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9. Narrazione – XXI C, 25 ago ’19

LA SPERDUTA

Roma, tanti anni fa, la Basilica di Santa Maria Maggiore era ancora circondata dalla campagna e il suono delle sue campane, specialmente alla sera, arrivava molto lontano e invitava alla preghiera tutti gli abitanti delle casette sparse nei dintorni.
Da una di quelle casette uscì un giorno una bambina, Maria, per andare a far visita ad alcuni parenti che abitavano in aperta campagna.
Maria credeva di conoscere bene la strada, invece, sopraggiunta la notte, non seppe più orientarsi e si smarrì tra sentieri e stradicciole, senza più riuscire a trovare la strada di casa.
Dopo aver girato e rigirato senza concludere nulla, anzi confondendosi sempre più, si mise a sedere su una pietra e scoppiò in un pianto dirotto.
Ma nessuno passava di notte per quelle strade e nessuno poteva aiutarla.
Si ricordò della Madonna e incominciò a recitare l’Ave Maria.
Arrivata alle parole «prega per noi, adesso…», sentì il suono di una campana.
Il suono si prolungava, si ripeteva, come una voce insistente nella notte.
La bambina seguì quella voce e di sentiero in sentiero si ritrovò alla Basilica di Santa Maria Maggiore e poté tornare a casa.
Da quella volta, la campana che tutte le sere, all’una di notte, suona per qualche minuto è detta «La Sperduta» e ricorda la bambina che si era perduta nella campagna romana e i tanti che si perdono oggi nelle città del mondo.

Gesù ci ha donato la sua mamma perché qualunque cosa capiti possiamo essere certi che non ci molla.


(tratto da “365 Piccole Storie per l’anima”, Vol. 1, pag. 398 – Bruno Ferrero, Elledici)