesa personale, che può crescere fino ad arrivare a interessare la comunità intera. Ci sono tre passi da fare. Non parla di una cosa da evitare, ma penso sia sottintesa: non parlarne con altri. I confessori sanno bene che questo è uno dei peccati più confessati, ma anche più sminuiti, perché qualcuno ne parla come se fosse una cosa quasi inevitabile: si sa che è sbagliata, ma si continua a farla. E invece è dannosissima, come ha detto più volte papa Francesco, si diffonde il male senza affrontarlo e vincerlo.
Il primo passo: parlare personalmente con il fratello. È il passo più difficile da compiere, di fronte al quale adottiamo diverse strategie dilazionatorie con varie scuse: «non ce la faccio… è troppo difficile… è meglio lasciar perdere… tanto non cambia niente… chissà come la prende… lascio passare un po’ di tempo…» e simili. Ci vuole vero amore e coraggio per presentarsi al fratello e chiarire ciò che ha creato sofferenza e divisione. Ma è la strada giusta. Il fratello ha così la possibilità di spiegare meglio le proprie ragioni o di chiedere perdono. Così si ricostruisce la fraternità ferita. Ma può anche rifiutare.
Il secondo passo: coinvolgere alcuni amici comuni. A volte questo può risolvere il problema. Chi ha sbagliato può essere più propenso ad ascoltare gli amici non coinvolti direttamente nella questione. Matteo sa che alcuni non hanno voluto accettare neanche la mediazione degli amici.
Il terzo passo: dirlo alla comunità. È l’ultimo tentativo, da fare sempre con amore, non solo da parte dell’offeso, ma di tutta la comunità di fratelli, con la speranza di ricucire lo strappo.
Se la comunità non è ascoltata, la conseguenza  è l’esclusione. È terribile, ma è l’estremo gesto da fare con amore e non con collera. La Chiesa ha avuto da Cristo il potere di legare e sciogliere, per questo in qualche situazione può sentirsi costretta a escludere dalla comunione qualcuno, ma sempre con la speranza che questa scelta produca un ravvedimento e il ripristino della comunione.
Comunque mai la comunità deve smettere di cercare le pecorelle smarrite e pregare per loro.
E proprio la preghiera è il luogo in cui anche solo 2 o 3 fratelli possono sperimentare la presenza di Gesù in mezzo a loro e l’accoglienza delle loro preghiere da parte del Padre. «… Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro». È questo un versetto molto caro alle persone che vogliono vivere veramente  e autenticamente la vita comunitaria pro- posta dal Vangelo.

SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA

1. La spiritualità la chiama «mormorazione» la legge invece «diffamazione». Qualcuno pensa di autoassolversi, dicendo che è la verità. Ma l’amore è superiore alla verità di un fatto. E non è giusto dire una cosa vera per produrre o diffondere il male. Non dobbiamo mai separare la verità dalla carità.

2. È certamente difficile correggere un fratello, ma forse è ancora più difficile accettare una correzione fra- Se chiediamo sinceramente agli altri di essere corretti, quando sbagliamo, in tutta la comunità cresce la capacità di correggere e lasciarci correggere.

3. Facilmente ci accorgiamo degli sbagli dei fratelli e qualche volta siamo stati addirittura contenti di informare altri di ciò che essi non avevano visto o sentito. Tutti i maestri di spiritualità e i fondatori di comunità han- no denunciato la potenza distruttrice della maldicenza.

4. Pregare insieme è un’esperienza spirituale che fa crescere nell’amore e nella fede. Forse non sono molti gli sposi cristiani che utilizzano questo tesoro che si può acquistare con poca fatica.

PROPOSTA DI IMPEGNO DELLA SETTIMANA

Avvicinare con benevolenza un fratello con cui ab- biamo avuto qualche screzio.


Tratto da: Messale delle domeniche e delle feste – Elledici – 2017

 

 

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5. Perdono e Preghiere dei Fedeli – 6 settembre 2020

6 settembre
23ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Per amore, solo per amore

RICHIESTA DI PERDONO

  • Signore Gesù, che non sei venuto a condannare, ma a perdonare, abbi pietà di noi.

  • Cristo, che fai festa per ogni peccatore pentito, abbi pietà di noi.

  • Signore Gesù, che accogli chi si affida alla tua misericordia, abbi pietà di me.

PREGHIERA UNIVERSALE

Celebrante. Fratelli e sorelle carissimi, Gesù ci assicura che quando due o tre si accodano per chiedere insieme qualcosa a Dio vengono esauditi. Con questo spirito di fiducia, preghiamo insieme e diciamo:

Ascoltaci, o Signore!

  • Per la Chiesa e chi la conduce: come sentinella vegli sulle comunità, pronta a intervenire con amore e misericordia, preghiamo.

  • Per le Chiese cristiane divise, cattolica, protestante e ortodossa, perché si lascino coinvolgere dallo Spirito per riprendere con coraggio il loro cammino verso l’unità, preghiamo.

  • Per chi ha abbandonato la vita cristiana e vive ai margini della comunità, affinché sia riconquistato dalla nostra fraternità, preghiamo.

  • Perché ciascuno di noi sia attento ai fratelli e ne accompagni le vicende della vita con amore, evitando preconcetti, antipatie, giudizi gratuitamente negativi, preghiamo.

Celebrante. O Padre, riuniti fraternamente nel tuo nome, ti abbiamo rivolto come figli le nostre invocazioni, ti chiediamo di accoglierle e nella tua bontà di esaudirle, per Cristo nostro Signore.

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6. Vignetta di RobiHood – 6 settembre 2020

6 settembre
23ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Per amore, solo per amore

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Pubblicazioni di Roberto Benotti (RobyHood) presso Elledici:

Laudato sii

Ancilla Domini

Un anno straordinario

Sorrisi divini

I Love Francesco

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1. Letture e orazioni – 30 agosto 2020

30 agosto

22ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

ANNO A

La croce di Cristo e la nostra

ANTIFONA

Abbi pietà di me, Signore, perché ti invoco tutto il giorno:
tu sei buono e pronto al perdono,
sei pieno di misericordia con chi ti invoca.
Sal 85,3.5

COLLETTA

O Dio, nostro Padre,
unica fonte di ogni dono  perfetto,
suscita in noi l’amore per te
e ravviva la nostra fede,
perché si sviluppi in noi il germe del bene
e con il tuo aiuto maturi fino alla sua pienezza.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Oppure:

Rinnovaci con il tuo Spirito di verità, o Padre,
perché non ci lasciamo deviare
dalle seduzioni del mondo,
ma come veri discepoli, convocati dalla tua parola,
sappiamo  discernere ciò che è buono
e a te gradito,
per portare ogni giorno la croce
sulle orme di Cristo, nostra speranza.
Egli è Dio, e vive e regna con te…

PRIMA LETTURA

La parola del Signore è diventata per me causa di vergogna.

Dal libro del profeta Geremia                         Ger 20,7-9

Mi hai sedotto, Signore, e io mi sono lasciato sedurre;
mi hai fatto violenza  e hai prevalso.
Sono diventato oggetto di derisione  ogni giorno;
ognuno si beffa di me.
Quando parlo, devo gridare, devo urlare:
«Violenza! Oppressione!».
Così la parola del Signore è diventata per me
causa di vergogna e di scherno tutto il giorno.
Mi dicevo: «Non penserò più a lui,
non parlerò più nel suo nome!».
Ma nel mio cuore c’era come un fuoco ardente,
trattenuto nelle mie ossa;
mi sforzavo di contenerlo, ma non potevo.
Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE    Sal 62 (63)

Ha sete di te, Signore, l’anima mia.

O Dio, tu sei il mio Dio, dall’aurora io ti cerco,
ha sete di te l’anima mia,
desidera te la mia carne
in terra arida, assetata, senz’acqua.

Così nel santuario ti ho contemplato,
guardando la tua potenza e la tua gloria.
Poiché il tuo amore vale più della vita,
le mie labbra canteranno la tua lode.

Così ti benedirò per tutta la vita:
nel tuo nome alzerò le mie mani.
Come saziato dai cibi migliori,
con labbra gioiose ti loderà la mia bocca.

Quando penso a te che sei stato il mio aiuto,
esulto di gioia all’ombra delle tue ali.
A te si stringe l’anima mia:
la tua destra mi sostiene.

SECONDA LETTURA

Offrite i vostri corpi come sacrificio vivente.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani                 Rm 12,1-2

Fratelli, vi esorto,  per la misericordia  di Dio,  a offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale. Non conformatevi a questo  mondo, ma lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo  di pensare, per poter discernere la volontà  di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto.

Parola di Dio.

ACCLAMAZIONE AL VANGELO       Cf Ef 1,17-18

Alleluia, alleluia.

Il Padre del Signore nostro Gesù Cristo
illumini gli occhi del nostro cuore
per farci comprendere
a quale speranza ci ha chiamati.

Alleluia.

VANGELO

Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso.

Dal vangelo secondo Matteo                        Mt 16,21-27

In quel tempo, Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto  da parte degli  anziani,  dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno.
Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo: «Dio non  voglia, Signore; questo  non  ti accadrà mai». Ma egli,  voltandosi, disse  a Pietro: «Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!».
Allora Gesù disse  ai suoi  discepoli: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà.
Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita? Perché il Figlio dell’uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni».

Parola del Signore.

ORAZIONE SULLE OFFERTE

Santifica, Signore, l’offerta che ti presentiamo,
e compi in noi con la potenza del tuo Spirito
la redenzione che si attua nel mistero.
Per Cristo nostro Signore.

ANTIFONA ALLA COMUNIONE

Quant’è grande la tua bontà, Signore!
La riservi per quelli che ti temono.              Sal 30,20

Oppure:

Beati gli operatori di pace:
saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per causa della giustizia:
di essi è il regno dei cieli.                           Mt 5,9-10

Oppure:

«Il Figlio dell’uomo verrà
nella gloria del Padre suo con i suoi angeli
e renderà  a ciascuno secondo le sue azioni».          Mt 16,27

DOPO LA COMUNIONE

O Signore, che ci hai nutriti alla tua mensa,
fa’ che questo sacramento
ci rafforzi nel tuo amore
e ci spinga a servirti nei nostri fratelli.
Per Cristo nostro Signore

 

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2. Introduzioni – 30 agosto 2020

30 agosto

22ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

La croce di Cristo e la nostra

Siamo cristiani, ci siamo messi al seguito di Gesù, di uno che è stato contrastato, perseguitato e infine crocifisso. Ma per dirci cristiani non può bastare attaccare su una parete un crocifisso: dobbiamo seguire lui, che misteriosamente ha accettato la sua missione fino in fondo, fino alla croce. Gesù condivide la sorte dei grandi profeti, come Geremia, che non è stato ascoltato, ma perseguitato e ucciso, proprio perché trasmetteva a nome di Dio dei messaggi scomodi.

PRIMA LETTURA

La parola del Signore è diventata per me causa di vergogna.                     

Geremia non avrebbe voluto fare il profeta tra la sua gente in un tempo difficile. Si è sentito ingannato e deriso. Nonostante tutto è prevalso in lui il desiderio di essere fedele: «Mi hai sedotto, Signore, e io mi sono lasciato sedurre», ha detto arrendendosi alla missione a cui veniva chiamato.

 Dal libro del profeta Geremia.                                                                                    Ger 20,7-9

 SALMO RESPONSORIALE                                                                     Dal Salmo 62 (63)

Il salmista esprime la sua fede e il suo amore per Dio, ammirato per la sua grandezza, felice di poterlo lodare in ogni momento della sua giornata.

Rit. Ha sete di Te, Signore, l’anima mia.

 SECONDA LETTURA

Offrite i vostri corpi come sacrificio vivente.                                       

Paolo esorta i cristiani a offrirsi a Dio «come sacrificio vivente», a essere genuini, non piattamente condizionati. A mettere a disposizione tutta la loro persona per ciò che è buono e giusto secondo Dio.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani.                                                        Rm 12,1-2

VANGELO

Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso.  

Dopo la coraggiosa e sorprendete professione di fede di Pietro che abbiamo ricordato domenica scorsa, Gesù parla della sua passione, morte e risurrezione. Ma Pietro, sentendo parlare di croce, non condivide e non l’accetta. E Gesù lo rimprovera.

Dal Vangelo secondo Matteo.                                                                               Mt 16,21-27

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3. Annunciare la Parola – 30 agosto 2020


30 agosto
22ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

La croce di Cristo e la nostra


PER RIFLETTERE E MEDITARE

Ancora una volta è Pietro il protagonista. Ha appena ricevuto da Gesù parole speciali che lo riguardano e lo responsabilizzano, ma subito dopo sente altre parole che gelano lui e gli altri apostoli. Gesù infatti dice loro che dovrà finire nelle mani dei suoi nemici, essere condannato e ucciso. Ma Pietro reagisce, lo chiama in disparte, gli spiega che trova assurdo che un messia finisca così. Ma Gesù prima prende le distanze da lui e lo tratta come un «tentatore», poi lo invita a farsi genuinamente suo discepolo e a seguirlo, anche nelle scelte difficili.

La croce di Gesù

Più volte Gesù ha detto ai suoi apostoli che avrebbe concluso la sua vita in modo tragico, ma che il terzo giorno sarebbe risorto. E sempre i suoi apostoli non hanno capito. Forse non era possibile capire: come poteva un messia finire sconfitto? E che cosa voleva dire «risorgere dai morti»?
Pietro ha appena detto: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente!» (Mt 16,16), professando apertamente la sua fede in Gesù, ma subito Matteo non teme di rendere piccola la fede di Pietro con questo nuova rivelazione di Gesù.
La Chiesa ebraica si fa sempre più minacciosa e Gesù vuole preparare i suoi amici a quella che apparirà come una sua tragica sconfitta. Ma ogni volta che Gesù dice questa cose, anche adesso, gli apostoli manifestano la loro delusione e il loro disorientamento. È sempre Pietro che prende la parola, il generoso e l’entusiasta Pietro: «Dio non voglia, Signore; questo non accadrà mai!», dice. È la sua reazione e quella degli altri, ed è carica di tutta l’amicizia e l’affetto di cui era capace.
Ma questa frase è anche in linea con la fede appena manifestata a Cesarea: una fede vincente, fondata sul riconoscimento della grandezza di Gesù. Per ogni buon ebreo il messia non poteva non essere un vincente.
Gesù però non sembra cogliere gli aspetti positivi della frase di Pietro e ha verso di lui parole durissime: «Va’ dietro a me, Satana!». Sa che la croce sarà per lui l’occasione di portare a termine fino in fondo il piano di Dio; che è così che dimostrerà la serietà di quanto ha predicato e il suo amore profondo per l’uomo. Gesù non ama la croce, ne ha paura, e Pietro con le sue parole glielo ricorda, gli si pone come tentazione con i suoi ragionamenti umani.

La nostra croce

La vocazione di Gesù è anche la vocazione di ogni vero discepolo di Cristo: seguire il suo stile di vita, fare le sue scelte, accettare la logica del Vangelo. Scrive Paolo ai cristiani di Filippi: «A voi è stata data la grazia non solo di credere in lui, ma anche di soffrire per lui» (1,29).
Prendere la croce, nelle affermazioni di Gesù, vuol dire orientarsi decisamente verso un tipo di esistenza che può comportare lotte, umiliazioni, povertà e priva­zioni per rimanere fedeli, anche a costo di rimetterci ogni cosa, compresa la vita.
Una croce che non è cercata per se stessa, frutto di autolesionismo. Neanche per Gesù. La croce diventa semplicemente il segno di un amore senza misura e per questo apre a una vita che non è persa ma realizzata.
Come Cristo ha salvato il mondo con il suo apparente fallimento, giungendo al culmine della sua azione salvifica proprio nel momento della sua Pasqua, così anche per i discepoli, ogni volta che sopportano sofferenza e annientamento per non cedere al compromesso, per essere fedeli, diventano causa di salvezza, manifestazione della potenza di Dio, che dona al mondo la vita per mezzo della loro morte: «Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto», ha detto Gesù (Gv 12,24).

La croce è il sì dell’uomo alla vita

Quello della croce è diventato un discorso duro per le nostre comunità. Se ne parla con una certa rassegnazione e diventa un fatto incomprensibile, accettato spesso con cuore chiuso. È necessario quindi un vero cambiamento di mentalità, una conversione. La via della croce, che era vista come una maledizione per l’uomo, un supplizio infamante, è motivo di onore e di gloria per il cristiano. Se nella sua vita mancasse questa componente dovrebbe probabilmente dubitare della verità del suo amore e della sua scelta di fede.
«Cari amici», ha detto Benedetto XVI ai giovani della GMG di Madrid, «spesso la croce ci fa paura, perché sembra essere la negazione della vita. In realtà, al contrario, è il sì di Dio all’uomo, l’espressione massima del suo amore».
Passiamo gran parte delle nostre giornate a liberarci dalle sofferenze, a cercare di curarci per stare meglio, a migliorare il nostro benessere e quello della nostra famiglia. Tutte cose legittime. Ma se vivremo una vita aperta e ci impegneremo a fondo mettendoci del nostro per far sì che le cose nella società e nel mondo attorno a noi cambino in meglio, sappiamo che tutto questo avrà un prezzo.
Anche solo sul piano dell’efficienza umana, nulla si ottiene senza sforzo: dal voler provare la gioia di un’escursione in montagna, al miracolo del mettere al mondo una nuova vita, al semplice superamento di un esame scolastico, è solo andando contro se stessi e al proprio istinto che si possono raggiungere questi obiettivi.
Chi ha fede sul serio, di fronte alla croce non si ribella e non bestemmia: sa che la croce è la conseguenza di una donazione a Dio senza riserve. Non l’accetta quindi come un’eventualità indesiderata, ma come conseguenza di una fedeltà.

UN FATTO – UNA TESTIMONIANZA

«Scelsi di essere per gli altri, i poveri, i sofferenti, gli abbandonati, i non amati, che ero una bambina e così sono stata, e confido di continuare a essere, fino alla fine della mia vita» (Annalena Tonelli).

«Il male prende la forma di una croce che scava la carne, che piega sotto il dolore: sembra solo sofferenza e umiliazione, e lo è effettivamente, ma è la forma di un amore totale che si fa dono di sé fino alla fine…» (Paola Bignardi).