7 GIUGNO 2026
SANTISSIMO CORPO E SANGUE DEL SIGNORE
GESÙ CRISTO È IL PANE DELLA VITA
COMMENTO 1
Il capitolo sesto di Giovanni contiene una formidabile e sconvolgente catechesi sull’Eucaristia.
Le parole pronunciate a Cafarnao gettano sconforto e scompiglio fra i discepoli (cfr Gv 6,66). Essi sono turbati dalle ultime esperienze avute. Se il constatare, che Gesù cammina anche sulle acque tempestose ed infide del lago di Galilea e moltiplica pane e pesci in abbondanza, li conferma sulla eccezionalità della sua persona, il suo rifiuto ad essere proclamato re dalla folla entusiasta li delude nelle loro aspettative umane.
In questo clima di turbamento Gesù inizia la sua catechesi.
Si libera di tutte le paure e prudenze e usa un linguaggio che a troppi orecchi suona blasfemo e segna la sua condanna a morte.
Nell’AT Jahveh si rivela a Mosè definendosi “Ehyeh Asher Ehyeh” (Io sono colui che sono) (Es 3,14) per affermare la sua assoluta trascendenza rispetto all’uomo. Tra Dio e l’umanità non c’è alcuna possibilità di amicizia ma solo di sudditanza.
L’osservanza della Legge non lascia spazio a sentimenti d’amore. Gesù, invece, categoricamente afferma: “Io sono il pane vivo disceso dal cielo” (Gv 6,41; 6,51).
Questo pane, a differenza della manna di Jahveh che libera dalla fame ma non dalla morte, sazia l’esistenza e vince la morte ed ha sapore di amore e gratuità per tutti.
Queste affermazione scandalizzano molti seguaci che si allontanano delusi. La folla che si è sfamata abbondantemente di pane e pesci evapora e svanisce.
Solo gli apostoli non se la svignano perché la delusione li paralizza.
Gesù coglie il loro disagio e li fulmina con una domanda secca: “Volete andarvene anche voi?” (Gv 6, 67).
Questo quesito che anche oggi, come allora, continua ad echeggiare fra le rovine della sinagoga di Cafarnao dove per la prima volta venne posto, investe anche noi.
Siamo sicuri di credere veramente che l’ Eucarestia è il vero corpo di Gesù?
Siamo convinti che accostandoci ad essa non compiamo solo un pio atto di culto, ma pubblicamente facciamo la scelta di rendere vivo ed operante Cristo nella storia, con la nostra vita, con il nostro comportamento, con la nostra verificabile coerenza?
Riusciamo a trasformare i nostri cuori in tabernacoli viventi?
Cristo è vivo oggi attraverso la nostra carità non solo conclamata, oppure è un etereo fantasma inconcludente imbalsamato tra le nostre volute d’incenso, le nostre buone intenzioni che non lasciano traccia nella realtà quotidiana in cui viviamo ed operiamo a partire dalla nostra famiglia?
Siamo attori credibili o semplici comparse insignificanti?.
La nostra eventuale risposta deve maturare solo nel silenzio della coscienza.
COMMENTO 2
SOLENNITÀ DEL SS.MO CORPO E SANGUE DEL SIGNORE
Cristo vivo e vero nell’Eucaristia
O Padre tenerissimo,
Tu ci chiami ad aprirci
al dono della Tua misericordia, sorgente inesauribile
di ogni rinnovamento personale e comunitario.
Abbiamo sempre bisogno di contemplare il mistero della Tua misericordia,
fonte di gioia, di serenità e di pace, e condizione della nostra salvezza.
La Tua misericordia è l’atto ultimo e supremo con il quale ci vieni incontro,
amandoci per sempre nonostante il limite del nostro peccato.
L’attuazione più alta del mistero della Tua misericordia è l’Eucaristia,
sorgente della missione della Chiesa, Tuo popolo santo,
mistero di comunione, che vive un’intimità itinerante con il Tuo Figlio, Gesù Cristo.
Non possiamo accostarci alla Mensa eucaristica del Tuo Figlio
senza lasciarci trascinare nel movimento della missione che,
prendendo avvio dal Tuo Cuore clementissimo,
mira a raggiungere tutti gli uomini.
Tu ci chiedi di riconoscere nella fede
che la tensione missionaria
è parte costitutiva della forma eucaristica della nostra esistenza cristiana.
La Tua misericordia, che ci raduna nella santa assemblea
per celebrare gioiosamente il mistero pasquale del Tuo Figlio, Gesù Cristo,
ci spinge a prendere l’iniziativa per andare agli incroci delle strade
e invitare tutti al banchetto eucaristico.
A Te, Padre, che per Cristo nella potenza dello Spirito Santo
ci dai la vita e ci santifichi nell’Eucaristia,
lode, onore, gloria
oggi e nei secoli eterni!
Commento a cura di don Francesco Dell’Orto, parroco di San Lorenzo in Bisceglie, Per crescere nella conoscenza e nell’amore di Gesù Cristo. Preghiere e catechesi mistagogiche domenicali ciclo A
MEDITAZIONE
Ci troviamo di fronte alla conclusione del discorso sul pane di vita, nel capitolo sesto del vangelo di Giovanni. Gesù aveva moltiplicato i pani, aveva fatto raccogliere dodici canestri di pezzi «avanzati», si era sottratto alla folla che lo voleva fare re, ha parlato alla folla di un altro pane, quello che dà la vita eterna.
Per tutta la prima parte del discorso Gesù si è collegato all’esperienza dell’Esodo. Gli Ebrei erano stati nutriti da Dio con la manna, pane che veniva dal «cielo» per la potenza di Dio e nutriva per un giorno. I rabbini nei loro commenti avevano collegato la manna alla parola di Dio che consideravano il vero nutrimento che il Signore ha offerto al popolo attraverso Mosè, lungo tutto l’Esodo.
Gesù si collega a questi insegnamenti, ben conosciuti, per affermare che lui offre un pane che veramente proviene dal cielo e che dà la vita eterna e che lui pronuncia una parola che viene da Dio e comunica la vita eterna. La rivelazione centrale è questa: lui stesso è «fisicamente» la Parola di Dio e il Pane di vita eterna.
Il suo corpo poi sarà davvero spezzato e il suo sangue sarà davvero versato sulla croce, per comunicare la vita eterna a tutti e renderli figli di Dio.
Il discorso si fa inaccettabile per gli Ebrei quando Gesù parla di «masticare» il suo corpo e di «bere» il suo sangue. Noi per comprendere l’intenzione dell’evangelista nel concludere il discorso di Gesù a Cafarnao dobbiamo distinguere gli Ebrei e i discepoli, quelli che dopo questo discorso se ne andranno, dai cristiani che leggono questo vangelo.
Gesù chiede agli Ebrei e ai discepoli di fidarsi della sua parola, perché hanno visto i segni già compiuti da lui e perché conoscono già dall’Esodo la potenza di Dio, che visibilmente è con lui. Giovanni non registra la reazione degli Ebrei alla conclusione del discorso, ma quella dei discepoli sì, e molti se ne vanno, invece Pietro e gli altri si fidano e rimangono.
Quanto ai cristiani lettori, dopo la prima parte del discorso essi si chiedono: dove troviamo noi il pane da mangiare e il sangue da bere per avere la vita eterna? La risposta dell’evangelista non è diretta ma facilmente comprensibile: si trovano nella celebrazione dell’Eucaristia. Evidentemente anche al tempo di Giovanni qualcuno faceva fatica a credere che il pane e il vino fossero, in virtù della parola del Signore, realmente il suo corpo e il suo sangue.
SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA
- «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo… il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». Tutti noi abbiamo fame di vita e di felicità. Solo Gesù può saziare questa fame, ma noi cerchiamo altri cibi, ci accorgiamo che ci avvelenano, ma continuiamo a mangiarli. Chiediamo allo Spirito intelligenza spirituale.
- «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita». Non significa semplicemente andare a Messa e «fare la comunione», ma assimilare Cristo, decidere di rendere la propria vita simile alla sua e impegnarsi a farlo.
- «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui». Ci insegnavano che l’ostia consacrata una volta mangiata rimane tale per poco tempo, ma Cristo continua ad abitare in noi; il segno sacramentale finisce, la realtà no. Noi portiamo Cristo in noi, e lui porta noi. Facciamo fatica a capire e a vivere questo Paradiso.
- «Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me». Questo «per» ha un valore spirituale altissimo e può avere due significati: avrà la vita grazie a me; vivrà per mettere in pratica il mio insegnamento e realizzare la mia stessa missione.
PROPOSTA DI IMPEGNO DELLA SETTIMANA
Verifichiamo il nostro modo di partecipare all’Eucaristia
