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2. Letture e introduzioni – 14 febbraio 2021

14 febbraio

6ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Se vuoi, puoi purificarmi!

(Giornata mondiale del malato)

Un terzo del vangelo di Marco sono racconti di miracoli. Due li abbiamo ricordati nelle ultime domeniche: la guarigione di un indemoniato nella sinagoga di Cafarnao e quello della suocera di Simone. Per non parlare dei tanti ammalati che erano giunti al tramonto alla casa di Simone per essere guariti. Oggi Gesù guarisce un lebbroso, superando la paura di avvicinarlo, anzi di toccarlo.

PRIMA LETTURA

Il lebbroso se ne starà solo, abiterà fuori dell’accampamento.                

L’antico libro del Levitico traccia una linea di comportamento igienico-sanitario nei confronti degli ammalati di lebbra. Disposizioni severissime per la paura che incuteva questa terribile malattia.

 Dal libro del Levitico.                                                                                            Lv 13,1-2.45-46

Il Signore parlò a Mosè e ad Aronne e disse: «Se qualcuno ha sulla pelle del corpo un tumore o una pustola o macchia bianca che faccia sospettare una piaga di lebbra, quel tale sarà condotto dal sacerdote Aronne o da qualcuno dei sacerdoti, suoi figli.
Il lebbroso colpito da piaghe porterà vesti strappate e il capo scoperto; velato fino al labbro superiore, andrà gridando: «Impuro! Impuro!».
Sarà impuro finché durerà in lui il male; è impuro, se ne starà solo, abiterà fuori dell’accampamento».

Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE                                                                    Dal Salmo 31 (32)

Il salmista celebra la gioia del perdono ricevuto. Anche il peccatore, come il lebbroso del Vangelo, presenta a Dio le piaghe della propria infedeltà e ottiene la liberazione.

Rit. Tu sei il mio rifugio, mi liberi dall’angoscia.

Beato l’uomo a cui è tolta la colpa
e coperto il peccato.
Beato l’uomo a cui Dio non imputa il delitto
e nel cui spirito non è inganno.

Ti ho fatto conoscere il mio peccato,
non ho coperto la mia colpa.
Ho detto: «Confesserò al Signore le mie iniquità»
e tu hai tolto la mia colpa e il mio peccato.

Rallegratevi nel Signore ed esultate, o giusti!
Voi tutti, retti di cuore, gridate di gioia!

 SECONDA LETTURA

Diventate miei imitatori come io lo sono di Cristo.                                                 

Paolo esorta tutti ad apprezzare la vita, le cose belle e le molte occasioni di gioia che ci offre. E a ringraziare Dio, rendendogli gloria nella vita di ogni giorno. A proposito della proibizione di mangiare le carni offerte agli idoli, afferma che ogni cristiano deve sentirsi libero di fronte a obblighi o a proibizioni come queste. Ma invita a farlo senza scandalizzare nessuno. 

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi.                                   1Cor 10,31−11,1

Fratelli, sia che mangiate sia che beviate sia che facciate qualsiasi altra cosa, fate tutto per la gloria di Dio.
Non siate motivo di scandalo né ai Giudei, né ai Greci, né alla Chiesa di Dio; così come io mi sforzo di piacere a tutti in tutto, senza cercare il mio interesse ma quello di molti, perché giungano alla salvezza. Diventate miei imitatori, come io lo sono di Cristo.

CANTO AL VANGELO         Lc 7,16

Alleluia, alleluia.

Un grande profeta è sorto tra noi, e Dio ha visitato il suo popolo.

Alleluia.

 VANGELO

La lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato.                                                     

Marco prosegue nel racconto dei miracoli di Gesù. Questa volta si tratta di un lebbroso. Gesù non ne ha paura, non lo tiene lontano e lo tratta con misericordia, restituendogli la salute.  

Dal vangelo secondo Marco.                                                                                      Mc 1,40-45

In quel tempo, venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato.
E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va’, invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro».
Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.

Parola del Signore.

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3. Annunciare la Parola – 14 febbraio 2021


14 febbraio

6ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Se vuoi, puoi purificarmi!

PER RIFLETTERE E MEDITARE

Al tempo di Gesù la lebbra era una malattia terribile che faceva paura, e nella lettura tratta dal libro del Levitico abbiamo conosciuto le rigide disposizioni per preservare il popolo dal contagio. Il lebbroso doveva vivere in un luogo appartato lontano dalle abitazioni. Del resto, lo stesso lebbroso, vedendo la sua carne spaventosamente mangiata dalla malattia, era indotto a comportarsi come se fosse ormai morto. E per di più gli ebrei erano convinti che fossero dei peccatori, proprio perché colpiti da questa terribile piaga.

 Si avvicina un lebbroso
Inaspettatamente, la bella notizia dell’arrivo di Gesù e del suo messaggio d’amore arriva anche tra un gruppo di lebbrosi. Uno di loro ha il coraggio di avvicinarsi alla comitiva che accompagna Gesù, gli s’inginocchia davanti, facendogli vedere le sue piaghe, la situazione disperata in cui si trova. Il lebbroso che si accosta a Gesù sembra rappresentare tutti i disperati della terra. Gesù ne prova pena e non lo allontana, come imporrebbe la legge, ma si avvicina a lui e lo tocca, diventando lui stesso immondo. Ė mosso da compassione, forse per la durezza della legge, forse per l’orrore che ha provato di fronte allo sfacelo del corpo di quel povero sventurato.
Gesù manda il lebbroso dai sacerdoti perché confermino la sua guarigione. In questo caso Gesù rispetta la legge, ed era indispensabile per restituire piena dignità sociale a questo lebbroso ormai guarito.
Il miracolo avviene in uno straordinario clima di normalità. I maghi e i guaritori in ogni tempo compiono spesso gesti strani e vistosi, per far parlare di sé. Non così per Gesù, che si comporterà sempre con estrema semplicità. E dirà sempre di non divulgare il miracolo appena avvenuto. Ma, come sappiamo, quel lebbroso, come un morto che ritorna alla vita, allontanandosi si mette a divulgare il fatto.

Gli eroi tra i lebbrosi
Non si può oggi parlare di lebbra senza ricordare alcuni eroi che si sono distinti per l’amore vissuto verso questi ammalati. Ricordiamo oggi in particolare Padre Damiano, i salesiani don Michele Unia e il beato Luigi Variara, il giornalista francese Raoul Follereau.
Nel 1873 il medico e sacerdote belga padre Damiano (al secolo Jozef de Veuster), a 33 anni sbarcò nell’isola di Molokai, nelle Hawaii, dove si occupò dei lebbrosi, morendo lui stesso di lebbra nel 1889. È stato proclamato santo da papa Benedetto XVI nel 2009.
I piemontesi don Michele Unia (+ 1895) e don Luigi Variara (+ 1923) portarono solidarietà, gioia e musica tra i lebbrosi di Agua de Dios, in Colombia, tra difficoltà di ogni genere, tra cui l’emarginazione da parte dei loro stessi confratelli, che ne temevano il contagio. Il beato Luigi Variara fondò anche una congregazione di suore lebbrose, che non potevano essere accolte dalle altre congregazioni.
Il francese Raoul Follereau (1903-1977) si servì della sua professione di giornalista per far conoscere al mondo la situazione dei lebbrosi e per richiamare le grandi potenze a interventi di solidarietà. Ad Eisenhower, presidente Usa, e a Malenkov, presidente russo, chiese l’equivalente di un bombardiere B12. «Ne avete una quantità sterminata», scrisse. «Con il costo di due bombardieri potrei curare tutti i lebbrosi del mondo!».

La lebbra oggi
La lebbra oggi in gran parte è una malattia del passato. L’Organizzazione Mondiale della Sanità afferma che ci sono ancora circa 250 mila lebbrosi nel mondo, soprattutto in zone di povertà. Ma oggi tutti sanno che la lebbra non è una malattia più contagiosa di altre, e per guarire non occorrono medicine particolarmente impegnative.
Uno dei principali problemi che si presentano alla guarigione è il loro reinserimento nella società, specialmente in Asia, dove c’è ancora chi pensa che la malattia sia legata a una maledizione divina.
In Cina i governanti affermano falsamente di non avere più lebbrosi e trovano il modo di emarginarli. Ci sono organizzazioni benefiche che si occupano di loro, soprattutto dei loro figli, che nascono sani.
Le associazioni che soccorrono i lebbrosi costruiscono per loro casette, li avviano al lavoro dando loro animali da allevamento (capre, pecore, mucche), macchine da cucire per le donne.
Se nelle civiltà occidentali è scomparsa la lebbra, sono però comparse molte altre malattie che creano emarginazione sociale, come l’aids o l’alzheimer; e ogni cristiano è chiamato a un comportamento solidale, a condividere la sofferenza umana e a vincere l’emarginazione, così come ha fatto Gesù.

UN FATTO – UNA TESTIMONIANZA

Preghiera di Raoul Follereau per i lebbrosi. «Signore, insegnaci a non amare noi stessi, a non amare soltanto i nostri, a non amare soltanto quelli che amiamo. Insegnaci a pensare agli altri e ad amare in primo luogo quelli che nessuno ama. Signore, facci soffrire delle sofferenze altrui, facci la grazia di capire che, ad ogni istante, mentre noi viviamo una vita troppo felice, protetta da te, ci sono milioni di esseri umani, che sono pure tuoi figli e nostri fratelli, che muoiono di fame, senza aver meritato di morire di fame, che muoiono di freddo, senza aver meritato di morire di freddo. Signore, abbi pietà di tutti i poveri del mondo! Abbi pietà dei lebbrosi, ai quali tu così spesso hai sorriso quand’eri su questa terra, pietà dei lebbrosi che tendono verso la tua misericordia le mani senza vita, le braccia senza mani. E perdona noi di averli, per una irragionevole paura, abbandonati. E non permettere più, Signore, che noi viviamo felici da soli. Facci sentire l’angoscia della miseria universale, e liberaci da noi stessi. Così sia».

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4. Parola da Vivere – 14 febbraio 2021

14 febbraio

6ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Se vuoi, puoi purificarmi!

COMMENTO

Anche oggi ci sono molti «lebbrosi» per i motivi più diversi; sono gli emarginati, gli esclusi dalla vita. Gesù ha toccato il lebbroso, si è fatto vicino per compassione. Oggi tocca alla Chiesa e a ogni cristiano avvicinare con compassione i deboli, i bisognosi di ogni tipo, i migranti… per offrire loro una speranza di vita.
Nella vita e nella riflessione della Chiesa oggi si intrecciano in vari modi la libertà, le regole e la carità e a volte assistiamo, oppure ne siamo coinvolti, a dispute senza soluzioni. San Paolo ci offre due criteri che non risolvono tutti i contrasti, ma chiedono una profonda conversione interiore a tutti e a ciascuno: il primo è quello di pensare e agire, con il desiderio e la scelta di somigliare a Gesù; il secondo ribadisce il primato della carità, che si fa misericordia e compassione verso i più deboli, senza che si arrivi a credersi superiori agli altri.
Ascoltiamo un brano scarno ed essenziale, ma significativo nel vangelo di Marco. La lebbra era una malattia strana. In Israele poteva riguardare anche diverse malattie della pelle che non erano lebbra, per cui poteva anche esserci qualche guarigione spontanea. In ogni caso era regolata dalla Legge: chi veniva riconosciuto lebbroso doveva essere allontanato dalla comunità civile, per la paura del contagio, e da quella religiosa, per il suo legame stretto con il peccato. Il lebbroso era ritenuto una persona “punita” da Dio per chissà quale terribile colpa (Maria, sorella di Mosè, insieme ad Aronne, aveva mormorato contro di lui, ed era stata punita con la lebbra, da cui fu risanata per l’intercessione di Mosè stesso, dopo essere stata sette giorni fuori dall’accampamento). Il lebbroso era considerato un morto ambulante e contagioso.
Il brano presenta un lebbroso, probabilmente inguaribile, che ha sentito parlare di Gesù e si presenta con una fiducia chiara: Gesù può guarirlo. Egli crede nella potenza di Gesù, ma forse non conosce bene la sua misericordia, perché pensa che Gesù possa pretendere delle condizioni: «se vuoi». Potrebbe Gesù non volere? L’evangelista risponde al dubbio, sottolineando la compassione di Gesù e la sua decisione immediata, seguita da un gesto non consentito, ma che esprime il passaggio della vita nuova da Gesù al lebbroso: lo tocca. La morte civile e religiosa è vinta. La purificazione (guarigione dello spirito, prima che del corpo) è quindi frutto prima della compassione di Gesù e poi della sua potenza.
L’ex-lebbroso deve presentarsi al sacerdote, il quale, secondo la Legge, aveva il compito di verificare l’avvenuta guarigione e di consegnare il documento che consentiva il rientro nella comunità civile e religiosa, da cui era stato escluso.
Così Gesù fa rispettare la Legge al guarito, ma rende questo miracolo anche un segno per i sacerdoti. Infatti tutti sapevano che solo Dio ha il potere di guarire e purificare un lebbroso.
Fin qui tutto bene, ma ci sono due verbi che sicuramente ci suonano strani: «ammonendolo severamente, lo cacciò via…». Come si legano alla compassione e come si spiegano? Possiamo immaginare l’esultanza del guarito che mette in allarme Gesù: non vuole assolutamente che la gente lo veda solo come guaritore potente e anche come colui che può impadronirsi del potere politico e militare. Sembra quasi che qui Gesù voglia essere obbedito, ricorrendo alla severità.
Marco però, raccontando la disobbedienza del lebbroso purificato, può dare l’impressione di stare dalla sua parte: potremmo pensare che voglia dire ai suoi lettori cristiani, i quali col battesimo sono stati guariti dalla lebbra del peccato, che dovrebbero imitarlo nel proclamare la bontà del Signore.
Ma la disobbedienza è chiara. Allora forse più giustamente possiamo ritenere che anche l’evangelista, dopo Gesù, non approvi la propaganda della potenza di Gesù e, ancora di più, non condivida le iniziative individuali nell’evangelizzazione. Difatti poco dopo Gesù manderà gli apostoli in missione non da soli, ma a due a due con indicazioni precise.
E comunque questa disobbedienza, nota ancora Marco, procura a Gesù non pochi fastidi pratici e interiori: non può entrare in città e ha la netta sensazione che molti lo cerchino non per il Vangelo, ma per ottenere o vedere i miracoli. È sicuro che Gesù non cerca la fama, ma la fede.

SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA

  1. Siamo invitati a metterci nei panni del lebbroso e ci chiediamo: perché andiamo da Gesù? Cerchiamo la sua potenza che ci risolva i problemi o il suo amore che trasforma il nostro cuore?
  2. Il lebbroso teme che il Signore possa mettere delle condizioni per la guarigione. Non siamo noi a mettere delle condizioni alla nostra fede e al nostro amore verso Gesù, del tipo: «crederò e amerò, se tu…»?
  3. L’ex-lebbroso non obbedisce a Gesù e fa tutto da solo. Noi cristiani apparteniamo a una comunità di fede e di amore. Possiamo pensare di essere testimoni di Cristo prendendo le distanze dalla Chiesa, da qualche punto del suo insegnamento o dalle sue scelte pastorali?
  4. I lebbrosi di oggi hanno bisogno di qualcuno che abbia compassione. Il messia di oggi possono essere un po’ i singoli cristiani, ma molto di più le parrocchie, le comunità, i gruppi, le associazioni e i movimenti.

PROPOSTA DI IMPEGNO DELLA SETTIMANA

Conosco forse un «lebbroso» nel quartiere, nel condominio, tra i miei familiari? Il Signore ci invita a risvegliare la nostra compassione.


Tratto da: Messale delle domeniche e delle feste – Elledici – 2018

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5. Perdono e Preghiere dei Fedeli – 14 febbraio 2021

14 febbraio

6ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Se vuoi, puoi purificarmi!

RICHIESTA DI PERDONO

  • Signore Gesù, nostra luce, che rischiari le notti del mondo, abbi pietà di noi.
  • Cristo, amore infinito, che riscaldi il cuore di ogni uomo, abbi pietà di noi.
  • Signore Gesù, che ogni giorno ci sostieni nel nostro cammino, abbi pietà di noi.

PREGHIERA UNIVERSALE

Celebrante. Fratelli e sorelle, come il lebbroso anche noi oggi supplichiamo il Signore, perché liberi l’umanità da ogni occasione di emarginazione e di esclusione. Preghiamo insieme e diciamo:

O Signore, ascolta la nostra preghiera.

  • Per la Chiesa, perché si mostri attenta e solidale verso coloro che soffrono nel corpo e nello spirito, preghiamo.
  • Perché ai malati di lebbra, ancora presenti in molte regioni del mondo, non manchi mai la solidarietà internazionale e delle istituzioni, preghiamo.
  • Per la nostra comunità, perché sia animata da un vivo senso di appartenenza ed elimini ogni forma di divisione e ogni privilegio e particolarismo, preghiamo.
  • Per noi, presenti a questa Eucaristia, perché la preghiera del lebbroso e la bontà di Gesù nei suoi confronti ci insegnino la condivisione verso chi vive una situazione di sofferenza e di emarginazione, preghiamo.

Celebrante. O Padre, sostenuti dalla forza della tua parola e dall’esempio del tuo Figlio Gesù, fa’ che ti rendiamo gloria con la nostra testimonianza e la generosità del nostro servizio. Per Cristo nostro Signore.

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6. Vignetta di RobiHood – 14 febbraio 2021

14 febbraio

6ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Se vuoi, puoi purificarmi!

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Pubblicazioni di Roberto Benotti (RobyHood) presso Elledici:

Laudato sii

Ancilla Domini

Un anno straordinario

Sorrisi divini

I Love Francesco

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2. Letture e introduzioni – 7 febbraio 2021

7 febbraio

5ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Una giornata di Gesù

Tutto l’Antico Testamento è preparazione e attesa di Gesù. Mosè inviterà gli ebrei ad attendere un nuovo liberatore, un altro come lui, perché Dio non abbandona il suo popolo. Sin dall’inizio della sua predicazione, Gesù si rivela come il profeta atteso. La sua parola colpisce chi lo ascolta: Gesù parla con autorità e trasmette insegnamenti nuovi. Lo fa attraverso le parole, ma anche e di più con la sua vita e i miracoli.

PRIMA LETTURA

Notti di affanno mi sono state assegnate.

Giobbe è un uomo diventato il simbolo dell’uomo che soffre, dell’uomo schiacciato dal dolore. Si lamenta con Dio per quanto gli sta capitando. Non sopporta più le notti insonni, i giorni che passano senza speranza, e prega che il Signore della vita gli usi misericordia e gli venga in aiuto. 

 Dal libro di Giobbe.                                                                                                     Gb 7,1-4.6.7

Giobbe parlò e disse:
«L’uomo non compie forse un duro servizio sulla terra
e i suoi giorni non sono come quelli d’un mercenario?
Come lo schiavo sospira l’ombra
e come il mercenario aspetta il suo salario, così a me sono toccati mesi d’illusione
e notti di affanno mi sono state assegnate. Se mi corico dico: «Quando mi alzerò?».
La notte si fa lunga e sono stanco di rigirarmi fino all’alba.
I miei giorni scorrono più veloci d’una spola, svaniscono senza un filo di speranza.
Ricòrdati che un soffio è la mia vita:
il mio occhio non rivedrà più il bene».

Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE                                                                Dal Salmo 146 (147)

È bello lodare Dio. Egli conosce ogni cosa e le accompagna con la sua bontà e la sua sapienza. Abbassa gli empi e si compiace degli umili.

Rit. Risanaci, Signore, Dio della vita.

È bello cantare inni al nostro Dio,
è dolce innalzare la lode.
Il Signore ricostruisce Gerusalemme,
raduna i dispersi d’Israele.

Risana i cuori affranti
e fascia le loro ferite.
Egli conta il numero delle stelle
e chiama ciascuna per nome.

Grande è il Signore nostro, grande nella sua potenza;
la sua sapienza non si può calcolare.
Il Signore sostiene i poveri,
ma abbassa fino a terra i malvagi.

 SECONDA LETTURA

Guai a me, se non annuncio il vangelo.

Paolo afferma di essere soprattutto un predicatore, un annunciatore del Vangelo, ma questo non lo inorgoglisce, perché ne sente la responsabilità. È questo infatti l’incarico che gli è stato affidato dal Signore. E proclama di predicare il Vangelo gratuitamente, con la massima disponibilità, facendosi servo di tutti, pur di «salvare a ogni costo qualcuno». 

 Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi.                              1Cor 9,16-19.22-23

Fratelli, annunciare il Vangelo non è per me un vanto, perché è una necessità che mi si impone: guai a me se non annuncio il Vangelo!
Se lo faccio di mia iniziativa, ho diritto alla ricompensa; ma se non lo faccio di mia iniziativa, è un incarico che mi è stato affidato. Qual è dunque la mia ricompensa? Quella di annunciare gratuitamente il Vangelo senza usare il diritto conferitomi dal Vangelo.
Infatti, pur essendo libero da tutti, mi sono fatto servo di tutti per guadagnarne il maggior numero. Mi sono fatto debole per i deboli, per guadagnare i deboli; mi sono fatto tutto per tutti, per salvare a ogni costo qualcuno. Ma tutto io faccio per il Vangelo, per diventarne partecipe anch’io.

Parola di Dio.

CANTO AL VANGELO         Mt 8,17

Alleluia, alleluia.

Cristo ha preso le nostre infermità e si è caricato delle nostre malattie.

Alleluia.

VANGELO

Guarì molti che erano affetti da varie malattie.

L’evangelista Marco descrive una giornata di Gesù. Prima va in sinagoga, poi resta ospite a casa di Pietro e Andrea. Qui guarisce la suocera di Pietro e trascorre il pomeriggio con loro. A sera vengono tantissimi ammalati per essere guariti. All’alba del giorno dopo, quando è ancora buio, Gesù cerca un posto deserto per pregare. Cercato dagli apostoli, parte con loro per annunciare il Vangelo altrove.

Dal vangelo secondo Marco.                                                                                      Mc 1,29-39

In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, subito andò nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva.
Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano.
Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!».
E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni.

Parola del Signore.

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3. Annunciare la Parola – 7 febbraio 2021


7 febbraio

5ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Una giornata di Gesù

PER RIFLETTERE E MEDITARE

Questo brano di Vangelo sembra presentare una giornata tipo di Gesù. Egli passa dalla sinagoga alla casa di Pietro e Andrea. Guarisce la suocera di Pietro e incontra una folla di ammalati, anzi, «tutti» gli ammalati e gli indemoniati della città, dice il Vangelo. È così diffusa la malattia! Gesù ne guarisce molti, preso dalla misericordia. Lo si vede qui e in tante altre circostanze in cui non riesce per così dire a frenare la sua compassione per l’uomo e la donna che soffrono.

Gesù guarisce
La prima lettura presenta il lamento di Giobbe. Dice: «La vita è un soffio». Tra le tante definizioni, questa sembra la più pessimistica, ma esprime tutta la brevità e l’inconsistenza del nostro esistere su questa terra. «I giorni scorrono più veloci di una spola». Il Vangelo presenta quasi una risposta a tanto pessimismo. Una parola di speranza espressa nei gesti di Gesù che compie miracoli. Un terzo del Vangelo di Marco presenta miracoli. I Vangeli domenicali di quest’anno ce li presentano fino alla nona domenica. Ma spesso si sospende prima, per l’inizio della Quaresima.
Gesù guarisce la suocera di Pietro. Le si avvicina, la solleva prendendola per mano. È una scena piena di umanità. Un rabbino non si sarebbe mai degnato di accostarsi a una donna e di prenderla per mano. Alla fine la suocera di Pietro si direbbe che ricambia e tutto appare singolarmente umano: appena non ha più la febbre, si mette a servire Gesù e gli altri.  

Noi e la malattia
Dobbiamo anzitutto toglierci due idee sbagliate, ma molto diffuse: la prima, che se stiamo male è per un castigo di Dio, o perché Dio non ci ama; la seconda, che sia facile avere fede quando si è ammalati. Perché non è così. Anzi, la malattia è una tentazione proprio contro la bontà di Dio. Non per niente, c’è un sacramento specifico per trovare la forza di sopportare la malattia grave.
Il senso della sofferenza ci sfugge. I tentativi di comprendere il dolore e la sofferenza si rivelano fallimentari anche per i cristiani. Non si può che tacere, come farà Giobbe di fronte al mistero del suo dolore. Sapendo che Dio è dalla nostra parte, perché vede la nostra sofferenza: in Gesù l’ha condivisa e l’ha salvata.
Ogni sofferenza è un invito a imparare ad amare, a scoprire la solidarietà. I miracoli di Gesù sono un appello a metterci a servizio dell’uomo, a mettere le risorse della scienza e della medicina a servizio dell’amore, anche se può sembrare utopistico.
La malattia ci rivela nella nostra piccolezza e fragilità. Pone interrogativi angoscianti sul senso della vita e del dolore. Ma la malattia aiuta anche ciascuno a entrare in se stesso, a vivere in modo meno superficiale, a dare un senso ai suoi giorni.

La preghiera di Gesù
Quella raccontata dal Vangelo di oggi è in qualche modo una giornata trionfale per Gesù, e avrebbe potuto lasciarsi prendere dall’entusiasmo. Invece appena può si ritira a pregare. Durante il giorno è stato preso dall’incontro con gli uomini, a contatto con la sofferenza e la malattia; di notte si incontra con il Padre e − non c’è dubbio − presenta al Padre le sofferenze dell’uomo.
Gesù anche in altre circostanze si alza prestissimo e si raccoglie in preghiera quando è ancora buio, in un luogo solitario. Sappiamo che la preghiera è di grande aiuto per comprendere il significato delle nostre sofferenze, ma anche per avere la forza e l’entusiasmo per portare il Vangelo ai nostri fratelli. Tutto questo è detto per noi. Se Gesù ha avuto bisogno della preghiera, è grave che noi ne facciamo così facilmente a meno. Qui si parla di preghiera vera, personale, di un dialogo intimo con il Padre.Tanti cristiani fanno solo l’esperienza della preghiera biascicata e di domanda, oppure si lasciano smuovere solo dallo straordinario, per il quale sono disposti ad affrontare anche lunghi viaggi e pesanti disagi. Mentre per la preghiera del cuore, quella che alimenta la fede quotidiana e attinge alla Parola di Dio, il tempo non lo si trova facilmente.

Guai a me se non evangelizzo
E poi c’è la predicazione. Quella di Paolo e degli apostoli, quella di Gesù. Egli predica dove c’è la gente: nella sinagoga, all’aperto, nelle piazze. Il mistero dell’incarnazione, cioè il fatto che Dio si è fatto uomo – “parola”, per incontrarci e parlarci – ci dice che la predicazione è parte integrante del messaggio cristiano. È questo il senso delle parole di Paolo, il significato del suo zelo missionario, la sua riconoscenza per essere stato chiamato a essere servitore della parola. Paolo è diventato veramente un uomo nuovo, ha un fuoco dentro ed è pieno di passione per il vangelo. Ci ricorda che annunciare il vangelo è una conseguenza dell’esserci incontrati con Cristo.
Dicevamo che nella Parola di Dio di quest’oggi viene tracciato un identikit di Gesù, ma in realtà anche del cristiano. Solidale e amorevolmente vicino a chi soffre; contemplativo anche all’interno della propria attività, annunciatore del Vangelo: così è il cristiano, che non interrompe il passaparola ricevuto dagli apostoli e continua nell’oggi la predicazione di Gesù.

UN FATTO – UNA TESTIMONIANZA

«Il Dio vivo è un Dio nomade che cammina con i diseredati della Terra. Come diceva l’amico Turoldo, forse “anche Dio è infelice”, soffre con noi, con i perdenti della Storia. È il Dio che ha viscere di donna, viscere materne, che è toccato dalla sofferenza di Wangoi, di Njeri, di Minoo. È il Dio crocifisso, il Dio impotente. Sto forse bestemmiando? Ma anche Gesù ha bestemmiato nella sua vita: “Bestemmia”, dicevano i sacerdoti; e Lui, sulla croce: “Dio mio, perché mi hai abbandonato?”» (Alex Zanotelli).

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4. Parola da Vivere – 7 febbraio 2021

7 febbraio

5ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Una giornata di Gesù

COMMENTO

L’autore del libro di Giobbe non trova una risposta di senso per il dolore dell’innocente, solo chiede di avere fiducia in Dio che tutto sa, anche ciò che l’uomo non può comprendere. Gesù, a questa domanda drammatica degli uomini di ogni tempo, non offre una risposta teorica, ma condivide la condizione dell’innocente perseguitato e ucciso e mostra che il Figlio di Dio soffre proprio come ogni uomo e con il suo sacrificio è causa di salvezza dell’umanità.
L’amore di Cristo è totalmente gratuito e non arretra di fronte alle difficoltà, alla persecuzione e alla morte. Da lui l’apostolo Paolo ha imparato la gratuità nel portare il Vangelo ai pagani, perché non c’è dono più grande di questo: offrire a tutti la strada della conoscenza di Dio e della salvezza eterna.
L’amore di Gesù si diffonde nella vita quotidiana. È questo che prova a mostrare Marco, presentandoci una giornata-tipo di Gesù.
La prima scena è familiare. Dopo l’ascolto della parola di Dio nella sinagoga, Gesù e i suoi primi discepoli si spostano in casa e lì trovano un problema: la suocera di Pietro ha la febbre. In quel tempo la febbre era considerata malattia in sé, non solo un sintomo. Probabilmente ella era la donna che “governava” la casa. Possiamo immaginare che, per la presenza di ospiti in casa, ci sia stato del disagio, per quanto piccolo e risolvibile diversamente. Ma Gesù la guarisce. Può sembrare un miracolo piccolo e semplice, invece è molto significativo: i discepoli, che non sanno come intervenire, pregano; Gesù si fa vicino all’inferma, la prende per mano e la “risuscita” (il verbo usato è quello della risurrezione); la donna riacquista la piena salute. Quindi Marco sottolinea la conclusione: ella si mette a servire. Il legame tra il dono della guarigione e il servizio ai fratelli è un elemento di non piccola importanza per la vita spirituale e la carità quotidiana di una comunità cristiana.
La seconda scena è collocata dopo il tramonto, quando, finiti gli obblighi del sabato, ci si poteva muovere liberamente. Gesù si reca nel luogo in cui la gente si raduna e così incontra “la città” e si prende cura di chi ha bisogno. Non aspetta, va dove ci sono le persone bisognose della sua parola e del suo aiuto. Ma non accetta pubblicità, tanto meno dai demòni che è venuto a scacciare, perché la conoscenza che hanno di lui non è legata alla fede e all’amore, ma alla paura. Egli vuole che la gente impari a riconoscerlo Messia da come lui parla e agisce, e non dalla paura rabbiosa dell’avversario.
La terza scena è più complessa. Gesù si alza di notte e si apparta per pregare. La preghiera per lui è il dialogo di amore con suo Padre, che gli serve come l’aria che respira e da cui trae chiarezza per la sua missione ed energia per portarla avanti. I discepoli invece non lo capiscono (è la prima di una lunga serie di incomprensioni), anzi sembra che lo rimproverino, dicendogli più o meno così: «Come mai sei qui, dal momento che tutti ti cercano? Ieri hai avuto molto successo, perché non ti preoccupi di utilizzarlo?». Ma Gesù, fresco di dialogo con il Padre, sa bene cosa deve fare: andare altrove per annunciare il Vangelo, libero da qualunque legame o interesse personale.

SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA

  1. La suocera. Il Signore ogni giorno ci fa dei doni, non principalmente per il nostro benessere psico-fisico, ma anzitutto per metterci in condizione di amare e servire i fratelli.
  2. Gesù va dove si raduna la gente e dove chi ha bisogno può incontrarlo. Certamente questo atteggiamento di Gesù interpella tutta la Chiesa: i vescovi, i preti, i diaconi, i laici impegnati, e ciascuno di noi.
  3. Gesù fa tacere i demòni, non vuole pubblicità da loro. Quanti, senza fede autentica, elogiano la Chiesa, i suoi insegnamenti e i suoi “valori” per interesse politico o ideologico, somigliano a quei demòni. Gesù li farebbe tacere.
  4. Gesù ha bisogno di pregare. Dall’incontro con il Padre riceve consapevolezza di sé, chiarezza per la missione e libertà assoluta da tutti i condizionamenti. Gli apostoli non sono ancora liberi dalla mentalità di questo mondo. E noi?

Tratto da: Messale delle domeniche e delle feste – Elledici – 2018

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5. Perdono e Preghiere dei Fedeli – 7 febbraio 2021

7 febbraio

5ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Una giornata di Gesù

RICHIESTA DI PERDONO

  • Signore Gesù, tu restituisci al peccatore la dignità di figlio di Dio, abbi pietà di noi.
  • Cristo, che risani nella tua misericordia le ferite del nostro peccato, abbi pietà di noi.
  • Signore, tu conosci la povertà del nostro cuore, ma anche ogni nostro gesto di amore, abbi pietà di noi.

PREGHIERA UNIVERSALE

Celebrante. Fratelli e sorelle carissimi, chiamati a seguire Gesù nella vicinanza solidale con gli ammalati, e nell’impegno dell’evangelizzazione, ci rivolgiamo al Padre pieni di fiducia, dicendo insieme:

Padre, ascoltaci.

  • Per la santa Chiesa, perché sappia rendersi sempre più sensibile a ogni sofferenza umana, preghiamo.
  • Per la società civile e per quanti ne hanno la responsabilità, perché promuovano iniziative di speranza e di solidarietà, preghiamo.
  • Per i ministri straordinari dell’Eucaristia, per i volontari della sofferenza e per chi si mette a servizio di chi è provato nel corpo e nello spirito, preghiamo.
  • Per la nostra comunità, che nel ritrovarsi ogni domenica fa esperienza di fraternità e di preghiera, perché come san Paolo cresca nella capacità di evangelizzare, preghiamo.

Celebrante. Signore Gesù, che se venuto tra noi a condividere la nostra vita e i nostri problemi, fa’ che ti imitiamo nel donare la nostra vita ai fratelli, tu che vivi e regni nei secoli dei secoli.