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«Domani cambierò, domani amerò, domani pregherò» (29 maggio 2026)

«Domani cambierò, domani amerò, domani pregherò»

Venerdì della VIII settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)
29 maggio 2026

Don Antonio Carriero

 

Mc 11,11-25

[Dopo essere stato acclamato dalla folla, Gesù] entrò a Gerusalemme, nel tempio. E dopo aver guardato ogni cosa attorno, essendo ormai l’ora tarda, uscì con i Dodici verso Betània.
La mattina seguente, mentre uscivano da Betània, ebbe fame. Avendo visto da lontano un albero di fichi che aveva delle foglie, si avvicinò per vedere se per caso vi trovasse qualcosa ma, quando vi giunse vicino, non trovò altro che foglie. Non era infatti la stagione dei fichi. Rivolto all’albero, disse: «Nessuno mai più in eterno mangi i tuoi frutti!». E i suoi discepoli l’udirono.
Giunsero a Gerusalemme. Entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano e quelli che compravano nel tempio; rovesciò i tavoli dei cambiamonete e le sedie dei venditori di colombe e non permetteva che si trasportassero cose attraverso il tempio. E insegnava loro dicendo: «Non sta forse scritto:
“La mia casa sarà chiamata
casa di preghiera per tutte le nazioni”?
Voi invece ne avete fatto un covo di ladri».
Lo udirono i capi dei sacerdoti e gli scribi e cercavano il modo di farlo morire. Avevano infatti paura di lui, perché tutta la folla era stupita del suo insegnamento. Quando venne la sera, uscirono fuori dalla città.
La mattina seguente, passando, videro l’albero di fichi seccato fin dalle radici. Pietro si ricordò e gli disse: «Maestro, guarda: l’albero di fichi che hai maledetto è seccato». Rispose loro Gesù: «Abbiate fede in Dio! In verità io vi dico: se uno dicesse a questo monte: “Lèvati e gèttati nel mare”, senza dubitare in cuor suo, ma credendo che quanto dice avviene, ciò gli avverrà. Per questo vi dico: tutto quello che chiederete nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto e vi accadrà. Quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate, perché anche il Padre vostro che è nei cieli perdoni a voi le vostre colpe».

COMMENTO

«Avendo Gesù visto da lontano un albero di fichi che aveva delle foglie, si avvicinò per vedere se per caso vi trovasse qualcosa ma, quando vi giunse vicino, non trovò altro che foglie».
È un paradosso umano quello di avere molte foglie ma nessun frutto. Investiamo tutto sulle foglie, cioè sull’apparenza, sul vestito buono della domenica e sulle strutture perfette, perché, sotto sotto, non amiamo guardare la terra nuda delle nostre radici. E possiamo vivere e muoverci nel “sacro”, illudendoci di comprare sicurezza, come se Dio fosse da ingraziare con i nostri molti sacrifici.
Né la fede è una questione di grandi monumenti religiosi o di cose fatte alla perfezione. Gesù, nel Vangelo di oggi, preferisce un tempio distrutto a un tempio diventato un mercato. Preferisce un deserto, ma vero, alla menzogna appariscente di un albero sterile che ha solo delle foglie da esibire.
L’evangelista annota che «non era la stagione dei fichi». Ci si chiede come mai Gesù pretenda dall’albero dei frutti ancora fuori tempo. Per le cose che contano davvero – per l’amore e per la conversione – Gesù sembra dirci che non esiste una stagione ben precisa a cui appellarsi per portare frutto. Il tempo, per Gesù, è adesso!
Invece noi passiamo la vita a dire: «Domani… cambierò, domani… amerò, domani… pregherò». Sempre domani, cioè mai. E nel frattempo ci riempiamo di foglie anche noi.
Chiediamo al Signore, oggi stesso (non domani!), di concentrarci più sulla verità dei frutti che sulla facciata del nostro albero.

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