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La preghiera serve a cambiare noi (18 giugno 2026)

La preghiera serve a cambiare noi

Giovedì della XI settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)

18 giugno 2026

Don Antonio Carriero

Mt 6,7-15

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate.
Voi dunque pregate così:
Padre nostro che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti
come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non abbandonarci alla tentazione,
ma liberaci dal male.
Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe».

COMMENTO

Quando iniziamo a pregare, dobbiamo riconoscere una tendenza interiore che è abbastanza comune a tutti. Crediamo che, per comunicare con Dio, siano necessarie molte parole, metodi speciali o espressioni “giuste” che sembrano cariche di poteri particolari. Ma il Vangelo descrive questo comportamento con il termine greco battalogéō, che indica l’azione di parlare in modo confuso o di ripetere parole prive di un contenuto reale. Per i pagani, per esempio, la preghiera era uno strumento per attirare l’attenzione di una divinità ritenuta incapace di sentire, poco attenta alla vita degli uomini o da convincere con ostinazione. Al contrario, Gesù afferma che il Padre conosce le necessità degli uomini prima ancora che esse siano espresse.
La funzione della preghiera è quella di ricordarci la nostra condizione di figli. La preghiera non modifica la volontà di Dio, ma agisce sulle persone. Elimina in noi la convinzione – e la presunzione – errata di dover spiegare a Dio gli eventi della nostra vita. Con poche parole che racchiudono un’intenzione profonda – ci dice Gesù – la comunicazione è completa. Quando pronunciamo la frase «Sia santificato il tuo nome» o domandiamo il pane, stiamo dichiarando la nostra fiducia.
Eppure esiste una condizione specifica che risulta difficile da accettare e da praticare. Dice Gesù: «Se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe». Se dovessimo definire che cos’è il perdono, dovremmo rispondere che esso non è un’emozione, ma una scelta della volontà. Se infatti non annulliamo un debito morale nei confronti di qualcuno, anche il nostro animo rimane chiuso alla benevolenza del Padre. È inutile curare l’aspetto esteriore se dentro di noi permane, per tutta la vita, un risentimento persistente. Chiediamo al Signore che la preghiera, detta e vissuta, sia anzitutto un antidoto per la nostra conversione.

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