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2. Esegesi – Pentecoste C, 9 giu ’19

VI INSEGNERÀ OGNI COSA

Atti 2,1-11 – Venne all’improvviso un rombo
Romani 8,8-17 – Lo Spirito di Dio abita in voi
Giovanni 14,15-16.23-26 – Il Consolatore vi ricorderà ciò che vi ho detto

Il viaggio compiuto della Parola
La Pentecoste è la festa ebraica che cade cinquanta giorni dopo quella di Pasqua (cfr. Lev 23). Festa della mietitura e delle primizie, nel giudaismo questo giorno divenne il ricordo della consegna della legge a Mosè, di cui il dono dello Spirito è il compimento. Lo Spirito Santo scende sui figli mentre sono raccolti in preghiera, tutti insieme nello stesso luogo. Lo Spirito agisce quando lo si invoca, quando ci si riconosce bisognosi dell’azione di Dio nella nostra vita, perché sia vita vissuta in pienezza. Il libro degli Atti descrive un grande evento della storia della salvezza, che segna la pienezza ed il compiersi del viaggio della Parola che in Gesù si è fatta carne. La casa piena, il giorno che si compiva (v. 1), introducono il «riempimento» successivo dei discepoli: e furono tutti pieni di Spirito Santo (v. 4). Anche il fuoco è un elemento che accompagna la presenza del Signore sia nell’Antico Testamento: sul Sinai era sceso il Signore nel fuoco (Es 19,18), sia nel Nuovo: Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco (Mt 3,11). Il dividersi delle lingue indica la preziosità del dono fatto a ciascuno e nello stesso tempo la comunione fra quanti l’hanno ricevuto.

Parlare e sentire lo stesso messaggio
Vengono superate dalla Parola le distanze che separano i pensieri ed i linguaggi degli uomini. La diversità non ostacola più la comunione, ma la rende più preziosa. L’opera dello Spirito Santo non consiste solo nella possibilità da parte dei discepoli di parlare altre lingue, ma anche, da parte di chi ascolta, di sentire parlare ciascuno la propria lingua. Si riapre così la comunicazione tra i popoli che si era interrotta quando «il Signore confuse la lingua di tutta la terra» (Gn 11) a Babele. In Paolo lo Spirito è considerato principio attivo della vita cristiana (Rm 8,14). La docilità allo Spirito è un’attenzione profonda alle sollecitazioni interiori di Colui che sa fare di noi una nuova creatura. Chi entra nella dimensione di figlio vive la libertà perché lo Spirito non vuole la nostra alienazione. Il figlio libero grida «Abbà Padre!», questo grido ha la potenza della libertà e la dolcezza dell’intimità. La condizione di chi accoglie l’amore di Dio è totalmente differente dalla condizione di chi è nella carne, in quanto lo Spirito di Dio e lo Spirito di Cristo hanno preso dimora in lui.

L’illuminazione dello Spirito
Il Paraclito, il Consolatore e difensore nostro, è quel raggio di luce che, venuto dal cielo, dissipa ogni ombra. Un qualunque raggio di luce illumina, ma lascia dal lato opposto un cono d’ombra. Lo Spirito illumina ogni parte, anche la più recondita e ogni ombra sparisce. Il Consolatore arriva come un tuono impetuoso e scuote le fondamenta dell’esistenza, perché la comunione sia vera. La comunione non è un semplice mettersi d’accordo, è un cammino che implica cambiamento, rinuncia, fatica e per costruirla bisogna cambiare, e quindi lo Spirito, consolatore e difensore, scuote ogni staticità. La comunione nello Spirito non è appiattimento della persona, «tutti parlavano la loro lingua» (cfr. At 2,8), ma è convergenza di sguardi e di cuori, desiderio di camminare insieme, perché la realtà abitata diventi dimora di Dio. L’era dello Spirito comincia con l’amore che si concretizza nell’osservanza della Parola, lo Spirito sarà l’animatore luminoso della Parola, e l’amore alla Parola porterà all’inabitazione della Trinità (Gv 14,23). La tenda del deserto e il grande tempio di Salomone hanno anticipato la realtà della dimora di Dio nel cuore dell’uomo. La risposta all’amore genera in noi Dio stesso e fa di noi un luogo accogliente come il grembo di Maria.

I doni costanti dello Spirito
Lo Spirito è la forza misteriosa dell’amore di Dio comunicato all’uomo per ricondurlo al Padre e fargli riscoprire l’unità della famiglia umana. Quella potenza dell’amore che per alcuni proviene da Dio stesso, e che per tutti è l’energia profonda di ogni relazione, convivenza, cooperazione, progetto, di ogni dramma come di ogni speranza. Un volersi bene che dà il nome nuovo alla pace, che non è più assenza di guerra e sosta tra una guerra e l’altra, ma Amore, appunto. Amore che è reciprocità perché ognuno ha bisogno di essere soccorso per qualche motivo e ha motivi per dare il suo originale soccorso a qualcun altro. Lo Spirito che unifica è sempre stato con l’uomo. All’inizio della creazione, egli aleggiava sulle acque (Gn 1,2), i profeti Ezechiele e Gioele avevano previsto una ripresa prodigiosa dell’opera dello Spirito. All’inizio della nuova creazione lo Spirito coprì Maria della sua ombra (Lc 1,35), ed Egli sarà l’animatore del nuovo popolo: «Lo Spirito e la sposa dicono: “Vieni!”» (Ap 22,17).


PER IL CONFRONTO NEL GRUPPO
– Che cosa desideri chiedere allo Spirito?
– Quando e in che modo agisce lo Spirito nel vostro gruppo?


IN FAMIGLIA
Scriviamo su cartoncini i sette doni dello Spirito Santo.
Vengono poi distribuiti casualmente.
Ogni membro presenta il dono che gli è toccato e prova a dire come pensa di poterlo vivere nel corso della settimana.


(tratto da: R. Paganelli – Vivere la domenica aprendoci alla Parola, anno C – Elledici 2015)

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3. Annunciare la Parola – Pentecoste C, 9 giu ’19

• At 2,1-11 – Furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare.
• Dal Salmo 103 – Rit.: Del tuo Spirito, Signore, è piena la terra.
• Rm 8,8-17 – Tutti quelli che sono guidati dallo Spirito, costoro sono figli di Dio.
• Canto al Vangelo – Alleluia, alleluia. Vieni, Santo Spirito, riempi i cuori dei tuoi fedeli e accendi in essi il fuoco del tuo amore. Alleluia.
• Gv 14,15-16.23b-26 – Lo Spirito Santo vi insegnerà ogni cosa.

PER COMPRENDERE LA PAROLA

PRIMA LETTURA
È il racconto della Pentecoste negli Atti degli Apostoli.
– Presenta anzitutto l’avvenimento che riguarda direttamente il gruppo degli apostoli. È la Pentecoste, festa ebraica che celebrava l’Alleanza del Sinai, il dono della Legge.
Col dono dello Spirito viene definitivamente suggellata la nuova Alleanza. D’ora in avanti la Legge nuova, nella Chiesa e nel cuore dei credenti, è lo Spirito.
La venuta dello Spirito è accompagnata da un rombo come di vento, come nelle teofanie del passato. Il vento e lo Spirito in ebraico vengono indicati con la stessa parola. “Non sai di dove viene e dove va: così è di chiunque è nato dallo Spirito” dice Gesù (Gv 3,8).
Lo Spirito si posa su ognuno degli apostoli, come una volta Dio “prese un po’ dello spirito che era su Mosè per effonderlo su ciascuno dei settanta anziani. Appena lo Spirito si posò su di essi, cominciarono a parlare come profeti” (Nm 11,25). Nel nuovo popolo di Dio, gli apostoli ricevono lo Spirito di Gesù, nuovo Mosè.
Egli determina il miracolo delle lingue, non una specie di esaltazione incomprensibile, come in certi profeti dell’Antico Testamento, o in tanti primi cristiani favoriti di carismi particolari (1 Cor 12,14 e 2ª lettura), ma la capacità di farsi capire. È il contrario di “Babele, perché fu lì che il Signore confuse la lingua degli uomini e li disperse in tutto il mondo” (Gn 11,9). Gli Atti fanno notare che in quel momento si trovavano in Gerusalemme “Giudei osservanti di ogni nazione che è sotto il cielo”, pellegrini o residenti abituali.
– In secondo luogo, presenta le reazioni della folla estranea all’avvenimento. Anzitutto un assembramento: così comincia a realizzarsi la profezia del sommo sacerdote: “È meglio per voi la morte di un solo uomo… per unire i figli di Dio dispersi” (Gv 11,50.52). La dispersione iniziata a Babele trova finalmente il suo rimedio.
Poi uno sbigottimento in seguito al miracolo delle lingue. L’enumerazione delle nazioni sembra senz’altro simbolica. Ne vengono indicate dodici, dall’Est all’Ovest, con al centro la Giudea. Allusione alla tradizione biblica secondo la quale “gli insegnamenti del Signore vengono da Sion (Gerusalemme, capitale della Giudea)”, e secondo la quale i popoli si riuniranno a Gerusalemme (Is 2,2-3).
Le persone riunite sentono parlare delle grandi opere di Dio. Come i profeti dell’Antico Testamento, anche quelli del Nuovo non devono parlare di se stessi, ma delle meraviglie del Signore.

SALMO
È una lode a Dio per le meraviglie della creazione, che assume un significato del tutto nuovo al cospetto della ri-creazione costituita per l’universo dalla venuta del soffio di Dio, lo Spirito.

SECONDA LETTURA
La libertà ottenuta in Cristo fa sì che il principio di azione dominante in noi non sia più il peccato (= la carne, l’egoismo) ma lo Spirito che dà vita (8,2). Egli ci mette in un rapporto di figliolanza con Dio, ci dà la possibilità di invocarlo, come ha fatto Gesù, con il nome “Abbà, Padre” (8,15-16), ci rende con Cristo coeredi della vita eterna (8,17) e totalmente partecipi alla vita di Cristo anche nella risurrezione (8,11). Ma questa realtà che è operata in noi dal dono dello Spirito (5,5) dev’essere una nostra scelta quotidiana (8,12-13); infatti, la partecipazione alla gloria di Cristo suppone la compartecipazione alle sue sofferenze (8,17). In noi si deve realizzare pienamente il suo destino di morte e di vita.

VANGELO
È un tratto del lungo discorso di addio (o di conforto) che Gesù rivolge ai discepoli prima di incamminarsi verso il Getsemani. Egli offre a coloro che lo amano (v. 15) nuovi motivi di fiducia: promette lo Spirito (v. 16), chiamato Spirito di verità (v. 17), perché sarà per essi il rivelatore (v. 26). Promette inoltre che egli stesso con il Padre verrà ad abitare tra i discepoli (v. 23). Si realizza così la vera presenza di Dio tra gli uomini. Tale comunione rende possibile anche quella con i fratelli mediante l’osservanza della sua parola o comandamenti (vv. 15.24) e nasce dal fatto che Gesù con la sua morte volontaria (vv. 30-31) è andato al Padre (v. 28) e ha mandato lo Spirito (16,7).
Un cristiano non si contenta di parole, ma rende concreto il suo amore per Cristo mediante l’osservanza dei suoi comandamenti, per vivere come è vissuto lui. Per questo abbiamo bisogno dello Spirito: egli svela al nostro cuore il vero modo di amare, facendoci provare la comunione che ci avvolge: Gesù nel Padre suo, noi in lui e lui in noi.


PER ANNUNCIARE LA PAROLA (piste di omelia)

Lo Spirito Santo diffuso nei nostri cuori
Avete ricevuto lo Spirito Santo? La domanda potrà lasciare molti battezzati e cresimati perplessi come i discepoli di Efeso (At 19,2). Chi è lo Spirito Santo?
Lo Spirito è Dio. La sua venuta è accompagnata dai segni abituali delle teofanie dell’Antico Testamento: rombo, vento violento, fuoco (1ª lettura). L’enumerazione di Paolo presenta il medesimo Spirito, il medesimo Signore, il medesimo Dio (2ª lettura). Gesù comunica lo Spirito agli apostoli perché possano rimettere i peccati (Vangelo): “Solamente Dio può perdonare i peccati” (Mc 2,7).
Lo Spirito è lo Spirito di Gesù. Di lui è appunto detto all’inizio della missione di Gesù: “Il Signore ha mandato il suo Spirito su di me” (Lc 4,18).
L’invio dello Spirito è legato alla risurrezione di Gesù. Viene donato “la sera di Pasqua” (Vangelo), “cinquanta giorni dopo Pasqua” (1ª lettura).
Gesù alita sugli apostoli affinché ricevano lo Spirito (Vangelo). Soffio del Creatore perché l’uomo viva (Gn 2,7) e soffio violento del giorno di Pentecoste (1ª lettura).
Dopo la presenza visibile del Figlio, ci è donata la presenza invisibile dello Spirito. È una presenza più misteriosa, ma più intima: egli non è più di fronte a noi come un interlocutore, ma è con noi come un consigliere, ci aiuta a capire, a credere, ad amare, a pregare. Grida in noi: “Padre”.

Lo Spirito fa vivere la comunità
È la comunità a riceverlo: “Si trovavano tutti insieme nello stesso luogo” (1ª lettura); “I discepoli si trovavano nello stesso luogo” (Vangelo).
Lo Spirito è donato per la comunità:
– per farla esistere: battezzati nell’unico spirito per formare un solo corpo (2ª lettura) superando il numero, le differenze linguistiche e nazionali (1ª lettura), le distinzioni religiose: “Giudei o Greci”, le differenze sociali: “schiavi o liberi” (2ª lettura);
– per riconciliare con essa i suoi membri peccatori: “Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi” (Vangelo);
– per assicurare in essa le diverse funzioni: i doni della grazia sono vari, ma lo Spirito è sempre il medesimo (2ª lettura);
– perché essa cresca con la proclamazione delle meraviglie di Dio in lingue diverse. Tutte le nazioni sono interessate: “Si trovavano allora in Gerusalemme Giudei osservanti di ogni nazione che è sotto il cielo” (1ª lettura).
In che modo le nostre comunità vivono dello Spirito Santo? In che modo riconosciamo la sua presenza quando siamo riuniti? quando preghiamo? In che modo riconosciamo la sua azione? In che modo accettiamo la diversità dei suoi doni negli altri, diversi da noi?

Le manifestazioni dello Spirito
Possono essere spettacolari: a Pentecoste, i segni esterni, il dono delle lingue: “Erano stupefatti e fuori di sé per lo stupore” (1ª lettura).
Possono essere misteriose e oggetto di fede, come la sera di Pasqua per i discepoli (Vangelo), come per ognuno dei battezzati: noi tutti ci siamo abbeverati a un solo Spirito (2ª lettura).
Possono essere collegate alle istituzioni e alla vita quotidiana della comunità: al battesimo (2ª lettura), al perdono dei peccati (Vangelo), a diverse funzioni e attività (2ª lettura). Ognuno riceve il dono di manifestare lo Spirito in vista del bene comune.


(tratto da: M. Gobbin, Omelie per un anno – vol. 1, anno C, tempi forti – Elledici 2003)

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4. Parola da Vivere – Pentecoste C, 9 giu ’19

VI INSEGNERÀ OGNI COSA

I credenti si trovano nella condizione di chi ha contratto un debito per quanto il Signore ha fatto per loro, debito che tuttavia non può essere saldato con nessuna restituzione umana, ma solo ricambiato con l’amore. Ed è a un mondo tutto bisognoso di aiuto in ogni suo componente che gli apostoli allora, e i cristiani oggi, si rivolgono con una nuova potenza di Parola insegnata dallo Spirito.


(tratto da R. Paganelli – Vivere la domenica aprendoci alla Parola, anno C, Elledici 2015)

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5. Preghiere dei Fedeli – Pentecoste C, 9 giu ’19

«Lo Spirito Santo vi insegnerà ogni cosa»

Celebrante. Lo Spirito ci dona un cuore nuovo, e fa di tutti noi, uniti in Cristo Gesù, la nuova realtà spirituale operante nel mondo. Con questa fede, nella Preghiera dei fedeli chiediamo di essere rinnovati nel profondo.

Lettore. Preghiamo insieme e diciamo: Rinnovaci, Padre, nel tuo Santo Spirito.

1. Preghiamo per la Chiesa di Dio, animata dal soffio dello Spirito.
Perché abbia viva coscienza di essere il popolo di Dio che ha ricevuto come legge la carità, come caratteristica la libertà dei figli, e come missione l’annuncio a tutti della salvezza, preghiamo.

2. Per il Papa e i nostri vescovi, che docili alla guida dello Spirito Santo, conducono la Chiesa per le strade di un mondo sempre più complesso e difficile.
Perché illuminino le menti dei fedeli, e rafforzino le loro volontà nel perseguire il bene e vivere la solidarietà, preghiamo.

3. Per i cristiani impegnati oggi nelle istituzioni della società. Lo Spirito, che opera per vie segrete, desidera realizzare in loro quel salto di qualità che spinse gli apostoli, prima paurosi, a diventare intrepidi realizzatori del Vangelo.
Perché siano consapevoli che il cristiano riceve i doni dello Spirito per la costruzione di un mondo più fraterno e più giusto, preghiamo.

4. Per gli uomini che cercano la verità, che soffrono per la giustizia, e lottano per la causa della libertà e della pace.
Perché lo Spirito Santo sia calore contro il freddo degli scetticismi, apra le intelligenze al vero, e rianimi le volontà ad agire nella speranza, preghiamo.

5. Per la nostra comunità (parrocchiale). Sovente non ci badiamo, ma lo Spirito è presente nei nostri cuori e nei nostri gruppi. Come nel cenacolo, con gli apostoli insieme a Maria. E pronto a operare in noi una nuova Pentecoste.
Perché sappiamo riconoscere i doni di grazia che ci ha elargito a servizio degli altri, e ci impegniamo a compiere con creatività e dedizione i progetti di bene che ci suggerisce, preghiamo.

Celebrante. O Padre, nella luce del tuo Spirito tutti gli uomini ti riconoscano come Creatore e Signore, e si impegnino a vivere con gioia l’obbedienza liberante del tuo amore. Per Cristo nostro Signore.


(tratto da: E. Bianco, Preghiera dei fedeli, proposte per le domeniche e feste degli anni A-B-C – Elledici 2002)

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7. Aforismi – Pentecoste C, 9 giu ’19

Raccolta di aforismi o testi utili per la riflessione o l’approfondimento

IL CENACOLO, CUORE DELLA RELIGIONE CRISTIANA

Il Cenacolo è il cuore della Religione cristiana. Tra le sue mura si sono compiute le cose più grandi: Gesù ha istituito l’Eucaristia e il sacerdozio, con la lavanda dei piedi ha spiegato il comandamento dell’amore, ha rivolto agli apostoli il suo commosso discorso di addio, poi è apparso per la prima volta dopo la risurrezione. E infine ha mandato agli apostoli lo Spirito Santo nel giorno di Pentecoste, inizio della Chiesa sulla terra.
Ebbene, questo luogo santo è caro ai cristiani, oggi non è e non può essere luogo di culto. Sorge in un’area di Gerusalemme considerata oggetto di venerazione dagli ebrei, che vi hanno proibito ogni celebrazione.
È una storia a tinte forti, quella del Cenacolo. Si sa che là attorno si era formato con Pietro e gli apostoli il primo nucleo di giudeo-cristiani. Alla distruzione di Gerusalemme avvenuta nel 135, sul posto era sopravvissuta una chiesa-sinagoga, considerata l’antica casa degli apostoli.
Nel 4° secolo vi fu edificata una basilica cristiana, distrutta una prima volta dai persiani e poi dai musulmani.
All’arrivo dei crociati venne edificata un’altra basilica, grandiosa, detta «Madre di tutte le chiese»: aveva tre navate, e da una di esse si saliva a quella che è ritenuta la «sala del Cenacolo». Col ritiro dei crociati il Cenacolo fu affidato ai siriani, e conobbe abbandono e rovina.
Nel 1335 i francescani poterono costruire sul posto un convento, il loro primo in Terrasanta, e ristrutturarono l’antica sala in stile gotico; ma due secoli più tardi furono espropriati e cacciati via. La sala per un certo tempo venne adibita anche a uso moschea. Tenaci, ora i francescani sono tornati, e hanno aperto un convento là vicino. Nel Cenacolo si trova ancora, oltre a un mihrab musulmano indicante la direzione della Mecca, un capitello dei crociati, che rappresenta un pellicano, simbolo cristiano del sacrificio di Cristo. Oggi la visita al Cenacolo è, per i pellegrini, tra le più desolanti.
A Giovanni Paolo II fu consentito di celebrare. Ma Paolo VI, in visita a Gerusalemme, potè solo sostarvi in preghiera.


(tratto da: E. Bianco, All’altare di Dio – Anno C – Elledici 2009)

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8. Canto Liturgico – Pentecoste C, 9 giu ’19

Ecco a voi come canto di INIZIO o di COMUNIONE

SPIRITO DEL PADRE – D. Machetta
(Nella Casa del Padre, n. 564 – Elledici)

R. Spirito del Padre, vieni a vivere in noi:
alleluia canteremo per le strade della vita.

1. Vieni, Padre dei poveri,
vieni, luce splendida.

2. Scendi, amico degli umili,
forza dei deboli.

3. Tu conforti chi è solo,
salvi dai pericoli.

4. Tu, creatore dei mondi,
ami la mia vita.

5. Vieni a darci la pace;
pace che ci libera.

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9. Narrazione – Pentecoste C, 9 giu ’19

I DUE SPECCHI

Un giorno Satana scoprì un modo per divertirsi. Inventò uno specchio diabolico che aveva una magica proprietà:
faceva vedere meschino e raggrinzito tutto ciò che era bello e buono, mentre faceva vedere grande e dettagliato tutto ciò che era brutto e cattivo.
Satana se ne andava in giro dappertutto con il suo terribile specchio.
E tutti quelli che ci guardavano dentro rabbrividivano: ogni cosa appariva deformata e mostruosa.
Il maligno si divertiva moltissimo con il suo specchio: più le cose erano ripugnanti più gli piacevano.
Un giorno, lo spettacolo che lo specchio gli offriva era così piacevole ai suoi occhi che scoppiò a ridere in modo scomposto:
lo specchio gli sfuggì dalle mani e si frantumò in milioni di pezzi.
Un uragano potente e maligno fece volare i frammenti dello specchio in tutto il mondo.
Alcuni frammenti erano più piccoli di granelli di sabbia ed entrarono negli occhi di molte persone.
Queste persone cominciarono a vedere tutto alla rovescia: si accorgevano solo più di ciò che era cattivo e vedevano cattiveria dappertutto.
Altre schegge diventarono lenti per occhiali.
La gente che si metteva questi occhiali non riusciva più a vedere ciò che era giusto e a giudicare rettamente.
Non avete, per caso, già incontrato degli uomini così?
Qualche pezzo di specchio era così grosso, che venne usato come vetro da finestra.
I poveretti che guardavano attraverso quelle finestre vedevano solo vicini antipatici, che passavano il tempo a combinare cattiverie.
Quando Dio si accorse di quello che era successo si rattristò.
Decise di aiutarli.
Disse: «Manderò nel mondo mio Figlio. È Lui la mia immagine, il mio specchio. Rispecchia la mia bontà, la mia giustizia, il mio amore. Riflette l’uomo come io l’ho pensato e voluto».
Gesù venne come uno specchio per gli uomini.
Chi si specchiava in Lui, riscopriva la bontà e la bellezza e imparava a distinguerle dall’egoismo e dalla menzogna, dall’ingiustizia e dal disprezzo.
I malati ritrovavano il coraggio di vivere, i disperati riscoprivano la speranza.
Consolava gli afflitti e aiutava gli uomini a vincere la paura della morte.
Molti uomini amavano lo specchio di Dio e seguirono Gesù.
Si sentivano infiammati da Lui.
Altri invece ribollivano di rabbia: decisero di rompere lo specchio di Dio.
Gesù fu ucciso.

Ma ben presto si levò un nuovo possente uragano: lo Spirito Santo.
Sollevò i milioni di frammenti dello specchio di Dio e li soffiò in tutto il mondo.
Chi riceve anche una piccolissima scintilla di questo specchio nei suoi occhi comincia a vedere il mondo e le persone come li vedeva Gesù:
si riflettono negli occhi prima di tutto le cose belle e buone, la giustizia e la generosità, la gioia e la speranza; le cattiverie e le ingiustizie invece appaiono modificabili e vincibili.

Lo ha assicurato Gesù: «Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro difensore che starà sempre con voi, lo Spirito della verità».


(tratto da “365 Piccole Storie per l’anima”, Vol. 1, pag. 160 – Bruno Ferrero, Elledici)

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10. Anche Noi Vogliamo Capire – Pentecoste C, 9/6/19

Per aiutare i nostri piccoli a vivere meglio la Liturgia della Parola

PRIMA LETTURA (At 2,1-11)
Dopo la morte di Gesù i discepoli avevano paura di essere arrestati; ma improvvisamente la loro vita fu sconvolta: avevano paura di essere arrestati come lui. Ma un vento potente li sorprende.

* Capire le parole
Spirito Santo, Spirito di Dio, Spirito di verità. Lo Spirito è il soffio di vita, la forza incredibile di Dio. I discepoli lo hanno ricevuto il giorno di Pentecoste e Gesù lo dona a tutti i credenti in lui.
Giudei. Qui ci si riferisce ad alcuni capi religiosi nemici di Gesù.
Osservanti. Sono coloro che credono profondamente in Dio e praticano scrupolosamente le norme religiose.

Di più
* Se avrai la fortuna di andare ai mondiali calcio, incontrerai persone che parlano tedesco, inglese, arabo, polacco, portoghese, giapponese, svedese, francese… Non è facile comunicare diversamente fuori dal campo di gioco! A Gerusalemme, il giorno di Pentecoste, gli apostoli furono abitati dallo Spirito Santo e la barriera delle lingue non esistette più. Lo Spirito di Dio permette anche a noi di parlare una lingua che tutti possono comprendere: quella dell’amore.


SECONDA LETTURA (Rm 8,8-17)
A volte abbiamo voglia di comportarci male. Per resistere occorre lasciarsi guidare dallo Spirito di Dio.

* Capire le parole
Carne. Per Paolo, “carne” sta a significare la nostra fragilità. A causa di essa, noi compiamo azioni cattive.
Spirito. San Paolo chiama “Spirito” la forza di vita che anima ogni uomo, e lo spinge a fare tutto il contrario della carne.


VANGELO (Gv 14,15-16.23-26)
Prima della sua morte Gesù promise ai suoi discepoli di inviare loro lo Spirito che avrebbe fatto scoprir loro la verità. Questa promessa è ancora valida per noi!

* Capire le parole
Paràclito. Parola greca che significa avvocato, difensore. È uno dei nomi dati allo Spirito Santo, che ci aiuta a lottare contro il male.


PER RIASSUMERE… Cinquanta giorni dopo Pasqua festeggiamo la Pentecoste. Gesù ha dato ai suoi discepoli lo Spirito Santo. Oggi ci spinge ancora a scoprire Dio.

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1. Letture – Ascensione C, 2 giu ’19

PRIMA LETTURA
Fu elevato in alto sotto i loro occhi.

Dagli Atti degli Apostoli 1,1-11

Nel primo racconto, o Teòfilo, ho trattato di tutto quello che Gesù fece e insegnò dagli inizi fino al giorno in cui fu assunto in cielo, dopo aver dato disposizioni agli apostoli che si era scelti per mezzo dello Spirito Santo. Egli si mostrò a essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, durante quaranta giorni, apparendo loro e parlando delle cose riguardanti il regno di Dio. Mentre si trovava a tavola con essi, ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere l’adempimento della promessa del Padre, «quella – disse – che voi avete udito da me: Giovanni battezzò con acqua, voi invece, tra non molti giorni, sarete battezzati in Spirito Santo».
Quelli dunque che erano con lui gli domandavano: «Signore, è questo il tempo nel quale ricostituirai il regno per Israele?». Ma egli rispose: «Non spetta a voi conoscere tempi o momenti che il Padre ha riservato al suo potere, ma riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samarìa e fino ai confini della terra».
Detto questo, mentre lo guardavano, fu elevato in alto e una nube lo sottrasse ai loro occhi. Essi stavano fissando il cielo mentre egli se ne andava, quand’ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che di mezzo a voi è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo».
Parola di Dio.


SALMO RESPONSORIALE
Dal Salmo 46 (47)

R. Ascende il Signore tra canti di gioia.

Oppure: R. Alleluia, alleluia, alleluia.

Popoli tutti, battete le mani!
Acclamate Dio con grida di gioia,
perché terribile è il Signore, l’Altissimo,
grande re su tutta la terra.

Ascende Dio tra le acclamazioni,
il Signore al suono di tromba.
Cantate inni a Dio, cantate inni,
cantate inni al nostro re, cantate inni.

Perché Dio è re di tutta la terra,
cantate inni con arte.
Dio regna sulle genti,
Dio siede sul suo trono santo.


SECONDA LETTURA
Cristo è entrato nel cielo stesso.

Dalla lettera agli Ebrei 9,24-28; 10,19-23

Cristo non è entrato in un santuario fatto da mani d’uomo, figura di quello vero, ma nel cielo stesso, per comparire ora al cospetto di Dio in nostro favore. E non deve offrire se stesso più volte, come il sommo sacerdote che entra nel santuario ogni anno con sangue altrui: in questo caso egli, fin dalla fondazione del mondo, avrebbe dovuto soffrire molte volte.
Invece ora, una volta sola, nella pienezza dei tempi, egli è apparso per annullare il peccato mediante il sacrificio di se stesso. E come per gli uomini è stabilito che muoiano una sola volta, dopo di che viene il giudizio, così Cristo, dopo essersi offerto una sola volta per togliere il peccato di molti, apparirà una seconda volta, senza alcuna relazione con il peccato, a coloro che l’aspettano per la loro salvezza.
Fratelli, poiché abbiamo piena libertà di entrare nel santuario per mezzo del sangue di Gesù, via nuova e vivente che egli ha inaugurato per noi attraverso il velo, cioè la sua carne, e poiché abbiamo un sacerdote grande nella casa di Dio, accostiamoci con cuore sincero, nella pienezza della fede, con i cuori purificati da ogni cattiva coscienza e il corpo lavato con acqua pura. Manteniamo senza vacillare la professione della nostra speranza, perché è degno di fede colui che ha promesso.
Parola di Dio.


CANTO AL VANGELO Mt 28,19a.20b

Alleluia, alleluia.
Andate e fate discepoli tutti i popoli, dice il Signore.
Ecco, io sono con voi tutti i giorni,
fino alla fine del mondo.
Alleluia.


VANGELO
Mentre li benediceva veniva portato verso il cielo.

Dal Vangelo secondo Luca 24,46-53

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto».
Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo. Ed essi si prostrarono davanti a lui; poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio.
Parola del Signore


(tratto da: Nuovo Messale della comunità, Domeniche e feste – Elledici 2008)