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3. Commento alle Letture – 25 GENNAIO 2026 – III DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

25 GENNAIO 2026

III DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

IL VANGELO È PER TUTTI

COMMENTO

La vita pubblica di Gesù inizia con una brutta notizia di cronaca: l’arresto di Giovanni il Battista. Questo semina paura e smarrimento fra i suoi discepoli. Il terrore ha il sopravvento.  I discepoli abbandonano le rive del Giordano, si disperdono o  ritornano da dove erano partiti.
Anche Il Messia risale la vallata del Giordano verso il nord di Israele. Lascia dietro le spalle la Giudea con Gerusalemme ed il suo Tempio e punta verso la Galilea.
La Giudea è la regione dell’osservanza della Legge. Sacerdoti, scribi e farisei esercitano un controllo asfissiante sul culto e sull’economia.
La Galilea, invece, viene da tutti considerata la terra dei miscredenti. Essere Galileo, nell’opinione pubblica del tempo, vuol dire essere ignorante, cafone e miscredente.
Non è un buon biglietto da visita. Il figlio di Maria fissa la sua residenza in un piccolo villaggio di pescatori, in riva al lago di Genezaret, sconosciuto alla toponomastica biblica: Cafarnao. Si guarda intorno, allaccia relazioni, stringe amicizie. La sua attenzione investe quattro pescatori locali. Uomini duri.
Per vivere quotidianamente affrontano le acque del lago, che sono ricche di pesci, ma anche infide e pericolose. Rustici, ignoranti e grossolani all’apparenza, ma genuini ed autentici nella sostanza. Si fida di loro. Propone loro di riorientare il loro mestiere: non più pescare pesci, ma uomini. Non più tirate fuori dall’acqua pesci per farli finire in padella, ma dedicarsi ai loro simili salvandoli dai marosi della vita. Propone una rivoluzione esistenziale. Non più la routine quotidiana della pesca, ma la libertà’ e gli inevitabili imprevisti dell’annunciare la Buona Notizia a tutti.  Essa consiste nel vivere e nel testimoniare che il Regno di Dio non è nei cieli ovattato in un futuro così  lontano da sembrare un’utopia, ma è dei cieli vivo, testimoniato e predicato già’ oggi  nella vita di tutti i giorni.
È interessante constatare che i quattro personaggi che formano la prima compagnia del Signore sono tutt’altro che stinchi di santo o bigotti. Sono Galilei veraci con molte virtù interiori ma con parecchi limiti caratteriali. Simone  viene soprannominato Pietro per la sua testardaggine. I figli di Zebedeo, Giacomo e Giovanni, supportati dalla loro mamma, si dimostreranno degli arrivisti impuniti. Il più tranquillo, Andrea, non lascia sue tracce nei Vangeli. L’unica loro qualità che li rende colonne portanti del cristianesimo sta nel legame di profonda amicizia  ed assoluta dedizione che li lega al Messia.
La fede si radica nell’amore che si trasforma nell’unica molla che ci permette di andare oltre i nostri limiti caratteriali e comportamentali, imparando sempre dai nostri errori e dalle nostre cadute. La chiesa ha come colonne portanti non delle creature angeliche e senza alcuna macchia, ma uomini e donne che nella loro fragilità trovano la forza di fare dell’amore, con tutte le sue sfaccettature, la caratteristica del loro vivere e sperare.

RIFLESSIONE

Giovanni viene arrestato e così si conclude la sua missione che sarà completata con il martirio. Per Gesù è un’indicazione precisa: finito il compito del precursore, inizia la sua missione con la predicazione. È il passaggio di testimone, secondo la volontà di Dio. Per alcuni è strano che Gesù lasci la terra di Giuda e parta da una regione che nella Sacra Scrittura non è stimata per niente, anzi è terra impura per la mescolanza con i pagani. È comunque un fatto di cui la chiesa primitiva deve prendere atto: Gesù ha iniziato proprio in Galilea.

Questo impegna Matteo a darne una spiegazione teologica. In Isaia si trova una famosa profezia che parla di un popolo immerso nelle tenebre che vede una grande luce a causa della nascita di un bambino. La lettura messianica e cristologica di questo brano è immediata per i cristiani. Il profeta aveva visto questa luce partire dalla Galilea delle genti, terra in cui erano mescolati ebrei e pagani, che nel vangelo diventano il simbolo di tutta l’umanità, avvolta nelle tenebre del peccato e dell’incredulità, bisognosa di conoscere la verità e di essere salvata.
Questa salvezza inizia proprio con l’invito di Gesù a convertirsi, unito alla «bella e buona notizia» della presenza del Regno di Dio. In questo modo Gesù si ricollega alla predicazione del Battista e la arricchisce con l’annuncio della presenza del Messia in persona.
L’inizio della missione coincide con la necessità di formare un gruppo di discepoli che lo seguano, si lascino istruire e lo aiutino nella predicazione. Può sembrare strano che chiami non dei giovani studenti, ma dei pescatori adulti, ma lui non vuole fondare una scuola rabbinica di persone colte, vuole un gruppo di «apostoli», umili e credenti, da inviare nel mondo. Il fascino di Gesù è esaltato dalla semplicità della chiamata e dalla immediatezza della risposta dei primi quattro. Certamente essi hanno sentito parlare di Gesù e l’hanno ascoltato (Giovanni evangelista lo dice), ma Matteo vuole proprio sottolineare la novità della missione e la disponibilità di questi pescatori che vedono in lui qualcosa di molto più grande di quanto si aspettavano riguardo al messia. Predicazione e guarigioni sono le prime caratteristiche che essi vedono in Gesù; presto impareranno che è anche lo schema della loro missione.

SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA

  1. Gesù inizia a evangelizzare in Galilea, terra di culture e religioni mescolate. Sembra che il vangelo attecchisca meglio che in una terra con un’unica religione (nella “pura” Giudea Gesù sarà crocifisso). Chi si spaventa oggi della necessità di portare il vangelo in una Italia multiculturale e multireligiosa?
  2. La prima bella notizia è questa: «…il regno dei cieli è vicino». Vicino vuol dire che è già arrivato e noi, cristiani del XXI secolo, ci siamo dentro. C’è solo una verifica da fare: se abbiamo accettato l’invito a convertirci. Il cambio di mentalità richiesto dalla conversione non è un atto compiuto una volta per tutte, ma un atteggiamento permanente che ogni giorno ci chiede di confrontarci con il vangelo e di aderire a Gesù.
  3. Gesù si muove, non ha una parrocchia. Camminando, incontra tante persone e chiama i suoi collaboratori. Può essere un invito alla conversione missionaria delle parrocchie, dei preti e dei cristiani?
  4. Gesù chiama, i quattro lo seguono. C’è un avverbio: «subito». Possiamo pensare a quante volte abbiamo capito bene ciò che il Signore ci chiedeva e gli abbiamo risposto: «aspetta un po’; ci devo pensare…».
  5. San Paolo ci esorta a combattere le divisioni. Ci sono parrocchiani che distruggono l’unità per affermare se stessi contro gli altri. Pastori e laici dovremmo avere due caratteristiche fondamentali: innamorati di Gesù e costruttori di comunione.

PROPOSTA DI IMPEGNO DELLA SETTIMANA

Appena mi rendo conto di avere la possibilità di fare una cosa buona, la faccio «subito».