11 GENNAIO 2026
BATTESIMO DEL SIGNORE
DIO PADRE PRESENTA IL FIGLIO CHE CI SALVA NELLO SPIRITO
COMMENTO
La cerimonia del battezzare, ai tempi del Battista, veniva praticata abbastanza diffusamente dal popolo ebraico.
In modo particolare era presente nella comunità essena di Qumran, che era situata a pochi chilometri di distanza dal luogo in cui Giovanni predicava e battezzava. Per gli esseni esso aveva una funzione di purificazione rituale e di impegno morale. Questo distingueva gli esseni dagli altri ebrei, per i quali l’immersione nelle acque significava solo purificazione rituale senza comportare una conversione del cuore.
Giovanni subisce l’influenza essena. Ma mentre per essi il battesimo era strettamente riservato ai membri della loro comunità, il Battista battezzava tutti gli ebrei desiderosi di cambiare comportamento.
Un giorno, proveniente dalla lontana Galilea, tra gli aspiranti battezzandi si presenta il Nazareno. Lo Spirito, che già prima della creazione del mondo, “alito di Dio” (Gen 1, 2), aleggiava sulle acque, si posa su Giovanni, lo illumina e gli fa riconoscere il Messia in carne ed ossa. Questo lo turba e protesta: “Sono io che ho bisogno di essere immerso da te, e tu vieni da me?” (Mt 3,14). Ma Gesù respinge le rimostranze: “Lascia per adesso, perché conviene che così adempiamo ogni giustizia” (Mt 3, 15).
È importante non dimenticare che giustizia, nella mentalità ebraica, significa la perfetta osservanza della Legge.
Gesù si immerge nelle acque e riemerge come tutti. Dio assiste dall’alto. Ma non può intervenire direttamente perché nessuno può sopravvivere alla sua diretta presenza. Allora una colomba accompagnata dalla “bat kol” (figlia della voce) squarcia il cielo ed annuncia: “È questo il mio Figlio, l’amato, in lui ho riposto la mia benevolenza” (Mt, 3, 17).
Questa voce, che è un’ineffabile esperienza spirituale, illumina sia Giovanni che Gesù. E cambia profondamente il significato dell’immergersi nelle acque del Giordano. L’acqua non significa più purificazione rituale e segno di conversione.
Con il Messia entrarvi significa vivere, ed uscirvi vuol dire morire al passato per risorgere al futuro. Il suo battesimo non è perdono dei peccati e neppure conversione, non investe il passato ma proietta verso il futuro.
Con il battesimo Gesù comincia la sua vita pubblica di predicazione e testimonianza. La sua vita non si dipanerà all’ombra della nevrotica osservanza della Legge, ma sarà’ sorretta ed illuminata dalla carità, unica certezza e testimonianza della presenza di Dio nella vita di ogni persona che si professa cristiana.
La “bat kol” è il faro che guida, illumina, sostiene chi vacilla, perdona chi cade e dà il coraggio di sperare sempre, perché alla fine della vita saremo misurati soltanto sull’amore che si fa regola di comportamento attraverso la carità vicendevole.
RIFLESSIONE
Per i tre vangeli sinottici il battesimo del Signore al Giordano è l’inaugurazione ufficiale della missione messianica e la manifestazione solenne di Gesù come Figlio di Dio, mosso dallo Spirito Santo. Semplice come fatto, ma complesso per il significato teologico, questo brano rivela anche un problema affrontato dalla prima Chiesa: il rapporto tra Gesù e il Battista.
Alcuni ritenevano che Giovanni fosse il messia, ma Gesù era morto e risorto e i cristiani non avevano dubbi. Il battesimo al Giordano però era un fatto. Cosa significava?
Il primo a riconoscere che Gesù non aveva bisogno del battesimo è lo stesso Battista, che anzi esprime il bisogno e il desiderio di essere battezzato da lui nello «Spirito Santo e nel fuoco». Ma Gesù non lo battezza e insiste. Giovanni si lascia convincere per realizzare “la giustizia” cioè per obbedire a Dio. Gesù allora, facendosi battezzare, sta realizzando la volontà del Padre.
In che senso? Gesù inaugura la sua missione che si completerà sulla croce, quando prenderà come suo il peccato del mondo e, sacrificando la sua vita, otterrà per l’umanità il perdono e la salvezza. Nella scena del battesimo questo viene annunciato e anticipato. Gesù dice al Padre: «Sono disposto a prendere su di me i peccati dei miei fratelli» per questo lui, innocente, si sottopone a un battesimo finalizzato alla conversione e al perdono dei peccati.
Così Matteo dimostra la superiorità di Gesù sul Battista, proclama l’avvio della missione messianica e annuncia la liberazione dal peccato.
Rimane da dire chi è Gesù. Ci pensa direttamente il Padre: «Sono divinamente felice che tu sia il mio amatissimo Figlio unigenito e che, innocente, ti sia prestato per salvare gli altri miei figli, peccatori, mostrando a tutti il mio amore per loro e per te». È una voce che scende dal cielo, realizza pienamente una parola di Isaia e sarà compresa solo dopo la risurrezione.
I cieli si aprono: erano chiusi per il peccato del mondo e, in particolare, di Israele. Così viene manifestata la volontà di Dio di unire cielo e terra, per sempre, nella persona del Figlio, perché lui è figlio dell’uomo e figlio di Dio, in lui cielo e terra sono uniti indissolubilmente.
Non poteva mancare in questa scena lo Spirito Santo, simboleggiato in maniera molto semplice da una colomba che può richiamare quella che dopo il diluvio annuncia l’inizio di una nuova creazione. La vera e definitiva nuova creazione è inaugurata ora da Gesù, inviato dal Padre e animato dallo Spirito, e sarà completata nel mattino di Pasqua.
SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA
- Gesù prende su di sé i nostri peccati e li immerge nel Giordano, in attesa di portarli sulla croce. Egli desidera che noi glieli consegniamo, che ce ne stacchiamo, perché, grazie a lui, noi diventiamo liberi nello spirito per compiere la volontà di Dio Padre, che ci vuole figli suoi.
- Gesù porta i nostri peccati e ci salva. Anche noi possiamo portare i peccati dei nostri fratelli. In ogni caso ne subiamo le conseguenze. Se accettiamo di portarli con pazienza e amore, diventiamo collaboratori di Gesù per la salvezza dei fratelli.
- I cieli sono aperti e non si chiudono più. Non c’è situazione personale o sociale che possa far pensare a un ritiro di Dio. Tocca alla Chiesa e a noi cristiani mostrare visibilmente all’umanità la presenza del Padre, di Gesù e dello Spirito in questo nostro mondo.
- Ci piacerebbe sapere se il Padre è contento di noi? Se lo desideriamo davvero, troveremo la risposta mettendoci per qualche tempo di fronte a Gesù crocifisso.
PROPOSTA DI IMPEGNO DELLA SETTIMANA
Porto con pazienza le conseguenze dei peccati dei miei fratelli e prego per loro.
