
Un Cuore grande tre volte
Sacratissimo Cuore di Gesù (anno A)
12 giugno 2026

Don Antonio Carriero
Mt 11,25-30
In quel tempo Gesù disse:
«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».
COMMENTO
Poter fare festa intorno al Cuore di Gesù è il modo tutto nostro per riconoscere che, se siamo al mondo, è per merito proprio di quel Cuore e non del caso. Una solennità (così la definisce la liturgia di oggi) che capita nel bel mezzo delle nostre stanchezze, delle corse continue o di una crisi.
Anche Gesù, nel Vangelo, si trova nel bel mezzo di una crisi, rifiutato e insoddisfatto da ciò che lo circonda. Ma, nonostante tutto intorno a lui non vada come desidererebbe, esplode in un brivido di gioia: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli».
Questi “piccoli” (i nēpiois) non sono i bambini anagrafici. Sono coloro ai quali manca qualcosa. Come i bambini, che hanno bisogno di tutto e per tutto di mamma e papà. E, come i bambini, non hanno maschere da indossare al mattino prima di uscire di casa. Riconoscono di non poter essere autosufficienti. Dice Gesù che è proprio a loro che si rivela il segreto di Dio.
E questo segreto di Dio è triplice: ha tre importanti sfumature che rivelano l’identità stessa di Cristo.
Il Cuore di Gesù è un cuore che accoglie il nostro fiatone. Dice: «Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro». In pratica, non dice: “Vieni da me quando avrai finalmente risolto i tuoi problemi”. Lui ci ama già mentre cerchiamo di mettere insieme i pezzi della nostra storia, e non sempre ci riusciamo.
Poi aggiunge: «Imparate da me, che sono mite e umile di cuore». Che cosa vuol dire? Vuol dire che, se impariamo dal Cuore di Cristo, non ci uniformiamo alla mentalità del mondo, dove vince chi urla e si impone sugli altri, ma riscopriamo la nostra totale dipendenza filiale dal Padre. Questa, agli occhi del mondo, sa di rassegnazione; per Gesù è invece la forza di chi si sa amato e può fare il mondo in quattro.
Un terzo aspetto è il Cuore che sa farsi carico delle nostre fatiche: «Prendete il mio giogo sopra di voi». Sulle prime, uno direbbe: “Ho già il mio giogo: perché dovrei prendere anche il suo?”. In verità, il Vangelo ci sta dicendo proprio il contrario: con Gesù il giogo si porta sempre in due. Lui non viene a toglierci la fatica di vivere, ma infila la testa sotto la nostra stessa stanga per fare strada insieme, al nostro passo.
Chiediamo al Signore la grazia di lasciarci amare dal suo Cuore e di riconoscerci piccoli abbastanza da avere bisogno del suo «ristoro».
