1 gennaio 2026
MARIA SANTISSIMA MADRE DI DIO
Un nuovo anno nel nome di Gesù e di Maria
MEDITAZIONE
Il brano evangelico di Luca, oltre alla famiglia di Betlemme, ha come protagonisti delle persone che, per i supponenti benpensanti di allora, sono visti come ignoranti, puzzolenti ed inaffidabili. Questo perché non osservano compulsivamente le norme rituali di purificazione dovendo badare costantemente agli animali loro affidati, anche di sabato profanando in questo modo il riposo assoluto voluto da Dio in quel giorno. Inoltre sono dei ladri che, per lenire i morsi della fame, non esitano a rubare di tutto pur di sopravvivere.
Oltre che parlare dei pastori il racconto evangelico mette in risalto la mangiatoia come miglior strumento di riconoscimento, quasi un biglietto da visita, al bambino appena nato.
In compenso non si parla dei Magi e dei loro doni come, invece, narra Matteo Perché ?
Il motivo si radica nella cultura intrisa di razionalismo ellenista della cultura lucana.
Per gli Ebrei i Magi davano lustro al Natale. Per Luca, al contrario, la loro visita ad Erode a Gerusalemme scatena una tempesta mortale sulla santa famiglia costringendola ad una precipitosa fuga in Egitto, per anni, infarcita di difficoltà abitative, lavorative e linguistiche fino a dopo la morte dello spietato e pluriassassino re.
Invece di oro, incenso e mirra, Luca parla di una semplice , rustica mangiatoia per animali.
Con questo cosa vuole trasmetterci l’evangelista? Riportando come unici testimoni dell’Incarnazione coloro che sono gli ultimi della società, il brano evangelico ci ammonisce di non dimenticare che il Messia privilegia chi di solito viene dimenticato , emarginato e bullizzato dai perbenisti e dai moralisti.
La greppia che permette l’alimentazione agli animali richiama l’eucarestia che deve essere per ogni credente il cibo indispensabile per vivere coerentemente l’insegnamento che il Bambinello incarna e testimonia.
Questa missione ha trovato in Maria una rispondenza concreta e costante.
Per questo viene riconosciuta Madre e modello per tutti. Donna di pace ci sostenga, guidi e protegga nel tentativo di innestare con la nostra testimonianza semi di pace concreta in un mondo sempre più violento, arrogante e dispotico.
COMMENTO
La parola di Dio illumina l’anno civile, che si apre oggi. La giornata mondiale della pace, di fronte alla «terza guerra mondiale» denunciata più volte da papa Francesco, resta pur sempre un invito pressante a tutti gli uomini e le donne di buona volontà a costruire la pace nel mondo. La pace è anzitutto dono di Dio, e questo per i credenti significa che il primo atto per promuoverla è invocare la benedizione del Signore. La preghiera sincera e costante cambia i cuori, anzitutto di chi prega, e ci rende veri operatori di pace. E di benedizione di Dio l’umanità e la terra oggi hanno un bisogno vitale e pressante.
Così la prima lettura annuncia che Dio, attraverso i suoi ministri, benedice il popolo di Israele, il quale ci tiene a sentire le parole che assicurano la protezione e i doni del Signore. Ma la Sacra Scrittura molte volte invita a benedire Dio. È questo il modo che noi abbiamo per accogliere i doni del Signore e ringraziarlo, non solo con la voce, ma con la vita.
Nella pienezza del tempo è Gesù che porta la bene- dizione più vera e definitiva, quella che realizza la pace nel mondo e la salvezza dell’umanità tutta. Lo fa diventando “carne” come noi, condividendo la condizione umana in tutte le sue sfaccettature: il corpo, le relazioni faccia a faccia, la debolezza, la sofferenza, la sottomissione alla Legge, l’appartenenza alla società umana, l’immersione nel tempo e nello spazio… tutto, eccetto il peccato. È comunque un’umiliazione, ma lui l’ha voluta, altrimenti non avrebbe potuto salvarci. E lui, come il Padre e lo Spirito, ci teneva tanto da sacrificare la sua condizione divina, in attesa di sacrificare anche la sua umanità e farsi annientare su una croce. Si chiama Gesù e porta già nel suo nome la sua missione: Dio-salva.
La porta, che, aprendosi, permette l’ingresso del Ver- bo incarnato nel mondo è una donna, Maria. Non una principessa, ma una ragazza piccola e povera, che abita in un paesino sperduto, Nazaret, nella disprezzata Gali- lea. Ma lì è iniziata la nuova creazione, quella che fa nuove tutte le cose, perché il concepimento è già l’incarnazione del Figlio di Dio.
E la seconda lettura ci porta a riconoscere che tutti gli uomini sono figli di Dio, anche quelli che non lo sanno. Per questo noi cristiani, diventati figli nel Figlio con il battesimo, abbiamo due compiti: chiamando Dio «Abbà», siamo impegnati a godere la gioia di questa figliolanza con una vita coerente nella fraternità; abbiamo anche il compito di rivelare a chi non lo conosce il dono del Padre in Cristo Gesù, facendolo vedere con la vita.
E «Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore». Certo, quasi tutte le madri lo fanno nei confronti del figlio. Però Maria è speciale pure in questo. Anche se non comprende tutto fin dall’inizio, perché anche lei, come noi, deve camminare nel- la fede, Maria è la riempita di grazia, coperta dall’ombra dello Spirito, e legge tutto ciò che avviene con una profondità inaudita. La parola di Dio che ha accolto nella fede, e nel suo grembo è diventata carne, continua ad abitare in lei stabilmente: è Maria la casa della Parola. La conserva e la medita, per poterla donare al mondo non solo nel Natale, ma ogni giorno, anche oggi.
Chi ci rappresenta nel vangelo di oggi sono i pastori, a quel tempo categoria tra le più disprezzate, anche se discendenti di Abramo, pastore pure lui. Destinatari dell’annuncio unico, ricevono la bella notizia dagli angeli: «…è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore». Ci credono e senza perdere tempo vanno alla grotta ed evangelizzano Maria e Giuseppe. Già, perché annunciano a Maria e a Giuseppe la bella notizia che hanno ricevuto, come conferma di ciò che essi hanno vissuto in prima persona con trepidazione e gioia grande. Sono essi a celebrare il primo Natale, «glorificando e lodando Dio».
SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA
- «Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio». Se la pace nel mondo non c’è, non dipende dalla benedizione di Dio, ma dalla carenza di amore e di fede negli uomini. Noi cristiani sappiamo invocare da Dio e costruire con le nostre mani la pace dentro di noi, nella nostra famiglia, sul lavoro, nelle relazioni, nella parrocchia, nella società civile?
- Gesù ha accettato ogni umiliazione e sofferenza per salvarci. Magari, per collaborare con il Signore a salvare le persone con cui viviamo, ci toccherà mettere da parte l’orgoglio e le nostre buone ragioni e accettare qualche sofferenza. Pensiamo che ne valga la pena?
- Maria, la riempita di grazia, conserva la Parola e la medita. Cosa possiamo fare perché la parola di Dio, che ascoltiamo nella Liturgia, non si sciolga come neve al so- le, ma porti frutti abbondanti e duraturi?
- I pastori, ricevuta la bella notizia, la portano a quelli che incontrano. Il vangelo ci è donato perché illumini la nostra mente, scaldi il nostro cuore e ci metta in movimento verso gli altri.
PROPOSTA DI IMPEGNO DELLA SETTIMANA
Portiamo in famiglia la benedizione del Signore, facendo pace, o anche aiutando qualche parente a fare pace.
