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3. Annunciare la Parola – 2 agosto 2020


2 agosto
18ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
Gesù spezza il pane per noi


PER RIFLETTERE E MEDITARE

L’episodio narrato dal Vangelo è molto conosciuto, anche da chi frequenta poco la messa domenicale. La narrazione è quasi teatrale: è un miracolo che ha colpito la fantasia di tanti. Piace Gesù che sfama la gente con grande larghezza e generosità. La moltiplicazione dei pani è presente per ben sei volte nei racconti evangelici, Giovanni vi dedica tutto il lungo capitolo 6. Per Matteo questo grande miracolo nasce dalla solidarietà di Gesù per la gente che lo ha seguito. Non ha lo scopo di suscitare meraviglia, ma dovrà far riflettere gli apostoli e la folla sulla sua identità e sul regno di Dio, di cui questo miracolo è annuncio e prima realizzazione.

Lo straordinario miracolo
L’inizio del brano di Matteo in realtà presenta un momento particolarmente difficile per Gesù. È stato ucciso Giovanni Battista, l’amico, l’ultimo dei grandi profeti. Una morte violenta, tragica, per i capricci di una donna che si è sentita offesa dalle sue parole. Giovanni è stato un grande testimone di Gesù, lo ha battezzato e ha visto scendere lo Spirito su lui; lo ha presentato come l’agnello di Dio ai suoi primi discepoli. E questa morte sembra aver turbato Gesù, che sente il bisogno di ritirarsi tutto solo, in un luogo deserto.
Le folle però vengono a saperlo e lo cercano. Oggi come ieri, la gente è sensibile allo straordinario, al miracoloso. Soprattutto quando si tratta di guaritori, molti si attaccano a essi come all’ultima spiaggia, un’insperata possibilità di liberarsi dalla malattia. Gesù non si nega, parla a loro lungo per tutta la giornata e guarisce i malati. Alla sera compie il grande miracolo.
Gesù comincia stuzzicando gli apostoli, invitandoli a trovare essi stessi il cibo necessario. La richiesta è paradossale e servirà forse a renderli doppiamente consapevoli della straordinarietà di ciò che farà. Alla fine ci pensa lui, ma non senza chiedere la loro collaborazione. Ed essi mettono a disposizione ciò che hanno: cinque pani e due pesci. Per Giovanni (6,9) le cinque pagnotte e i due pesci li mette a disposizione un giovane.
Il miracolo deve necessariamente aver avuto le caratteristiche di qualcosa di straordinario e di vistoso. E non poteva non stupire la moltiplicazione delle pagnotte e dei pesci per cinquemila persone, oltre alle donne e ai bambini. Dopo la distribuzione avanzeranno ancora dodici ceste piene, forse un richiamo al desiderio di Gesù di sfamare il mondo intero.
Gesù fa sistemare sull’erba i suoi ascoltatori. Li rende in qualche modo comunità. E per loro moltiplica il pane, con un richiamo evidente all’Esodo, quando il popolo in fuga dall’Egitto è stato sfamato dalla mamma.
Il miracolo ha anche un esplicito riferimento all’Ultima Cena. Anche adesso come nel Cenacolo, «Gesù alza gli occhi al cielo, dice la preghiera di benedizione e spezza i pani per distribuirli ai discepoli e i discepoli alla folla».

Banchetto messianico
La prima lettura del profeta Isaia conforta gli esiliati e li invita ad aprirsi ai doni di Dio: doni simbolici che richiamano un’altra sete, un’altra fame. Ma anche la promessa di un’abbondanza straordinaria che avrebbe caratterizzato i tempi messianici.
L’esortazione di Isaia richiama l’atteggiamento di Gesù che prova compassione per tutte quelle persone che lo hanno seguito fino a sera e ora sono affamati. Gesù si sente solidale con loro. Altrove dirà: «Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro (Mt 11,28).
Gesù inviterà le folle a non fermarsi sul fatto prodigioso, ma chiederà di comprendere il senso profondo del miracolo e di passare da ciò che li ha colpiti al riconoscimento di lui come messia e pane di vita eterna. È soprattutto nel Vangelo di Giovanni che questo significato si rende evidente. La gente di fronte al miracolo sarà chiamata a schierarsi e a dire se riconosce in Gesù il messia atteso.

La nostra Eucaristia
La folla ha sentito nelle parole di Gesù messaggi di speranza, parole piene di vita che nella sua bocca acquistano un senso pieno, per questo sarebbe stato per lui paradossale mandarli a casa stanchi e digiuni.
Così è anche per noi oggi. Ogni domenica Gesù continua a sfamarci e a dissetarci con la sua parola e l’Eucaristia. E la nostra fede in lui dovrebbe crescere. Così come dovrebbe intensificarsi e diventare visibile la solidarietà verso i fratelli che ancora oggi sono affamati e assetati.
C’è un’evidente sproporzione tra l’enorme, generosissimo e spettacolare miracolo di Gesù e ciò che viene messo a disposizione dagli apostoli (o da un ragazzo, come dice Giovanni). Ed è altrettanto sproporzionato ogni nostro gesto di generosità di fronte ai problemi della fame del mondo. O anche soltanto la nostra solidarietà verso le persone in difficoltà che vivono nel nostro quartiere. Eppure il mondo nuovo, il regno di Dio, comincia da questi piccoli gesti, quando nascono dall’amore. Il resto lo faranno altri, lo fa Dio.

UN FATTO – UNA TESTIMONIANZA
«Di fronte a questa pagina del Vangelo, che confusione per noi cristiani. Specie per noi che apparteniamo ai popoli ricchi dell’Occidente! Di fronte a una folla immensa di affamati – circa tre quarti dell’umanità – noi siamo coloro che hanno cinque pani e due pesci, ma si guardano bene dal cederli e dal condividerli. Qualcuno ha paragonato la terra a un’astronave con cinque persone a bordo. Di questi cinque, uno, da solo, si è accaparrato l’85% delle risorse di cibo e di ossigeno e briga per giungere a disporre, da solo, del 90% di ciò che c’è a bordo. Quell’uomo è il mondo sviluppato dell’emisfero nord, cioè in massima parte i paesi che si dicono cristiani» (Raniero Cantalamessa).

 

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