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3. Commento alle Letture – 28 GIUGNO 2026 – XIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

28 GIUGNO 2026

XIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

«CHI ACCOGLIE VOI, ACCOGLIE ME»

COMMENTO 

Il Vangelo di questa domenica è fondamentale per capire che cosa Gesù intende per fede in Dio.
Non parla di nuova religione, ma di un nuovo modo di relazionarci con il Padre che stravolge e sovverte i sacri valori su cui è fondata la società del suo tempo: il Tempio di Gerusalemme segno della presenza di Dio nella storia; la religione arroccata attorno alla sottomissione radicale alla  Legge ed alla opprimente e nevrotica osservanza dei 613 obblighi che trasformano il riposo del Sabato in una umiliante ossessione di divieti a cui sottostare; ed,  infine, la famiglia dove regna la figura del padre dittatore e padre assoluto ed indiscutibile.
Tutto questo va contro la volontà di Dio che vuole i suoi figli liberi da qualsiasi legame e sottomissione.
Lui richiede un  amore libero da qualsiasi legame.
L’affetto per i genitori non deve essere imposto, ma naturale sbocco di una relazione fondata sulla carità e riconoscimento reciproco.
La famiglia cristiana è la testimonianza di Dio che si fa accoglienza, sostegno e solidarietà.
È il tabernacolo e la prova di un modo di vivere nella libertà e nell’intelligenza con amore.
La fede in Dio deve far nascere in noi una spiritualità che ci spinge a privilegiare i piccoli della società civile . Chi sono costoro? Non sono di certo i fannulloni, gli scrocconi o i furbetti che vivono di espedienti o sulle spalle del prossimo.
Sono gli abbandonati, i poveri, gli anziani soli, i perseguitati , gli emarginati…
Infine, davanti a Dio il concetto di Patria non assume il colore di una bandiera, ma dà vita ad una policromia di appartenenza pluriforme di lingue, razze, culture, tradizioni e realizzazioni politiche finalizzate all’unità ed all’uguaglianza di diritti e di doveri senza discriminazioni di alcun tipo.
Realizzare questo significa accettare di  portare la croce. Assumersi in prima persona gli obblighi che sgorgano dall’autentica fede nel Dio amore, vuol dire rendere presente la reale presenza di Gesù nella storia umana.
Tutte le volte che, in nome di Cristo, asciughiamo una lacrima, o facciamo rinascere una speranza, o eliminiamo un’ingiustizia, o ci opponiamo all’opportunista egoista, o recidiamo le radici ingiuste e violente di qualsiasi guerra, Dio non si limiterà a  compensarci con quanto aspetta di diritto a profeti o discepoli,  ci darà molto di più; se stesso per l’eternità.
Allora anche le nostre sofferenze, persecuzioni e morti, come quelle di Cristo, avranno pieno significato e valore, per sempre, nella nostra Risurrezione nel cuore amoroso e paterno del Padre nostro.
Mai come oggi, portare la Croce, implica scoprire  e testimoniare tutto quello che il Vangelo richiede per poterci presentare al mondo come cristiani coerenti e sinceri.

COMMENTO 2

Dio non si lascia vincere in generosità

O Dio Padre,
Ti ringraziamo per aver ispirato il gesto dell’ospitalità alla donna sunammita,
che accolse in casa sua il Tuo profeta Eliseo.
Tu che non Ti lasci vincere in generosità, hai ricompensato la donna con il dono che desiderava, la fecondità.
Cantiamo la Tua bontà, o Dio buono, fedele alle Tue promesse.

O Gesù,
Tu ci chiedi di amarti più di tutti e di tutto,
di darti il cuore, di dedicarci totalmente a Te.
Seguirti comporta il prendere ogni giorno la propria croce,
morire al peccato, a se stessi e al mondo per amare come Te, fino al dono totale della propria vita.
Chi accoglie i discepoli – piccoli, semplici e poveri testimoni del Vangelo – accoglie Te e il Padre Tuo, e non perderà la sua ricompensa.
Chi perde la vita per Te, la salverà in eterno.

O Spirito Santo,
Tu ci ricordi che siamo discepoli missionari in virtù del Battesimo,
che ci ha reso partecipi della Pasqua del Signore Gesù.
Sepolti con Lui nella sua morte redentrice, siamo rinati a vita nuova.
Aprendoci alla Tua azione, viviamo in Gesù la vita nuova, nella lode del Padre e nel servizio dei fratelli.

Maria SS.ma,
donna eucaristica, con Te ringraziamo il Padre
che in questa Eucaristia opera la redenzione,
liberandoci dalle tenebre del peccato.
Aiutaci a rimanere uniti al Tuo Figlio Gesù per portare il frutto dell’amore.

Amen!

Commento a cura di don Francesco Dell’Orto, parroco di San Lorenzo in Bisceglie, Per crescere nella conoscenza e nell’amore di Gesù Cristo. Preghiere e catechesi mistagogiche domenicali ciclo A 

COMMENTO 3

La prima volta che abbiamo ascoltato i primi versetti di questo brano, certamente siamo rimasti perplessi o sconvolti. Gesù sembra porsi in competizione con gli affetti più cari. La conseguenza non è meno dura: «… non è degno di me», ripetuto due volte.
È necessario mettersi in atteggiamento di ascolto e di preghiera, per entrare nel dono che Gesù ci fa con queste sue parole.
Poco prima Gesù dice di essere venuto a portare non la pace, ma una spada (10,34). Certamente non sta parlando della spada che un discepolo estrarrà al momento del suo arresto, ma della spada della sua Parola, quella che nella lettera agli Ebrei è detta «a doppio taglio» e capace di scrutare «i sentimenti e i pensieri del cuore» (cf Eb 4,12). Egli sa bene che la sua Parola creerà divisione anche nelle famiglie, per questo avverte i suoi discepoli: se dovesse essere necessario scegliere tra i famigliari e lui, essi sanno di non avere alternative, perché è in gioco il loro rapporto con Gesù e la salvezza. Chi rinnega il Signore, per salvare gli affetti terreni, lo costringe a rinnegare lui davanti al Padre, come abbiamo ascoltato domenica scorsa.
Non basta. La sequela di Gesù esige anche di seguirlo sulla strada della croce, portando la propria. Certamente Matteo qui fa riferimento alle persecuzioni che già hanno afflitto i discepoli e che si ripeteranno lungo la storia fino a oggi. Anche la vita in questo mondo passa in secondo piano rispetto alla fedeltà verso il Signore. La scelta è drammatica, ma necessaria: chi crede di salvare la propria vita, cedendo alle richieste dei persecutori (o alle lusinghe di questo mondo), in realtà la spreca e la perde, rinunciando alla vita eterna; chi invece investe la propria vita nella sequela del Signore e nel servizio dei fratelli e del Vangelo si realizza in questo mondo, come figlio di Dio, e attraverserà la morte, risorgendo alla vita eterna.
Le esigenze della sequela di Cristo in certe situazioni possono essere laceranti, per questo l’evangelista, al fine di incoraggiare gli evangelizzatori, conclude con un dono immediato: il discepolo che annuncia il Vangelo è assimilato a Gesù stesso, che lo collega direttamente al Padre. È questo il modo di Matteo di esprimere ciò che in Giovanni diventa l’inabitazione reciproca tra Gesù e il discepolo, che vive la sua Parola.
La conclusione riguarda chi accoglie e aiuta gli evangelizzatori. Agli inizi si trattava spesso di dare ospitalità ai predicatori itineranti. Il Signore, con chi li ospita, si impegna in una promessa straordinaria: la ricompensa sarà corrispondente alla persona accolta, quindi all’evangelizzatore, a Cristo e al Padre.
Da noi non capita spesso e a tutti di avere l’opportunità di ospitare in casa un evangelizzatore, ma i modi di aiutare e sostenere i predicatori del Vangelo, che dedicano la propria vita a Cristo e ai fratelli, sono molti, vari e alla portata di tutti. Il Signore ricompensa sempre, in questa vita e nell’altra.

SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA

  1. «… più di me». Gesù non si mette in competizione, ma insegna la verità. Chi ama Cristo e lo mette al centro della vita e di ogni scelta, nelle situazioni difficili saprà fare la scelta giusta e buona per sé e per gli altri.
  2. Prendere la propria croce. Qui non c’è scelta. Tutti abbiamo una croce personale, anche quelli che non la vogliono. Si tratta di decidere se portarla dietro al Signore per la salvezza nostra e delle persone che amiamo, oppure di rifiutarla, lasciandoci schiacciare da essa, senza salvezza.
  3. Vivere per sé o per Cristo e i fratelli. È un tragico errore pensare di realizzarsi nell’egoismo, in realtà si cammina verso l’isolamento e la morte. Chi vive per gli altri, può avere a volte l’impressione di sprecare la vita, ma Gesù dice che la spende bene e porterà frutti di vita eterna per sé e gli altri.
  4. Un bicchiere di acqua fresca. Quando si tratta di aiuto ai fratelli, non conta la quantità, ma l’amore con cui agiamo.

PROPOSTA DI IMPEGNO DELLA SETTIMANA

Aiutare, secondo le nostre possibilità, sacerdoti e religiosi/e e parlare bene di loro.