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Il mio nome è Yankuam, autobiografia di uno dei più noti missionari salesiani

“Padre Luigi Bolla è stato uno dei più grandi missionari della
Congregazione Salesiana di tutti i tempi”

(Ex Rettor Maggiore dei Salesiani Pascual Chávez Villanueva)
IL MIO NOME È YÁNKUAM’
Pier Luigi Bolla – Salesiano

L’incontro tra il Vangelo e il popolo Achuar
Memorie delle mia missione
(Editrice Elledici – Pagine 456 – € 39,00)

Questo volume è l’autobiografia di uno dei più noti missionari salesiani, ma è anche un prezioso documento storico e antropologico, ponendosi come testo di riferimento per il prossimo Sinodo Panamazzonico (2019) indetto da Papa Francesco.

Ne è autore il salesiano Padre Luigi Bolla, Yánkuam’, Stella del crepuscolo come l’hanno battezzato gli Achuar del Perù tra i quali ha vissuto per 40 anni, fino al 2013, anno della sua morte.
Si tratta di un libro diretto a tutti coloro che sono interessati alla selva amazzonica e ai suoi abitanti. È il diario quotidiano dei suoi incontri, delle sue riflessioni antropologiche, delle sue osservazioni scientifiche meticolose e sistematiche.

Yánkuam’ presenta la storia e la vita degli Achuar, e lo fa con maestria da antropologo, etnologo, storico e geografo, ma, soprattutto, con un amore viscerale verso questo popolo “dignitoso ed unico”, per usare le sue stesse parole. Partendo dalla mitologia Shuar-Achuar ha preparato questo popolo all’annuncio del Vangelo.

È l’esperienza inconsueta dello sforzo durato quarant’anni per tradurre in pratica un invito del Vaticano II: cercare Dio nelle varie culture e religioni.
Questo libro è anche una documentazione veritiera della vita di questo gruppo etnico, così spartano e, fino a poco tempo fa, molto guerriero. Gli Achuar sono chiamati “Il popolo della wayùs”, essendo questa bevanda o tè, un aspetto caratteristico della vita quotidiana di questo popolo amazzonico.

“Il mio grande desiderio – dice l’autore – è che questa etnia amazzonica trovi il suo posto tra le varie popolazioni amerindie, in questo mondo moderno, pluriculturale e multietnico e serva da esempio per molti altri popoli in via di estinzione perché questi possano ritornare a credere in se stessi e possano sperare in un futuro migliore”.

Luigi Bolla, “Yánkuam’", nasce a Schio, provincia di Vicenza, nel 1932. All’età di 7 anni frequenta l’oratorio salesiano della sua città ed i racconti dei Missionari che passano per quell’oratorio suscitano la sua vocazione. Presto manifesta il desiderio di diventare Missionario e il suo sogno in particolare è quello di portare Gesù nelle foresta del pianeta per farlo conoscere ed amare. Diventa salesiano e finalmente, nel 1953, parte dal porto di Genova con destinazione l’Ecuador.

Impara rapidamente lo spagnolo, prima, e poi anche la lingua shuàr. Però presto si rende conto che la chiamata del Signore lo guida verso un altro popolo: gli Achuar. Nell’anno 1971 chiede ai superiori salesiani che gli permettano di staccarsi dalla comunità salesiana e di vivere secondo la modalità indigena. Inizia a vivere nelle loro case, ad usare i loro vestiti e ad alimentarsi come loro. «Non ho comprato mai più del cibo, loro mi nutrivano e mi hanno dato il nome di Yánkuam’ Jintia, Stella del mattino». Vive tra gli Achuar, per 12 anni in Ecuador. Pian piano, riesce ad integrarsi in questo popolo, ad impararne la lingua e a creare una grammatica scritta, a finché la loro ricchezza culturale non vada perduta. Muore a Lima il 6 febbraio 2013.

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I gruppi di preghiera di Padre Pio. Origine, spiritualità e servizio

Un libro che racconta la nascita e l’attualità dei gruppi di preghiera collegato al Santo di Pietralcina
I GRUPPI DI PREGHIERA DI PADRE PIO
Origine, spiritualità e servizio

di Giovanni Chifari
(Editrice Elledici – pagine 184 – € 15,00)

Il nuovo volume del teologo biblico Giovanni Chifari offre una lettura sapienziale della storia dei gruppi di preghiera di Padre Pio; un’interpretazione biblico teologica e spirituale del carisma del Santo; una messa a fuoco delle sfide culturali, antropologiche e sociologiche dei gruppi nell’oggi. E ancora, Padre Pio e la Parola di Dio, i suoi consigli per la lectio divina, come lui stesso interpretava la sua messa. Le preghiere della Chiesa per chiedere la sua intercessione. Un testo che si presenta denso e ricco di spunti. Ma entriamo più a fondo in dialogo con l’Autore.

 
Rivolgiamo all’autore alcune domande per meglio conoscere i contenuti del libro.

Com’è nata l’idea di scrivere questo libro?
L’idea è nata da don Valerio Bocci, direttore di Elledici, che ha pensato ad uno scritto che potesse raccontare l’opera ecclesiale di Padre Pio, i Gruppi di Preghiera. Con una fine intuizione e acuta lungimiranza don Valerio ha suggerito un testo che non si limitasse a una lettura pia e devozionale ma cercasse di scendere più in profondità, “alzando” il livello della riflessione. Fin da subito la prospettiva mi ha trovato concorde perché era proprio ciò in cui mi ero impegnato in quasi dieci anni di servizio a fianco di Monsignor Michele Castoro e di tre segretari generali dei gruppi di preghiera che si sono succeduti, fr. Marciano Morra, fr. Carlo Maria Laborde e fr. Luciano Lotti. Un tempo nel quale si è cercato di accompagnare i gruppi verso una rinnovata consapevolezza della loro appartenenza ecclesiale, e a vivere secondo la spiritualità del Concilio Vaticano II.

A quali aspetti ti riferisci in particolar modo?
Al primato della Parola di Dio, la centralità dell’Eucarestia e al servizio ai fratelli. Tutti aspetti che si ritrovano nella spiritualità di Padre Pio già prima del Concilio e risulteranno rinsaldate in seguito. Senza la mediazione della Parola non si può riconoscere Gesù nell’Eucarestia, e senza fare esperienza di Dio nella Messa non è possibile servire evangelicamente i fratelli, ma si tenderà a fare un servizio autoreferenziale.

Cosa propone il libro a riguardo?
Si cerca di scandire la spiritualità dei gruppi di preghiera attraverso questi tre punti: Parola, Eucarestia e servizio. Perché è quello che ha fatto Padre Pio ed è quanto la Chiesa ha suggerito come eredità della grazia conciliare. Si tratta di un’ecclesiologia di comunione, dove il fare, il servizio, l’operosità, nascono dall’accoglienza della Parola e dalla centralità dell’Eucarestia.

Quindi Padre Pio già prima del Concilio ha mostrato questa sensibilità?
Sì, fin dal suo arrivo a San Giovanni Rotondo aveva già chiare queste coordinate, sebbene la Scrittura non fosse così accessibile come avvenne dopo il Concilio. In alcune lettere inviate a delle persone che dirigeva spiritualmente come Raffaelina Cerase, Padre Pio mostra di conoscere i gradi e livelli della lectio divina e invita sovente a praticare quelle che definisce “buone letture”. Tutti sanno poi quanto fosse centrale per lui la partecipazione all’Eucarestia, alla quale iniziava a prepararsi già nel cuore della notte. Il servizio doveva nascere da questo fondamento.

E dopo Padre Pio i suoi gruppi hanno continuato così?
Nel secondo capitolo mi occupo di questa tematica. Nel “dopo Padre Pio” i gruppi gradualmente hanno cercato di recepire il Concilio. Mostrando di essere più avvezzi e naturalmente inclini verso l’Eucarestia, un po meno versati, nell’accoglienza del primato della Parola. Un cammino che del resto ha coinvolto tutta la Chiesa, che dalla Dei Verbum in poi ha dato un nuovo impulso al primato della Parola di Dio. Realtà che invece oggi trova molto più spazio. Tanti gruppi praticano la lectio divina. Si tratta di valorizzare la loro indole laicale, la loro indole secolare. Itinerario nel quale essi sono stati educati e formati da autentici uomini di Dio e sempre sostenuti dalla parola dei pontefici.

Possiamo dire che i gruppi sono stati sempre nel cuore dei papi?
Sì, da Pio XII a Francesco. E anche Giovanni XXIII non può considerarsi critico dei gruppi né dello stesso Padre Pio, ma volle solamente evitare, con il religioso ancora vivente, che si favorissero letture distorte e fanatismi immotivati che lo stesso santo Frate scoraggiava energicamente.
Ogni pontefice ci ha lasciato una parola bella e degna di nota su Padre Pio e sui gruppi. Si deve al neo santo, Paolo VI, la prima parola ufficiale, che sapeva tanto di conferma del carisma e della stessa santità di Padre Pio, da parte di un pontefice. Paolo VI nel 1975, definì i gruppi come una “schiera” un “fiume di persone che pregano” e testimoniano la “comunione nella preghiera, nella carità e nella povertà”. Inoltre aveva parlato di padre Pio come “rappresentante stampato delle stigmate di Nostro Signore”. E poi che dire di Giovanni Paolo II, che aveva conosciuto personalmente il religioso cappuccino? Il papa polacco definì i Gruppi “silenziosi adoratori del mistero divino” ma anche “apostoli della misericordia”. Gruppi di Preghiera e “Casa Sollievo”, le due opere del cuore di Padre Pio, li volle presentare come un segno dell’amore per Dio e quello per il prossimo. Anche Benedetto XVI invitò i gruppi a saper adorare nella “misura di Cristo” e a pregare come “intercessori e riparatori che bussano al cuore di Dio”. Poi Francesco ha voluto definire i gruppi come “centrali di misericordia” e la stessa preghiera, unita all’operosità, come “opera di misericordia”.

I gruppi allora servono la Chiesa attraverso la preghiera e la carità?
Sì, per questa ragione il capitolo quarto del libro è dedicato alla preghiera. Si tratta di una lettura biblica, di una tessitura tra le diverse parole di Gesù sulla preghiera, imprescindibili per ogni gruppo che intende far “crescere” e maturare la propria preghiera. Farla uscire da una fede sostenuta dal bisogno e innalzarla nell’offerta di una vita come sacrificio di soave profumo. Ci si sofferma poi sulla preghiera di adorazione e di intercessione, sempre con un linguaggio biblico. Infine si fanno due esempi: i gruppi di preghiera come “scuole di preghiera” e i gruppi come strumenti dell’unità dei cristiani. La prima proposta suggerita proprio ai gruppi dal Cardinal Martini, la seconda da don Giuseppe Dossetti. Per Martini i gruppi devono imparare a pregare con la Parola di Dio, perché essa purifica la preghiera. E devono anche poterlo insegnare agli altri. Mentre per Dossetti, essi possono attingere alla “forza imploratrice dell’Eucarestia” e alla sua “forza unificatrice”.

Dalla santità di Padre Pio a quella dei gruppi?
Un albero buono fa frutti buoni. Si tratta tuttavia di valorizzare la vocazione battesimale di ogni cristiano. “Santificati e santifica”, questa frase Padre Pio la intese rivolta a sé come una chiamata divina. Chiamato, eletto e reso giusto egli a sua volta è divenuto strumento di santificazione per tanti disorientati dalle suggestioni del peccato.

In che modo Padre Pio “porta” la gente alla fede?
Padre Pio diceva: “Ognuno potrà dire: Padre Pio è mio”. Che cosa vuol dire? Non accrescere un attaccamento morboso alla sua persona, ma imparare a riconoscere il Gesù che abita in lui. I santi non indicano mai se stessi ma sempre Gesù. Se mettiamo i piedi nelle orme lasciate da Padre Pio, allora saremo portati a inoltrarci per la via diritta che conduce a Gesù. La Chiesa ha mostrato che nei carismi suggeriti dai santi c’è grazia. Questo accade perché c’è una autentica partecipazione dello Spirito. I santi, come ricordava Von Balthasar, sono “contemporanei del Vangelo”.

Puoi anticipare ai lettori una sintesi delle “scoperte” offerte in questo volume?
Con grande gioia. Sì, uno sguardo sapienziale alla storia del sorgere dei gruppi mi ha aiutato a riscoprire come essi hanno gradualmente recepito la testimonianza di Padre Pio. E’ stato interessante osservare come una realtà del pre concilio si sia lasciata irrorare dalla grazia dell’assise ecumenica e abbia lasciato emergere ciò che aveva già dentro. Sarò più concreto. Per Padre Pio il centro di tutto era la messa, l’Eucarestia, ma lui giungeva ad essa attraverso la mediazione della Parola di Dio, che in lui e nella sua stessa esistenza si faceva preghiera. La stessa cosa dirà il Concilio, riscoprendo l’Eucarestia come fons et culmen della vita della Chiesa, e dando risalto all’egemonia della Parola di Dio. Che dire inoltre della sua attenzione ai poveri? Da dove nasceva? Essa sgorgava dall’Eucarestia. Ho cercato quindi di valorizzare la spiritualità post conciliare dei Gruppi: primato della Parola, centralità dell’Eucarestia e servizio ai fratelli.
Ho scoperto che nelle opere della divina provvidenza emerge il primato dello Spirito rispetto all’ingegnosità o al fare degli uomini.
Che la realtà dei Gruppi si pone come il trait d’union tra quello che lo Spirito ha voluto suggerire alle Chiese nel secolo scorso e quanto intende ancora dire nel presente, che essi dunque custodiscono fedelmente il rapporto tra memoria e profezia che da sempre caratterizza la vita e la storia della Chiesa.
Che la loro indole coniuga per certi versi monachesimo e francescanesimo, adorazione orante e intercessione ma anche carità operosa e attenzione ai poveri e agli ultimi, ribadiscono alle chiese di oggi che l’amore per Dio non si può separare dall’amore per il prossimo.
Che il fare, e dunque l’impegno nel sociale, nascono dalla preghiera e dal dialogo orante con Dio.
Inoltre la loro più grande novità, come tratto che unisce ancora una volta pre e post concilio, è la valorizzazione dei laici. Gruppi laicali ma con l’imprescindibile presenza di un sacerdote. Essi esprimono un modello di dialogo e di collaborazione feconda nella Chiesa.
Ho cercato inoltre di indagare come il “fenomeno” dei gruppi di preghiera, per la sua singolarità e anche per i suoi numeri e vastità, possa interrogare sul rapporto con il sacro e con la trascendenza. Dalla sociologia, passando per la filosofia fino a giungere alla teologia.

Ci sono altre peculiarità presenti nel libro che potrebbero interessare ai lettori?
Ritengo di sì. Il testo cerca di dialogare con molteplici destinatari. Non solo con i membri dei gruppi di preghiera ma anche con tutti i devoti e simpatizzanti di Padre Pio. Inoltre è un testo che potrebbe interessare agli storici, perché tratteggia un arco temporale significativo per la Chiesa ma anche ai teologi perché si cerca di raccontare il passaggio di Dio nell’esperienza credente di Padre Pio e dei gruppi. E questa è un’operazione teologica. C’è un certo dialogo con la stessa indagine sociologica e psicanalitica. Nel tempo dell’evaporazione del padre, così si esprimono Lacan e Recalcati, Padre Pio continua ad offrire un modello di paternità testimoniale e a dare una direzione concreta ai nostri giovani e a quanti cercano il Signore con fede. E poi altre particolarità. Il libro presenta i “consigli” dati ai gruppi di preghiera da don Giuseppe Dossetti e dal Cardinal Martini. Testi inediti. E poi offre un compendio dei consigli stessi di Padre Pio: dall’ascolto della Parola alla Messa, come iniziare una preghiera, come invocare lo Spirito Santo. E infine le preghiere accolte dalla Chiesa per invocare la vicinanza di Padre Pio.

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Quattro passi con l’autostima.

Uno strumento pratico per facilitare e sostenere
il cammino personale verso l’autostima

QUATTRO PASSI CON L’AUTOSTIMA
Sussidio teorico-pratico per volersi più bene 

di Lino Morato
(Pagine 248 – € 15.00)

Sull’autostima e sugli aspetti a essa collegati sono stati scritti fiumi di inchiostro ed esiste quindi un numero vastissimo di pubblicazioni.

Questo nuovo libro di Quattro passi con l’autostima. Sussidio Teorico-Pratico per volersi più bene di Lino Morato, vuole offrire, piuttosto che un ulteriore approfondimento teorico, uno strumento pratico per facilitare e sostenere il cammino personale verso l’autostima.

Quando ci guardiamo allo specchio, quando ci ascoltiamo parlare in pubblico, quando dobbiamo mettere in gioco le nostre capacità, quando facciamo amicizia, quando discutiamo, quando amiamo… entra in gioco l’autostima, la percezione del nostro valore unico e insostituibile.

Questo volume è una guida per mettersi in contatto con il vero e proprio Sé, attraverso una preparazione teorica integrata da esercizi ed esperienze pratiche.

Il percorso è suddiviso in quattro parti:
1. la vita nelle tue mani: un invito alla responsabilità personale;
2. proteggi te stesso: un aiuto per proteggersi da se stessi e dagli altri e uno stimolo per imparare a comunicare in modo assertivo;
3. viaggio verso il centro: la scoperta del proprio vero Sé, della propria unicità e bellezza e della forza dell’autostima;
4. voler bene fa bene all’autostima: guida all’amare e al sentirsi amati.

L’Autore: LINO MORATO, nato a Venezia nel 1955, vive a Montebelluna. Dopo la licenza in Teologia si è specializzato alla Scuola per educatori di Pavia e Reggio Emilia e in Scienze della comunicazione con il master in Counseling educativo dell’Istituto superiore di ricerca educativa di Venezia. Lavora come educatore in un centro diurno per disabili intellettivi gestito dalla cooperativa sociale Ails (Associazione inserimento lavorativo e sociale).

Da molti anni si occupa di formazione per giovani e adulti tramite la conduzione di incontri e corsi sull’autostima, la comunicazione efficace, le emozioni, la relazione genitori-figli, le relazioni interpersonali e le rappresentazioni familiari e sistemiche.

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Poche chiacchiere! Come comunicare bene in parrocchia

POCHE CHIACCHIERE!
Come comunicare bene in parrocchia

di Giorgio Agagliati
(Editrice Elledici – pagine 152 – € 7,50)
Una buona comunicazione efficace è essenziale per realizzare al meglio le attività pastorali e, naturalmente, per farle conoscere.
La Parola di Dio va annunciata con parole efficaci, per questo una buona comunicazione è alla base di ogni pastorale.
Da questa esigenza nasce il libro Poche chiacchiere! Come comunicare bene in parrocchia di Giorgio Agagliati (Editrice Elledici, pagine 152, € 7,50), professionista della comunicazione e diacono permanente.
Il titolo prende spunto dalle parole di Papa Francesco, che il 16 novembre 2017, intervenendo all’assemblea internazionale della Confederazione Unione apostolica del Clero, rivolse questo monito: “Per favore, niente chiacchiere, sono il tarlo che mangia il tessuto della Chiesa”.
Per comunicare bene, perché solo una buona comunicazione permette di costruire,“non basta avere cose importanti da comunicare – scrive l’autore di questo manuale – bisogna anche saperlo fare bene”.
Questo libro viene pertanto incontro a questa esigenza. È un piccolo manuale di comunicazione pratico che offre regole, accorgimenti, esempi, trucchi del mestiere. Insomma, una “cassetta degli attrezzi” per comunicare bene nei vari servizi pastorali di una parrocchia (e non solo):
• È piccolo: contiene gli elementi di base, essenziali, per comunicare con efficacia nei vari servizi pastorali;
• È pratico: non contiene trattazioni di teoria della comunicazione, ma solo suggerimenti concreti e ferri del mestiere pronti per l’uso.
• È rivolto alla comunicazione pastorale di base, quella della parrocchia, cioè a due ambiti:
– la comunicazione efficace di iniziative e attività dentro e fuori la comunità cristiana;
– la comunicazione come aspetto diretto della pastorale, come sua componente essenziale.
Parlare in pubblico nelle diverse situazioni (compresa l’omelia), gestire riunioni e incontri, usare i social media, dare un’identità attraente a gruppi e attività: queste e molte altre cose sono esposte in modo chiaro e semplice, a disposizione di catechisti, animatori, laici impegnati nei diversi ambiti, aspiranti al diaconato, seminaristi, diaconi e preti.
Pagine che nascono da un desiderio realizzabile: che ogni parrocchia sia piena di angeli. Cioè di “messaggeri” capaci di annunciare la Parola di Dio e il servizio della comunità sul territorio nel modo migliore.
L’autore: GIORGIO AGAGLIATI ha un’esperienza quarantennale come giornalista pubblicista e professionista della comunicazione d’impresa e nel servizio pastorale (soprattutto, ma non solo, in ambito giovanile), prima come laico e poi come diacono permanente. La sua più recente pubblicazione per Elledici è Il mistero della tomba vuota (2018).
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“Non guardate la vita dal balcone…” Francesco, testimone di speranza

“NON GUARDATE LA VITA DAL BALCONE…”
Francesco, testimone di speranza
di Alessandra Ferraro
(Editrice Elledici – pagine 128 – prezzo 9,90)


Non guardate la vita dal balcone...“C’è una rivoluzione silenziosa, che come un’onda sta investendo tutta la società, non solo quella cattolica, ma anche i laici, sempre più affascinati dalla figura di un uomo, un prete che ha portato la parola di Dio nelle villa miserias argentine e che, divenuto Papa, continua la sua opera apostolica con la testimonianza della sua persona con semplicità, schiettezza, gentilezza e anche allegria”
: così Alessandra Ferraro – vice capo redattore della Rai e collaboratrice della trasmissione “Porta a Porta” – sintetizza il contenuto del suo libro, appena uscito, “NON GUARDATE LA VITA DAL BALCONE…” Francesco, testimone di speranza», edito dalla Editrice Elledici.

“In ogni società i ragazzi rappresentano il futuro, il domani. Devono essere però educati, stimolati a guardare verso i veri valori, a non lasciarci trascinare nel vittimismo e nel pessimismo, restando a guardare la vita dal balcone”, precisa Alessandra Ferraro, “questo è l’imperativo che Papa Francesco lancia, non solo ai giovani, ma a tutti: non guardate la vita dal balcone, per favore: non mettetevi nella coda della storia. Siate protagonisti!”. 

Un appello che coinvolge ogni persona a non restare fermi, subendo in modo passivo i problemi della vita e del mondo. Certo, non è facile, ma saper raccogliere l’invito «non abbiate timore di andare controcorrente» significa mettersi in discussione, interrogarsi, cercare ogni giorno di ricominciare.

Alessandra Ferraro ha voluto non solo raccontare curiosità, aneddoti, linguaggi che rivelano lo spirito di Papa Francesco, ma raccogliere preziose significative testimonianze di figure prestigiose: Bruno Vespa, Pascual Chavez, Enzo Romeo del Tg2, Antonio Staglianò vescovo di Noto e Dario Viganò Assessore Dicastero della Comunicazione. Riflessioni che accompagnano il lettore a scoprire sfumature inedite di un Papa che tutti sentono molto vicino.

Intervista alla autrice