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Fidarsi delle Spalle che abbiamo davanti (26 maggio 2026)

Fidarsi delle Spalle che abbiamo davanti

Mercoledì della VIII settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)
27 maggio 2026

Don Antonio Carriero

 

Mc 10,32-45

In quel tempo, mentre erano sulla strada per salire a Gerusalemme, Gesù camminava davanti ai discepoli ed essi erano sgomenti; coloro che lo seguivano erano impauriti.
Presi di nuovo in disparte i Dodici, si mise a dire loro quello che stava per accadergli: «Ecco, noi saliamo a Gerusalemme e il Figlio dell’uomo sarà consegnato ai capi dei sacerdoti e agli scribi; lo condanneranno a morte e lo consegneranno ai pagani, lo derideranno, gli sputeranno addosso, lo flagelleranno e lo uccideranno, e dopo tre giorni risorgerà».
Gli si avvicinarono Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». Egli disse loro: «Che cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra».
Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?». Gli risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse loro: «Il calice che io bevo, anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato».
Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni. Allora Gesù li chiamò a sé e disse loro: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».

COMMENTO

L’aria vicino a Gerusalemme si è fatta pesante. Già si sente l’odore del pericolo. E proprio come accade a noi quando abbiamo paura – e cerchiamo di controllare le cose per assicurarci una nicchia di potere – Giacomo e Giovanni fanno a Gesù una richiesta sfacciata: «Concedici di sedere nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra».
Dentro questa pretesa ci siamo anche noi. Se il lavoro è a rischio, se una relazione si rompe, se la vita in generale traballa… la nostra prima reazione non è la fede, non è la conversione, ma l’accaparramento. Chiediamo a Dio di firmarci una polizza assicurativa. E la risposta che Gesù dà ai due discepoli non è quella che speravano: «Voi non sapete ciò che chiedete».
In questa scena, ciò che colpisce è un dettaglio che l’evangelista non risparmia di scrivere: «Mentre erano sulla strada per salire a Gerusalemme, Gesù camminava davanti ai discepoli». Non è la descrizione di una fila indiana, ma del Maestro che ci precede e ci fa da scudo. Tradotto, significa che è lui che incassa per primo l’impatto del vento e del buio. Forse la nostra ossessione per i primi posti nasce proprio perché non ci fidiamo delle spalle di Gesù che abbiamo davanti a noi. E così pensiamo di doverci sempre salvare da soli.
Anche noi, insieme a Giacomo e Giovanni, abbiamo bisogno di una terapia d’urto: «Chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti». Questa è la terapia: smettere di difendere il proprio perimetro e cominciare a occuparsi di quello degli altri. Farsi servi del presente di qualcuno è l’unico modo per non essere schiavi della paura del domani.

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